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| «Tutti i baroni de lo Regno, che hebbero cervello,
in quella occasione (l’assedio del Lautrec, 1528, ndr)
se retirorono con le loro case dentro di Napoli, come fece, fra gli
altri, Andrea Matteo Acquaviva duca d’Atri; alcuni se andarono
a Sorrento, altri ad Isca, dove se retirò la casa del Marchese
de lo Vasto, la bellissima sua moglie Donna Maria D’Aragona,
la dotta Marchesa di Pescara, Vittoria Colonna, la Duchessa di Tagliacozzo,
la Duchessa de Amalfi, la Principessa di Salerno, Lucretia Scaglione,
bellissima, e galantissima, e altre dame, quali tutte estavano sotto
il governo, e la cura della Duchessa di Francavilla Donna Costanza
di Avalos, zia delo Marchese del Vasto, donna di gran valore e bontà…» (G.
Rosso, Historia). «En 1528, mientras el ejército francés
de Lautrec sitiaba Nápoles, un selecto grupo de damas entre
las que figuraba la marquesa viuda del marqués de Pescara,
Vittoria Colonna, se había refugiado en el castillo de la
isla de lschia, perteneciente a la casa de Avalos. La antigua fortaleza
aragonesa, erigida sobre una roca inexpugnable que la tradición
clasica recreada pur humanistas como Scipione Capece o la propia
Vittoria Colonna asociaba con el gigante Tifeo, castigado por su
rebellión contra Jupiter, se había convertido en símbolo
del poder de la nobleza favorable a la causa española durante
la conquista del reino gracias a su heroica defensa por Costanza
de Avalos, duquesa de Francavilla, siendo después el escenario
de la rica sociabilidad aristocratica con la que el gran linaje hisparo
napolitano encabezado por Alfonso de Avalos, primo y heredero del
legendario vencedor de Pavía, afirmaría sus pretensiones
políticas frente a la corte virreinal durante los años
siguentes. Allí, Vittoria Colonna y las otras damas, alejadas
del fragor del asedio que durante meses padeció la capital,
pudieron entretener su otium obligado con la practica del
dialogo erudito alimentado por diversas lecturas. Entre ellas pudo
figurar el manuscrito de una obra del conde Baldassarre Castiglione,
desde 1525 nuncio ante la corte imperial en España, que con
el tílulo de II Cortegiano sería publicada
en Venecia en abril de ese mismo año por su autor, temeroso
de las adulteraciones a las que estaban expuestos los fragmentos
entregados a Vittoria Colonna para su lectura personal y que ésta
había puesto en circulación en Nápoles al menos
desde 1524 sin su consentimiento, como el mismo Castiglione lamentaría
en varias cartas a la indiscreta marquesa y declararía expresamente
en la dedicatoria de la obra al obispo de Viseo, Miguel de Silva,
anterior emhajador de Juan III de Portugal en Roma. En las paginas
de aquel dialogo presidido por la duquesa de Urbino, modelo de damas
cultas, la marquesa de Pescara, ya famosa por sus versos, podia encontrar
un universo ideal idoneo y capaz de despertar la emulación
de otras ilustres representantes femininas de los grandes linajes. Nel 1528, mentre l’esercito francese di Lautrec
assediava Napoli, un eletto gruppo di dame, tra le quali figurava la
Marchesa vedova del Marchese di Pescara, Vittoria Colonna, si era rifugiato
nel Castello dell’isola d’Ischia, appartenente alla Casa
d’Avalos. L’antica fortezza aragonese, eretta su una rocca
inespugnabile che la tradizione classica riproposta da umanisti come
Scipione Capece (1) o dalla stessa Vittoria Colonna associava al gigante
Tifeo, punito per la sua ribellione a Giove, era diventata il simbolo
del potere della nobiltà favorevole alla causa spagnola durante
la conquista del regno grazie alla eroica difesa di Costanza d’Avalos,
duchessa di Francavilla, ed inoltre era lo scenario della ricca società aristocratica
con la quale il gran lignaggio ispano-napoletano capeggiato da Alfonso
d’Avalos, primo erede del leggendario vincitore di Pavia, affermerà le
sue pretese politiche di fronte alla corte vicereale negli anni seguenti
(2). Lì, Vittoria Colonna e le altre dame, lontane dal fragore
dell’assedio che per mesi subì la capitale, potevano vincere
il loro otium obbligato con la pratica del dialogo erudito
alimentato da diverse letture. Tra queste poteva figurare il manoscritto
di un’opera del conte Baldassarre Castiglione, dal 1525 nunzio
nella corte imperiale in Spagna, che con il titolo de Il Cortigiano sarebbe
stato pubblicato a Venezia nell’aprile dello stesso anno dal
suo autore, timoroso delle considerazioni cui erano esposti i frammenti
consegnati a Vittoria Colonna per una lettura personale ma che questa
aveva messo in circolazione a Napoli almeno dal 1524, come lo stesso
Castiglione lamenterà in varie lettere alla indiscreta Marchesa
e scriverà chiaramente nella dedica dell’opera al vescovo
di Viseo, Miguel de Silva, ambasciatore di Giovanni III del Portogallo
a Roma. Nelle pagine del dialogo la Marchesa di Pescara, già famosa
per i suoi versi, poteva incontrare un mondo ideale idoneo e capace
di suscitare l’emulazione di altre illustri rappresentanti femminili
delle loro grandi famiglie.
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