La letteratura della FLORA dell'isola d'Ischia
Giovanni Gussone
a cura di Raffaele Castagna
- L'isola
d'Inarime, così detta dagli Arimi che un tempo l'abitarono,
fu conosciuta dagli antichi anche sotto il nome di Pithecusae per la produzione dei vasi di creta, o di Aenaria per esservi
approdate le navi di Enea, o per l'abbondanza di vini; ora si chiama Ischia per la sua forma simile all'osso dell'anca, o, come
alcuni credono, per la fortezza del Castello.
È situata al grado 11,40 di longitudine Est dal meridiano di
Parigi, al grado 40, 41', 46" di latitudine Nord: dista otto
miglia geografiche dalla vicina terra continentale di Pozzuoli e
in mezzo si trovano altre isole minori, come Prochyta e Vivara.
Nell'isola vi sono vari villaggi, tra cui i più abitati sono
Ischia, sede vescovile, a Est, e Forio a Ovest (1), con una popolazione
complessiva di 25.000 abitanti. Un breve molo separa l'isola dallo
scoglio sul quale si erge il Castello: su di questo un tempo esisteva
una vera e propria città, ora esso è una fortificazione
di quella sottostante.
L'isola ha forma pressoché piramidale: infatti quasi nella
parte mediana s'eleva l'Epomeo (S. Nicola), che si
deve ritenere il monte più antico di tutta l'isola. Altri minori
o colli lo circondano da vicino, o sono da esso poco discosti: così
ad Oriente vi sono Monte Vetta, Monte Trippiti, Monte Vezza, Monte
di Campagnano; tra Nord e Est: Buceto, Rotaro, Montagnone, di cui
questi ultimi due ancora oggi conservano la forma di crateri vulcanici;
infine a Nord, Monte Nuovo e Marecocco: in questa parte ancora Monte
Vico e Zale; a Occidente Punta dell'Imperatore, a Sud Punta Sant'Angelo
(nelle cui vicinanze si pesca il corallo), a Oriente Punta S. Pietro
costituiscono i promontori principali.
Il circuito dell'isola (comprese le insenature) si estende per 18
miglia geografiche; 5 miglia in linea Est-Ovest; 3 miglia Nord-Sud;
infine la superficie è di 14 miglia quadrate.
Pianure anguste (2) ricoperte di sabbia feldspatica bianca e lucida
si trovano presso le coste, che presentano in gran parte rupi quasi
scoscese perpendicolarmente; e queste, colpite e flagellate sovente
dai violenti flutti, presentano caverne (3) e forme particolari (4).
Le insenature (5), poche e strette, non offrono rifugio abbastanza
sicuro neanche ai navigli minori. I prati primaverili sono scarsi,
e perciò ridotto è il numero di pecore e capre. Valli
assolate e ampie si aprono tra l'Epomeo e Campagnano (6); ma quelle
che sono state scavate dalle acque pluviali spesso si protendono
dalla vetta del monte sino al lido (volgarmente dette cave)
e queste sono molto strette e profonde (7), specialmente nella parte
meridionale dell'isola, per le quali è difficile e pericoloso,
o quasi impossibile, ascendere verso l'alto.
Sorgenti e rivoli di acqua potabile sono pochi e magri (8), diversamente
da come vari autori riferiscono (Martinière, Dict. geograph,
vol. 6, p. 141 ? Rampoldi, Corogr. d'Italia, vol. 2, p.234):
essi non sono del tutto sufficienti per gli usi domestici, per cui
gli abitanti, sia della Città che di tutta l'isola, si servono
per lo più di acqua piovana raccolta in cisterne. Sono numerose
dovunque le acque mediche e termali (9); non mancano stufe naturali,
dette Fumarole (10), né arene calde (11), presenti anche lungo
i litorali occupati dalle onde marine; poiché tutte sono adatte
a vari usi medici, nei mesi estivi vengono all'isola molti infermi.
L'unico lago, pescoso, una volta cratere vulcanico, è situato
lungo il lido settentrionale presso al Bagno, e le sue acque tramite
canali artificiali erano commiste con le acque marine e minerali;
ora invero per opera del re Ferdinando II è stato trasformato
in porto.
