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di Giuseppe Silvestri

            Il recupero della memoria storica di un paese ed anche di un piccolo centro dovrebbe essere un impegno costante sulla base di una opportuna convinzione culturale e civica. Spesso un tale progetto figura nelle programmazioni degli enti locali, ma nella maggior parte dei casi non trova una opportuna concretizzazione. Sono dunque le iniziative individuali di scrittori di storia locale, di qualche associazione e di qualche giornale che portano avanti e definiscono interessanti ricerche e recuperi di eventi, di opere, di storie, di fatti, sottraendoli all’oblio. E, quando riviviamo il passato, la nostra vita diventa più profonda, si amplia, si arricchisce, acquisisce dimensioni diverse, ci consente di comprendere il presente, e di essere più in sintonia con il nostro futuro. In questo discorso dovrebbero essere coinvolti fin dalla tenera età i bambini nell’ambito della famiglia e nel loro impegno scolastico. Credo che dovrebbe essere un’attività prioritaria nei programmi della scuola dell’obbligo.
            Certamente positiva l’iniziativa del Comune di Lacco Ameno che finalmente ha attivato il progetto di recupero e di organizzazione dell’archivio storico del quale è responsabile l’esperta ed appassionata dottoressa Assunta Buono che ha già realizzato un analogo progetto nel Comune di Ischia. Ebbene, con quest’ultima opera il paese più piccolo dell’isola, insieme ai Musei di Pithecusa, di Santa Restituta, di Rizzoli ed anche grazie alle interessanti pubblicazioni che lo riguardano ha un patrimonio cospicuo che ne custodisce la memoria e che potrebbe, attraverso una adeguata pubblicizzazione, essere un punto di riferimento nell’ambito del turismo anche durante la stagione invernale. Ma, come dicevo, è necessario adoperarsi per sollecitare interesse e sensibilità, per rendere la stessa memoria operosa e costruttiva anche nel presente. E può senz’altro essere opportuno in questo caso ripristinare, là dove c’erano, monumenti e testimonianze concrete e, quando non è possibile, crearne almeno una traccia tramite una iscrizione o una lapide. Si potrebbero rendere vive e visibili la storia, la cultura, le attività e le vicende particolari che costituiscono il patrimonio di una collettività. E magari ricordare anche opere ed autori che si sono interessati di storia locale.
            Na vranc e casarelle spase o sole
            na chiese n’orologio doie campane
            a spiaggia co’ fanale ncoppe o muole
              Procida e TorreGaveta luntane...
            Non basterebbe una mattonella di ceramica che riportasse la poesia di Antonino De Siano detto Baldassarre, posta nell’aiuola alla radice del pontile per dare l’immagine di Lacco qual era ancora negli anni sessanta del secolo scorso? E la “croce”, emblematico monumento molto diffuso lungo le marine delle isole mediterranee, con i due mosaici realizzati con piastrelle di ceramica (lato terra una Madonna Addolorata, lato mare Santa Restituta) abbattuto e distrutto da una mareggiata negli anni settanta, non si potrebbe ripristinare o almeno dare una giusta ed opportuna collocazione ai due mosaici?
            Piazza Salvatore Girardi o Capitello è stata restaurata; manca solo la fontana in pietra trachitica che potrebbe essere rimessa al suo posto. Occorrerebbe dare un segno concreto per ricordare la Fontana del Pisciariello che per secoli alimentò la popolazione di Lacco Ameno e non solo. E finalmente porre, nella piazzetta antistante l’edificio scolastico, la targa “Largo della Tonnara”, così come fu da me proposto e poi  deliberato dal Consiglio Comunale nella seduta del 29 novembre 2001, deliberazione n.39.

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Le signore che tessevano le reti della tonnara
            Le reti delle tonnare di Lacco e di Procida erano realizzate in modo artigianale, in particolare le cosiddette reti ombra o guida erano fatte da donne. Negli ultimi anni in cui si impiantò la tonnara di Procida (1942 o 1943) furono la signora Meglio Raffaela ed altre due donne che lavorarono alle reti. La signora Anna imparò dalla mamma Raffaela. Così quando la tonnara di Procida non fu più distesa nel mare di fronte a Ciraccio, le tre procidane: Raffaela Meglio, la figlia Anna e la zia Gerarda Borgogna, su sollecitazione di Francesco Borgogna che a Procida aveva paranze e bastimenti, furono assunte (solo per il periodo necessario per realizzare le reti) dall’imprenditore della tonnara di Lacco, comm. Vincenzo De Luca. Alloggiavano in via Roma e tessevano le reti nell’androne del palazzo Calise Piro, dove a pianterreno c’erano i magazzini. Adoperavano rotoli di “cordelle di cocco” già preparati dai tonnarotti per realizzare la lunga rete del pedale, le reti delle strade ed infine quella della leva detta “sottofunno”. Erano tutte uguali, cioè con maglia di 40 centimetri (la rete della mattanza, l’ultima parte della leva, era costruita a maglie molto strette con cotone resistente e spesso “frese”. Negli ultimi anni furono Aniello Monti detto mast Aniello e Ognissanti Castaldi detto Tosello che la realizzarono).
            «Legavamo ad una sedia un’asta di un paio di metri, poi iniziavamo a fare il pezzo di rete e, a mano a mano, ogni maglia veniva inserita nell’asta. Ogni pezzo era di una cinquantina di metri ed il padrone lo pagava cinquanta lire. Le mani sanguinavano, perché le cordelle di cocco erano ruvide e taglienti ed il tentativo di proteggerle con pezzetti di stoffa, come mi sollecitava mia madre, era inutile». Così ricorda la sig. Anna che lavorò alla tonnara di Lacco insieme alla sorella fino al 1954.
            Negli ultimi anni in cui fu impiantata la tonnara di Lacco Ameno le reti di cordelle di cocco furono realizzate dalle signore Cristina Vitolo, Teresa Ieppariello, Maria Guarracino.
Giuseppe Silvestri


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