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I Borbone
I Borbone a Ischia

 


Periodo Borbonico (1734-1860)

di Giovanni Castagna

I Borbone, famiglia francese i cui membri hanno regnato in Francia, in Spagna, a Napoli e nel Ducato di Parma, derivano il loro nome dal castello e dalla signoria di Bourbon-l'Archambault (Allier) e dal Borbonese, loro primo dominio. Il capostipite è Enrico di Borbone, re di Francia con il nome di Enrico IV (dal 1589 al 1610). Il ramo di Spagna (Borbòn) discende da Filippo, duca d'Anjou (secondo figlio del Grande Delfino, Luigi di Francia, e nipote di Luigi XIV), che salì al trono di Spagna nel 1700 con il nome di Filippo V (re dal 1700 al 1746). Il ramo di Napoli discende dal ramo dei Borbone di Spagna e la dinastia fu iniziata nel 1734 da Carlo III.

Ferdinando IV (1751-1825)
Chiamato al trono di Spagna, Carlo III rinunciò al regno di Napoli e nominò suo successore Ferdinando IV, che aveva solo otto anni. Il regno rimase così affidato alla reggenza di Bernardo Tanucci (1698-1783). Divenuto maggiorenne, Ferdinando sposa, nel 1768, Maria Carolina, figlia di Maria Teresa d'Austria e sorella di Maria Antonietta regina di Francia. La forte personalità della moglie lo sottrasse all'influenza spagnola, ma lo pose sotto la dipendenza austriaca ed egli si lasciò dirigere da lei e dall'inglese John Acton. Nemica spietata della Rivoluzione Francese, Maria Carolina costrinse il marito a entrare nella coalizione contro la Francia, ma i Francesi occuparono Napoli e proclamarono la Repubblica Partenopea (1799). Anche Ischia innalzò "l'albero della libertà" nel marzo 1799, ma, ai primi di aprile, la flotta inglese sbarcò sull'isola per punire gli insorti, dei quali molti finirono nelle prigioni di Sant'Elmo, altri sul patibolo, altri in esilio. L'ammiraglio Francesco Caracciolo invano aveva tentato di allontanare dall'isola la squadra anglo-borbonica (16-5-1799).
Cominciarono le feroci repressioni per ordine di Vincenzo Speciale, un nome "che subito venne a spaventevole celebrità". Nel 1806, il Regno di Napoli fu dato a Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone I, e nel febbraio dello stesso anno i Francesi occuparono l'isola d'Ischia e vi installarono presidi per rispondere agli attacchi della flotta inglese. I Francesi iniziarono una politica di riforme: abolizione della feudalità, riforma dell'anagrafe e dello stato civile, riforme nella giustizia amministrativa e giudiziaria, riforma del sistema tributario, etc. Nel 1808 salì sul trono di Napoli Gioacchino Murat, il quale azzardò qualche mossa politica indipendente da Napoleone, ma nel 1815, sconfitto a Tolentino e costretto ad abdicare, si rifugiò a Casamicciola (alla Sentinella) da dove ripartì per tentare di riconquistare il regno. Catturato a Pizzo Calabro, fu fatto fucilare dai Borboni. Dopo il Congresso di Vienna, Ferdinando rientrò a Napoli con il nome di Ferdinando I re delle Due Sicilie, essendo di nuovo i due regni riuniti. Ischia venne aggregata al Distretto di Pozzuoli e il Castello, che già nel 1799 era stato adibito a bagno penale, venne annesso al demanio e diventò ergastolo ufficiale. Il re Ferdinando morì il 4 gennaio 1825, improvvisamente, durante la notte.

Francesco I, re delle Due Sicilie (1825-1830)

Nato cadetto, ascese al trono in seguito alla morte prematura del fratello Carlo Tito. Una grave crisi economica perdurò per tutto il quinquennio del suo regno. Molte calamità si abbatterono anche sull'isola d'Ischia, fra cui il terremoto del 1828 che ridusse un cumulo di rovine Casamicciola. Fiacco di carattere e mediocre, fu alieno dai gravi affari di Stato. Ottenne, tuttavia, il ritiro del presidio austriaco (1827), avvertendone forse l'umiliazione, ma, non fidandosi del proprio esercito, lo sostituì con 6000 mercenari svizzeri. Domò la rivolta del Cilento (1828) e si chiuse in un reazionismo bigotto e tirannico. Fece applicare una censura rigorosa e molti scritti furono messi fuori legge, come, per esempio, le opere di Vico, Filangieri, Genovesi, Beccaria... Secondo gli storici, fra i Borbone "è quello che ha lasciato più triste memoria di sé", e il suo regno è stato definito "il quinquennio della corruzione per gli scandali, la vendita dei pubblici impieghi e la manipolazione che si poteva ottenere di qualunque legge o sentenza". Morì l'8 novembre 1830, lasciando il trono al figlio Ferdinando.

