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di Raffaele Castagna

   Ci sono problemi che non si riesce ad affrontare e a cercare di risolvere in qualche modo, incuranti dei loro riflessi negativi su quella che si usa definire “l’immagine” dell’isola d’Ischia, per la quale a volte tanto si discute su certi fattori esterni che contribuirebbero a dequalificare il territorio e a minare un settore già in fase calante, quale il turismo. Voci decisamnte attente e pronte a porsi contro ciò che dall’esterno viene messo in evidenza (e forse accentuato), ma nessun intervento sul piano locale perché l’isola sia proposta, nei servizi e nei suoi aspetti generali, nelle migliori condizioni a pro dei frequentatori estivi, ma anche della gente che sempre vi vive.
   Da qualche parte la via per un possibile superamento delle difficoltà è vista nell’unione dei comuni, considerando l’attuale presenza di sei entità amministrative il male maggiore di tutto ciò che oggi non va nell’isola. C’è stata e c’è la prospettiva di un unico comune, ma ultimamente si è avanzata anche l’ipotesi di raggruppamenti di alcuni enti, come per esempio su base geografica, quasi un nord e un sud visti in prospettiva diversa. Non mancano peraltro le posizioni decisamente contrarie al cambiamento e favorevoli alla situazione attuale. Per gli uni e per gli altri fautori molteplici sono le circostanze da proporre e da esaminare.  Ma a volte sembra venir meno il rispetto delle idee che non sono corrispondenti alle proprie.
   Sicché qua e là si avanza in giro su base dialettica un perentorio interrogativo: pro o contro il comune unico? Richiesta modificata anche come ulteriore propensione ad una soluzione che veda unificati anche solo alcuni enti (chi ci sta, ci sta, basta che prevalga un tipo di unificazione).
   In passato (1986) su iniziativa del consigliere regionale Vincenzo Mazzella ci fu un progetto di legge regionale per la costituzione del comune unico, sul quale i consigli comunali furono invitati ad esprimere il prescritto parere di competenza. In merito soltanto Casamicciola, Forio, Barano e Serrara Fontana portarono l’argomento in discussione nei rispettivi consessi civici, e tutti, con voto quasi unanime, manifestarono con varie motivazioni il loro parere contrario sulla proposta di legge regionale n. 217 ad iniziativa di V. Mazzella (Costituzione in comune unico dei comuni di Barano, Casamicciola Terme, Forio, Ischia, Lacco Ameno e Serrara Fontana).
   D’altra parte va osservato perché mai quegli amministratori favorevoli ai mutamenti non procedano a dare ai loro comportamenti, alle proprie prospettive di programmazione e di soluzione dei problemi un corso unitario e concordato. Viceversa sono sempre più presenti posizioni di distacco, di superiorità sugli altri, di proposte che magnifichino il proprio territorio e mettano in secondo piano gli altri.

   L’argomento è balzato in primo piano, contribuendo a distrarre l’attenzione dai problemi della vita quotidiana di un’isola sempre più lasciata alla deriva e quasi favorendo le amministrazioni più protagoniste nelle questioni di eventuali grossi progetti, dove si possono manifestare profluvi di parole, piuttosto che presenti e responsabili nelle esigenze che di giorno in giorno gravano nel paese. In primo piano si evidenzia l’assenza nel riuscire a sviluppare il senso civico della popolazione, ottenendone d’altra parte il rispetto delle deliberazioni di giunta. Le strade presentano sempre cumuli di rifiuti di ogni genere e spesso la raccolta differenziata appare una pura utopia. Non si rispettano gli orari né le specie di depositi giornalieri; determinati punti stradali continuano ad essere considerati centri di raccolta generale, senza alcun riguardo delle altrui abitazioni. Un contrasto che non presenta più alcuna stranezza: i rifiuti si accumulano anche sotto i cartelli e gli inviti di non lasciare nelle vicinanze rifiuti normali e speciali. Così fan tutti, si dice; l’andazzo così procede e nessuno interviene, né i vigili ben attenti a controllare le macchine, né i rappresentanti della cosa pubblica che per nulla si rendono conto degli aspetti del paese.
La situazione più grave si è ancora una volta manifestata a Forio, in questi mesi di maggiore afflusso turistico e di crescita della quantità di rifiuti.
Le attenzioni, che maggiormente si notano, si sviluppano per lo più o quasi esclusivamente nei cosiddetti centri cittadini, mentre sono trascurate le zone che già in un piccolo territorio cominciamo a chiamare “periferia”, che si devono accollare anche i problemi delle macchine bandite da altre zone “nobili”, sia come parcheggio che come transito.

   L’isola d’Ischia è rumorosa e va smarrendo sempre più (o ha smarrito) quell’atmosfera di tranquillità, di pace, di calma, di silenzio quasi, che fece dire in altri tempi ad uno dei suoi ospiti illustri di “correre a Ischia, lontana dal frastuono della vita, per trovare la pace smarrita”. Rumorosa di traffico, soprattutto per l’impazienza degli automobilisti, di eventi sonori oltre ogni ragionevole ora della notte, di lavori che iniziano nelle prime ore dell’alba e proseguono per tutto il pomeriggio. Conseguenza dei tempi e del progresso (!), di un modo nuovo di concepire la vita (in senso egoistico) e di comportarsi per quanto offrono i tempi moderni, facendo venire meno l’antica identità dell’isola. Il fatto è che, come già leggiamo in una “Lettera da Ischia” del 1971, «in questa isola bellissima, che per la sua stessa caratteristica di isola dovrebbe invitarci a scrollarci di dosso gli usi e costumi peggiori del continente, l’uomo moderno non riesce a liberarsi di alcune schiavitù che rendono già così triste la sua vita di città». Ma quella che era ed è “la vita di città” ha contagiato del tutto l’isola, sicché anche gli isolani ne preferiscono il trapianto qui verificatosi in molteplici aspetti, a cominciare  dall’uso della macchina «venuta a perdere gradatamente il suo ruolo di invenzione a servizio dell’ omo stesso che, come in città, non riesce a muoversi se non in macchina, perdendo mille occasioni di incontri e di evasioni».
Fin quando l'isola ha proceduto in senso proprio sul piano del progresso e dello sviluppo, si sono registrati continui avanzamenti in fase di miglioramento della vita dei cittadini, di aumento delle cifre turistiche in fatto di arrivi e di presenze, ma tutto ciò si fermato quando avrebbe dovuto affermarsi la presenza dell’uomo nella programmazione e nella salvaguardia delle risorse locali, quali appunto i servizi interni ed esterni, il mare, l’ambiente. Tutto così è andato avanti senza alcun controllo, donde anche il gravissimo problema oggi prepotentemente venuto alla ribalta dell’abusivismo edilizio e delle case da abbattere, con ulteriori pesanti difficoltà. Poco o nulla si è fatto per il mare, per le spiagge sommerse dalle onde e tutte o quasi date in concessione. Dove è quel mare «particolare, dei cui colori, della cui limpidezza, della cui dolce carezza mille volte abbiamo sentito la nostalgia non soltanto nei periodi in cui i rigori invernali ci proibivano i bagni ma anhe quando, altrove bagnandoci, siamo stati istintivamente portati a paragonare le acque che ci ospitavano a quelle che circondano l’isola e ne lambiscono teneramente le numerosissime spiagge» (G. Deuringer, "Lettera da Ischia", 1966).

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