La leggenda di Tifeo
(Sullo
sfondo: rumori sordi risonanti in una spelonca; colpi di martello
su un'incudine, qualche belato lontano).
Una Voce Tonante - E anche oggi le nuvole sono andate lontano,
e laggiù pioggia a dirotto! La vendetta continua!...
Altra Voce Roca - Anche il resto dell'armento languisce! Se
continua così, anche le ultime bestie finiranno.
La Prima Voce - È ostinato, il Tonante! Ah, sedici mesi,
e nemmeno una goccia di pioggia! La Terra, arsa, non produce che sterpi...
La Seconda Voce - Ancora si vendica, o nostro Capo, della tua
richiesta di disporre con lui del dominio della Terra e del Cielo.
Non è disposto, il Cronìde, a far partecipi delle sue
immense fortune, dei suoi privilegi!
La Prima Voce - Vedremo! Vedremo!! Anche la mia pazienza ha
un limite!
Una Terza Voce (sommessa) - Ma se è questo l'ordine
delle cose naturali! A noi poteva bastare il dominio della Terra.
Non c'è altro essere che sovrasti i Giganti...
La Prima Voce (aspra) - Insano e codardo, tu! Non sai che io
voglio migliorare anche la vostra sorte? Indegno della nostra stirpe,
generata dalla Terra madre!
La Seconda Voce - Ma se continua cosi...
La Prima Voce - Io, Tifeo, capo dei Giganti, dominatore di
questi territori che il prepotente ora distrugge...
La Terza Voce - Che dici mai, o Tifeo?
Tifeo - Taci, maledetto! Io chiamo a raccolta la inclita progenie!
Bisogna punire il prepotente che distrugge ogni nostro sforzo. Suonate
a raccolta!...
(Suono
a martello, vocio nella caverna, frastuono, trambusto: i Giganti a
raccolta).
La Prima Voce - Io, Tifeo, capo della stirpe possente dei Giganti,
vi dico che la nostra situazione è divenuta pericolosa, insostenibile!
Giove, il Tonante, si ostina a privarci della pioggia, indispensabile
alla nostra vita, alle nostre bestie, mentre ne manda a torrenti poco
lontano, così, per dispetto! E tutto languisce intorno a noi:
non possiamo sopportare oltre questo affronto! Ho deciso: daremo la
scalata alla magione della magna genia dei celesti, li abbatteremo
per sempre, e al loro posto regneremo noi, regnerò io!!!
Voci Sul Fondo - Osa, o Tifeo! Osa!!!
Altre Voci - Tremendo! Temerario! Empio!!!
Una voce (in primo piano) - E come, o grande Tifeo?...
Tifeo - Ho già pensato! I monti saranno disvelti dalle
loro fondamenta e accatastati. Ve ne sono abbastanza nei nostri paraggi.
Una Voce - Ma Giove è il signore del fulmine...
Tifeo - Tu paventi: noi ammasseremo i macigni di notte, quando
non può vederci.
Voci roche - Sì, sì, osa o grande Tifeo!
Tifeo - A questa notte, allora. Date una prova della vostra
possanza; scegliete i massi più grossi: occorre salir presto,
improvvisi... E domani il dominio della Terra e del Cielo sarà
nostro, sarà mio!... E delle piogge, disporremo come ci fa
comodo!
(Rumori,
vocio di assenso che va affievolendosi. Si scioglie l'assemblea dei
Giganti. Pausa).
L'annunciatore - Alta è la notte; sulla Terra ferve
l'opera temeraria dei Giganti che per tentare la scalata all'Olimpo
rimuovono i monti e li ammassano l'uno sull'altro. Il tentativo procede
alacremente: bisogna far presto. Nel frattempo, gli dèi riposano
tranquillamente. Il cielo è terso. Ma sugli spalti dell'eterea
magione qualcuno veglia. Ecco quanto vi accade:
Una Voce argentina - L'Aurora dalle dita di rosa ha sciolto
il suo cocchio: tra poco pel cielo si stempererà la luce mattutina...
Una Seconda Voce - La Corte augusta tuttora riposa. E noi,
qui, a spiare il fluire delle ore e degli eventi. Ma come è
piccina, la Terra, laggiù! Da questo soglio tutto appare limitato...
La Prima Voce - Che vedo, lì, verso il mare che ribolle?!
La Seconda Voce - Una pila di monti che si solleva a vista
d'occhio!!
La Prima Voce - Lì, nel potentato dei Giganti!
La Seconda Voce - Ma che fanno?! Guarda: ancora un monte sulla
pila, ancora un altro!
La Seconda Voce - Un'idea diabolica! Certamente Tifeo...
La Prima Voce - Ieri si lamentavano per la mancanza d'acqua;
il padre li punisce per la loro tracotanza!
La Seconda Voce - Temerari! Scellerati!! Tentano la scalata
alla nostra eterna magione! È terribile! Va, va! Vola! Desta
l'olimpico Signore, suona la tromba, che tutti gli dèi accorrano!
...
(Pausa)
Una Voce solenne - Dunque hanno osato tanto i perversi? Insani!
Proveranno ora quanto è tremenda la mia ira! E Tifeo, che pretendeva
di scalzarmi dal soglio, di rapirmi l'imperio del mondo, sentirà
più implacabile la pena. Quegli stessi monti che hanno rimossi
dalle fondamenta serviranno per punirli: per sempre ne dovranno sopportare
il peso... Tifeo dovrà soggiacere sotto il più pesante
di essi... I miei fulmini!...
