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II Mar Mediterraneo è un mare interno, compreso
tra Europa, Asia ed Africa; è collegato all’Oceano Atlantico
ad Ovest attraverso lo Stretto di Gibilterra (13 km). Lo stretto dei
Dardanelli, il Mar di Marmara e il Bosforo lo collegano al Mar Nero,
altro mare interno, compreso tra Europa ed Asia. Il canale di Suez,
aperto nel XIX secolo, collega il Mediterraneo al Mar Rosso e quindi
all’Oceano Indiano.
La superficie complessiva è di oltre 2.500.000 km
quadrati, con uno sviluppo da W ad E di quasi 4000 km. e da N a S di oltre
1600 km.
Il Mediterraneo è un residuo dell’antico mare
chiamato Tetide, il cui fondo, ricoperto da sedimenti, fu compresso
da un movimento tettonico durante l’Oligocene, circa 30 milioni di anni
fa, quando le placche crostali euroasiatica ed africana entrarono in collisione.
Lo scontro violento di tali placche - tuttora in movimento - ha dato origine
ad imponenti formazioni orogenetiche (orogenesi alpina), cioè a quei
rilievi montuosi che si sviluppano tutt’intorno al Mediterraneo, con
manifestazioni di grande instabilità.
Ricordiamo a tal proposito le attività vulcaniche
del Vesuvio, dell’Etna e dello Stromboli, nonché i frequenti terremoti
che hanno devastato l’Italia, la Grecia e la Turchia.
Una soglia sottomarina che si estende tra Tunisia e Sicilia
divide il Mediterraneo in due bacini, orientale e occidentale. Un’altra
soglia, che si trova tra Spagna e Marocco ed è profonda solo 300 metri,
limita la circolazione attraverso lo stretto di Gibilterra e riduce fortemente
le maree.
Il bacino è circondato da oltre 20 paesi ed etnie
diverse, con una popolazione complessiva di oltre 200 milioni di unità,
distribuite lungo 46.000 km. di coste con oltre 100 milioni di visitatori l’anno.
Il Mediterraneo è quasi interamente circondato da coste montuose con
poche ampie pianure e pochi fiumi di una certa importanza: Ebro, Rodano, Po
e Nilo che apportano un consistente volume di sedimenti (oltre 50 milioni di
t. annue). L’equilibrio idrico è negativo, cioè le perdite
per evaporazione sono maggiori degli apporti e sono compensate dall’afflusso
di acque atlantiche e in minor misura dal Mar Nero.
Le acque oligotrofe e salate hanno una produttività piuttosto
bassa, maggiore negli anni più freddi e d’inverno, grazie alle
forti correnti verticali che favoriscono il rimescolamento e l’ossigenazione
degli strati profondi e il riciclo di sostanze nutritive; deboli, invece, sono
le maree e le correnti orizzontali.
La fauna è caratterizzata da specie endemiche, è molto
più ricca di quella atlantica, soprattutto per le specie sessili ed
i crostacei; tale ricchezza avvalorerebbe l’ipotesi che il Mediterraneo
sia stato il centro primario dell’evoluzione e dell’irraggiamento
della fauna dell’Atlantico orientale.
Il Mediterraneo è quindi particolarmente vulnerabile
nei confronti dell’inquinamento, dato lo scarso ricambio delle sue acque.
La densità di popolazione, sia dei residenti che di turisti, determina
condizioni di estremo rischio eutrofico, soprattutto lungo le coste.
L’inquinamento industriale, veicolato dalle acque
di fiumi come il Po o il Reno, è determinato soprattutto dai paesi del
Nord.
Le cause dei principali
problemi ecologici
- Inquinamento da Idrocarburi - Il Mediterraneo,
pur occupando solo lo 0,7% della superficie totale delle acque del pianeta,
accoglie quasi il 25% del traffico mondiale dei prodotti petroliferi. Oltre
630 tonnellate annue di petrolio sono scaricate nel mare a causa del trasporto
marittimo.