Ferdinando II, re delle Due Sicilie, (1830-1859)

"Suscitò grandi speranze con un vasto programma di riforme e di opere pubbliche. Con leggi opportune riordinò l'amministrazione dello stato e abolì alcune tasse troppo odiose. Diede prova di clemenza con i liberali. La sua saggia amministrazione fece sentire i suoi benefici effetti: la situazione economica del regno trasse gran giovamento, la popolazione tese ad aumentare nella sua globalità, il commercio conobbe un momento fiorente, le entrate fiscali aumentarono, mentre anche l'agricoltura vide lievitare la sua produzione. Diede di Napoli un'immagine avanzata, fece installare in tutte le vie della capitale l'illuminazione a gas e inaugurò nel 1839 il primo tronco ferroviario italiano (Napoli-Portici)". Ed anche Ischia fu inserita in questo vasto programma di opere pubbliche, rete stradale, cavo telegrafico Ischia-Continente, chiesa di Portosalvo e, soprattutto, il Porto che aprì nuovi orizzonti all'economia isolana.
Questo interessamento per i problemi del regno fece nascere la speranza che fosse orientato a una trasformazione della monarchia assoluta. Nel 1848 (29 gennaio) concesse la costituzione, ma furono proprio i moti del 1848 che operarono la sua metamorfosi da sovrano progressista e riformista a reazionario. Riprese il potere assoluto, represse i moti siciliani, fece bombardare Messina (onde l'appellativo popolare di Re Bomba). Le carceri si riempirono di patrioti, mentre i profughi fomentavano all'estero la condanna del regime borbonico. Gli storici hanno messo in risalto che si adoperò molto a favore delle classi povere del Regno, aiutandole con sgravi fiscali ed aiuti diretti, ma, secondo alcuni, unicamente per dimostrare le sue doti di benevolenza e profonda umanità. Morì il 22 maggio 1859 nella reggia di Caserta e gli succedette il figlio Francesco, avuto dalla prima moglie Maria Cristina di Savoia, morta nel 1836, dopo aver dato alla luce il tanto sospirato erede.

Francesco II, ultimo re delle Due Sicilie (1859-1860)
Salì al trono giovane di 23 anni. Debole di carattere, scarso di cultura e scarsissimo d'esperienza, si propose di continuare la politica del padre, senza sospettare la gravità del momento che l'Italia stava attraversando. Dopo aver represso due insurrezioni in Sicilia, fu travolto dalla spedizione dei Mille. Si decise allora a concedere la costituzione e l'autonomia ai Siciliani, promettendo anche l'alleanza con il Piemonte, ma ormai era troppo tardi. Salpò alla volta di Gaeta (6/9/1860), volendo risparmiare alla capitale gli orrori di una guerra civile. "E non volendo offendere i loro sudditi, i due sovrani, Francesco e Maria Sofia di Baviera, lasciarono il tesoro della Corona. Garibaldi entrò facilmente in Napoli (7 settembre 1860), mentre la camorra, che aveva aderito alla rivoluzione, impose il rispetto dell'ordine nella città". Il 21/22 ottobre il popolo dichiarò decaduta la dinastia borbonica e proclamò l'annessione del Regno delle Due Sicilie all'Italia. Dopo l'incontro di Teano, i Piemontesi sostituirono i rivoluzionari nel prosieguo della guerra contro il restante esercito borbonico, ponendo l'assedio a Gaeta. Francesco, sempre assistito dalla moglie "l'aquiletta bavara", visse per mesi a contatto con l'esercito assediato, "scrivendo una bella e nobile pagina di storia, fatta di coraggio e abnegazione a riscatto della iniziale apatia". L'11 febbraio accettò di arrendersi. Alle sue truppe venne concesso l'onore delle armi. I Sovrani si trasferirono a Roma e poi, nel 1870, in Francia.