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di Giuseppe Silvestri
Nell’isola d’Ischia il commercio del vino
risale a diversi secoli addietro ed è quindi presumibile che
la figura dei sensali sia altrettanto antica svolgendo un ruolo fondamentale
nell’esportazione di tale prodotto con bastimenti che partivano
verso le regioni italiane dai lidi dell’isola: Sant’Angelo,
Forio, Lacco, Casamicciola e Porto d’Ischia.
In una conversazione con Ignazio Tedesco v’è riferimento
ai sensali che operarono dal 1930 alla fine degli anni ’70, cioè a
quelli che si possono considerare gli ultimi sensali, avendone la figura emblematica
in Francesco Tedesco, detto “Francischiello ‘u sansare” di
Lacco Ameno. Egli infatti, già prima della seconda guerra mondiale a
cui partecipò, svolgeva questa attività che poi continuò fino
agli anni ‘70.
Il sensale comprava vino per le aziende isolane, su ordinazioni
che prendeva di volta in volta, tenendo altresì ben presenti le richieste
dei produttori: contadini ed agricoltori che gli comunicavano la loro intenzione
di vendere. D’altra parte, per la sua esperienza conosceva tutte le cantine
e la quantità e qualità dell’ uva prodotta.
Si andava in cantina e si spillava dal fusto in vendita, riempiendo
un bicchierino che allo scopo era pronto (addirittura un bicchiere normale
avrebbe prelevato troppo vino dalla botte, alterandone il livello!). Allora
il sensale procedeva all’assaggio secondo una tecnica particolare: tratteneva
a lungo in bocca quel sorso spillato nel bicchierino, lo spingeva con maestria
tra le labbra chiuse, lo faceva scorrere sulla lingua provocando dei veri e
propri gorgheggi ed infine, sputato il tutto, emetteva il verdetto che il contadino,
trepidante, aspettava con grande ansia.
Francischiello lavorò per alcuni imprenditori di Casamicciola, in
particolare per i fratelli Pietro, Giovanni e Vincenzo Sirabella che avevano
i depositi all’inizio della litoranea Casamicciola-Lacco, di fronte alla
spiaggia di Suorangela: essi acquistavano vino e lo esportavano a Napoli nei
paesi della provincia, ma anche in altre regioni d’Italia. In base alle
varie esigenze il sensale si muoveva: se si trattava di vino di più alta
gradazione lo prelevava presso le cantine di Montecorvo, Santa Maria al Monte,
Cimmentorosso o la Pannoccia, località dove il vino raggiungeva i dodici
gradi ed oltre, grazie all’esposizione al sole ed alla qualità dei
terreni; vino sugli undici gradi ed oltre si faceva comunque anche a Lacco
Ameno nelle terre delle Coste, di Penniciello, ma in genere nelle zone basse
si produceva vino che toccava appena i dieci gradi. Il sensale stabiliva il
prezzo, mediando anche tra il venditore e l’acquirente.
«Tutti conoscevano mio padre – mi dice Ignazio. figlio
di Francischiello il sensale, e lo ricordano ancora oggi con molto affetto
e gratitudine. Un giorno, trovandomi a lavorare in un terreno di Forio, il
proprietario, un certo Venanzio ‘e Tramontana, mi raccontò che
una volta don Giovanni Sirabella, per scherzo, chiese a Francischiello, che
la sera si tratteneva presso i depositi di Casamicciola, per fare due chiacchiere,
ma soprattutto per ricevere le commissioni, di procurargli un fusto di vino
che fosse: limpido ‘e vocche, capro bianco, e poche denaro.
Mio padre pensò che un vino così speciale poteva
trovarlo al Cuotto, in una cantina scavata nella pietra di tufo verde, dove
erano impostati ed allineati sei o sette fusti (vettune).Accettò dunque
la sfida dando appuntamento a don Giovanni per l’indomani mattina presto.
Alle nove erano nella cantina del Cuotto ed il contadino mostrò il fusto
che intendeva vendere. Riempirono i bicchierini e Francischiello capì subito
che si trattava di un vino eccezionale che aveva tutte le caratteristiche richieste.
E mentre don Giovanni teneva alto il bicchierino di vino in direzione della
luce che filtrava dalla porta per osservarne colore e limpidezza, il sensale
con cenni tentava di far capire al contadino di mantenere elevato il prezzo,
poiché don Giovanni aveva trovato finalmente il “capro bianco”».