- Inquinamento radioattivo - Il Mediterraneo è un
crocevia dei traffici dei rifiuti radioattivi, tossici e nocivi.
- Inquinamento da sostanze chimiche - Soprattutto
Fosforo, Azoto, Merurio, Piombo, Detersivi, Zinco, Pesticidi ecc. Le tracce
di questi prodotti tossici sono presenti nei Pesci del Mediterraneo in quantità centinaia
di volte maggiori rispetto a quelle dell’Atlantico.
- Inquinamento organico e Microbiologico - Soprattutto
molte spiagge italiane e francesi non raggiungono standard di pulizia fissati
per la balneazione. Si hanno così rischi elevati di infezioni al sistema
respiratorio, epatiti, enteriti, dissenteria e colera.
- Pesca esagerata - La quantità di pescato
di oltre 2 milioni di t. supera abbondantemente il limite sostenibile di 1
t. A ciò si aggiunge l’uso di tecniche illegali come Turbosoffianti
(Laguna veneta), Spadare (lunghe anche 8 km contro i 2 previsti) o le Gloria
di oltre 18000 mq. Permane altresì la pesca a strascico che distrugge
le praterie di Posidonia e il Corallo Rosso.
- Introduzione di specie estranee - Oltre 300 specie
estranee hanno soppiantato quelle indigene. Ricordiamo l’Alga Caulerpa
taxifolia, originaria dei Tropici, finita in mare forse dal lavaggio di una
vasca del Museo Oceanografico di Montecarlo che, a causa di una sua tossina-caulerpicina,
si sta diffondendo rapidamente uccidendo le specie endemiche, in particolare
le alghe e le praterie di Posidonia.
Le soluzioni sono sia politiche (accordi
internazionali) che ecologiche.
Soprattutto la costituzione di Aree Marine Protette diffuse
in tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo e l’applicazione
dei regolamenti e convenzioni.
Ricordiamo a tal proposito che nel 1975, nell’ambito
del programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), è stato
approvato un Piano d’Azione per il risanamento del Mediterraneo.
Curiosità e particolarità del
Mediterraneo
L’isolamento geografico delle isole sparse nel Mediterraneo
ha determinato il fenomeno biologico del nanismo o del gigantismo a seconda
delle specifiche condizioni ambientali e trofiche. In particolare nell’isola
di Malta, nella caverna calcarea di Ghar Dalam, sono stati rinvenuti i resti
di tre specie di Elefanti e Ippopotami nani, insieme a Cervi, Ghiri e Cigni
giganti fino a tre metri di apertura alare.
Situazioni ecologiche analoghe anche in Sardegna, Sicilia,
Creta e Cipro hanno determinato nei tempi geologici passati il successo di
Elefanti e Ippopotami pigmei.
Il Gargano, un’isola divenuta penisola 8000 anni fa,
ha ospitato il Porcospino Gigante.
Aridità estiva
Le Piante
Per superare i periodi sfavorevoli al ciclo vegetativo,
le piante mediterranee hanno messo a punto diverse strategie.
- Piante annue - Ciclo breve - 6 mesi durante i
quali le piante completano l’intero sviluppo vegetativo (Violacciocche,
Papaveri, Garofani, Anagallide, Veccia, Lupino ecc.).
- Piante Bulbose - Sviluppano organi sotterranei
disseccando la parte aerea, dove conservano la capacità riproduttiva
- Iris, Orchidee, Ciclamini, Narcisi ecc.
- Arbusti sempreverdi. Foglie spesse, coriacee,
cerose, pochissimi pori per evitare l’evaporazione dell’acqua,
spesso di colore grigio-argenteo per riflettere la luce e ricoperte di peluria.
Alcuni arbusti producono due tipi di foglie piccole, più pelose e cerose
d’estate e più grandi in autunno-inverno.
