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Diocesi di Ischia
Presentato
l’Inventario Informatizzato dei Beni Culturali Ecclesiastici
di Giuseppe Amalfitano
Ischia Ponte, è il 25 ottobre 2007 e sono le 10,20;
fa tristezza vedere il grande portone del vescovado sbarrato; penso
di suonare il campanello e non succede nulla; arriva un sacerdote e
chiedo di dirmi come fare per raggiungere la Sala Convegni del Palazzo
del Seminario e mi dice che dieci metri più avanti c’è il
nuovo ingresso; onestamente, ricordavo un vecchio portoncino sempre
chiuso; ebbene questo è diventato un elegante ingresso; è l’ingresso
principale per il palazzo vescovile e l’ex seminario; dopo una
serie di scalini si svolta a destra e si arriva sul vecchio scalone
che ora ha l’ausilio di un poco funzionale ascensorino (max due
persone e senza fotocellula: per non far chiudere la porticina e fare
salire un sacerdote ci rimetto quasi un braccio!).
Al secondo piano, uscendo dall’ascensore ci si trova di
fronte alla bella cappella con la tela dell’Immacolata (restaurata verso
la fine dell’800 dal grande vescovo-scienziato mons. Giuseppe Candido)
che troneggia sull’altare. Salendo qualche gradino, a destra, si entra
in un lungo corridoio che porta alla bella e funzionale Sala Convegni. Troneggia
maestoso sul tavolo della presidenza un grande Crocifisso. Lungo i muri perimetrali
della sala gli stemmi dei vari vescovi d’Ischia.
Il Museo Diocesano si sviluppa nel corridoio con un soppalco,
raggiungibile dalle due estremità con scale in ferro zincato, e corre
per tutta la lunghezza del corridoio stesso.
Per il momento non pare molto ricco: vi sono statue, suppellettili
per le funzioni religiose, ostensori, crocifissi, qualche paramento sacro,
mitrie, pastorali, paramenti per i pontificali come guanti e scarpe ed altro
ancora. Personalmente ho rivisto il cappello nero rotondo, lo zucchetto e altre
cose appartenute a mons. Antonio Pagano (fondatore del Museo), il pastorale
di mons. Diego Parodi e, soprattutto, una stola appartenuta a don Antonio Schiano
di Lacco Ameno che lo stesso sacerdote, lo ricordo bene, indossava con grande
orgoglio durante la processione via mare intorno all’isola del 1984 in
occasione del XVII centenario di Santa Restituta.
Sono qui per assistere alla presentazione dell’Inventario
Informatizzato dei Beni Culturali della Diocesi di Ischia.
Apre i lavori il vescovo d’Ischia, mons. Filippo Strofaldi,
che si dice giustamente soddisfatto del lavoro svolto dalla commissione e
del risultato ottenuto. Il presule dice, pure, chiaramente che bisogna appropriarsi
delle nostre radici culturali e prendere consapevolezza dell’importanza
delle radici stesse. Il vescovo poi ringrazia tutti per l’ottimo lavoro
svolto.
Prende, successivamente, la parola don Stefano Russo, Direttore
dell’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici della C.E.I.,
un giovane sacerdote-architetto, oltretutto molto elegante. Don Russo esordisce
facendo un po’ di cronistoria e dicendo, tra l’altro, che il suo
Ufficio nel 1995 invitò le diocesi d’Italia ad attivarsi per la
creazione dell’inventario che hanno portato a termine quasi tutte. Il
sacerdote sottolinea l’ecclesialità del lavoro e la possibilità della
realizzazione grazie all’otto per mille e dice testualmente: «Questi
beni diventano quasi un incontro con le persone di ogni ordine e grado».
Mons. Ernesto Rascato, Delegato Regionale per i Beni Culturali
Ecclesiastici, si dice felice della realizzazione dell’Inventario di
Ischia in quanto la Diocesi di Ischia è una delle 12 diocesi su 25 della
Campania ad aver realizzato la catalogazione. Interessante il suo invito ad «usare
e adoperare questi beni e non lasciarli solamente in mostra».
