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Napoli ha insegnato a tutto il mondo la cultura

di Gerardo Marotta *

Gerardo Marotta
Presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici

La situazione di Napoli, della Campania e del Paese è difficile. Ma anche quella dell’Europa è preoccupante, e lo lamentano da tempo coloro che pensano alla cultura che l’Europa ha creato e in cui consiste. Si paragona la situazione presente a quella di Pericle ad Atene, quando le ricordò il suo dovere di essere attenta a tutelare la pace, per diventare la scuola dell’Ellade. Ma  Atene non seppe farlo, e, pur avendo espresso così grande cultura e grande politica, invece di seguire il consiglio assalì le città sorelle, distrusse il fronte dell’Ellade, minò la possibilità di una forte federazione: e finì cancellata dall’atlante politico, scomparve nell’Impero Romano, poi in quello Turco. Essa, che aveva dato la civiltà al mondo.
Oggi l’Europa corre lo stesso rischio, dopo aver realizzato la sua unità dopo tante guerre fratricide. Occorre un sussulto della memoria che ricordi la grande civiltà espressa e culminata nel ‘700. Sconfitta da due guerre mondiali e dall’orrore razzista, ascolti quel che già Thomas Mann disse, richiamando l’Europa alla sua missione, al dovere di creare un solo stato, con un solo presidente, in una vera unità che come l’americana superasse i conflitti ed edificasse un nuovo mondo, per la fine delle guerre. Ma già Nitti ed Einaudi lamentarono la difficoltà del decollo di un progetto così grande, e non le si può purtroppo reputare voci del passato.
La cultura è la strada per rinnovare le antiche glorie. Bisogna ricordare quale grande parte abbia l’Europa nella cultura mondiale: fu Leibniz a dare l’impulso per la creazione delle tante Accademie, che oggi onorano con i loro riconoscimenti persone come chi vi parla, che cerca di richiamare i concittadini ad una grande memoria di cui si deve essere orgogliosi, ma anche meritevoli.
Invece solo l’economia, e troppo spesso un’economia gretta e truffaldina, è l’unica mira dei politici.
Come si può sopportare l’ineguaglianza, l’ingiustizia contro cui gridava Rousseau; il guadagno eccessivo di tanti è notizia di ogni giorno, mentre la povertà affligge gli impiegati onesti di ogni livello, che portano avanti la nazione. Chi s’impegna in politica guadagna troppo di più di quel che sia ovunque in Europa e nel mondo, nelle loro mani è la cultura e l’avvenire: e loro lasciano morire questi grandi istituti di cultura, e sovvenzionano corsi di formazione autogestiti.
Dopo la seconda guerra mondiale l’Italia era distrutta dai bombardamenti, non c’era la scuola né una cultura capace di scrivere libri per la scuola che non fossero legati al regime totalitario: nel 1944 venne a Napoli un grande banchiere, Raffaele Mattioli, e si recò da Benedetto Croce, a Palazzo Filomarino, di fronte a Santa Chiara. Gli disse: “Sono venuto perché le nuove generazioni così non si possono formare, non ci sono mezzi. Istituiamo borse di studio, fondiamo un’accademia, l’Accademia di Cultura Politica e Storia,”. E Croce scrisse ad Omodeo: “E’ venuto Mattioli, gli ho risposto di si”. E quando tornò Mattioli, gli disse “Sono d’accordo, ma si chiamerà Istituto di Studi Storici”. Di qui, da quelle stanze, da quella biblioteca, sono venuti i grandi storici italiani.
Nel 1974 mi telefona Elena Croce e mi dice: ”Gerardo, stiamo venendo a casa tua, io e il Presidente dell’Accademia dei Lincei, Enrico Cerulli”. Io facevo l’avvocato, avevo un grande studio, e mi dissi subito onorato di quella visita.  Vennero: “Marotta, l’Europa sta dissipando la sua cultura, toglie la filosofia dalle università, la trasforma in materia non obbligatoria, obbligata a fondersi con altre materie per sopravvivere. Ma cos’è l’Europa senza la sua grande filosofia? Marotta, devi lasciare la professione e dare una svolta a questa situazione”. “Datemi un anno di tempo!” dissi, ma dovetti cedere alle loro insistenze, e partimmo per Roma, costituimmo la società, e diventai Presidente a vita dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.
