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* La figura di Hoby viaggiatore è quasi sconosciuta in Italia: vedi il mio articolo in Rivista Storica del Sannio n. 31, 3a Serie - Anno XVI (2009) pp. 35-58, dal titolo "All'alba del Grand Tour: il viaggio nel Mezzogiorno di Thomas Hoby (1550)", sulla permanenza di Hoby a Napoli e a Benevento, oppure Viaggiatori stranieri in terra di Siena a cura di A. Brilli, Roma, 1986, pp. 147-149. Vi sono, però, vari libri ed articoli scritti in inglese, vedi in particolare le opere di K. Bartlett e E. Chaney su Hoby e il Rinascimento.
Per chi conosce bene l’inglese l’opera di riferimento è, ovviamente, The Travels and Life of Sir Thomas Hoby, Knight, 1547-1564, edito da Edgar Powell per la Royal Historical Society, 1902, da dove sono tratte le mie traduzioni (pp. 55-56)

 

 


di Jonathan Esposito  *

            Sir Thomas Hoby è ricordato oggi come il primo traduttore del Cortegiano di Castiglione, un libro che ha influenzato considerevolmente i modi inglesi del tempo. L’attrazione degli inglesi per il Rinascimento italiano è una storia particolarmente interessante e attraverso la traduzione di tali libri la società colta inglese è venuta a misurarsi con la cultura italiana. Hoby, tuttavia, è anche l’autore di un poco conosciuto libro di viaggio autobiografico. Nel suo libro, rimasto solo un manoscritto fino al 1902 quando è stata pubblicata la prima edizione, narra con molte osservazioni personali i suoi vari viaggi in Europa ed in particolare il suo primo viaggio in Italia nel 1549 e 1550. Questo straordinario libro ci fornisce il primo vero resoconto di un viaggio nel Sud d’Italia intrapreso da un inglese.
            Arrivato a Napoli nel mese di gennaio, Hoby non si limita a visitare tutto quel che c’è da vedere nelle vicinanze della città, intraprende un viaggio a Benevento, per poi scendere in Calabria e Sicilia. Ed è durante la sua permanenza a Napoli che ci regala il primo resoconto fatto da un inglese, di Amalfi, della costiera e dell’isola di Ischia. Possiamo dire che Hoby, “il primo grand tourist”, ha scoperto il Sud quasi due secoli prima dell’avventuroso vescovo e filosofo George Berkeley, che pure ha sostato a lungo sull’isola di Ischia.
            Hoby, diciannovenne, è giunto in Italia per assistere all’elezione del nuovo papa a Roma, ma vedendo sfumare la possibilità dell’elezione del cardinale inglese Reginald Pole e, sentendosi sempre più annoiato, decide di partire per un viaggio a Napoli insieme ai  suoi amici.
            Dopo aver visitato «la bellissima città di Napoli» ed i vari paesi e luoghi d’interesse attorno, parte in gita per Benevento e poi, per meglio perfezionare la lingua italiana, decide di recarsi da solo in Sicilia attraversando la Calabria – un singolarissimo quanto inaudito itinerario per quel tempo.
            Al ritorno, ritrovatosi nuovamente con i suoi amici, decide di visitare Salerno e poi da lì andare a trovare un suo amico, il Marchese di Capestrano, perché, come spiega, «…in onore della vecchia conoscenza, amicizia e familiarità che avevo con lui a Siena, ho pensato che sia un obbligo di umana cortesia fare il mio dovere verso di lui, dalle cui mani tempo prima ho ricevuto tanta gentilezza».
            La descrizione dell’ospitalità che Hoby ed i suoi ricevono è di particolare interesse, perché è proprio attraverso libri come il Cortegiano, tradotto, ricordiamo, dallo stesso Hoby, che questo tipo di elegante e raffinata ospitalità ha molto influenzato la cultura inglese. Kenneth Bartlett, uno dei maggiori esperti del periodo inglese del Rinascimento, nonché autore di studi su Hoby, lo considera per questo «non solo traduttore di libri, ma anche di culture».
            Dopo aver parlato dell’elegante cena («abbiamo cenato tutti insieme, ognuno, senza distinzione di rango, è stato servito personalmente e con onore in piatti d’argento») Hoby descrive la splendida camera da letto che gli è stata «preparata con drappi di oro e di velluto, nella quale ci sono due letti, l’uno con decorazioni d’argento e l’altro di velluto, entrambi  con cuscini, capezzali e lenzuola abilmente ricamati». L’altro letto è stato preparato per Peter Whitehorn, uno dei compagni di viaggio di Hoby, che qualche anno dopo pubblicherà un’importante traduzione di Machiavelli: Art of Warre, 1560.
            L’ultima gita, che Hoby fa prima di lasciare Napoli per sempre, è  quella all’isola di Ischia, vivamente raccomandatagli dal suo amico, il Marchese Innico «…perché ci ha assicurato che è uno dei posti più inespugnabili e degni di essere visti di tutto il mondo cristiano».
            Quello che segue è il primo resoconto di Ischia fatto da un viaggiatore britannico. Al suo arrivo sull’isola Hoby presenta al capitano la lettera di introduzione, fornitagli dal Marchese, e viene ospitato con grande gentilezza e cortesia.
            Insieme all’amico Edward Stradling, Hoby resta sull’isola una sola notte e, il giorno successivo all’arrivo, vengono mostrati loro
«la situazione, l’inespugnabilità, le fortificazioni e la disposizione della città di Ischia. L’isola principale misura 20 miglia in circonferenza ed è piena di alte montagne e di villaggi. Il paese di Ischia è separato dall’isola principale ed è esso stesso un’isola, eccetto che dal lato rivolto verso l’isola maggiore, dove è stato costruito un ponte sorretto da pilastri fatti di mucchi di pietre, per entrare ed uscire. Il paese sta sopra una roccia sormontata in cima da un castello. A fianco al castello vi è una scala segreta scavata nella roccia che permette di scendere e di salire quando serve.
            Per accedere al paese bisogna passare quattro o cinque porte, alcune di ferro. Dopo che siamo entrati dalla prima abbiamo attraversato un passaggio che è tagliato dalla roccia, nel quale abbiamo continuato, fino ad arrivare in alto sulla roccia dove si stende il paese, e dove c’è un grande spazio aperto da dove è possibile ammirare, tutto attorno, sia il mare che la terra. All’interno del paese ci sono quattro o cinque enormi cisterne tagliate nella roccia per ricevere e trattenere l’acqua piovana che viene condotta attraverso vari tubi. In effetti abbiamo trovato che in ogni punto il paese corrispondeva perfettamente a quel che il Marchese ci aveva detto. A tre miglia di distanza da questa città vi è un’altra isola chiamata Procida, che non è affatto grande come questa, né il paese è così bello, o così forte. Dopo aver visto tutto ciò che sia degno di vedere nel paese di Ischia, siamo partiti verso Napoli su una barca, ma non senza aver prima salutato il capitano, da cui siamo stati accolti così generosamente» (1).
            Hoby conclude vantando che «non è rimasto alcunché, in nessuno lato di Napoli, che non abbia visitato e che valga la pena vedere».
            Torna in Inghilterra servendosi di esperienze come questa gita ad Ischia per introdurre l’Inghilterra alla moda, ai costumi e alla letteratura dell’Italia rinascimentale e, così facendo, condiziona non poco sia il carattere della letteratura inglese che il modo di vivere e pensare degli inglesi stessi. Presto, però, contrasti e problemi religiosi e politici tra i due paesi fanno incrinare la valutazione degli italiani da parte della classe colta inglese, al punto che diventano nientemeno che una caricatura di tutto ciò che vi è di odioso nell’arte del governo o addirittura dell’umana natura in genere.
            Al suo ritorno in Inghilterra Hoby intraprende brillantemente una carriera diplomatica diventando ambasciatore inglese alla corte del re di Francia, e nel 1566 gli viene anche conferito il titolo di cavaliere dalla regina Elisabetta. Mostra notevoli capacità diplomatiche passando illeso dal regno anti-protestante di Maria a quello anti-cattolico di Elisabetta. A prova del suo valore umano, la descrizione che fa di Roma è priva del sentimento anti-cattolico tipico dei protestanti, riscontrabile in vari autori del tempo. Rimane anche amico del Cardinale Reginald Pole, punito da Enrico VIII con l’esilio e con la brutale decapitazione della madre ultrasettantenne. Un’amicizia questa, in comune con Vittoria Colonna, il cui spirito il giovane Hoby avrebbe anche potuto incontrare sugli spalti del castello in quella primavera del 1550.
          Purtroppo Hoby muore a soli 36 anni e non gli è concesso di sviluppare le sue notevoli abilità.

