Gli antichi sentieri
di Antonina Garise De Palma
Gli
antichi sentieri sono stati protagonisti e spettatori del faticoso lavoro
che i nostri padri hanno dovuto affrontare per domare la natura impervia
di molti luoghi di Ischia, il regime incontrollato delle acque dilavanti
provenienti dalle alture, ed hanno quindi conosciuto la vita semplice e
forte dei nostri contadini. Queste mulattiere, qualche volta addirittura
soltanto tracce, sono state infatti percorse per secoli dagli abitanti
dell'isola per raggiungere le tante zone sia pianeggianti che collinose;
esse per la loro conformazione hanno permesso all'uomo di raggiungere i
luoghi più nascosti
e quasi inaccessibili, mi riferisco ai vari canaloni scavati naturalmente
e adattati alcune volte alle esigenze di coloro che avevano necessità di
percorrerli per poter portare le attività agricole laddove sembrava
impossibile.
Una volta questi viottoli in terra battuta e costellati di sassi che
rivelavano ancora di più la natura del luogo, venivano percorsi per
necessità; venivano considerati le vie commerciali di un tempo che permettevano
alle popolazioni collinari di raggiungere le zone marittime dell'isola. Erano
il mezzo irto di difficoltà e di fatica anche per il trasporto dei morti,
come già ho detto, parlando di via Martofa che sì trova sul versante
meridionale dell'isola. I sentieri sono stati la strada della salvezza per
gli isolani quando dovevano rifugiarsi nelle case di pietra nei ricoveri nascosti
tra le selve e i boschi della Falanga per sottrarsi alla ferocia dei nemici
di varia provenienza, che nei secoli hanno martoriato l'Isola. Sentieri scavati
nelle gole della montagna come il sentiero oscuro di Calimera, ricavati laddove
la pendenza era meno pericolosa; la loro esistenza è ancora evidente
in alcuni casi, nonostante le trasformazioni avvenute in questo secolo per
realizzare, e giustamente, modelli di viabilità meno difficoltosi, e
malgrado lo stato di abbandono di alcuni di essi. Infatti l'antica stradina
che univa Toccaneto a Buonopane affiora solo in qualche parte con il suo fondo
basolato (potrebbe essere il percorso alternativo, se ben tenuto, per eventuali
escursionisti che non vogliono usare l'auto).
I sentieri, questi itinerari affascinanti e alternativi per il turismo
e anche per noi isolani, sino agli anni '50 non avevano subito grandi trasformazioni,
cosicché si poteva ammirare fino a qualche anno fa la strada settecentesca,
dalla consistenza sempre di un sentiero percorribile a piedi o a dorso di mulo
e di asino, la cosiddetta via Nuova che dal borgo di Sant'Alessandro, quasi
lungo la costa, giungeva al pendio di Sant'Antonio in Casamicciola, era molto
simile alla descrizione che ne fa Giannandrea D'Aloisio nella sua opera del
1757, L'Infermo istruito; ora è quasi scomparsa, in parte ampliata
e privata della vegetazione spontanea e infine assorbita dalle proprietà private.
L'unico tratto conservato abbastanza bene è quello che si trova sotto
il cimitero di Casamicciola.
Alla luce di quanto è stato detto credo che valga la pena
di conservare i sentieri rimasti e non cancellati dalla mappa dell'isola d'Ischia
per arrivare con le quattro ruote ovunque, bisogna renderli invece più sicuri
sia per la gente del posto, sia soprattutto per i turisti che non conoscendo
bene i luoghi potrebbero correre qualche pericolo. Vale la pena dare ad essi
l'importanza dovuta, perché sono come le piccole arterie, le vene capillari
della viabilità isolana e hanno il pregio di condurci nel cuore delle
varie località isolane, ed io direi nel cuore "del nostro passato".
I loro nomi antichi rispecchiano infatti il tempo in cui l'uomo
li ha realizzati; leggendo per esempio l'opera di Vincenzo Mirabella, Cenni
storici e guida dell'isola d'Ischia e in particolare il capitolo che riguarda
l'ascensione del monte Epomeo dal comune di Casamicciola, tra i vari itinerari
l'autore presenta quello che ha inizio dalla zona di San Pasquale ai Cittadini
e prosegue sulla sinistra per la via dei Vulcani, raggiunge il Cretaio e di
qui per i Canali alla contrada Cudoli, indi al Piano di San Paolo poi alla
croce di San Nicola ed infine alla vetta.