La Rassegna d'Ischia 2007
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Il Mediterraneo
un mare da salvare

di Giuseppe Sollino

 

    II Mar Mediterraneo è un mare interno, compreso tra Europa, Asia ed Africa; è collegato all’Oceano Atlantico ad Ovest attraverso lo Stretto di Gibilterra (13 km). Lo stretto dei Dardanelli, il Mar di Marmara e il Bosforo lo collegano al Mar Nero, altro mare interno, compreso tra Europa ed Asia. Il canale di Suez, aperto nel XIX secolo, collega il Mediterraneo al Mar Rosso e quindi all’Oceano Indiano.
    La superficie complessiva è di oltre 2.500.000 km quadrati, con uno sviluppo da W ad E di quasi 4000 km. e da N a S di oltre 1600 km.
    Il Mediterraneo è un residuo dell’antico mare chiamato Tetide, il cui fondo, ricoperto da sedimenti, fu compresso da un movimento tettonico durante l’Oligocene, circa 30 milioni di anni fa, quando le placche crostali euroasiatica ed africana entrarono in collisione. Lo scontro violento di tali placche - tuttora in movimento - ha dato origine ad imponenti formazioni orogenetiche (orogenesi alpina), cioè a quei rilievi montuosi che si sviluppano tutt’intorno al Mediterraneo, con manifestazioni di grande instabilità.
    Ricordiamo a tal proposito le attività vulcaniche del Vesuvio, dell’Etna e dello Stromboli, nonché i frequenti terremoti che hanno devastato l’Italia, la Grecia e la Turchia.
    Una soglia sottomarina che si estende tra Tunisia e Sicilia divide il Mediterraneo in due bacini, orientale e occidentale. Un’altra soglia, che si trova tra Spagna e Marocco ed è profonda solo 300 metri, limita la circolazione attraverso lo stretto di Gibilterra e riduce fortemente le maree.
    Il bacino è circondato da oltre 20 paesi ed etnie diverse, con una popolazione complessiva di oltre 200 milioni di unità, distribuite lungo 46.000 km. di coste con oltre 100 milioni di visitatori l’anno. Il Mediterraneo è quasi interamente circondato da coste montuose con poche ampie pianure e pochi fiumi di una certa importanza: Ebro, Rodano, Po e Nilo che apportano un consistente volume di sedimenti (oltre 50 milioni di t. annue). L’equilibrio idrico è negativo, cioè le perdite per evaporazione sono maggiori degli apporti e sono compensate dall’afflusso di acque atlantiche e in minor misura dal Mar Nero.
    Le acque oligotrofe e salate hanno una produttività piuttosto bassa, maggiore negli anni più freddi e d’inverno, grazie alle forti correnti verticali che favoriscono il rimescolamento e l’ossigenazione degli strati profondi e il riciclo di sostanze nutritive; deboli, invece, sono le maree e le correnti orizzontali.
    La fauna è caratterizzata da specie endemiche, è molto più ricca di quella atlantica, soprattutto per le specie sessili ed i crostacei; tale ricchezza avvalorerebbe l’ipotesi che il Mediterraneo sia stato il centro primario dell’evoluzione e dell’irraggiamento della fauna dell’Atlantico orientale.
    Il Mediterraneo è quindi particolarmente vulnerabile nei confronti dell’inquinamento, dato lo scarso ricambio delle sue acque. La densità di popolazione, sia dei residenti che di turisti, determina condizioni di estremo rischio eutrofico, soprattutto lungo le coste.
    L’inquinamento industriale, veicolato dalle acque di fiumi come il Po o il Reno, è determinato soprattutto dai paesi del Nord.

