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L’uso delle acque termali (o acque calde naturali) è antichissimo,
come si desume anche dalla lettura degli scrittori classici greci e
latini, che ne riportano spesso l’origine legata al mito: con
le acque calde Minerva curò le ferite di Ercole e le Naiadi
Ausonie, come riporta Ovidio, difesero il Campidoglio. Plinio afferma
che al suo tempo, quando la medicina aveva cominciato ad avere qualche
autorità, frequentissimo era il ricorso ai bagni naturali, ai
quali si attribuivano varie virtù. Dalla loro presenza scaturiva,
come avviene generalmente oggi, rinomanza ai luoghi che ne erano custodi
gelosi, riflettendo a volte tale circostanza nella loro denominazione.
Così v’erano città chiamate propriamente Terme e Acque
Calde, come località dette Acque Liguri, Acque Sestie, Acqua
Voconia; in Germania città denominate Baden. Allo stesso
modo oggi si aggiunge ai nomi dei luoghi l’appellativo Terme (Casamicciola
Terme), per metterne in evidenza la loro particolare caratteristica e dotazione
di sorgenti termali.
Dei bagni di Ischia troviamo una citazione in Strabone (64 a.C. – 19
d. C.), secondo il quale era diffusa la convinzione che «le acque termali
qui presenti guariscono coloro che soffrono di mal di pietra».
In epoca romana sulle terme furono elevate maestose strutture.
Alla grandezza di Roma bisognava adeguare queste costruzioni che accoglievano
la parte nobile della città, sia per diletto, sia come rimedio a determinati
mali: si ebbero le Terme Palatine, le Imperatorie, tra cui quelle di Marco
Agrippa, di Nerone, di Diocleziano.
Ed anche la Campania attirò l’attenzione con le sue
località dotate di sorgenti termali, come Baia, Pozzuoli, Ischia.
Fu nel 1300 che cominciarono ad essere citati in senso più specifico
i vari bagni dell’isola: di Vico, di Castiglione, del Lago, di Citara,
di Succellario. E ciò grazie ad un Giovanni medico, da identificare
con Giovanni da Casamicciola, medico personale di Carlo I d’Angiò,
professore primario dell’Università di Napoli. Ma è nel
1500 che ebbe inizio l’epoca di rigogliosa fioritura di studi e di scoperta
di sempre nuove fonti, premessa di quello che poi sarà un patrimonio
idrotermale fra i più ricchi ed interessanti del mondo. Del 1519 è il
testo di Giovanni Elisio sui bagni di Ischia, allegato alla trattazione completa
dei bagni della Campania. Giulio Iasolino nel 1588 pubblicò il più completo
ed autentico trattato di idrologia medica (De’ rimedi naturali che
sono nell’isola di Pithecusa, hoggi detta Ischia), in cui si parla
non solo di quanto lasciarono scritto gli antichi, ma anche di nuove esperienze
e di sorgenti da lui ritrovate. Infatti egli scrive:
«… ogni anno vado visitando questi bagni d’Ischia,
vedendo diligentemente i luoghi, et esaminandovi tutte le miniere, et le cave
et finalmente con il maggior giudizio, che posso, osservando i varii et stupendi
effetti, et utilità che operano ne’ corpi ammalati et nei sani,
et dopo moltissime fatiche, che ho preso nel navigare questo mare, facendo
poco conto de’ pericoli che correvo de’ corsari, parve cosa degna,
sì conveniente a me et agli amici miei, che io ancora ne dicessi il
parer mio». Ed in altro passo: «Quasi ogni giorno andiamo con molte
fatiche et pericoli penetrando le spelonche e caverne oscure di quell’Isola,
e girando intorno tutto quel tratto di mare per non lasciare cosa alcuna indietro».