Le piante aromatiche, come la Salvia, l’Origano, il
Rosmarino o soprattutto il Timo, producono oli essenziali che, oltre a ridurre
l’evaporazione e a proteggerle dai parassiti, inibiscono lo sviluppo
di altre specie, spesso anche se stesse, utilizzando così al meglio
le risorse del territorio.
Gli Animali
Tra gli insetti ricordiamo la Cicala che con il suo lungo
stiletto boccale raggiunge la linfa delle piante dove rimane immobile per settimane,
nutrendosi e richiamando col suo tipico frinire le proprie compagne.
A Rodi, la valle di Pentaloudes, fresca ed umida, accoglie
in estate milioni di Falene che provengono dalle zone più calde e che,
superato il periodo critico di siccità, ritornano nelle aree d’origine.
Le Chiocciole vanno in “estivazione” chiuse
nelle loro conchiglie. Sigillano l’apertura con un tappo di muco; ammassate,
immobili, attendendo la fine dei mesi caldi.
Tra i rettili ricordiamo tre specie di Tartarughe (Grecia,
Italia e Turchia), due dozzine di serpenti: il Biacco, il Colubro Lacertino
(quasi 2 metri), il Colubro Leopardino e il Boa della sabbia e le tante lucertole
dai Gechi al Camaleonte (Grecia e Spagna) fino alla Lucertola comune.
I Mammiferi si presentano con diversi rappresentanti come
i simpatici Macachi europei dell’Andalusia (Bertucce), la Marrigusta
o il Rossetto Egiziano, un megachirottero che ha dei grandi occhi per individuare
le prede e gli ostacoli rispetto ai normali Pipistrelli che normalmente utilizzano
l’ecolocazione.
Associazioni vegetazionali
Dove lo strato di suolo è più limitato e le
risorse complessive sono sparse, si sviluppa la Gariga dove prevalgono tra
le specie di maggior interesse la Lavandaia Salvia, il Rosmarino, il Timo e
l’Erica.
Dove il suolo è più profondo e ricco sono
invece frequenti tra gli arbusti gli Oleandri, le Ginestre, il Mirto, l’Alloro
e il Corbezzolo, mentre le essenze arboree sono soprattutto i Pini, le Querce,
i Lecci, i Cedri, i Cipressi e gli Olivi (Macchia e/o Foresta Mediterranea).
L’area del Mediterraneo si è arricchita, soprattutto
dopo la scoperta dell’America, di numerose specie esotiche, alcune introdotte
quali curiosità botaniche sono ampiamente utilizzate in agricoltura
e nella tipica cucina mediterranea. Ricordiamo il Pomodoro, le Patate, il Peperoncino
e il Topinambur.
Le Cactacee come il Fico d’India o le Agavi, si sono
completamente spontaneizzate, diffondendosi rapidamente in tutte le aree costiere
e siccitose del Mediterraneo. Proveniente dall’Australia, divenendo quasi
un simbolo mediterraneo, è infine il possente e terapeutico Eucalipto,
ricchissimo di oli essenziali benefici.
Le Praterie di Posidonia
La Posidonia oceanica è una specie endemica del Mar
Mediterraneo e appartiene alle Angiosperme, piante superiori dette Fanerogame.
Esse si riproducono attraverso organi ben visibili quali i fiori che non sono
presenti nelle Alghe o in vegetali terrestri meno evoluti come i Muschi o le
Felci.
Questa specie è endemica del Mediterraneo ed ha parenti
stretti solo nelle acque australiane a testimonianza dell’antica origine
comune del “Mare nostrum” e del lontano Pacifico. Le praterie di
Posidonia sono sistemi di elevata complessità biologica e per questo
rivestono un ruolo molto importante nell’ecologia del Mediterraneo ed
inoltre costituiscono uno degli elementi fondamentali nell’equilibrio
e nella ricchezza delle coste.
