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di Giuseppe Silvestri
Quando il mare è limpido e tranquillo, il fondo si può osservare
fino ad una quindicina di metri, poi diventa impenetrabile alla vista.
Ma i pescatori riescono a conoscerlo anche a profondità rilevanti,
fino a 200-300 metri e oltre, a stabilirne la morfologia, l'habitat,
le pianure, le vallate. Essi realizzano questa conoscenza nel tempo
attraverso le reti che calano e che, recuperate, portano in superficie
agglomerati di fango, frammenti di rocce, di flora, di sabbia,
ecc. E anche attraverso le mani sentono il fondo del mare e ne
interpretano i segreti.
Considerando il percorso intorno all'isola a tappe e soprattutto i
tratti entro i 500 metri dalla costa, troviamo, ad eccezione dei punti
in cui la profondità è già notevole, specifiche
e differenti caratteristiche.
Dalla Punta di Monte Vico sino al Fungo s'incontrano posidonia
abbastanza alta e scogli, tra cui, a nord-ovest del pontile d'imbarco,
la Chiana, la cui dimensione fu ridotta negli anni cinquanta, quando
si sviluppò la navigazione, per rendere più agevole l'attracco.
Ad est del Fungo, la "pietra" più famosa dell'isola,
c'è uno scoglio chiamato Perana. Nella cala di Varule
ci sono alcuni tratti di sabbia e soprattutto praterie di rigogliosa
posidonia affioranti dalle acque durante la bassa marea. Da citare
ancora le cosiddette Secchetella 'e terra con profondità di
13-14 passi e, all'esterno, subito 18-20, e, più fuori, la Secchetella,
riportata dalle carte nautiche, molto più ampia della precedente
con profondità anche oltre i 20 passi. Sulle due secche
si pescano boghe, occhiate, saraghi, orate.
Procedendo verso Casamicciola troviamo soprattutto posidonia e
scogli con tratti di sabbia lungo la litoranea; sono noti gli scogli
del Santuario e quelli del Pozzillo, dove si effettuava la particolare
pesca delle salpe con la nassa. Continuando fino a Perrone (Punta della
Scrofa) e al Faro del porto d'Ischia c'è alternarsi di sabbia,
scogli, posidonia, fango. Medesime caratteristiche ha il fondale
fino al Castello Aragonese.
Tra Ischia e Vivara vi è la secca denominata Le Formiche di
Vivara, dove in alcuni punti la profondità segnalata è di
4 metri.
Dal Castello Aragonese alla Punta San Pancrazio, in particolare nella
baia di Cartaromana, dominano praterie di posidonia con qualche pennellata
di sabbia e scogli. Allontanandosi dalla costa si trova fango e nel
tratto di mare di fronte alla Punta del Bordo e alla Punta San Pancrazio
vi è l'esteso Banco d'Ischia, formato da posidonia, scogli,
sabbia, luogo molto pescoso e con pesci di qualità; la profondità varia
da 26 a 40 metri.
Verso la Scarrupata la costa è alta sul mare, nel quale si alternano
sabbia, scogli e posidonia.
Il mare dei Maronti, tra Capo Grosso e Sant’Angelo, è soprattutto
sabbioso con qualche tratto di posidonia. Sotto la Torre di Sant'Angelo,
scogli, posidonia e poi subito profondità rilevanti; a ovest
della Torre fino a Capo Negro, scogli come le Chiane 'e rose, tratti
sabbiosi, zone con pietra pomice, ancora posidonia e due Chiane prima
della punta di Capo Negro. Tra quest'ultima e Punta Chiarito c'è la
meravigliosa Baia di Sorgeto con scogli nel fondale della baia e praterie
di posidonia all'esterno.
Tra la Scannella e Punta Imperatore un tratto di costa viene detto
Spasare, forse perché la costa si distende ampia e luminosa.
Il fondo fino a Punta Imperatore, sottocosta, è costituito da
scogli, posidonia e qualche tratto di sabbia; l'acqua è intensamente
blu. Fino al Soccorso soprattutto sabbia che alimenta le estese e bellissime
spiagge di Citara e di Cava dell'isola, poi alternarsi di scogli
e posidonia.
Di fronte a Citara, a circa un miglio, le Chiane a linea, scogli a
circa 20 metri di profondità, e altri scogli detti Guarracinare.
Al Soccorso, a circa 2 miglia dalla costa, la Secca di Forio, ampia
zona scogliosa con posidonia e sabbia e profondità tra 30 e
40 metri. Vi si pesca molto bene qualsiasi genere di pesci, sia alla
traina che in profondità. Sotto il Soccorso affiorano gli scogli
delle Camarate. Dal porto di Forio a Punta Caruso la sabbia alimenta
le spiagge della Chiaia e di San Francesco, ma vi sono anche molti
scogli e tratti di posidonia. Tra Punta Caruso e Punta Cornacchia scogli
e posidonia con qualche tratto di sabbia. In particolare
due zone scogliose, che molto probabilmente sono legate alla formazione
vulcanica di Zaro, sono chiamate Bellomme 'e terra e Bellomme 'e fore,
divise da una breve striscia sabbiosa. A est di Punta Caruso vi è una
rientranza detta Cala ranna (cala grande); a ovest la Caluscella.
Dalla Punta Cornacchia alla Punta di Monte Vico: sotto la Mezzatorre,
sabbia, posidonia e scogli; tutta sabbia finissima nella baia
di San Montano; presso il Piperno (poi scoglio del Leone), sentinella
di San Montano, scogli e rigogliosa prateria di posidonia. Di fronte
alla Cala Lucia dopo la posidonia si trova un ampio tratto di
sabbia e fango.
Oltre i 500 metri dalla costa la profondità varia secondo le
zone. Di fronte alla costa nord-est e fino al litorale domiziano la
profondità massima è di 120 metri a circa 5 miglia, poi
comincia a diminuire in misura costante e graduale verso Mondragone,
procedendo verso nord-ovest invece diventa subito di 100-150 metri
per portarsi fino a oltre 600-700 metri di fronte alla costa di Mezzogiorno
e di fronte a Sant'Angelo.
A volte si calano le reti anche oltre 500 metri, ma si è constatato
che non si realizza una grande pesca, ad esclusione di cacciuttielli,
piccoli squali, pochi gamberoni e scorfani di fondale. Quasi sempre
così con le reti si arriva a 300 metri.
Nelle profondità indicate si trovano scogli, fango, grandi vallate,
lungo i cui fianchi si posono catturare soprattutto gamberoni.
Il fango ha caratteristiche diverse, a volte si presenta attaccato
alla rete in piccoli agglomerati che nel toccarli si sfaldano,
di colore marrone-rossiccio, ma di solito è compatto e di colore
grigio.
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