|
di Gina Algranati
Una delle manifestazioni collettive, che
si presta, ma non sempre ai canti e alle danze, è la vendemmia,
che conserva qui tutti i caratteri tradizionali.
Bando alle macchine agricole, nell'isola verde, non c'è posto
per esse nel terreno convulso: tra una colata di lava, divenuta contrada,
e l'altra divenuta strada, tra un cratere, coperto di ciuffi verdi e
mascherato dai cespugli e una valletta zampillante d'acqua sorgiva, tra
sentieri e balze basta la zappa, pei solchi. E per le vigne e la vendemmia
bastano i mezzi consacrati dalla tradizione antica.
Le viti sono talvolta coltivate basse, nel suo fosso ciascuna, e
i suoi verdi pampini ricoprono i grappoli maturi; o si distendono in
pergole basse, per cui basta chinarsi o tendere la mano per colmare
le ceste.
Gli uomini usano, per il taglio dei grappoli, delle marrazzelle (roncigli;
marrazza è la falce) e le ragazze (piciocche) dei coltellini.
E mentre raccolgono, stornellano,
Ecco un esempio:
Voce maschile: Uh! quant'è bedda l'aria de lu mare...
Voce femminile: Lu core miu me lice de partire...
Voce maschile: Nce sta la figghia de lu marenare...
Voce femminile: Tanta ch'è bedda, che me fa murire!
Nu juorno me ce voglio arresecare,
'Ncopp'a la casa soia voglia sagghie,
Tanto m'a voglio stregnere e basare,
'Nfine che diciarrà: Amore, lasceme ire!
Molte canzoni d'amore, come per il canto "a zappa" s'adattano
alla vendemmia; ma eccone una tipica:
A la vigna vaie, a la vigna vengo,
Tu cuoglie l'uva nera e i' la janca;
Tu vaie a fa' lu lietto e i' pur 'nce vengo,
Tu spanne le lenzola e i' la manta,
Tu te la vaie a cuccare, i' pure nce vengo,
Tu te cucche mmiezo e i' a lu scianco.
Le ceste dell'uva raccolta si vuoteranno nei palmenti (larghe vasche
rettangolari in muratura), dove l'uva si pigia con moti di danza e
da cui il mosto discende a raccogliersi in altri palmenti.
Il profumo della terra o quello dolciastro e crudo del mosto stanno
bene anche qui con gli svelti canti, che accompagnano i danzatori;
che sul grappolo premuto si danza e si canta e, di tanto in tanto,
per darsi lena, si butta giù un largo sorso di vino dell'anno
precedente. I raccoglitori scambiano sguardi e canzoni sotto il cielo
settembrino, i pestatori sgambettano e si dan di gomito.
La festa della vendemmia, che può durare un giorno o più giorni,
a seconda dell'estensione del vigneto, finisce con una tavolata; il
vino è una delle migliori ricchezze dell'isola e, come
canta il Perruccio ne "L'Agliaio zeffanato":
Chella bell'Isca, ch'è famosa ancora,
che stace sempe carreca... de vino.
(da "Cantipopolari dell'isola d'Ischia" di Gina Algranati – in
Il Fluidoro - 1977)
SU
|