L'aria è dovunque molto salubre e secca; il clima mite è
appena dissimile dalla vicina terra; tuttavia l'inverno è più
mite, e raramente le nevi cadono e perdurano sul monte Epomeo. L'estate
è meno calda, poiché l'isola è rinfrescata facilmente
dai venti. Le piogge nei mesi estivi non sono frequenti, come in altri
mesi. I venti spesso soffiano con grande forza, specialmente l'austro
e lo scirocco sono nocivi per le viti sia d'inverno che d'estate.
L'isola, la cui geologia è stata illustrata da vari autori
(12), sia italiani che stranieri, è per lo più di origine
vulcanica.
(...)
I declivi più alti dei monti, oltre che i colli petrosi e secchi,
sono fruticosi e dumosi (13), sempreverdi, oppure hanno bosco ceduo
di castagni (Castanea vesca); e di questi frutici e alberi, come pure
dei rami delle viti, gli abitanti si servono per usi domestici e per
alimentare le fornaci. I cereali e alcuni legumi sono coltivati in
luoghi elevati e scoscesi, in modo abbastanza inusuale, posti anche
in terreni secchi e leggeri in modo sparso, o per file orizzontali
avvinti al salice bianco (Salice alba), i cui rami tagliati ogni anno
sono utilizzati per legare le viti: pianta che è presente soprattutto
nelle valli argillose e più umide. Nelle declività più
basse sino al lido, ovunque, sono presenti vigneti, cui sono dedicate
molte cure con frequenti zappamenti e spampinamenti; inoltre con
muri a secco e con terrazzamenti viene sostenuta la terra troppo
leggera.
Le valli aperte, situate più in alto (14), sono dotate di
suolo molto fertile e ricche di vari alberi fruttiferi (15), e quivi
crescono in grande mole le Querce (Quercus Cupaniana e pubescens); quelle
che si elevano in altitudine (Piano de' Muori, 1312 piedi sul mare)
sono adatte al Ciliegio (Prunus cerasus). Infine in pianura
si hanno varie specie di Cedro (16) o Viti; dove la
terra è più umida e più ferace e dove possono
essere scavati pozzi poco profondi (sebbene l'acqua di questi sia
perenne e un poco salina), crescono diversi Ortaggi (17).
Sui colli pietrosi e aridi sono piantati il Carrubo (Ceratonia
siliqua) e spesso l'Olivo (Olea sativa), la cui coltura si
estende sempre più, ma la loro reputazione non è buona.
Nei vasti campi marnacei si trovano la Reseda (Reseda luteola),
la Fava (Vicia monanthos), l'Orzo (Hordeum vulgare et
hexastichon), il Tritico (Triticum turgidum aestivum compositum
ac hybernum); di quest'ultimo le cime sono atte a fare con il loro
intreccio berretti, cestelli, cassettini.
Inoltre per il numero degli abitanti in continuo aumento la coltura
dei campi si diffonde sempre più, così che vanno utilizzandosi
non solo i luoghi scoscesi e sabbiosi vicini al mare, ma gli stessi
luoghi della Lava dell'Arso, o Cremate, a est tra la Città
e il Bagno, coperti dall'eruzione del 1301, sebbene ancora neri e
bruciati: con somma cura e con molto lavoro sono coltivati le Viti,
il Gelso (Morus alba), il Fico (Ficus carica), l'Olivo (Olea europea), il Fico d'India (Opuntia ficus indica), o si
semina la terra aridissima con frutici. Poi avviene che alcune specie
di vegetali, che prima erano copiose sull'isola, ora siano abbastanza
rare o del tutto perdute, e forse in futuro i botanici inutilmente
cercheranno alcuni altri esemplari.
Le viti
sui declivi dei colli o dei monti, come pure nei piani, sono legate
con i loro rami a pali di Castagno (Castanea vesca) o alle Canne
(Arundo donax) qua e là presenti sull'isola; tuttavia spesso sono fatte
crescere in altezza e i rami protesi lungo pertiche incrociate e trasversali.