Don Antonio Angiolini, Direttore dell’Ufficio Diocesano
Beni Culturali, ringrazia tutti coloro che hanno lavorato al progetto ed esprime
orgoglio per la sua passione per l’arte e la liturgia. «Il bello
vincerà perché Dio è bellezza» afferma testualmente
e informa che i prossimi importanti impegni saranno per il restauro della Cattedrale,
il recupero degli organi antichi delle nostre chiese e la stampa del catalogo
completo.
La dott.ssa Gina Carla Ascione della Soprintendenza ai BAPPSAE
di Napoli e Provincia dice testualmente: «Frequentare le chiese isolane
ha restituito una immagine diversa di Ischia. C’è necessità,
però, di una sistemazione più scientifica del Museo. Si è iniziato
con una catalogazione cartacea e con foto in b/n per arrivare a oggi con foto
tutte a colori e il lavoro completamente computerizzato». Poi, a proposito
dei restauri afferma che «ci vuole personale specializzato. Chiedo fermamente
che qualsiasi restauro venga progettato dal restauratore di turno ed approvato
dalla Soprintendenza».
E finalmente la parola passa all’architetto Antonio Nardelli,
Coordinatore e Revisore dell’Inventario Informatizzato dei Beni Culturali
della Diocesi d’Ischia, che, tra l’altro, dice testualmente: «Il
Bene Ecclesiastico ha doppia valenza: storico-artistica ma anche di fede. Abbiamo
iniziato nel mese di aprile del 2005 e in tutto questo tempo abbiamo catalogato
un patrimonio quasi esaustivo perché sono ancora fuori le Arciconfraternite
che sono esclusive proprietarie dei propri beni. E non dimentichiamo che i
Beni Culturali qui a Ischia sono fondamentali anche per il turismo».
Poi l’architetto, grazie anche al supporto di proiezione
di diapositive, mostra le immagini di alcuni dei beni catalogati, e precisamente:
Il Crocifisso della Cattedrale, tre Pale del Diano in Cattedrale, la Madonna
della Libera di Ischia, un ostensorio di Barano, vari sportelli di tabernacolo
(fatto unico in Campania; solo a Ischia si sono trovati incisi con immagini
in argento soprattutto), un turibolo del ‘700 di Barano, S. Giovanni
Battista dello Stanzione in Buonopane, Statua di S. Maria Maddalena di Casamicciola,
Crocifisso del ‘600 in S. Francesco Saverio a Forio, Organo positivo
del Rossi del 1762 in S. Maria di Loreto a Forio, un Polittico del XVI secolo
di Forio, S. Vito in argento del 1787 di Forio di ignoto (sic!), vari lavori
di Calise e Di Spigna, la Madonna Immacolata di Barano. Alla dichiarazione
di Nardelli sull’autore ignoto di S. Vito si leva forte e adirata la
voce di Mons. Giuseppe Regine, seguita da quella del prof. Agostino Di
Lustro che, con veemenza, contestano il dato in quanto, secondo loro, il nome
dell’autore è punzonato sull’argento e Di Lustro invita
a leggere i suoi libri sull’argomento.
Interviene per ultimo il vice Sindaco di Ischia, l’avv.
Luigi Telese, mettendo soprattutto in evidenza che la realizzazione dell’inventario
deve essere considerata un significativo punto di connubio tra Chiesa e Amministrazione
Pubblica.
In definitiva la speranza è che queste cose inventariate
vengano viste da tutti e non dormano sonni tranquilli come i libri
della Biblioteca Diocesana poiché, fin dalla fondazione della
stessa, è stato praticamente impossibile consultare gli stessi
libri che, fin quando sono stati all’”Antoniana” (un’ ”Antoniana” allora
addirittura derelitta!) è stato sempre possibile consultare. SU
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