Grazie allo sviluppo di un efficace apparato radicale e
stolonifero delle piante, le praterie stabilizzano il fondo marino ed impediscono
l’erosione dei fondali; inoltre, grazie all’azione di smorzamento
da parte delle Matte e dello strato fogliare, riducono l’intensità dei
movimenti dell’acqua con conseguente mantenimento dell’equilibrio
costiero.
Questa funzione è anche svolta dalle foglie morte
che si depositano periodicamente sulle spiagge costituendo dei banchi - le banquette.
La prateria è, altresì, un interessante ecosistema:
produce elevate quantità di ossigeno e di materia organica attraverso
la fotosintesi e costituisce una fonte di cibo, diretta e indiretta, per numerosi
organismi, divenendo un punto di partenza di una complessa rete trofica. Per
questi motivi costituisce un habitat di elezione per numerose specie che, oltre
a trovare nutrimento, trovano aree di riproduzione, di deposizione e di riparo
dai predatori.
Accanto all’importanza che la Posidonia riveste per
l’ambiente naturale, sono in corso ricerche per un futuro utilizzo della
pianta anche a livello industriale, come ad esempio la possibilità di
produzione di biogas (metano) dal detrito fogliare o all’utilizzo di
tale detrito come mangime, dopo la sua conversione in biomassa fungina, ad
alto contenuto proteico.
Un ulteriore impiego di questa pianta potrebbe essere quello
di riforestazione di fondi sabbiosi, sia con trapianti di plantule o germogli
viventi, sia con l’impianto di strutture artificiali simulanti il ciuffo
di Posidonia.
Questi problemi di riforestazione trovano origine da un
diffuso fenomeno di regressione che si sta manifestando lungo le coste del
Mediterraneo, soprattutto nella parte più superficiale della zona costiera
maggiormente esposta agli effetti delle attività umane.
Tra le cause che provocano tale regressione e minacciano
la salute delle praterie citiamo:
- Attività di pesca esercitata con attrezzi distruttivi
e molto spesso illegali.
- Ancoraggi
- Costruzione di dighe foranee e barriere frangiflutti.
- Sversamenti urbani.
L’insieme di questi interventi, responsabili dei fenomeni
di regressione, è evidente soprattutto in zone con vasti insediamenti
urbani ed è comune nella maggior parte del Mediterraneo.
Le praterie di Posidonia oceanica, poiché presentano
una grande sensibilità alle alterazioni ambientali, vengono utilizzate
come indicatore biologico per la valutazione dello stato dell’ambiente
marino. Infatti le caratteristiche di una prateria rispecchiano fedelmente
la qualità delle acque in cui si sviluppa e costituiscono un indicatore
biologico su due livelli:
- a livello della popolazione, la profondità del
limite inferiore delle praterie è un buon indicatore della torbidità dell’acqua,
mentre il limite superiore è una zona sensibile ed importante perché sottoposta
alle aggressioni provenienti da terra.
- a livello dell’individuo, la fenologia della pianta
e la biometria fogliare forniscono informazioni sulla qualità globale
dell’acqua, com’è dimostrato della riduzione anche del 50%
della lunghezza media delle foglie in un ambiente inquinato.
È proprio per questi motivi che i paesi mediterranei
devono prendere opportune misure per la salvaguardia di questo importantissimo
ecosistema.
Diventano quindi fondamentali la protezione (Regno di
Nettuno) e la definizione delle aree occupate dalle praterie, la distribuzione
spaziale e la dinamica temporale. A tale scopo si utilizzano metodologie che
conducono a rappresentazioni cartografiche; le carte che si ottengono, di facile
interpretazione, sono indispensabili per la conoscenza dei fondali e per il
monitoraggio delle biocenosi bentoniche costiere.
La cartografia tematica rappresenta un importante mezzo
di controllo dell’ambiente naturale e delle sue modificazioni nel tempo,
grazie alle sue capacità di sintesi.
Gli interventi di salvaguardia potranno essere effettuati
solo in base a conoscenze dello stato attuale di salute e dell’evoluzione
di ogni singola prateria, che si ottengono attraverso opportuni programmi di
monitoraggio.