 

1) Beeing at Amalfi the Marquess understanding we had not as yet seene the yland of Ischia, willed us in anie wise not to depart owt of the countrey untill we had seene yt : for he assured us it was on of the strongest places and worthiest to bee seene of all Christendom : and overnight cawsed a letter to bee written unto the captain of the towne (which he sent me in the morning) to shew us the same, as cumming from him, for he is nige of kinn unto the Marquess of Pescara, to whom it belongethe. So we made this jorney to Ischia by seea, which is xviij miles from Naples : where after owr arrivall, presenting unto the captain this letter from the Marquess, we were lovinglie receaved and gentlie entertayned. There went with me thither Mr. Stradling, where we laye that night. The next daye we were shewed the situation, strengthe, fortification and ordre of the towne of Ischia.
The maine yland is xx miles in compass, full of great hilles and villages, the towne is seperated from the maine yland and is an yland of it self, saving that on the side towardes the maine yland it hath a bridge made of a heape of stones within piles to go in and owt at. The towne standethe upon a rocke and the castle on hige upon the verie topp of the rocke. Beside the castle, there is a litle privie staiere cutt owt of the stone to go upp and downe at yf neede bee. At the entrie into the towne we must passe iiij or V gates, and somme of yron. After we are passed the first gate, we go throwgh a vawte or entre that is cutt owt of the rocke for passage, in the which we continue untill we cum a hige upon the rocke where the towne standethe, where there is a verie open aere to looke all abowt both by seea and by land. Within the towne there be iiij or v larg sestornes cutt in the verie rocke to receave and keep the raign water within them, which by pipes and conduictes is convayed into them. And indeede in all points we found the towne no lesse then the Marquess had said. Three miies from this towne, there is an other yland adjoining to yt, called Procida, which is nothing so big as this, nor the towne so faire, nor so strong. When we had seene whatsoever was worthe sight in the towne of Ischia, we departed towardes Naples again in a vessell, owr leave first taken of the Captain, who had so gentlie entreated us at owr being there. And thus on neytherside of Naples was there anie thing left unseene that was worthie to be seene (Hoby, op. cit.).

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