    Le cause dei principali problemi ecologici
    - Inquinamento da Idrocarburi - Il Mediterraneo, pur occupando solo lo 0,7% della superficie totale delle acque del pianeta, accoglie quasi il 25% del traffico mondiale dei prodotti petroliferi. Oltre 630 tonnellate annue di petrolio sono scaricate nel mare a causa del trasporto marittimo.
    - Inquinamento radioattivo - Il Mediterraneo è un crocevia dei traffici dei rifiuti radioattivi, tossici e nocivi.
    - Inquinamento da sostanze chimiche - Soprattutto Fosforo, Azoto, Merurio, Piombo, Detersivi, Zinco, Pesticidi ecc. Le tracce di questi prodotti tossici sono presenti nei Pesci del Mediterraneo in quantità centinaia di volte maggiori rispetto a quelle dell’Atlantico.
    - Inquinamento organico e Microbiologico - Soprattutto molte spiagge italiane e francesi non raggiungono standard di pulizia fissati per la balneazione. Si hanno così rischi elevati di infezioni al sistema respiratorio, epatiti, enteriti, dissenteria e colera.
    - Pesca esagerata - La quantità di pescato di oltre 2 milioni di t. supera abbondantemente il limite sostenibile di 1 t. A ciò si aggiunge l’uso di tecniche illegali come Turbosoffianti (Laguna veneta), Spadare (lunghe anche 8 km contro i 2 previsti) o le Gloria di oltre 18000 mq. Permane altresì la pesca a strascico che distrugge le praterie di Posidonia e il Corallo Rosso.
    - Introduzione di specie estranee - Oltre 300 specie estranee hanno soppiantato quelle indigene. Ricordiamo l’Alga Caulerpa taxifolia, originaria dei Tropici, finita in mare forse dal lavaggio di una vasca del Museo Oceanografico di Montecarlo che, a causa di una sua tossina-caulerpicina, si sta diffondendo rapidamente uccidendo le specie endemiche, in particolare le alghe e le praterie di Posidonia.
    Le soluzioni sono sia politiche (accordi
    internazionali) che ecologiche.
    Soprattutto la costituzione di Aree Marine Protette diffuse in tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo e l’applicazione dei regolamenti e convenzioni.
    Ricordiamo a tal proposito che nel 1975, nell’ambito del programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), è stato approvato un Piano d’Azione per il risanamento del Mediterraneo.

    Curiosità e particolarità del Mediterraneo
    L’isolamento geografico delle isole sparse nel Mediterraneo ha determinato il fenomeno biologico del nanismo o del gigantismo a seconda delle specifiche condizioni ambientali e trofiche. In particolare nell’isola di Malta, nella caverna calcarea di Ghar Dalam, sono stati rinvenuti i resti di tre specie di Elefanti e Ippopotami nani, insieme a Cervi, Ghiri e Cigni giganti fino a tre metri di apertura alare.
    Situazioni ecologiche analoghe anche in Sardegna, Sicilia, Creta e Cipro hanno determinato nei tempi geologici passati il successo di Elefanti e Ippopotami pigmei.
    Il Gargano, un’isola divenuta penisola 8000 anni fa, ha ospitato il Porcospino Gigante.

    Aridità estiva

    Le Piante
    Per superare i periodi sfavorevoli al ciclo vegetativo, le piante mediterranee hanno messo a punto diverse strategie.
    - Piante annue - Ciclo breve - 6 mesi durante i quali le piante completano l’intero sviluppo vegetativo (Violacciocche, Papaveri, Garofani, Anagallide, Veccia, Lupino ecc.).
    - Piante Bulbose - Sviluppano organi sotterranei disseccando la parte aerea, dove conservano la capacità riproduttiva - Iris, Orchidee, Ciclamini, Narcisi ecc.
    - Arbusti sempreverdi. Foglie spesse, coriacee, cerose, pochissimi pori per evitare l’evaporazione dell’acqua, spesso di colore grigio-argenteo per riflettere la luce e ricoperte di peluria. Alcuni arbusti producono due tipi di foglie piccole, più pelose e cerose d’estate e più grandi in autunno-inverno.
    Le piante aromatiche, come la Salvia, l’Origano, il Rosmarino o soprattutto il Timo, producono oli essenziali che, oltre a ridurre l’evaporazione e a proteggerle dai parassiti, inibiscono lo sviluppo di altre specie, spesso anche se stesse, utilizzando così al meglio le risorse del territorio.

    Gli Animali
    Tra gli insetti ricordiamo la Cicala che con il suo lungo stiletto boccale raggiunge la linfa delle piante dove rimane immobile per settimane, nutrendosi e richiamando col suo tipico frinire le proprie compagne.
    A Rodi, la valle di Pentaloudes, fresca ed umida, accoglie in estate milioni di Falene che provengono dalle zone più calde e che, superato il periodo critico di siccità, ritornano nelle aree d’origine.
    Le Chiocciole vanno in “estivazione” chiuse nelle loro conchiglie. Sigillano l’apertura con un tappo di muco; ammassate, immobili, attendendo la fine dei mesi caldi.
    Tra i rettili ricordiamo tre specie di Tartarughe (Grecia, Italia e Turchia), due dozzine di serpenti: il Biacco, il Colubro Lacertino (quasi 2 metri), il Colubro Leopardino e il Boa della sabbia e le tante lucertole dai Gechi al Camaleonte (Grecia e Spagna) fino alla Lucertola comune.
    I Mammiferi si presentano con diversi rappresentanti come i simpatici Macachi europei dell’Andalusia (Bertucce), la Marrigusta o il Rossetto Egiziano, un megachirottero che ha dei grandi occhi per individuare le prede e gli ostacoli rispetto ai normali Pipistrelli che normalmente utilizzano l’ecolocazione.