Per tutti questi motivi le praterie di Posidonia oceanica
sono definite “habitat prioritari”e sono state individuate aree,
i Siti di Importanza Comunitaria (SIC), dove la tutela è fondamentale,
attraverso la Direttiva Europea 92/43 CE recepita dall’ordinamento italiano
con il DPR 357/1997.
La Carta Tematica ci fornisce
le superfici e la aree dei vari tematismi ed in particolare di matte
morta, consentendoci di sapere con precisione quanta prateria si presenta
in stato di regressione.
L’Indice di Conservazione misura
la quantità di Posidonia oceanica viva in rapporto alla matte morta
e quindi fornisce lo stato di conservazione della prateria.
L’Indice di Sostituzione misura,
invece, il valore di sostituzione di Posidonia oceanica con altre specie, nel
nostro caso con Cymodocea nodosa. Questo indice, quindi, valuta quanta prateria è minacciata
dall’installazione di un’altra fanerogama in aree disturbate.
L’Indice di Frammentazione misura
quanto un habitat è frammentato e quindi, in questo caso, quanta prateria
risulta più o meno omogenea.
L’Indice di Complessità delle Chiazze,
invece, misura la complessità di forma delle chiazze dei vari tematismi.
Se il giardino dell’Eden era il luogo in
cui cresceva ogni pianta, piacevole a vedersi e buona per i suoi frutti
e dove l’uomo ha mosso i primi passi, addomesticato gli animali
e coltivato il terreno, Il Bacino del Mediterraneo è stato
il Primo Paradiso dell’umanità.
Cinque milioni di anni fa le acque dell’Atlantico
in soli 100 anni, attraverso lo Stretto di Gibilterra, hanno riempito l’ampia
fossa tettonica facendo nascere l’attuale Mare Mediterraneo.
Due milioni di anni fa compare l’uomo che dalla rigogliosa
natura del Mediterraneo seppe trarre le risorse per la propria sussistenza
e costruire la propria civiltà.
Sei milioni di anni fa l’antico Mar Mediterraneo evapora
completamente. Si forma una lunga fossa lunga 3000 km. e profonda 1600 metri.
Laghi salati poco profondi. Rilievi vulcanici che oggi formano la Corsica,
la Sardegna e le Cicladi elleniche richiamavano le masse di umidità,
che rendono freschi gli ambienti che ospitano grandi foreste ricche di vita.
Ricerche della nave Glomar Challengere nel 1970 individuano
banchi enormi di Sali (salgemma e Gesso -evaporiti) di rilevante spessore -
oltre 1000 metri - alternati a depositi organici trasportati dai fiumi che
si affacciano lungo le coste della Spagna (Ebro), della Francia (Rodano) e
dell’Italia (Po). Risulta così evidente che nel corso della sua
lunga storia il Mediterraneo è evaporato diverse volte.
Il tasso di evaporazione annua è di circa 4000 km
cubi e in condizioni climatiche come quelle attuali occorrono 1000 anni per
il prosciugamento dell’intero bacino. Viceversa per il suo riempimento
completo bastano solo 100 anni perché dallo stretto di Gibilterra ogni
giorno entrano 160 km. cubi di acqua.
La salinità del Mediterraneo risulta abbastanza elevata
(39/1000), la maggiore densità determina una corrente di profondità in
uscita, rispetto a quella d’ingresso che è superficiale e si sposta
da W. verso E.
È stato calcolato che una goccia d’acqua penetrata
dall’Oceano Atlantico percorre tutto il Bacino del Mediterraneo in circa
150 anni alla velocità di 4 km. l’ora.
Le coste presentano uno sviluppo complessivo di oltre 46000
km. e si presentano molto diversificate tra loro. Infatti si passa da coste
alte e frastagliate a basse e sabbiose con evidenti diversificazioni degli
ambienti marini costieri.
