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I Borbone a Ischia

 


Periodo Aragonese (1442-1503)

di Giovanni Castagna

La dinastia angioina si estinse quando Giovanna II morì senza eredi. Seguirono le immancabili lotte di successione e, alla fine, nel 1442, il regno passò nelle mani di Alfonso di Aragona, detto il Magnanimo, artefice, secondo alcuni storici, del Rinascimento napoletano. Ischia fu più volte il terreno di queste lotte. Già per la successione di Giovanna I era stata occupata da Carlo Durazzo; sul monte Rotaro era avvenuta la battaglia fra le truppe di Ladislao Durazzo e quelle di Luigi II d'Angiò. Il Castello d'Ischia compendia tutte le tappe dell'ascesa di Alfonso d'Aragona al trono di Napoli. Caduto in disgrazia della regina Giovanna II, che pur lo aveva adottato, Alfonso nel 1423 riparò a Ischia e la saccheggiò, perché la riteneva troppo fedele alla regina. Questa riuscì a riprendere l'isola con l'aiuto d'una potente flotta genovese che saccheggiò e devastò l'isola intera. Nel 1438, Alfonso d'Aragona, aiutato da Michele Cossa, signore di Procida, che aveva un grande ascendente sugli abitanti di Ischia, espugnò, correndo il pericolo di morire annegato, il Castello, difeso soprattutto dai seguaci di Giannozzo Manocia, favorevole agli Angioini. Alfonso mandò in esilio i difensori e costrinse le loro mogli e figlie a sposare i 300 catalani, suoi fedeli, ai quali diede la fortezza. Divenuto re, donò l'isola alla sua favorita, Lucrezia d'Alagno di Torre del Greco, la quale ne affidò il governo a suo cognato, lo spagnolo Giovanni Torella.
Resosi conto dell'importanza strategica del Castello, Alfonso ne fece consolidare le strutture, costruire una galleria in sostituzione della vecchia scala esterna e con un ponte lo legò all'isola, un ponte che poteva "essere battuto" dal cannone. Per finanziare questi lavori applicò un dazio su sale, ferro e pece, importati o esportati da Ischia. Concesse molti favori, "privilegi", agli ischitani, fra cui la proprietà di mezzo miglio di mare con spiagge, lidi e promontori; li esentò da ogni tipo di imposta e accordò anche privilegi d'ordine giurisdizionale, ecclesiastico e onorifico. Gli succedette Ferdinando I, detto Ferrante, che dové combattere fino alla morte contro i baroni in rivolta. Anche il governatore del Castello, Giovanni Torella, non volle riconoscerne la sovranità e il re inviò truppe aragonesi che lo sconfissero. Torella si unì a corsari e alle truppe di Giovanni d'Angiò, riprese il Castello, ma morì nella celebre battaglia di Campagnano. Ferdinando I abdicò, all'arrivo di Carlo VIII, in favore del figlio Ferdinando II, il quale fu costretto a rifugiarsi a Ischia, dove uccise il castellano, Giusto di Candida, colpevole d'intelligenza col nemico. Affidò l'isola a Inigo d'Avalos, marchese di Pescara e del Vasto, il quale la difese vittoriosamente contro Carlo VIII. Il re poté rientrare in Napoli e, alla sua morte, gli succedette lo zio Federico I, che ben presto si vide strappare il regno da Luigi XII, re di Francia. Chiese aiuto al cugino, Ferdinando II il Cattolico, ma questi, con il trattato di Granada, si era già accordato col sovrano francese sulla spartizione degli stati italiani. Federico si ritirò a Ischia ove visse per qualche tempo, poi preferì arrendersi ai Francesi e non a suo cugino Ferdinando che lo aveva tradito. Partì per la Francia, affidando l'isola al Marchese del Vasto.
Quando si riaccese il conflitto tra Francia e Spagna, il re Federico ordinò di cedere l'isola al re di Francia. Inigo d'Avalos e sua sorella Costanza, fondamentalmente spagnoli, preferirono difenderla contro le galere francesi, facilitando così al gran capitano Gonzalvo de Cordoba l'occupazione di Napoli. Nel 1504, Ferdinando il Cattolico diventò anche re di Napoli. Lo stato napoletano venne così riassorbito dagli Aragona, diventando per più di due secoli soltanto viceregno spagnolo.