    Associazioni vegetazionali
    Dove lo strato di suolo è più limitato e le risorse complessive sono sparse, si sviluppa la Gariga dove prevalgono tra le specie di maggior interesse la Lavandaia Salvia, il Rosmarino, il Timo e l’Erica.
    Dove il suolo è più profondo e ricco sono invece frequenti tra gli arbusti gli Oleandri, le Ginestre, il Mirto, l’Alloro e il Corbezzolo, mentre le essenze arboree sono soprattutto i Pini, le Querce, i Lecci, i Cedri, i Cipressi e gli Olivi (Macchia e/o Foresta Mediterranea).
    L’area del Mediterraneo si è arricchita, soprattutto dopo la scoperta dell’America, di numerose specie esotiche, alcune introdotte quali curiosità botaniche sono ampiamente utilizzate in agricoltura e nella tipica cucina mediterranea. Ricordiamo il Pomodoro, le Patate, il Peperoncino e il Topinambur.
    Le Cactacee come il Fico d’India o le Agavi, si sono completamente spontaneizzate, diffondendosi rapidamente in tutte le aree costiere e siccitose del Mediterraneo. Proveniente dall’Australia, divenendo quasi un simbolo mediterraneo, è infine il possente e terapeutico Eucalipto, ricchissimo di oli essenziali benefici.

    Le Praterie di Posidonia
    La Posidonia oceanica è una specie endemica del Mar Mediterraneo e appartiene alle Angiosperme, piante superiori dette Fanerogame. Esse si riproducono attraverso organi ben visibili quali i fiori che non sono presenti nelle Alghe o in vegetali terrestri meno evoluti come i Muschi o le Felci.
    Questa specie è endemica del Mediterraneo ed ha parenti stretti solo nelle acque australiane a testimonianza dell’antica origine comune del “Mare nostrum” e del lontano Pacifico. Le praterie di Posidonia sono sistemi di elevata complessità biologica e per questo rivestono un ruolo molto importante nell’ecologia del Mediterraneo ed inoltre costituiscono uno degli elementi fondamentali nell’equilibrio e nella ricchezza delle coste.
    Grazie allo sviluppo di un efficace apparato radicale e stolonifero delle piante, le praterie stabilizzano il fondo marino ed impediscono l’erosione dei fondali; inoltre, grazie all’azione di smorzamento da parte delle Matte e dello strato fogliare, riducono l’intensità dei movimenti dell’acqua con conseguente mantenimento dell’equilibrio costiero.
    Questa funzione è anche svolta dalle foglie morte che si depositano periodicamente sulle spiagge costituendo dei banchi - le banquette.
    La prateria è, altresì, un interessante ecosistema: produce elevate quantità di ossigeno e di materia organica attraverso la fotosintesi e costituisce una fonte di cibo, diretta e indiretta, per numerosi organismi, divenendo un punto di partenza di una complessa rete trofica. Per questi motivi costituisce un habitat di elezione per numerose specie che, oltre a trovare nutrimento, trovano aree di riproduzione, di deposizione e di riparo dai predatori.
    Accanto all’importanza che la Posidonia riveste per l’ambiente naturale, sono in corso ricerche per un futuro utilizzo della pianta anche a livello industriale, come ad esempio la possibilità di produzione di biogas (metano) dal detrito fogliare o all’utilizzo di tale detrito come mangime, dopo la sua conversione in biomassa fungina, ad alto contenuto proteico.
    Un ulteriore impiego di questa pianta potrebbe essere quello di riforestazione di fondi sabbiosi, sia con trapianti di plantule o germogli viventi, sia con l’impianto di strutture artificiali simulanti il ciuffo di Posidonia.
    Questi problemi di riforestazione trovano origine da un diffuso fenomeno di regressione che si sta manifestando lungo le coste del Mediterraneo, soprattutto nella parte più superficiale della zona costiera maggiormente esposta agli effetti delle attività umane.
    Tra le cause che provocano tale regressione e minacciano la salute delle praterie citiamo:
    - Attività di pesca esercitata con attrezzi distruttivi e molto spesso illegali.
    - Ancoraggi
    - Costruzione di dighe foranee e barriere frangiflutti.
    - Sversamenti urbani.
    L’insieme di questi interventi, responsabili dei fenomeni di regressione, è evidente soprattutto in zone con vasti insediamenti urbani ed è comune nella maggior parte del Mediterraneo.
    Le praterie di Posidonia oceanica, poiché presentano una grande sensibilità alle alterazioni ambientali, vengono utilizzate come indicatore biologico per la valutazione dello stato dell’ambiente marino. Infatti le caratteristiche di una prateria rispecchiano fedelmente la qualità delle acque in cui si sviluppa e costituiscono un indicatore biologico su due livelli:
    - a livello della popolazione, la profondità del limite inferiore delle praterie è un buon indicatore della torbidità dell’acqua, mentre il limite superiore è una zona sensibile ed importante perché sottoposta alle aggressioni provenienti da terra.
    - a livello dell’individuo, la fenologia della pianta e la biometria fogliare forniscono informazioni sulla qualità globale dell’acqua, com’è dimostrato della riduzione anche del 50% della lunghezza media delle foglie in un ambiente inquinato.
    È proprio per questi motivi che i paesi mediterranei devono prendere opportune misure per la salvaguardia di questo importantissimo ecosistema.
    Diventano quindi fondamentali la protezione (Regno di Nettuno) e la definizione delle aree occupate dalle praterie, la distribuzione spaziale e la dinamica temporale. A tale scopo si utilizzano metodologie che conducono a rappresentazioni cartografiche; le carte che si ottengono, di facile interpretazione, sono indispensabili per la conoscenza dei fondali e per il monitoraggio delle biocenosi bentoniche costiere.
    La cartografia tematica rappresenta un importante mezzo di controllo dell’ambiente naturale e delle sue modificazioni nel tempo, grazie alle sue capacità di sintesi.
    Gli interventi di salvaguardia potranno essere effettuati solo in base a conoscenze dello stato attuale di salute e dell’evoluzione di ogni singola prateria, che si ottengono attraverso opportuni programmi di monitoraggio.
    Per tutti questi motivi le praterie di Posidonia oceanica sono definite “habitat prioritari”e sono state individuate aree, i Siti di Importanza Comunitaria (SIC), dove la tutela è fondamentale, attraverso la Direttiva Europea 92/43 CE recepita dall’ordinamento italiano con il DPR 357/1997.

