Nelle
Edizioni de "La Rassegna d'Ischia" è
apparsa la pubblicazione, in versione italiana curata da Raffaele
Castagna, del poema latino "Inarime" di Camillo
Eucherio de Quintiis della Compagnia di Gesù.
Già lo scrittore Gennaro Gamboni, che per primo ne presentò
l'opera, nell'opuscolo "Ischia e il suo poeta Camillo
Eucherio Quinzi" (Napoli 1952) tra l'altro annota:
"Ischia vanta un poema scritto nella lingua di Cicerone
e di Virgilio quale solo Roma imperiale con l'Eneide può
vantare". A lui fece eco il fondatore della Biblioteca
Antoniana, Mons. Onofrio Buonocore, uomo di solida cultura umanistica,
docente illuminato e autore di innumerevoli pubblicazioni su
Ischia "piccola Atene del Golfo Partenopeo", amante
"feroce" (l'aggettivo è suo) della nostra isola;
egli scriveva nel suo introvabile "Ischia"
del 1958: "Molti hanno scritto di Ischia in tutte le lingue;
Eucherio Quinzio lascia indietro tutti. Inarime di Eucherio
sta a Ischia come l'Eneide di Virgilio sta a Roma". Egli
ha sempre peraltro suggerito ai giovani il seguente insegnamento:
"Conoscete la terra ove siete nati, non superficialmente;
esploratela nei suoi aspetti topologici, storici e nelle sue
secolari tradizioni". Tralascio le lodi di Giambattista
Vico e di altri personaggi autorevoli che hanno espresso un
consenso assoluto, senza riserve.
Come in tempi remoti le varie traduzioni, fra cui soprattutto
quella di Annibal Caro, insigne letterato e umanista del XVI
secolo, malgrado qualche concettosità e orpello prebarocco,
fecero rivivere nei modi propri del maturo gusto rinascimentale
il poema virgiliano e ne resero possibile una più ampia
divulgazione, così oggi la versione in italiano del testo
latino "Inarime seu de balneis Pithecusarum"
(Inarime o i bagni di Pitecusa) potrebbe far uscire dall'oblio
un lavoro che, dopo i primi riconoscimenti, in particolar modo
perché "importante per l'argomento, classico per
la forma, ricco per la lingua, armonioso per la struttura del
verso eroico latino, vasto per le proporzioni", non ha
più avuto adeguato spazio nel campo della cultura isolana.
L'accostamento fra le due opere di primo acchito potrebbe sembrare
ardito ed avventato, ma tale non è, se si conoscono almeno
i tratti essenziali di "gestazione" del poema e si
considerano obiettivamente le dovute differenziazioni e le debite
proporzioni che le contraddistinguono.
Il poema Inarime, pubblicato a Napoli nel 1726, è dedicato
a Giovanni V, re di Lusitania dal 1706 al 1750, come si evidenzia
anche dal frontespizio del libro, ed è opera del monaco
gesuita P. Camillo de Quintiis (o Quinzi), nato all'Aquila degli
Abruzzi il 14 gennaio 1675 ed ivi morto il 2 ottobre 1733.
L'autore aggiunse al suo nome l'appellativo "Eucherio"
(= agile nelle mani) dopo l'esito felice delle cure nelle acque
termominerali della nostra isola alle sue mani rattrappite e
doloranti, colpite da un'opprimente malattia ai nervi.
Esso è composto di oltre ottomila versi in lingua latina
e costò "otto anni di lavoro e di veglie".
Al Carme introduttivo, che è una vera e propria dedica
al re Giovanni V, fanno seguito alcune avvertenze per il lettore,
in cui il poeta con molta modestia e umiltà si scusa
per le eventuali imperfezioni attribuibili alla novità
della materia e all'intrinseca difficoltà di elaborazione
poetica; si passa quindi ai sei libri in cui sono suddivisi
i vari argomenti concernenti le terme e il loro uso, con l'interpolazione
di episodi, descrizioni, metamorfosi, di ovidiana, armoniosa
bellezza. Particolarmente interessante risulta il primo libro
in cui l'autore considera suo ispiratore lo Spirito Santo, con
il cui aiuto auspica che possa dare lustro all'isola e soprattutto
evidenziare le qualità nascoste delle acque, la loro
natura e la loro efficacia terapeutica. Qui sono descritti i
vari luoghi dell'isola, le sorgenti, le stufe e le arene; significativo
rilievo assume la descrizione del Castello (arx fulgens).
