Ischia e L. Ariosto
di
Raffaele Castagna
Ludovico Ariosto (Reggio Emilia 1474 - Ferrara 1533) nel suo poema,
l'Orlando Furioso, ricorda l'isola d'Ischia con le solite
immagini di Tifeo e soprattutto perché qui, sul Castello, nacque
nel 1502 Alfonso d'Avalos, marchese di Pescara e del Vasto:
Questo è il buon cavallier, di cui dicea,
quando l'isola d'Ischia vi mostrai.
Nel poema un primo riferimento all'isola d'Ischia si trova nel canto
XVI, stanza 23: non si dà una precisa denominazione, ma l'indicazione
di un evento mitologico, e cioè la presenza del gigante Tifeo
fulminato da Giove e schiacciato sotto il monte Epomeo. Per testimoniare
la furia e la strage di Rodomonte, mentre continua la lotta attorno
a Parigi, l'Ariosto presenta la scena con alcune similitudini. Il
crudel pagano uccide come fa
...'1 lupo de le capre e de l'agnelle
nel monte che Tifeo sotto si frange.
Un identico riferimento a Tifeo si ha nel canto XXVI, stanza 52. Presso
la fontana di Merlino sono scolpiti vari bassorilievi allegorici,
fra cui:
Del generoso, illustre e chiaro sangue
d'Avalo vi son due c'han per insegna
lo scoglio, che dal capo ai piedi d'angue
par che l'empio Tifeo sotto si tegna.
Si tratta di Francesco d'Avalos, marchese di Pescara, e di Alfonso
d'Avalos, marchese del Vasto.
Nel
canto XXXIII sono dedicate all'isola d'Ischia le stanze 24/30. In
alcune sono raffigurate le guerre dei Francesi in Italia, dai tempi
di Merlino sino a quelli del poeta. Vi si parla così di Carlo
VIII, che dalla Francia scende in Italia e facilmente tutto il regno
(di Napoli) prende, ma non Ischia.
Vedete Carlo ottavo, che discende
da l'Alpe, e seco ha il fior di tutta Francia,
che passa il Liri e tutto 'l regno prende
senza mai stringer spada o abbassar lancia,
fuor che lo scoglio ch'a Tifeo si stende
su le braccia, sul petto e su la pancia;
che del buon sangue d'Avalo al contrasto
la virtù trova d'Innico del Vasto.
E le raffigurazioni, opera di Merlino, pittore delle cose future,
già presentano un evento di cui i tempi dell'Ariosto sono testimoni,
e cioè la nascita in Ischia, nel 1503, di Alfonso, marchese
del Vasto:
Il Signor de la rocca, che venia
quest'istoria additando a Bradamante,
mostrato che l'ebbe Ischia, disse: - Pria
ch'a vedere altro più vi meni avante,
io vi dirò quel ch'a me dir solia
il bisavolo mio, quand'io era infante,
e quel che similmente mi dicea
che da suo padre udito anch'esso avea;
e '1 padre suo da un altro, o padre o fosse
avolo, e l'un da l'altro sin a quello
ch'a udirlo da quel proprio ritrovosse,
che l'imagini de' senza pennello,
che qui vedete bianche, azzurre e rosse:
udì che, quando al re mostrò il castello
ch'or mostro a voi su quest'altero scoglio,
gli disse quel ch'a voi riferir voglio.
Udì che gli dicea ch'in questo loco
di quel buon cavallier che lo difende
con tanto ardir, che par disprezzi il fuoco
che d'ogn'intorno e sino al Faro incende,
nascer debbe in quei tempi o dopo poco
(e ben gli disse l'anno e le calende)
un cavalliero, a cui sarà secondo
ogn'altro che sin qui sia stato al mondo.
Di tanto onore Ischia ha ben ragione di andar fiera, in quanto in
paragone di tal principe (Alfonso d'Avalos) poco vanto possono menar
Achille, Ulisse, Nestore... E se Creta, Delo e Tebe si vantano dei
loro eroi, non dovrà essere da meno l'isola d'Ischia a vantarsi
ed esaltarsì per aver dato i natali al grande Principe.
Non fu Nireo sì bel, non sì eccellente
di forze Achille, e non sì ardito Ulisse,
non sì veloce Lada, non prudente
Nestor, che tanto seppe e tanto visse,
non tanto liberal, tanto clemente,
l'antica fama di Cesare descrisse:
che verso l'uom ch'in Ischia nascer deve,
non abbia ogni lor vanto a restar lieve.
E se si gloriò l'antiqua Creta,
quando il nipote in lei nacque di Celo,
se Tebe fece Ercole e Bacco lieta,
se si vantò dei duo gemelli Delo;
né questa isola avrà da starsi cheta,
che non s'esalti e non si levi in cielo,
quando nascerà in lei quel gran marchese
ch'avrà sì d'ogni grazia il ciel cortese.