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Nitroli

Infuriava per le contrade euboiche grave contagio, causa di lutti continui, per cui la gente rivolgeva preghiere e doni agli dei per impetrare protezione. Consultato l'oracolo, la Sibilla così vaticinò: "La salvezza che cercate, verrà soltanto da una Ninfa". Di quale Ninfa si trattasse non si capiva e di tale incertezza profittò Iale, brava nel tramare insidie, nata in Aenaria, introdotta nelle schiere delle Driadi (ninfe dei monti). Cogliendo l'occasione del responso, si presentò come colei che poteva fermare il diffondersi della pestilenza. Ma ciò avrebbe potuto avverarsi soltanto dopo aver ricevuto doni votivi offerti presso altari a lei consacrati. Tutti accettarono le condizioni.
Poiché la profetessa aveva peraltro indicato che soltanto le acque di Ischia potevano portare la salvezza, Iale si insinua nei reconditi seni per i fumanti bacini e per gli antri tenebrosi; raccoglie nitro e zolfo da mescolare con le acque salutari e già si appresta all'uscita, quando la scorge Inarime che, raggiuntala, così l'apostrofa: "Cosa cerchi? Chi ti ha spinto qui?". Scoperta nel suo furto, Iale perde i sensi e la mente. Il gelido corpo si irrigidisce in sasso, così come in pietra si mutò Niobe, visti esanimi i figli e il marito, rimanendo attaccata alla rupe di Sipilo. E, siccome prima, mentre folle desiderava gli onori dovuti al dio indigete, aveva rimescolato i doni di quei fossili stillanti sotto i rifluenti antri, come se questa fosse una debita parte di pena, fusi ancora i rapiti liquidi, a testimonianza del furto, la celebre vergine venne in fonte mutata. E, poiché ciò che Iale aveva rubato ai lidi di Inarime odorava di nitro, anche alla fonte fu conservato il nome di Nitroli.