Iasolino enumera 35 bagni, 19 sudatori o stufe, 5 arene calde:
la loro terminologia è per lo più ancora oggi corrente, ma di
alcuni resta soltanto il ricordo, specialmente di quelli che si trovavano lungo
le coste e che sono stati sommersi poi dal mare. Molte fonti erano utilizzate
anche per la preparazione dei cibi e come bevanda.
Nel 1726 i bagni d’Ischia saranno addirittura celebrati
da Camillo Eucherio de Quintiis in un poema in lingua latina di oltre ottomila
versi: Inarime seu de balneis Pithecusarum. Il padre gesuita, guarito
da una opprimente malattia alle mani con l’uso delle acque minerali d’Ischia,
volle, come segno di riconoscenza, celebrare l’isola e le sue acque medicamentose
con la sua vena poetica e nella lingua di Cicerone e di Virgilio.
Altri autori, per lo più dottori in medicina, che vollero
nei loro scritti lasciare testimonianze intorno alle acque d’Ischia sono,
in varie epoche, G. A. D’Aloisio (1757), N. Andria (1783), F. De Siano
(1801), V. Marone (1847), G. Jervis (1876), Chevalley de Rivaz (1831). Quest’ultimo
realizzò a Casamicciola una sua Casa di salute per l’assistenza
dei malati, che operava insieme con l’altra struttura del Pio Monte
della Misericordia. Ffrancesco De Siano scrive. «La celebrità de’ rimedi
naturali dell’isola d’Ischia, da secoli confirmata colla continuata
esperienza, vi ha prodotto il concorso de’ forestieri sin dalle più rimote
parti dell’Europa (come si è veduto sino a questi tempi), non
solo per il bisogno dei rimedi, che per la curiosità della storia naturale».
Si sviluppa così tutta una letteratura nel campo delle
varie applicazioni che ha trovato e trova riscontro sino ai nostri tempi in
molte pubblicazioni, oltre che in convegni e congressi nazionali ed internazionali.
Sul termalismo Ischia ha per molto tempo visto circoscritta la
suggestione diretta ad orientare e a determinare le reazioni individuali e
collettive, affermandosi come “isola della salute”. Si spingevano
in queste contrade quanti avevano sentito parlare delle acque miracolose delle
sorgenti minerali: gli stessi viaggiatori del Grand Tour erano spesso
attratti da siffatte prerogative e dalla speranza di trovare qui la guarigione
delle loro sofferenze. Poi si è sviluppato il concetto moderno di turismo,
cui fa sempre da valido supporto il settore termo-climatico. Come scrive il
prof. M. Mancioli, Ischia presenta ben 69 gruppi (campi) fumarolici e 29 bacini
idrotermali da cui scaturiscono 103 “emergenze sorgive”, sparse
nei circa 42 kmq del suo territorio. Ed ogni sorgente ha caratteristiche chimiche
e chimico-fisiche sue proprie. Come avvenne un tempo per i Romani, anche qui
sono state realizzate moderne e adeguate strutture, sia sulle sorgenti stesse,
la cui rinomanza affonda nell’antichità, sia come complemento
dei complessi alberghieri e di parchi attrezzati, in modo da aggiungere, in
un felice connubio, elementi naturali di ordine terapeutico con quelli sovrastrutturali
di comodità, di organizzazione e simili.
Anche l’esigenza moderna di salute concepita come stato
di benessere fisico e psichico, l’aspetto decorativo e ornamentale del
corpo, trovano in un certo senso riscontro nelle applicazioni che Iasolino
già indicava nel suo trattato, alludendo all’uso dei bagni per
rendere bella la pelle e levarne tutte le macchie: «… mondificano
e nettano tutta la cute, ovvero pelle, le gengive, i denti e tutte le parti
della bocca. Fanno li capelli belli, e adornano e abbelliscono tutte le altre
parti del corpo humano di maniera che non solo si stimano come bagni, ma ancora
come luoghi di piacere e spasso, delitiosi in modo che per questa ragione si
potrebbero ragionevolmente chiamare bagni di decoratione».

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