    La Carta Tematica ci fornisce le superfici e la aree dei vari tematismi ed in particolare di matte morta, consentendoci di sapere con precisione quanta prateria si presenta in stato di regressione.
    L’Indice di Conservazione misura la quantità di Posidonia oceanica viva in rapporto alla matte morta e quindi fornisce lo stato di conservazione della prateria.
    L’Indice di Sostituzione misura, invece, il valore di sostituzione di Posidonia oceanica con altre specie, nel nostro caso con Cymodocea nodosa. Questo indice, quindi, valuta quanta prateria è minacciata dall’installazione di un’altra fanerogama in aree disturbate.
    L’Indice di Frammentazione misura quanto un habitat è frammentato e quindi, in questo caso, quanta prateria risulta più o meno omogenea.
    L’Indice di Complessità delle Chiazze, invece, misura la complessità di forma delle chiazze dei vari tematismi.

    Se il giardino dell’Eden era il luogo in cui cresceva ogni pianta, piacevole a vedersi e buona per i suoi frutti e dove l’uomo ha mosso i primi passi, addomesticato gli animali e coltivato il terreno, Il Bacino del Mediterraneo è stato il Primo Paradiso dell’umanità.
    Cinque milioni di anni fa le acque dell’Atlantico in soli 100 anni, attraverso lo Stretto di Gibilterra, hanno riempito l’ampia fossa tettonica facendo nascere l’attuale Mare Mediterraneo.
    Due milioni di anni fa compare l’uomo che dalla rigogliosa natura del Mediterraneo seppe trarre le risorse per la propria sussistenza e costruire la propria civiltà.
    Sei milioni di anni fa l’antico Mar Mediterraneo evapora completamente. Si forma una lunga fossa lunga 3000 km. e profonda 1600 metri. Laghi salati poco profondi. Rilievi vulcanici che oggi formano la Corsica, la Sardegna e le Cicladi elleniche richiamavano le masse di umidità, che rendono freschi gli ambienti che ospitano grandi foreste ricche di vita.
    Ricerche della nave Glomar Challengere nel 1970 individuano banchi enormi di Sali (salgemma e Gesso -evaporiti) di rilevante spessore - oltre 1000 metri - alternati a depositi organici trasportati dai fiumi che si affacciano lungo le coste della Spagna (Ebro), della Francia (Rodano) e dell’Italia (Po). Risulta così evidente che nel corso della sua lunga storia il Mediterraneo è evaporato diverse volte.
    Il tasso di evaporazione annua è di circa 4000 km cubi e in condizioni climatiche come quelle attuali occorrono 1000 anni per il prosciugamento dell’intero bacino. Viceversa per il suo riempimento completo bastano solo 100 anni perché dallo stretto di Gibilterra ogni giorno entrano 160 km. cubi di acqua.
    La salinità del Mediterraneo risulta abbastanza elevata (39/1000), la maggiore densità determina una corrente di profondità in uscita, rispetto a quella d’ingresso che è superficiale e si sposta da W.  verso E.
    È stato calcolato che una goccia d’acqua penetrata dall’Oceano Atlantico percorre tutto il Bacino del Mediterraneo in circa 150 anni alla velocità di 4 km. l’ora.
    Le coste presentano uno sviluppo complessivo di oltre 46000 km. e si presentano molto diversificate tra loro. Infatti si passa da coste alte e frastagliate a basse e sabbiose con evidenti diversificazioni degli ambienti marini costieri.
    Tutti gli attuali abitanti del Mediterraneo sono di origine atlantica e, vista la struttura geomorfologica dei fondali molto diversificati per origine e profondità, hanno occupato i diversi strati del complesso biotopo marino. Particolarmente interessante, in proposito, lo sviluppo delle praterie di Posidonia oceanica per il notevole ruolo bioecologico e geomorfologico delle aree costiere dove si sviluppa.
    Va comunque precisato che dal 1869 con l’apertura del Canale di Suez molte specie di organismi dal Mar Rosso hanno colonizzato gli ambienti del Mediterraneo soppiantando spesso le specie auotoctone.

