È stata inaugurata il 16 luglio 2010, ad Ischia, presso la cinquecentesca Torre di Guevara, la mostra antologica di Elio Marchegiani, protagonista dell’Arte contemporanea, organizzata dal Comune d’Ischia e dal Circolo Georges Sadoul, in collabrazione con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, l’Università Roma 3 e l’Università di Pisa..
La mostra ripercorre la parabola artistica del maestro siciliano attraverso le sue opere più significative: dagli esordi, negli anni Cinquanta, alla ricca produzione della più recente e intensa stagione di lavoro. Un percorso sempre condotto sul filo di una ricerca incessante, di una sperimentazione continua, che prende a modello la lezione delle avanguardie storiche e delle neo-avaguardie, per riepilogarla e, allo stesso tempo, contraddirla, con una precisa volontà di trasgressione e con raffinata ironia.
«Ironia che - come scrive Massimo Bignardi nel catalogo che accompagna la mostra - con il tempo ha definito lo ‘stile marchegiani’: un modo di tradurre aspetti e sollecitazioni proprie del mondo dell’arte, agendo dapprima sui motivi formali e poi sui generi (pittura, scultura, disegno, fotografia …) e sulla qualità espressiva delle materie e dei materiali, infine sui rapporti linguistici, il loro interrogare la scienza».
È, infatti, nel rapporto tra Arte e Scienza, tra linguaggio e tecnologie, il campo d’indagine dove l’artista investe maggiormente le sue energie, sempre animato dall’urgenza di leggere il presente e in ragione di quel «fare per far pensare» che è il motivo ispiratore di tutta la produzione di Marchegiani: uno spirito umanistico, che trova nel contesto rinascimentale della Torre di Guevara e nel paesaggio ischitano, sospeso tra Natura e Storia, il suo luogo d’elezione.
Non a caso, proprio ad Ischia è dedicata la litografia “L’Isola verde”, che il Maestro ha ideato per l’occasione della mostra in tiratura di settanta copie. E non è questa la sola traccia di un legame profondo con l’isola che ospita l’evento, visto che da dieci anni Marchegiani ha scelto Ischia per lunghi soggiorni estivi, perché ad accogliere i visitatori della mostra è la “Collana d’astronauta”, installazione progettata dal Maestro nel 1968 e realizzata per la prima volta, dopo quarantadue anni, nei giardini della Torre di Guevara, a picco sul mare d’Ischia.
L’evento si inserisce nel quadro più ampio di un progetto culturale teso a fare della Torre di Guevara di Ischia un polo espositivo di primo piano, nell’ambito dell’Arte Contemporanea, come già è accaduto negli anni precedenti con le mostre di Arnaldo Pomodoro, Vettor Pisani, Giuseppe Maraniello e H. Nagasawa.
La mostra si protrarrà sino al 30 settembre 2010
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Elio Marchegiani nasce a Siracusa nel 1929 da genitori siciliani. Trascorre l’infanzia e la giovinezza a Livorno con la famiglia. Inizia a dipingere da bambino, da autodidatta. Compie gli studi classici e si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza all’Università di Pisa.
Il 26 agosto 1950, ventunenne, partecipa alla Mostra della caricatura, prima collettiva promossa dall’Enal provinciale di Livorno, inizia così la frequentazione con un certo ambiente artistico della città, ma è soprattutto l’incontro con Mario Nigro che gli fa decidere la strada da percorrere. Ha inizio un sodalizio artistico con lo stesso Nigro e con J. Mario Berti e Ferdinando Chevrier. Insieme organizzano mostre e incontri culturali, ma è la conoscenza con Gianni Bertini che gli suggerisce di lasciare la provincia per l’avventura artistica a Milano, a Roma, a Bologna. Sin dall’inizio il suo fare artistico è sempre intessuto di una costante tensione ironico-trasgressiva.
La sua prima personale è alla galleria Giraldi di Livorno nel 1958. L’anno successivo partecipa alla 8a Quadriennale di Roma. Espone a Firenze con una personale alla Galleria Numero. Sempre a Firenze fa parte del “Gruppo 70”, iniziando una solidale amicizia con Giuseppe Chiari. L’attenzione a Giacomo Balla, Marcel Duchamp e Lucio Fontana ed ai legami fra scienza e immagini costituisce la base di tutto il suo futuro lavoro. Nel 1965 è invitato alla VI Biennale della Repubblica di San Marino sul tema “Nuovi materiali nuove tecniche”, vince il premio A.I.C.A. (Associazione internazionale critici d’arte presieduta da Giulio Carlo Argan) con Progetto Mercury 1965-66 e Minerva, 1967.
L’opera Minerva per volontà di Palma Bucarelli entra a far parte della collezione Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.
Prende a frequentare matematici e scienziati, traendo nuovi spunti di approfondimento del proprio fare, dichiarando che l’Arte è una scienza esatta che ha avuto la fortuna di non esserlo.
La serie delle Gomme (eseguita tra il 1971-73) precede il periodo in cui si dedica alle Grammature di colore e alle ricerche sui supporti (pelle, pergamena, intonaco, lavagna).
Le Grammature di colore (sintesi astratto-geometrica dell’affresco italiano) restano un costante riferimento di ricerca che l’artista considera obbligatorio nel suo fare (fare per far pensare) e perché, come ha detto Gillo Dorfles «a Marchegiani basta il supporto per fare l’opera».
Marchegiani ha al suo attivo oltre settanta personali e numerosissime collettive: è stato invitato alle Biennali di Venezia del ‘68, ‘72 e ‘86. Nel 1998 il Comune di Livorno, nello spazio del Museo Fattori gli dedica un’ampia antologica che comprende le opere più significative dei diversi periodi della sua ricerca artistica.
È stato docente della Cattedra di pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino, da lui diretta dal 1983 al 1988.
Attualmente vive ed opera a Pianoro Vecchio sui colli bolognesi.