Alla fine furono tutti soddisfatti: don Giovanni che aveva acquistato
un ottimo vino, Francischiello che aveva dato una pronta ed efficace risposta,
ed il contadino che vendette inaspettatamente un fusto di vino con un ottimo
guadagno.
Negli anni ‘50 si vendeva moltissimo vino e Ignazio ricorda
che il padre il sabato provvedeva a pagare gli agricoltori con grosse banconote
di mille e cinquemila lire, che custodiva e portava con sé tenendole
chiuse in un pezzo di stoffa colorata.
I sensali erano numerosi e tutti lavoravano. A Lacco, oltre a
Francischiello che fu il più noto, c’erano: Salvatore Impagliazzo
e Giuseppe De Angelis; a Forio operavano Giuseppino Cavaiuolo e don Michele
Squaglia che acquistavano vino soprattutto per l’azienda D’Ambra.
Ancora sensali a Barano, Testaccio, Fiaiano, Serrara. Si ricordano:
Antonio Schiano, detto Ntuniuccio ‘e Castelle, Filippo Mennella
che operava insieme ad Andrea Cenatiempo, detto zi’ Andrea ‘u
turche, Domenico Gaudioso detto Mincuzze che lavorava insieme
a Filippo Di Costanzo di Buonopane e Ferdinando Cenatiempo. Acquistavano vino
per D’Ambra, Perrazzo e per le altre case vinicole come Cenatiempo e
Mazzella
Bisogna ancora dire che i sensali della parte meridionale dell’isola
avevano rapporti commerciali anche con ditte di Pozzuoli, di Napoli e della
Provincia. Spesso acquistavano direttamente vino che custodivano nelle loro
cantine per rivenderlo nei momenti di mercato più favorevoli. Il vino
che trattavano era in genere di gradazione inferiore a dieci gradi, ma sulle
colline di Fiaiano si raggiungevano i dodici gradi ed oltre ed addirittura
tredici gradi sulle alture dei Maronti.
Francesco Tedesco, alla fine degli anni ’50, acquistava
vino pure per un’azienda di Sorrento, ”Polio e De Rosa”,
che produceva anche olio di olivo, e lui stesso provvedeva a spedirlo in “carrati” con
la motobarca “La Maria Pia” di Tommasino Esposito che navigava
ogni giorno nel Golfo di Napoli. E con la stessa portò il vino d’Ischia
anche a Capri sino alla fine degli anni ‘60, allorquando con lo sviluppo
del turismo l’agricoltura isolana ed in particolare la viticoltura e
la vinificazione cominciarono a subire un notevole e rapido declino.
Così, dopo un breve periodo di interruzione della sua attività di
sensale (intanto aveva aperto un ristorante sulla collina della Pannella di
Lacco, che oggi porta il suo nome “Francischiello” ed è tra
i più rinomati dell’isola), riprese, su richiesta dell’imprenditore
Michele D’Ambra, la sua attività di sensale e, dopo aver trattato
tanto vino, acquistò soprattutto uva per la stessa casa D’Ambra
che si era organizzata per la vinificazione diretta e che fu protagonista del
rilancio in campo internazionale del vino d’Ischia.
Anche Ignazio Tedesco, che giovanissimo aveva già collaborato
con il padre, si dedicò alla compravendita dell’uva per aziende
di Napoli, Afragola, Castellammare. L’uva veniva raccolta in cassette
da 20, 25 kg. dagli stessi contadini o proprietari ed il sensale in base alla
qualità ed alla zona ne stabiliva il prezzo. Spesso qualche addetto
precedeva nei filari per raccogliere i grappoli più belli e presentabili
che venivano esportati a Napoli come uva da tavola.
Anche questa attività scemò negli anni successivi,
molti vigneti furono abbandonati perché gli ischitani preferirono il
lavoro nelle strutture alberghiere e nelle attività turistiche.
Oggi, 2007, c’è il percorso inverso: in tempo di
vendemmia vengono dal continente, soprattutto dalla Puglia, decine di camion
che vendono centinaia di quintali di uva a 50 centesimi il kg. Ma certamente
la viticoltura dell’isola d’Ischia non è finita ed anzi
conosce una ripresa che si basa su strutture e tecniche moderne ed innovative
rispetto ai metodi tradizionali, che comunque persistono ancora ad opera di
pochi, ma appassionati e tenaci contadini.
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