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Pithekoussai

di Giovanni Castagna

Verso la metà dell'VIII secolo a. C. iniziò in Grecia un nuovo movimento migratorio, che con termine tecnico viene definito seconda colonizzazione greca, diretto in un primo tempo verso le coste dell'Asia Minore e poi verso l'Occidente. Intorno al 770, Greci provenienti da Calcide e da Eretria, importanti centri dell'isola Eubea, sbarcarono dove ora sorge Lacco Ameno, fondandovi una città cui dettero il nome, esteso poi all'isola intera, di Pithekoussai. Scelsero il promontorio di Monte di Vico, cinto da tre parti dal mare e facile da difendere, con una vasta superficie piuttosto pianeggiante, adatta per potervi far sorgere l'acropoli. Nel suo sviluppo la città comporterà poi la necropoli nella valle di San Montano, un quartiere metallurgico a Mazzola sulla collina di Mezzavia e gli approdi della baia di San Montano e della marina di Lacco Ameno, che allora presentavano molto più spazio per tirare le navi a secco, differenza dovuta a fenomeni di bradisismo.
Il sito di questo primo stanziamento greco in Occidente fu individuato dal sacerdote e dottor fisico di Lacco Ameno, Francesco De Siano (1740-1813). Gli scavi e gli studi di Giorgio Buchner, Pietro Monti e David Ridgway hanno confermato le tesi di De Siano.
Tramite Pithekoussai le popolazioni italiche "conobbero per la prima volta la coltivazione della vite e dell'ulivo, il tornio del vasaio, l'alfabeto greco".
Attorno al 700 a. C. fu Cuma che prese l'iniziativa e Pithekoussai l'assecondò con alterne vicende fino al 474, quando dai Cumani venne ceduta a Gerone di Siracusa come compenso per il suo aiuto nella battaglia navale contro gli Etruschi. I Siracusani, poi, abbandonarono l'isola, terrorizzati, secondo Strabone, da un'eruzione vulcanica, ma è più probabile che l'abbandono sia stato la conseguenza di una crisi politica in patria. La vita, infatti, a Pithekoussai continuò e Napoli se ne impadronì per approfittare "dell'importanza industriale e commerciale dei suoi giacimenti", proprio nel momento in cui un nuovo tipo di ceramica, la "campana", si andava diffondendo. In questo periodo, inoltre, si hanno testimonianze di nuovi villaggi sull'isola: Citara, Ajèmmete, Cartaromana e Casamicciola, lungo la costa; sulle alture: Noia, Toccaneto e a Fontana. Verso questi centri affluirono i profughi cumani dopo la caduta di Cuma nelle mani dei Sanniti (421 a.C.).