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C’erano una volta strade
pavimentate con basoli e sampietrini, anche perché percorse
da carretti e carrozze. Poi venne l’asfalto, cavalli e asini
passarono di moda, e tutto cambiò, anche per le esigenze dei
nuovi veicoli su gomma. Le antiche pietre furono considerate più adatte
alla pavimentazione di cortili e viali di giardini. Tutto ciò comportò inoltre
la scomparsa di specifici mestieri e lavori.
Da qualche anno ha preso forza un po’ dovunque la nostalgia
del passato, facendo considerare nella fattispecie inopportuno e improprio
quel mutamento e passando ad una nuova modifica con enormi risorse finanziarie
e (a quel che si legge, si sente e si vede) con risultati non sempre soddisfacenti
circa la tenuta nel tempo. Non di rado di contro si è diffusa la convinzione
che altri problemi avrebbero potuto con quei fondi essere risolti, come, restando
nel settore stradale, la situazione delle periferie, del tutto abbandonate
per anni, con le vie piene di fossi e buche, con i marciapiedi costeggiati
da erbacce e quindi resi quasi impercorribili. La cultura dei centri storici,
particolarmente in voga negli ultimi periodi, porta a restringere infatti gli
spazi cui si volgono più frequentemente le attenzioni degli amministratori.
Tutto qui deve essere bello e pulito: si tratta della facciata esteriore e
immediata da presentare al turista e al visitatore. Altrove, vista la noncuranza
ufficiale e generale, lo stesso cittadino si sente libero di gettare rifiuti
e cianfrusaglie, comprese le sue suppellettili inutili, fidando nello scarso
controllo.
Certamente non è facile ritrovare l’unanimità sulla
priorità di alcune esigenze, ma problemi come quello dell’edilizia
scolastica e dei suoi connessi non andrebbero posposti a nessun altro, anche
in coerenza con le affermazioni di voler proporre e sviluppare il senso della
cultura, per migliorare alcuni aspetti sociali. Le soluzioni provvisorie, che
a volte si danno al settore, non sono le più idonee a determinare e
a garantire il superamento definitivo delle difficoltà ricorrenti, se
non si concretizza una vera e propria politica della scuola a tutti i livelli
istituzionali.
L’isola d’Ischia, se per certi aspetti paga
lo scotto della sua divisione in sei entità municipali, non
si può escludere che proprio grazie a questa realtà non
soffre eccessivamente della concentrazione di interventi su una parte
del territorio, con la conseguente scarsa propensione a estendere anche
sull’altra la necessaria attenzione. In fondo così sono
sei le zone maggiormente curate.
Quando ci sono soldi da spendere, non si dà che raramente
la preferenza al problema che interessa le località o le frazioni circostanti
o complementari al centro. Ecco perché si potrebbe dare maggior credito
al decentramento e al piccolo ente con compiti di intervento su un determinato
territorio.
Ciascun sistema ha di certo i suoi elementi positivi e negativi;
difficile valutarne l’effettiva portata per generare una scelta che valorizzi
gli uni e annulli gli altri. Ma assumere posizioni unitarie su determinati
provvedimenti non dovrebbe richiedere alte strategie decisionali, al fine anche
di sviluppare una nuova coscienza isolana, unico volano capace di unire, e
soprattutto per agevolare il soggiorno a turisti e visitatori nella realtà locale.
Una circostanza che sempre più balza evidente è che
spesso le amministrazioni comunali si ritrovano maggiormente impegnate
(e seguono costantemente) nella proposizione di grandi progetti piuttosto
che nell’ordinarietà di un provvedimento per questo
o quel caso che a volte si presenta e che richiederebbe una soluzione
immediata, come pure nella tutela del cittadino in alcuni servizi pubblici,
legati all’ente stesso o ad altre istituzioni, ma pur sempre
incidenti in modo sensibile sulla vita quotidiana. Spesso sono infatti
associazioni o singole persone a dare rilevanza a certe esigenze che
altrimenti passano inosservate o comunque trascurate, visto che nessuno
si lamenta. Eppure non mancano coloro che sono delegati alle varie
problematiche del paese. Si pensi ai problemi del recapito della corrispondenza,
della riduzione degli uffici postali. Si pensi al problema dei trasporti
marittimi, in cui l’intervento del contesto pubblico è sempre
posteriore a quello di associazioni e cittadini.
Ma forse una spiegazione c’è. Delle piccole cose
non si parla molto e quindi si crede che poco contribuiscano all’immagine
pubblica di chi promuove i relativi provvedimenti. Sostanzialmente si dimostra
più incisiva al riguardo la presenza nella programmazione di certe opere,
cui a volte vengono anche associati i nomi di coloro che vi hanno dedicato
maggiore impegno. Il che rende poi anche in ritorno di voti.
Quest’anno la stagione invernale ci sta presentando
per lo più giornate senza pioggia. E ciò dovrebbe assicurare
continuità ai lavori pubblici in corso nei vari Comuni, in modo
da permettere la loro conclusione nei tempi giusti e per l’inizio
del nuovo periodo turistico. In passato l’isola d’Ischia
ha presentato ai primi turisti cantieri ancora aperti qua e là,
con riflessi senz’altro negativi. Sarà diverso quest’anno?
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