REGNO DI NETTUNO - Area Marina Protetta Isole di Ischia, Procida e Vivara
    In Italia la tutela dell’ambiente marino costiero è riconosciuto dalla Legge del 31 dicembre 1982, n.979, che prevede, da un lato, l’attivazione di sistemi di monitoraggio delle acque costiere e, dall’altro, la necessità di salvaguardare, attraverso l’istituzione di aree marine protette, zone di mare che per le loro caratteristiche morfologiche, oceanografiche e biologiche sono meritevoli di tutela e di gestione.
    Nel dicembre 1991, l’approvazione della Legge Quadro sulle Aree Protette n.394 (successivamente modificata e integrata) ha rilanciato la politica delle aree marine protette, con la individuazione di ventinove aree di reperimento in cui istituire parchi o riserve marine.
    Il “Regno di Nettuno”, composto dalle isole di Ischia, Procida e Vivara, è inserito tra le aree di reperimento delle riserve marine.
    Questo territorio è stato oggetto di uno studio propedeutico all’istituzione di un’Area Marina Protetta, commissionato dal Ministero dell’Ambiente alla Stazione Zoologica “Anton Dohrn” di Napoli, la quale si è avvalsa della collaborazione di due istituti del CNR: Geomare e I.Pi.Ge.T.Se.R.S.A. Tale studio, durato circa due anni, è terminato nel febbraio 2001, ma finora la riserva non è stata ancora istituita.
    Le finalità che l’istituzione di un’area marina protetta si prefigge sono diverse.
    Oltre ad avere una funzione di tutela e conservazione ambientale, l’area marina protetta è un efficace strumento di sviluppo per nuove attività economiche di tipo culturale, sociale, urbanistico, scientifico, educativo e di salvaguardia di tutto il territorio anche quello terrestre.
    I tesori naturalistici delle isole Flegree certamente meritano maggior considerazione, tenendo presente che è proprio dalle bellezze paesaggistiche e dai tesori naturalistici, soprattutto nell’isola d’Ischia, che gli abitanti ricavano la loro principale fonte di reddito.
    I fondali marini dell’isola sono caratterizzati dalla presenza di estese praterie sommerse di fanerogame marine (soprattutto la Posidonia oceanica), pianta superiore endemica del Mediterraneo, insediata sia su sabbia che su fondali rocciosi.
    Le praterie formano una sorta di cintura quasi continua intorno all’isola, dove si estendono per oltre l Km dalla linea di costa, dalla profondità di 0,5 metri fino ai 39 metri, sviluppandosi su un’area complessiva di circa 17 Km.
    L’ Area Marina Protetta determina un nuovo modo di considerare la natura.
    L’uomo sa che può intervenire modificando consapevolmente i livelli di equilibrio nei vari ecosistemi, e ciò determina una responsabilità nella fruizione e nell’uso sostenibile delle risorse naturali. Un ambiente protetto ha anche un notevole valore ecologico, economico e turistico. Inoltre gli equilibri e l’armonia della natura assicurano un elevato valore della qualità della vita.
    La responsabilità di conservare l’ambiente integro alle future generazioni assume sempre più maggiore importanza dal punto di vista sia ecologico che etico.

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