Età romana e Cristianesimo
di
Giovanni Castagna
L'occupazione
di Cuma e di Capua, verso la fine del V secolo, da parte dei Sanniti
dimostra l'aspirazione di questi a impadronirsi della fertile
pianura campana, sulla quale anche i Romani avevano mire di
dominio. Napoli nel 326 strinse un patto di alleanza con Roma,
e Pithekoussai, legata a Napoli, divenne, per tutto il III secolo
e gran parte del II, il centro di un grande traffico. E quando
Roma, nel 270, con l'occupazione di Reggio Calabria, completò la
conquista e l'unificazione di tutta l'Italia peninsulare, la
flotta mercantile napoletana e pithecusana poté esportare
i propri prodotti in tutti i mercati del Mediterraneo.
Verso la fine del II secolo, un movimento tellurico fece scomparire
il centro industriale di Pithekoussai, il primo stanziamento greco.
Gli altri centri continuarono la loro attività, ma su tutti
prevalse la cittadella di Aenaria,
che diede il nome all'isola intera. Situata nello specchio d'acqua
a NE dell'isola, tra il Castello e la spiaggia di Cartaromana, era
composta di una parte alta, con funzione residenziale, e d'una parte
bassa, con funzione artigianale e commerciale. Il materiale rinvenuto
attesta la presenza di fabbriche di terrecotte, di officine per il
lavoro dei metalli, di plumbarie, fra cui quella di Gneo Atellio e
di suo figlio Miserino. Con il suo porto, Aenaria fu il centro di
intensi scambi commerciali con tutti i paesi del Mediterraneo. La
cittadella scomparve bruscamente fra il 130-150 d. C., per un improvviso
sprofondamento sotto il livello del mare, che provocò anche
il distacco dell'isolotto del castello dall'isola. Nell'82 a. C.,
però, Aenaria era passata sotto il dominio diretto di Roma.
Silla, infatti, per punire i Napoletani d'essersi schierati a favore
di Mario, aveva tolto a Napoli la flotta e l'aveva costretta a cedere
l'isola. Mario, durante la sua fuga verso l'Africa, aveva trovato
un ospitale rifugio sull'isola, ove poté attendere amici e
seguaci. Una grotta, alle pendici di Monte di Vico, ora invasa dal
mare, è ancora detta Grotta di Mario. E proprio alle
falde di Monte di Vico, sulle rovine dell'antica Pithekoussai, si
stava sviluppando un villaggio con un tempio, dedicato ai Numi, e
una palestra, ove un cippo ancora oggi ricorda la vittoria di Seia
Spes, fanciulla isolana, che vinse una gara di velocità nel
154 d. C. Il villaggio comportava anche le terme e un'officina di
fabbro. Sembra che su Monte di Vico, sull'Arbusto e sulla collina
di Mezzavia si elevassero ville residenziali.
Il Cristianesimo
Il Cristianesimo
Gli
scavi archeologici, eseguiti alle falde di Monte di Vico in Lacco
Ameno e, precisamente, nella zona ove sorge la chiesa di S. Restituta,
hanno attestato che comunità cristiane esistevano nel II-III
secolo, per il ritrovamento di frammenti di ceramiche pagane e cristiane
nonché tracce di banchetto funebre all'aperto. Il materiale
d'importazione ritrovato (ceramiche dal I al IV secolo di fabbricazione
puteolana, ceramiche provenienti dal Nord Africa...) dimostra, d'altra
parte, come Ischia fosse uno degli approdi privilegiati lungo le vie
commerciali marittime del Mediterraneo e, quindi, aperta all'ingresso
del Cristianesimo. La diffusione del messaggio evangelico, infatti,
seguì le grandi vie di comunicazione e i rapporti commerciali
di Ischia con Napoli, con Pozzuoli, ove esistevano comunità
cristiane, già avanti l'anno 61, organizzate e costituite da
vescovi, presbiteri e diaconi, dovettero favorirne la diffusione sull'isola.
Gli scavi S. Restituta hanno messo in luce un tempio di età repubblicana ed una palestra recintata da parapetti in opus reticulatum, segni dell'esistenza d'un villaggio romano in funzione sin dal I secolo a. C. Il complesso, detto Eraclius, costituiva il centro di vita del villaggio romano. Sovrapposta al tempio e ad una parte della palestra, una piccola basilica paleocristiana, attribuibile al IV secolo, con un pavimento in lastroni di terracotta molto grezzi, corrispondente a quello del battistero per immersione. I muri laterali, in opus lateritium, risultano adattati su quelli del tempio pagano in opus reticulatum.
L'impianto sacro fa pensare alla presenza di una comunità cristiana, pronta ad accogliere la salma di Santa Restituta, la martire cartaginese che, secondo il racconto di una Passio anonima (XI secolo), fu sepolta in loco qui dicitur Eraclius. È giusto presupporre, quindi, che case private abbiano accolto il messaggio evangelico, prima che la comunità diventasse organizzata e prima che sorgesse la basilica paleocristiana del III-IV secolo, "un edificio sacro non poteva sbucare all'improvviso senza il lento processo formativo e costitutivo di una comunità cristiana già organizzata".
Gli scavi S. Restituta hanno messo in luce un tempio di età repubblicana ed una palestra recintata da parapetti in opus reticulatum, segni dell'esistenza d'un villaggio romano in funzione sin dal I secolo a. C. Il complesso, detto Eraclius, costituiva il centro di vita del villaggio romano. Sovrapposta al tempio e ad una parte della palestra, una piccola basilica paleocristiana, attribuibile al IV secolo, con un pavimento in lastroni di terracotta molto grezzi, corrispondente a quello del battistero per immersione. I muri laterali, in opus lateritium, risultano adattati su quelli del tempio pagano in opus reticulatum.
L'impianto sacro fa pensare alla presenza di una comunità cristiana, pronta ad accogliere la salma di Santa Restituta, la martire cartaginese che, secondo il racconto di una Passio anonima (XI secolo), fu sepolta in loco qui dicitur Eraclius. È giusto presupporre, quindi, che case private abbiano accolto il messaggio evangelico, prima che la comunità diventasse organizzata e prima che sorgesse la basilica paleocristiana del III-IV secolo, "un edificio sacro non poteva sbucare all'improvviso senza il lento processo formativo e costitutivo di una comunità cristiana già organizzata".