Lo presentammo al Presidente della Repubblica, all’Accademia dei Lincei, Ciampi e tanti illustri politici l’hanno frequentato ed onorato, l’UNESCO ha affermato che l’IISF non ha pari al mondo. Ma l’Istituto oggi si ritrova come all’inizio, sostenuto dai beni della mia famiglia, che ha dovuto investire in esso anche quando c’era qualche forma di aiuto, per l’azione così grande ed operosa svolta: 500 seminari in ogni regione d’Italia, 200 scuole nel Mezzogiorno d’Italia, 400 mostre itineranti e tantissime occasioni di cultura nell’Istituto, quotidiane, hanno ospitato 20mila intellettuali di ogni nazione. Questi due grandi istituti di cultura oggi rischiano di non sopravvivere -  per far crescere e proliferare tante attività strettamente legate alle contingenze politiche.
Quanto il Presidente Mitterand organizzò il bicentenario della Rivoluzione Francese, e gli mostrarono i grandi programmi che erano stati stesi per le celebrazioni, Mitterand obbiettò che non si era lasciato lo spazio che meritava Napoli, la città che ha insegnato a tutto il mondo la cultura. Ricordava che quando la vedova Filangieri andò con i figli a Parigi, esule, Napoleone le fece trovare in camera la sua copia della Scienza della Legislazione scritta da Gaetano Filangieri, che aveva già destato l’interesse di Benjamin Franklin, che ne aveva tenuto conto nel suo progetto, come fece poi Napoleone col Codice Napoleonico. A chi gli obbiettò che ci si sarebbe pensato nel ’99, visto che si era nell’89, Mitterand rispose “Ma così il programma è incompleto, chiamate Marotta, fate che sia completo, pena la mia mancata approvazione al progetto!”. Questo disse Mitterand, perché per lui la grandezza della Rivoluzione Francese era stata aiutata dal fondare in una grande borghesia che voleva la libertà economica e politica, per liberarsi dell’aristocrazia parassitaria e dei suoi privilegi, di una crisi economica e politica della nazione: Napoli non aveva tutto questo, e se in Francia aristocratici e chierici si schierarono col Re, Napoli seppe coinvolgerli in una rivoluzione per nulla passiva, molto attiva, tutta fatta di ideali e di cultura, di senso del dovere, anche se meno forte nei fatti. Poverissima, perché il Re era fuggito in Sicilia con le Casse dell’allora ricchissimo Banco di Napoli: ma di una ricchezza eccezionale per le idee e gli eroismi che poi ha lasciato alla nazione, idee e atti di coraggio, linee di politica, che i decenni successivi hanno accolto. Il sacrificio di quegli uomini e donne è ricordato sulle scale del Palazzo Serra di Cassano, dove ha sede l’IISF.
L’UNESCO riconosce l’attività dell’ISS e dell’IISF come encomiabile e meritoria, vera bandiera di cui la città deve essere orgogliosa per le linee alte che hanno indicato a Napoli, che già altre volte è stata sede della riflessione sull’Europa.
Oggi che la malavita organizzata piega la città e stringe alleanza coi poteri forti nella nazione, che la camorra in città mostra ben oltre questa faccia malavitosa l’altra delle istituzioni, più pericolosa e tralignante: occorre un’azione come quella del banchiere Mattioli, come quella di Elena Croce, che spazzi via tutti coloro che sono disposti a collaborare solo per accettare prebende.
Come hanno fatto questi istituti, dove chi li sostiene ha rimesso le proprie sostanze in nome di un ideale di cultura e di azione della città, per ridarle lo smalto che ebbe.
Sono ancora disposto a dare il mio contributo, riconosciuto da tutta Europa, per spazzare via gli impostori che maneggiano la cultura e abbattono questa città, troppo colpita sempre dall’abbandono della sua borghesia, che costretta alla diaspora non può creare occasioni di rinascita della città. Tenerla in città è essere vicini ai giovani, perché continuino la tradizione senza abbandonarla per motivi di personale riuscita economica, è dare una speranza non solo a Napoli, ma ad una ripresa degli ideali dell’Europa.

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