(Fragori
secchi, consecutivi, crescenti. Pausa)
L'annunciatore - Percossi dai fulmini tremendi dell'olimpico
Signore, i Giganti vennero rapidamente annientati e i monti rovesciati
giù dalla pila ciclopica; il paesaggio che ne sortì
aveva aspetti singolari, sinistri ed attraenti al tempo stesso. Ciascuno
dei Giganti fu condannato a sopportare il peso dei monti disvelti,
e Tifeo il più grosso dei macigni, divenuto poi l'Epomeo, possente
monte dell'isola d'Ischia, che fa corona al golfo di Napoli. In quella
zona, e in quella poco lontana dei Campi Flegrei, ove la terra è
pregna di misteriose forze rigeneratrici, si sarebbe svolta la titanica
lotta dei Giganti contro gli dèi. Ma Tifeo non si rassegnò
facilmente al suo crudo destino: ecco quanto andava lamentando qualche
tempo dopo la temeraria impresa.
Una Voce roca (lamentevole). - Ah! Qual destino terribile!
E quanto pesa questo enorme macigno! Già, e fui io a rimuoverlo,
è vero! Ora mi opprime, mi toglie il respiro! Un vero peccato!
tutto stava per sortire l'effetto! L'alba ci ha traditi! Eppure non
sono stati lenti i miei fidi! Ed ora la mia stirpe è distrutta!
Qual triste destino: eternamente così, come miseri bruchi!
Un tempo si aveva tanto dominio...
Ma il Fulminante non potrà togliermi di vendicarmi per questa
terribile condanna: io non darò pace a questa terra che mi
sovrasta. Se non posso rimuoverla dal mio dorso, la scuoterò;
tremerà il suolo e si formeranno voragini: il mare, ribollente,
vi si precipiterà; col fuoco della madre Terra formerà
lave ardenti che distruggeranno l'opera degli uomini, di quelli che
l'olimpico ha fatto succedere al nostro dominio. Vedremo! Vedremo!!
(Pausa)
L'annunciatore - L'epilogo della lotta violenta tra i giganti
e gli dèi, che la mitologia vuole sia culminata con l'impresa
più temeraria che la leggenda ricordi, la scalata al Cielo
da parte dei primi, fu tremendo per questi. Nella regione ove i Giganti
abitavano, corrispondente a quella ora detta dei Campi Flegrei, ad
occidente di Napoli, i monti, i piccoli coni, i crateri ardenti, sorsero
dalle acque sconvolte, ma sulla schiena dei ribelli che rimasero inchiodati
a sopportarne eternamente il peso.
Di fronte a quella costa, altri monti sorsero formando delle isole:
quelle dell'arcipelago partenopeo. Tra esse la più grande,
Ischia, annovera un monte alto circa 800 metri - l'Epomeo - sotto
il quale, vuole la leggenda, venne relegato Tifeo, il promotore della
rivolta contro gli dèi.
Questi non si rassegnò facilmente e l'isola, in passato, fu
sconvolta dalla sua irrequietezza. Diversi vulcani sorsero su quel
territorio, e lave ardenti si riversarono sui dolci pendii. Fumarono
i vapori di infocate sorgenti anche in riva al mare, e frequenti furono
gli sconvolgimenti del suolo, per cui i primitivi abitanti, a più
riprese, dovettero abbandonarla.
Ma suggestiva era l'attrattiva che quella terra esercitava su tutti
coloro che si trovavano a remigare dinanzi alla stupenda Partenope,
la città delle Sirene, per cui sempre vi ritornarono altri
abitatori dopo le eruzioni vulcaniche e i violenti sconvolgimenti.
Oggi, dal grembo della terra vengono fuori gli avanzi delle remote
civiltà sorte su quella incantevole plaga del Tirreno, posta
di fronte a Cuma, la greca città campana di più millenni
vetusta: vasi, anfore, urne funerarie di mirabile fattura ritornano
ora alla luce grazie alle pazienti ricerche di appassionati archeologi.
Tuttavia, il Gigante continuava ad agitarsi e a distruggere, con i
suoi contorcimenti, l'opera paziente e tenace degli uomini: e qui
la leggenda ancora fiorisce per dar conto dell'ira finalmente placata,
del prodigioso trasformarsi di quella terra in un'oasi fiorita nel
più carezzevole bacio del Tirreno.
Alcun tempo dopo l'inesorabile condanna di Tifeo, qualche divinità
cui era cara la peregrina bellezza, trovatasi a transitare su quel
mare così ricco di storia e di eventi, volle intercedere per
placare l'erculeo ruggente e per creare su quel lido un magico intreccio
di elementi salutari e benefici. Il Gigante aderì al richiamo
alla mansuetudine, visto che nulla avrebbe potuto mutare il proprio
orrendo destino e, preso dal rimorso per le sventure provocate a uomini
innocenti, volle dar prova del suo pentimento. Lacrime ardenti sgorgarono
copiose dai suoi occhi infocati, e queste dai numi vennero trasformate
in acque salutari, capaci di lenire tanti malanni: quelle lacrime
divennero lavacri rigeneratori di forza e di salute. Densi vapori
emanano dalle anfrattuosità del terreno, e permeano l'aria
di principi vivificatori; la primavera orna del suo sorriso e vi largisce
il suo tepore in tutte le stagioni dell'anno.
Oggi l'umanità sofferente largamente beneficia di quegli insperati
rimedi per le sue sofferenze mentre la poesia, ispirata dall'aura
del mito e dalla suggestiva bellezza di paesaggi d'incanto, trae dalla
leggenda e dalla storia i motivi per intessere intorno a quella plaga
cerulea corone di figurazioni fulgenti.
La scienza, compiacente, annuisce