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I Borbone a Ischia

 


Periodi bizantino, normanno, svevo

di Giovanni Castagna

Periodo Bizantino (476-1100)

Nel declinare dell'Impero Romano d'Occidente, popolazioni barbariche penetrarono in massa in Italia, percorrendola e devastandola. Ischia non fu risparmiata. Con l'arrivo e l'insediamento dei Longobardi in Italia, l'isola entrò a far parte, con i ducati di Gaeta, Napoli, Amalfi e Sorrento, "dell'estrema periferia dell'Impero Bizantino". Nel 588, l'imperatore Maurizio ne concesse il dominio diretto a Napoli e, nel 661, l'isola ebbe un governatore proprio con il titolo di Conte, alle dirette dipendenze del Ducato di Napoli. I ritrovamenti archeologici hanno accertato la presenza di impianti di fabbriche di terrecotte ("ceramica bizantina"), di qualche officina metallurgica. Pur tuttavia, il paesaggio ischitano dovette essere soprattutto rurale, pressappoco come nel periodo romano, con insiemi frammentari di proprietà che prendevano la denominazione di "fondo", seguito dal nome del proprietario, "vico", "luogo", "villa", "casale"..., di cui restano tracce nella toponomastica attuale. I proprietari, in questo periodo, erano la Chiesa e cittadini napoletani.
Il papa Gregorio Magno, nel 598, interviene per la tutela dei diritti dei napoletani. Nella lettera usa l'espressione "de insulis" per indicare l'isola e l'isolotto del castello. Non esiste più un nome proprio (Pithekoussai, Aenaria), ma il nome comune "insula" che, per evoluzione fonetica spontanea, passerà a "isla" e, infine, a "Ischia". Nel IX secolo, l'isola subisce continue e ripetute incursioni saracene e, nell'812, il papa Leone III invia una lettera a Carlo Magno per raccomandargli le sorti degli abitanti di "Iscla Maior", cioè, dell'isola grande. L'isolotto del castello, "Insula Minor o "Gerone", era ormai fortificato, "kastron", e nel 991 poté resistere vittoriosamente ai Saraceni. Gli insediamenti aperti, cioè non difesi, erano detti "khorìa", termine da cui quasi certamente deriva il toponimo Forio. Un documento del 1036 offre molte informazioni sull'isola, anche se non tutte sono state recuperate. Il Conte Marino e sua moglie Teodora, che avevano fatto costruire un piccolo tempio in onore di Santa Restituta sulle rovine dell'antica basilica paleocristiana alle falde di Monte di Vico, lasciavano tutti i beni che possedevano nelle odierne Lacco Ameno, Casamicciola, Fontana, Barano e sul Castello, al convento e alla chiesa di Santa Maria, condotti da monaci benedettini e situata sul monte Cementara (oggi Cimmiento) nell'odierna Lacco Ameno. Il documento ci informa anche dell'esistenza di altri due conventi, uno a Sant'Angelo e l'altro a Testaccio. Dà, inoltre, una descrizione topografica dell'attuale Lacco Ameno e in tutte le proprietà che vengono enumerate l'unica coltura è quella della vite.

Periodo Normanno (1139-1195)
Nel 1130, il giorno di Natale, il normanno Ruggero II fu incoronato sovrano nella cattedrale di Palermo. Era riuscito a riunire sotto il suo dominio la Puglia, la Calabria e la Sicilia, aggiungendovi, con guerre vittoriose, la Campania e la Basilicata. Le notizie su Ischia in questo periodo, almeno allo stato attuale delle ricerche, sono quasi nulle. Si sa che Riccardo-Cuor-di-Leone, re d'Inghilterra, visitò l'isola, recandosi in Palestina per la III Crociata.

Periodo Svevo (1195-1266)
Durante la III crociata, nel 1190, morì Federico I detto Barbarossa e salì al trono suo figlio, Enrico VI, marito di Costanza d'Altavilla, figlia del re normanno Ruggero II. Enrico II si trovò ad essere, quindi, imperatore del Sacro Romano Impero, re di Germania, d'Italia e di Sicilia. Sconfisse Tancredi, sostenuto da feudatari siciliani, e riconquistò Palermo. Morì nel 1197, lasciando un figlio di tre anni, Federico, il quale, appena quattordicenne, diventò poi re di Sicilia con il nome di Federico II. Sovrano colto, favorì l'incontro delle tre culture presenti nel suo regno: la latina, la greca e l'araba. In campo economico, favorì la liberalizzazione dei traffici ed anche Ischia ne risentì i benefici effetti, riuscendo ad inserirsi nello sviluppo marinaro di Napoli. Fu sicuramente in questo periodo che gli Ischitani dovettero incrementare la loro flotta, che sarà poi così efficiente sotto gli Angioini. Un terribile terremoto, nel 1228, distrusse "molte ville...con la rovina e morte di ben 700 persone".