La Rassegna d'Ischia 2004
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Il Vino a Ischia

di Giuseppe Sollino

Dalle nostre parti il vino è soggetto ed oggetto di una vera e propria cultura. La vendemmia si può considerare, più che una semplice tradizione, un rito.
Provate a mettere in dubbio la bontà e la qualità del prodotto di un contadino vinificatore: potrebbe offendersi a morte. Il prodotto della vite per lui è tutto: passa per le sue mani, per i suoi piedi, per la sua testa; occupa i pensieri dei suoi giorni e delle sue notti; riempie le sue botti e la sua vita. I filari d’uva sono per lui una galleria d’arte, frutto di ingegno e di sudore. Teme la grandine più del terremoto. Per entrare in quel misterioso e silenzioso tempio pagano che si chiama cantina, bisognerebbe essere iniziati alla pratica quasi esoterica della degustazione.
“L’aspro odor dei tini” - come lo chiama il poeta - può inebriare ed ammaliare più di un costoso profumo francese. Il vinificatore introduce l’ignaro visitatore nel suo regno con aria circospetta, quasi temendo una sia pure inconsapevole profanazione del luogo. Gli attrezzi e le suppellettili sanno di antico: alcuni di essi hanno ormai conquistato uno stabile posto nei musei della civiltà contadina.
Ci assale il ricordo quasi spettrale del rotolare della grande botte (“u vettone”) giù per i pendii scoscesi dei nostri villaggi.

Vite (Vitis vinifera L.)

Pianta tipica del paesaggio rurale dell’isola. Fonte di ricchezza diretta ed indiretta da quando i Greci di Eubea la portarono dalla loro patria fondando Pithecusa nell’VIII sec.a.C.
L’uva e il vino non sono i soli prodotti di questa pianta sarmentosa.
Infatti le foglie in infuso liberano portentose proprietà capaci di curare le varici e la fragilità capillare. Così le emorroidi, ma anche il senso di stanchezza ai piedi (gambe pesanti) trovavano giovamento dai lavaggi di infuso di vite. I contadini la sera, secondo rituale classico, effettuavano con le foglie di vite un caldo pediluvio benefico e tonificante dopo una dura giornata nei campi.
Curiosità: fin dai tempi più antichi, all’uva e al vino venivano attribuite proprietà medicamentose. Così Ippocrate, Teofrasto e Dioscoride ne esaltarono le virtù.
Oggi si parla della dietetica di ampeloterapia (cura dell’uva) che determina evidenti benefici nelle affezioni cardiorenali, negli uretici e negli obesi. Da non dimenticare che il buon vino ischitano dona allegria e aumenta la pressione negli ipotesi, riaccendendo la gioia di vivere (g. s.).

Il rumore assordante di quella operazione era preludio alla cerimonia annuale della vendemmia, per i giovani del paese rappresentava forse la prima esperienza, quasi una prova generale dell’ingresso in società a pieno titolo; per gli anziani costituiva l’inesorabile, ennesimo passaggio di un’annata che poteva essere l’ultima della vita.Poi, ecco le varie fasi della produzione, e per ultimo, la semplice e pure delicata operazione di imbottigliamento. Notate bene: il vino non si “versa” dall’imbuto, ma si “stringe”: un’immagine plastica quasi geometrica, tecnica, ma poetica al tempo stesso. Nelle nostre famiglie non mancava mai uno zio che, nello “stringere” il suo vino, distribuisse a noi tutti una parte di quel bene sapientemente prodotto.
Nel nostro attuale, inquietante villaggio globale, compaiono sempre più di rado le bottiglierie e le botteghe dalla semplice insegne “vini e oli”: il posto naturale dei vino è diventato il supermercato o l’ipermercato. File interminabili di bottiglie per tutti i gusti e per tutte le tasche, ammiccanti nella loro veste esterna che promette indicibili estasi, eppure un tantino tristi per quel loro forzato adattarsi ad un ambiente fatto di luci, colori, sapori e profumi così diversi e confusi tra loro: che differenza rispetto all’atmosfera soffusa, avvolgente e crepuscolare della vecchia cantina!