Come Dante nella Divina Commedia, Eucherio spesso invoca anche
divinità pagane o mitologiche che lo assistano nel suo
arduo, disagevole lavoro irto di ostacoli.
L'opera è corredata da otto incisioni di pregevole fattura
di Andrea Mailar su disegni di Antonio Baldi raffiguranti allegorie
delle acque.
De Quintiis non nasconde di aver seguito le orme di Giulio Iasolino,
il medico di Monteleone, colui che, secondo P. Buchner, "dette
nuova vita ai bagni dell'isola d'Ischia", da Eucherio chiamato
Podalirio che, novello Virgilio, si assume il compito di accompagnare
il poeta nella scoperta e nella conoscenza delle acque, considerato
che già vi aveva trascorso ben diciotto anni nell'esplorazione
di nuovi bagni e di quelle acque prodigiose che dettero la guarigione
anche ad un papa, Innocenzo XII, a cui una caduta aveva fratturato
la tibia e procurato numerose contusioni, e al cardinale Michelangelo
Conti, poi papa Innocenzo XIII. L'isola è sempre citata
con le denominazioni di Inarime, Pitecusa, Aenaria ; non è
mai riportato nei versi il nome Ischia, che invece compare in
alcune note, in cui troviamo anche Lo Lacco, Barano, Casa Nizzola
o Casa Micciola, Testaccio, Pansa, S. Angelo, S. Pietro a Pantanello,
S. Lorenzo, Piano di Liguori.
L'opera non è un arido elenco di morbi e relativi rimedi,
ma una galleria di eventi e digressioni adatte a rilassare gli
animi e a non stancare la mente nella monotonia e nell'aridità
dei dati. L'autore fa proprio l'intento di Virgilio nelle Georgiche,
che pone in primo piano il fine di dilettare il lettore, prima
ancora di istruirlo nell'arte contadina; la materia è
così permeata di sublime poesia e continui riferimenti
mitologici e letterari abbelliscono i tratti didascalici. Obiettivo
di Eucherio non è solo quello di informare, ma nel delineare
le mitiche origini delle fonti e delle rupi isolane e della
loro formazione, vuole offrire un saggio delle sue notevoli
capacità di poeta e renderne il lettore direttamente
partecipe.
L'opera di Eucherio ci rammenta, tra l'altro, di raccogliere
il messaggio di Onofrio Buonocore, e cioè di conoscere
l'isola nelle sue incomparabili bellezze naturali, paesaggistiche
e artistiche, che offrono un piacevole soggiorno a tutti in
quello spirito di accoglienza e di ospitalità considerato
sacro dai nostri progenitori euboici.
La traduzione in endecasillabi di Raffaele Castagna, intrisa
di rigorosa cultura umanistica e di un paziente "labor
limae", risulta nel contempo classica e moderna, del
tutto aderente ai dettami della lingua di oggi. Non mancano
termini come "starter" per dare il via ad una
gara di atleti, o "hobbies" per indicare i passatempi
alternati con le cure, e altre espressioni icastiche di
sicuro effetto. Non difetta una certa vena ironica e un'ilare
leggerezza per rendere godibile una materia di per sé aspra
ed austera in un'opera che certamente è una pietra
miliare nella letteratura della nostra isola, opera che,
secondo gli auspici di Eucherio, farà sì che "Inarime
sarà ancora più
famosa, da un capo all'altro del mondo, sia dove ardono i raggi
del sole, sia nelle zone gelide e desolate dell'emisfero boreale".
(Il Golfo, 8 gennaio 2003)