Nelle valli, dove la terra è più umida e fertile, come
nella vicina Campania, sono legate al Pioppo (Populus nigra), mentre
nel suolo sottostante si seminano alcuni legumi e i cereali; questi
però non riescono a soddisfare le esigenze degli abitanti,
per cui sono anche importati dalla terraferma. Inoltre tra le viti
sono piantati alberi fruttiferi (18), i cui prodotti, come le stesse
uve, sono molto dolci. E tanta è la forza dei raggi del sole
che anche sotto le viti e gli alberi si piantano ogni anno altre
piante (19), e tutte sono molto produttive. Presso le rupi marine
(Ischia sotto al Castello, Lacco al monte Vico) vegeta spontaneamente
il Fico d'India (Opuntia ficus indica), che dà pochi ma saporosi
frutti.
Qua e là i campi sono circondati con muri a secco o con siepi
di Agave (Agave americana), o di Ginestra (Calycotome
villosa). Per fertilizzare il terreno, soprattutto quello destinato
ai cereali, si seminano favette, apici, lupini, meno di frequente cavoli, rape, e poi tagliati si interrano in modo che
imputridiscano e si mescolino con la terra (sovesciare). Per gli orti
si raccolgono lungo le spiagge le alghe (Caulinae oceanicae)
portate dalle onde e mescolate con lo sterco degli animali e i rifiuti
umani si spargono nel terreno.
L'aspetto della vegetazione d'Inarime non differisce molto da quello
della vicina terra di Pozzuoli: infatti la natura geologica è
simile; tuttavia, per la quasi conforme natura delle terre e dei luoghi
dell'isola, è varia meno che in continente. Se mancano le piante
dei monti e delle paludi, poche proprie delle selve, più numerose
sono quelle che crescono lungo le pendici o godono del locale clima
dolce.
Circa la distribuzione delle piante in questa isola, si distinguono
due regioni di vegetazione:
1) Regione litoranea, comprendente le rupi o le piane contigue
al mare, spesso coperte da sabbia feldspatica, che si elevano a circa
200 piedi sul livello del mare e si estendono circa 1000 all'interno.
In questa zona si trovano: Gossipio/cotone (Gossypium siamense),
varie specie di Cedro (Citrus), Erodio (Erodius Chius), Trigonella (Trigonella corniculata), Meliloto (Melilotus
parviflora), Trifoglio (Trifolius suffocatus), Aglio (Allium commutatum, ciliatum, trifoliatum), Medicagine (Medicago
obscura), Artemisia (Artemisia arborescens), Avena (Avena neglecta), Arenaria (Arenaria procumbens), Centaurea (Centaurea
calcitrapa), Cipero (Cyperus aureus), Lauro (Daphne
Gnidia), Passerina (Passerina hirsuta), Licio (Lycius
europeus).
2) Regione collinare, nel cui ambito ricorrono valli ampie
tra basse colline e luoghi montuosi. Qui si trovano: varietà
di Prugno (Prunus cerasus, acerba e domestica), Pesco (Persica vulgaris) e Pero (Pyrus malus), ed inoltre Sorbo (Sorbus domestica), Nespolo (Mespilus germanica), Lazzeruolo (Crataegus azarolus e monogyna), Cotogno (Cydonia vulgaris), Orniello (Fraxinus ornus), Ostria (Ostrya vulgaris),
Nocciolo (Corylus avellana), Vescicaria (Colutea arborescens), Olmo (Ulmus suberosa), Acero (Acer campestre), Carpine (Carpinus duinensi), Castagno (Castanea vesca): di quest'ultima
specie alcune piante longeve con tronco avente un diametro di otto
piedi si trovano a Casamicciola nel luogo detto Ciolaria. In questa
regione si notano anche Calicotoma (Calycotome villosa), Erodio (Erodium botrys), Ornitòpo (Ornithopus ebracteatus), Imperata (Imperata cylindrica), Linaria (Linaria cirrhosa), Veronica (Veronica cuneata), Vetrice (Vitex anus castus), Aglio (Allum chamaemoly, commutatum), Lavandula (Lavandula
stoechas), e tra le piante coltivate il Carrubo (Ceratonia