Tutti gli attuali abitanti del Mediterraneo sono di origine
atlantica e, vista la struttura geomorfologica dei fondali molto diversificati
per origine e profondità, hanno occupato i diversi strati del complesso
biotopo marino. Particolarmente interessante, in proposito, lo sviluppo delle
praterie di Posidonia oceanica per il notevole ruolo bioecologico e geomorfologico
delle aree costiere dove si sviluppa.
Va comunque precisato che dal 1869 con l’apertura
del Canale di Suez molte specie di organismi dal Mar Rosso hanno colonizzato
gli ambienti del Mediterraneo soppiantando spesso le specie auotoctone.
REGNO DI NETTUNO - Area Marina Protetta Isole
di Ischia, Procida e Vivara
In Italia la tutela dell’ambiente marino costiero è riconosciuto
dalla Legge del 31 dicembre 1982, n.979, che prevede, da un lato, l’attivazione
di sistemi di monitoraggio delle acque costiere e, dall’altro, la necessità di
salvaguardare, attraverso l’istituzione di aree marine protette, zone
di mare che per le loro caratteristiche morfologiche, oceanografiche e biologiche
sono meritevoli di tutela e di gestione.
Nel dicembre 1991, l’approvazione della Legge Quadro
sulle Aree Protette n.394 (successivamente modificata e integrata) ha rilanciato
la politica delle aree marine protette, con la individuazione di ventinove
aree di reperimento in cui istituire parchi o riserve marine.
Il “Regno di Nettuno”, composto dalle
isole di Ischia, Procida e Vivara, è inserito tra le aree di reperimento
delle riserve marine.
Questo territorio è stato oggetto di uno studio propedeutico
all’istituzione di un’Area Marina Protetta, commissionato dal Ministero
dell’Ambiente alla Stazione Zoologica “Anton Dohrn” di Napoli,
la quale si è avvalsa della collaborazione di due istituti del CNR:
Geomare e I.Pi.Ge.T.Se.R.S.A. Tale studio, durato circa due anni, è terminato
nel febbraio 2001, ma finora la riserva non è stata ancora istituita.
Le finalità che l’istituzione di un’area
marina protetta si prefigge sono diverse.
Oltre ad avere una funzione di tutela e conservazione ambientale,
l’area marina protetta è un efficace strumento di sviluppo per
nuove attività economiche di tipo culturale, sociale, urbanistico, scientifico,
educativo e di salvaguardia di tutto il territorio anche quello terrestre.
I tesori naturalistici delle isole Flegree certamente meritano
maggior considerazione, tenendo presente che è proprio dalle bellezze
paesaggistiche e dai tesori naturalistici, soprattutto nell’isola d’Ischia,
che gli abitanti ricavano la loro principale fonte di reddito.
I fondali marini dell’isola sono caratterizzati dalla
presenza di estese praterie sommerse di fanerogame marine (soprattutto la Posidonia
oceanica), pianta superiore endemica del Mediterraneo, insediata sia su sabbia
che su fondali rocciosi.
Le praterie formano una sorta di cintura quasi continua
intorno all’isola, dove si estendono per oltre l Km dalla linea di costa,
dalla profondità di 0,5 metri fino ai 39 metri, sviluppandosi su un’area
complessiva di circa 17 Km.
L’ Area Marina Protetta determina un nuovo modo di
considerare la natura.
L’uomo sa che può intervenire modificando consapevolmente
i livelli di equilibrio nei vari ecosistemi, e ciò determina una responsabilità nella
fruizione e nell’uso sostenibile delle risorse naturali. Un ambiente
protetto ha anche un notevole valore ecologico, economico e turistico. Inoltre
gli equilibri e l’armonia della natura assicurano un elevato valore della
qualità della vita.
La responsabilità di conservare l’ambiente
integro alle future generazioni assume sempre più maggiore importanza
dal punto di vista sia ecologico che etico.

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