Periodo Borbonico (1734-1860)
di
Giovanni Castagna
Ferdinando IV (1751-1825)
Cominciarono le feroci repressioni per ordine di Vincenzo Speciale, un nome "che subito venne a spaventevole celebrità". Nel 1806, il Regno di Napoli fu dato a Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone I, e nel febbraio dello stesso anno i Francesi occuparono l'isola d'Ischia e vi installarono presidi per rispondere agli attacchi della flotta inglese. I Francesi iniziarono una politica di riforme: abolizione della feudalità, riforma dell'anagrafe e dello stato civile, riforme nella giustizia amministrativa e giudiziaria, riforma del sistema tributario, etc. Nel 1808 salì sul trono di Napoli Gioacchino Murat, il quale azzardò qualche mossa politica indipendente da Napoleone, ma nel 1815, sconfitto a Tolentino e costretto ad abdicare, si rifugiò a Casamicciola (alla Sentinella) da dove ripartì per tentare di riconquistare il regno. Catturato a Pizzo Calabro, fu fatto fucilare dai Borboni. Dopo il Congresso di Vienna, Ferdinando rientrò a Napoli con il nome di Ferdinando I re delle Due Sicilie, essendo di nuovo i due regni riuniti. Ischia venne aggregata al Distretto di Pozzuoli e il Castello, che già nel 1799 era stato adibito a bagno penale, venne annesso al demanio e diventò ergastolo ufficiale. Il re Ferdinando morì il 4 gennaio 1825, improvvisamente, durante la notte.
Francesco I, re delle Due Sicilie (1825-1830)
Nato cadetto, ascese al trono in seguito alla morte prematura del fratello Carlo Tito. Una grave crisi economica perdurò per tutto il quinquennio del suo regno. Molte calamità si abbatterono anche sull'isola d'Ischia, fra cui il terremoto del 1828 che ridusse un cumulo di rovine Casamicciola. Fiacco di carattere e mediocre, fu alieno dai gravi affari di Stato. Ottenne, tuttavia, il ritiro del presidio austriaco (1827), avvertendone forse l'umiliazione, ma, non fidandosi del proprio esercito, lo sostituì con 6000 mercenari svizzeri. Domò la rivolta del Cilento (1828) e si chiuse in un reazionismo bigotto e tirannico. Fece applicare una censura rigorosa e molti scritti furono messi fuori legge, come, per esempio, le opere di Vico, Filangieri, Genovesi, Beccaria... Secondo gli storici, fra i Borbone "è quello che ha lasciato più triste memoria di sé", e il suo regno è stato definito "il quinquennio della corruzione per gli scandali, la vendita dei pubblici impieghi e la manipolazione che si poteva ottenere di qualunque legge o sentenza". Morì l'8 novembre 1830, lasciando il trono al figlio Ferdinando.
Ferdinando II, re delle Due Sicilie, (1830-1859)
"Suscitò
grandi speranze con un vasto programma di riforme e di opere pubbliche.
Con leggi opportune riordinò l'amministrazione dello stato
e abolì alcune tasse troppo odiose. Diede prova di clemenza
con i liberali. La sua saggia amministrazione fece sentire i suoi
benefici effetti: la situazione economica del regno trasse gran giovamento,
la popolazione tese ad aumentare nella sua globalità, il commercio
conobbe un momento fiorente, le entrate fiscali aumentarono, mentre
anche l'agricoltura vide lievitare la sua produzione. Diede di Napoli
un'immagine avanzata, fece installare in tutte le vie della capitale
l'illuminazione a gas e inaugurò nel 1839 il primo tronco ferroviario
italiano (Napoli-Portici)". Ed anche Ischia fu inserita in questo
vasto programma di opere pubbliche, rete stradale, cavo telegrafico
Ischia-Continente, chiesa di Portosalvo e, soprattutto, il Porto che
aprì nuovi orizzonti all'economia isolana.
Questo interessamento per i problemi del regno fece nascere la speranza
che fosse orientato a una trasformazione della monarchia assoluta.
Nel 1848 (29 gennaio) concesse la costituzione, ma furono proprio
i moti del 1848 che operarono la sua metamorfosi da sovrano progressista
e riformista a reazionario. Riprese il potere assoluto, represse i
moti siciliani, fece bombardare Messina (onde l'appellativo popolare
di Re Bomba). Le carceri si riempirono di patrioti, mentre
i profughi fomentavano all'estero la condanna del regime borbonico.
Gli storici hanno messo in risalto che si adoperò molto a favore
delle classi povere del Regno, aiutandole con sgravi fiscali ed aiuti
diretti, ma, secondo alcuni, unicamente per dimostrare le sue doti
di benevolenza e profonda umanità. Morì il 22 maggio
1859 nella reggia di Caserta e gli succedette il figlio Francesco,
avuto dalla prima moglie Maria Cristina di Savoia, morta nel 1836,
dopo aver dato alla luce il tanto sospirato erede.
Francesco II, ultimo re delle Due Sicilie
(1859-1860)
Salì al trono giovane di 23 anni. Debole di carattere, scarso
di cultura e scarsissimo d'esperienza, si propose di continuare la
politica del padre, senza sospettare la gravità del momento
che l'Italia stava attraversando. Dopo aver represso due insurrezioni
in Sicilia, fu travolto dalla spedizione dei Mille. Si decise allora
a concedere la costituzione e l'autonomia ai Siciliani, promettendo
anche l'alleanza con il Piemonte, ma ormai era troppo tardi. Salpò
alla volta di Gaeta (6/9/1860), volendo risparmiare alla capitale
gli orrori di una guerra civile. "E non volendo offendere i loro
sudditi, i due sovrani, Francesco e Maria Sofia di Baviera, lasciarono
il tesoro della Corona. Garibaldi entrò facilmente in Napoli
(7 settembre 1860), mentre la camorra, che aveva aderito alla rivoluzione,
impose il rispetto dell'ordine nella città". Il 21/22
ottobre il popolo dichiarò decaduta la dinastia borbonica e
proclamò l'annessione del Regno delle Due Sicilie all'Italia.
Dopo l'incontro di Teano, i Piemontesi sostituirono i rivoluzionari
nel prosieguo della guerra contro il restante esercito borbonico,
ponendo l'assedio a Gaeta. Francesco, sempre assistito dalla moglie
"l'aquiletta bavara", visse per mesi a contatto con l'esercito
assediato, "scrivendo una bella e nobile pagina di storia, fatta
di coraggio e abnegazione a riscatto della iniziale apatia".
L'11 febbraio accettò di arrendersi. Alle sue truppe venne
concesso l'onore delle armi. I Sovrani si trasferirono a Roma e
poi, nel 1870, in Francia.