siliqua), il Cedro (Citrus Aurantium) e il Cedro Limone
Calabro. Se si vuole, questa regione, si può dividere
in due: a) quella collinare inferiore che da 200 piedi sale a
1100 piedi ad Est, e a 1085 piedi sul mare a Ovest, le cui parti alte
designano innazitutto il Lentisco (Pistacia Lentiscus), Cistomarino (Cistus monspeliensis), Eliàntemo (Helianthemum fumana
e tuberaria), Malva (Malva nicaensis, parviflora), Biserrula (Biserrula pelecinus); b) quella collinare superiore che da
1100 piedi giunge a piedi 2407, cioè alla vetta dell'Epomeo:
non trascendono i suoi limiti inferiori il Cerastio (Cerastium
luridum), Ieracio (Hieracium brachiatum), Crepide (Crepis
scariosa), Euforbia (Euphorbia coralloides), Cefalanto (Cephalanthera ensifolia), Orchide (Orchis provincialis), Cardo (Cardus nutans), Medicagine (Medicago cupanaiana). Tuttavia
soltanto alcune specie occupano il lido e i luoghi vicini, poiché
prediligono le arene (20), e invece poche si adattano a luoghi più
alti, come la stessa Vite (Vitis vinifera), il Fico (Ficus carica), il Cedro (Citrus Aurantium) e l'Olivo (Olea
europaea, sebbene oltre i 1662 piedi (Ajetola) sul mare a mezzogiorno,
e la Vite a piedi 1455 (Trippit) tra Nord ed Est, e a piedi 1565
(Pietra perciata) tra Nord ed Ovest non dia frutti perfetti, però vegeta
sino alla vetta del monte Epomeo, dove non per l'asperità del
clima, ma per l'impeto dei venti dà frutti non maturi e dolci.
Dunque l'attenta osservazione dimostra che la distribuzione delle
piante è determinata piuttosto dalla natura delle terre che
dalla diversa coltura e dall'aspetto. Così molte specie discendono
dal vertice del monte al lido (21), mentre per nessuna valida ragione
di altitudini molteplici vegetano se non in luoghi marnacei argilloso-calcarei
(22), o in marnacei calcareo-argillosi, o in arenosi; alcune si trovano
soltanto per le rupi, altre nei boschi, alcune tra le messi; e infine
diverse occupano i luoghi aspri e aridi.
Bisogna evidenziare anche il fatto che tra le piante dell'isola alcune
si devono considerare in realtà avventizie, e queste ricorrono
fortuitamente nei campi seminati; alcuni anni si cercano invano;
infatti loro semi arrivano sull'isola con i semi dei cereali.
Inoltre alcune specie, che sul vicino continente sono abbastanza
comuni, in quest'isola sono rare, pur trovandoci in terreni e in
condizioni simili; mentre altre dell'isola stessa non vivono in quello,
ma sono proprie di regioni remote o di luoghi lontani da questo Regno,
o si presentano anche in terre di differente natura mineralogica.
Pertanto se qualcuno vuol conoscere la ragione di tale singolare
fenomeno riguardante la geografia botanica, confesso che l'ignoro
del tutto, e a mio giudizio la cosa è difficile da spiegare. Non posso passare sotto silenzio
che i vegetali specifici di questa isola sono pochissimi, e che alcune
specie occupano spazi ristrettissimi e particolari; così che
se il botanico non le trova in questi, invano le cercherà altrove;
così è lavoro arduo redigere una flora assoluta dell'isola,
tanto più che vi sono d'ostacolo le rupi notevolmente scoscese
o quasi a perpendicolo e perciò inaccessibili.
Le specie delle piante vascolari di quest'isola finora conosciute
arrivano a 960 (comprese le piante coltivate). Forse quando la coltura
dell'isola era limitata in angusti spazi, il numero era maggiore;
ed invero anche ai miei tempi alcune specie, che quivi già
si potevano vedere non è più possibile ritrovarle,
come la Scabbiosa (Scabiosa rutefolia), Canna da palude (Arundo
Phragmites), Euforbia (Euphorbia pubescens), Statice (Statice Limonium b.), Poligonio (Polygon ascendens), etc