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Tutte
le sere Salvatore Pascale, giovane-vecchietto di 87 anni, prepara
il suo carrellino-portabagagli, vi mette dentro alcune copie del
suo libro, Guerra e Prigionia 1940-1945 e alcune tele da lui dipinte
e si reca al centro di Lacco Ameno: Qui espone il tutto in bella
mostra, insieme ad altri esponenti dell’arte pittorica. Anche
queste presenze contribuiscono a ravvivare il corso Angelo Rizzoli,
che offre la possibilità di una gradevole sosta nei
suoi punti di ritrovo e di una piacevole passeggiata.
Salvatore Pascale, già ragazzo ora spensierato, ora cosciente
delle esigenze familiari in un periodo storico di grandi difficoltà,
pescatore, venditore ambulante del pescato, divulgatore di prodotti
artigianali in paglia e in ràfia, prima e dopo gli anni della
guerra e della prigionia, ha trovato, quando quei mestieri sono diventati
pesanti per la propria età, nuovi stimoli in una sua passione
che, da piccolo, aveva dovuto mettere da parte e non aveva potuto coltivare.
Lui ne parla in questi termini in un secondo libro (di prossima pubblicazione):
«Verso l’anno 2000 cominciai a lasciare il mio lavoro di venditore
ambulante e di pescatore. Ma mi resi subito conto che non riuscivo a starmene
ozioso e non sapevo come impiegare il tempo libero, anche perché sin
da piccolo avevo ben maturato in me il senso del lavoro, al fine di aiutare
mio padre nel dare il necessario sostegno alla famiglia. I tempi erano duri
allora e bisognava imparare a fare un po’ d tutto, per non trovarsi male
nella vita.
Ad un certo momento mi ricordai che nei miei anni di scuola (quanto
lontani!), dove riuscivo bene e ricevevo anche gli incoraggiamenti
del mio maestro era il disegno: mi si diceva che avrei dovuto continuare
a coltivare questa inclinazione, magari sotto la guida di un insegnante
di arte. Ma le condizioni economiche non lo permettevano: studiare
a quell’epoca era nelle possibilità di pochi ragazzi con
genitori benestanti. Vero è che si poteva già ritenere
fortunato chi arrivava a prendere la licenza delle scuole elementari.
In età matura, ora e dopo tante esperienze, per lo più amare,
della vita, non avrei potuto ritornare bambino e dare sfogo a quella
passione del disegno e della pittura, una volta repressa?
Così un giorno comprai i cosiddetti ferri del mestiere (pennelli,
cavalletto, tempere varie, piccole e grandi tele...) e con tanto entusiasmo
iniziai questa attività che prese a riempire il mio tempo libero».
I primi soggetti furono le navi, le barche a vela, che richiamavano
la sua vita trascorsa sul mare. Poi si rivolse ai paesaggi, specialmente
dell’isola d’Ischia, che tanti spunti offre all’occhio
di chi la guarda dall’interno dell’anima e vi scorge sempre
qualcosa di nuovo, una particolare attenzione del creatore verso noi
isolani.
«Nel tempo – scrive ancora Salvatore - mi sono reso conto di aver
compiuto notevoli miglioramenti. I primi quadri che regalavo ad amici e conoscenti
mi procuravano tanti apprezzamenti e tutti si dichiaravano felici del dono.
Un giorno pensai di esporre alcuni miei quadri nella piazza del paese ed anche
qui ho cominciato a riscuotere qualche soddisfazione, perché la gente
guardava i miei lavori e ne apprezzava alcuni aspetti, tanto che sono anche
riuscito a vendere qualche quadro con mia grande gioia e felicità. Così continuo
su questa strada».
Una pittura semplice e diretta, il cui tema dominante è l’isola
d’Ischia con i suoi numerosi scorci panoramici, con i suoi colori,
con i suoi siti caratteristici, dal Castello al Soccorso, al Fungo,
oltre che agli agglomerati delle singolari case ischitane. In fondo
in questi luoghi Salvatore è sempre vissuto, li ha sempre avuti
fissi nella mente e negli occhi, quando gli anni del servizio militare,
della guerra e della prigionia lo portarono a vivere lontano dalla
sua terra, quando l’unico momento di conforto si poteva trovare
nel pensiero dell’isola e del suo mare (Raffaele Castagna).
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