Le Ninfe
Nel
suo poema Inarime, l'autore viene accompagnato da Iasolino,
nelle mitiche vesti di Podalirio, semidio figlio di Esculapio, esperto
dell'arte medica, nelle profondità della terra, dove incontrano
le Ninfe che sono intente, sotto la sorveglianza e la guida di Inarime
a fondere i vari metalli nelle sorgenti d'acqua: Criseide (oro),
Idrargirite (argento), Calcantide (vetriolo), Càlibe (ferro),
Alumiade (allume), Nitroli (nitro), Asfaltide (bitume), Leucogèa
(zolfo), Calcitide (rame), Galatea (salsedine), Magnetide (il magnete),
Ocra (argilla), Cadmea (ossido di zinco), Armenide (bolarmenico),
Marcassite (pirite).
Appena giungono nelle patrie caverne, verso di essi si muove Inarime
stessa che alma presiede su tutte, ed a cenni le guida: questo onore
le concesse Cibele, la madre degli dei, la sovrana assoluta della
natura feconda. Ognuna è intenta al proprio lavoro e accompagna
col dolce canto la propria opera: parte alimenta il fuoco, parte
fonde i metalli e nelle vasche cola e getta, secondo convenienza;
altre riempiono di solfo le caldaie e distribuiscono le acque.
"Osserva con attenzione", dice Podalirio-Iasolino al giovane
Quinzi: "Quella che riveste drappo lucente di molto oro e fra
le trecce e al seno ne è pure ornata, e che dinanzi alle
altre doviziosa avanza è Criseide, simile a vene di cava
aurifera, occupata a filtrare l'oro. Colei che ha cura degli stagni
vicini è ricca ancor essa e solamente a Criseide inferiore
nel culto: dalle native rive straripando procede argentea e copiosa
a pieno alveo, ed è detta Idrargirite. Poi le altre che già
la fama elevò al cielo, adornate di più corone pei
vinti morbi. Calcantide, atre le guance, pur d'atro colore imbratta
le Naiadi (l'acqua) e le rende di nereggiante aspetto. Timore non
incuta Càlibe (ferro): benché si aggiri in mezzo ai
truci nemici, tra le fiamme e tra faville di polvere pirica, e sempre
arrechi stragi, morti e violenti eccidi, non colleziona qui stragi,
spargimenti di sangue, dannose rovine. Mutata nel genio, ora di
novelli doni promotrice, vitali aiuti offre, quasi a dissolvere
e compensare mali antichi e crudeli un tempo causati: essa cosparge
di salubre ferro le acque, nelle quali si bagnano i corpi che felicemente
possono riprendere le forze. Altre alle ribollenti caldaie attizzano
le fiamme, dentro versando nitro, allume, solfo, bitume: Alumiade
è la madre e intorno v'è l'almo coro delle figlie.
Qui si trovano la salsa Nitroli, la sorella Leucogèa ed Asfaltide
dai tetri vapori. Inoltre splende nella pompa peregrina, ostenta
barbariche ricchezze e fonde del patrio metallo i tesori, Calcitide
gratissima a Venere, già dea delle spiagge Ciprie ed or non
ultima tra le Ninfe d'Inarime. E poi c'è la Nereide Galatea,
che riempie i fonti del sale di amaritudine: a lei si accompagna
quella che nera nel volto e sassosa a sé attira il rigido
ferro, cioè Magnetide. Quelle altre poi che coltivano le
chiuse stufe, trasmettendo salutari aure nelle fonti sono Ocra,
Cadmea, Armenide e Marcassite. Tutte d'Aenaria, per virtù
famose".