Storielle isolane
Domenico e "Il Principale"
di
Giuseppe Silvestri
A Forio,
come a Lacco e a Sant’Angelo, ancora negli anni 1930 era fiorente
il commercio del vino. Direttamente sulla spiaggia al di sotto del
Torrione si susseguivano magazzini e depositi. I bastimenti si ancoravano
all’interno del molo frangiflutti o nella baia di San Francesco,
aspettando il loro turno per caricare i famosi “carrati”
(botti di legno da litri 704).
Le botti riempite di vino nei depositi e sigillate venivano rotolate
sulla spiaggia fino al mare e spinte sotto la murata del bastimento
per essere issate sulla coperta con una gru.
Si incominciarono a vedere i primi piroscafi a vapore che tenevano
soprattutto i collegamenti passeggeri e merci con Napoli.
C’erano diversi imprenditori di Forio, che con questa attività
si erano arricchiti diventando autentici latifondisti di diversi ettari
di terreno tutti coltivati a vite.
Uno di questi era soprannominato “il Principale”. Alto,
snello, carnagione bruna e capelli brizzolati, indossava sempre un
abito scuro, camicia con colletto rotondo, panciotto ed orologio con
catenina, cappello con falda larga. I suoi movimenti erano improntati
alla massima celerità ed essenzialità, ogni suo intervento
tendeva all’utile, al proprio tornaconto. Si trattava di una
capacità forse innata, ma che aveva anche perfezionato nel
corso degli anni e con l’esperienza.
Non che gli fosse andata sempre bene, era anche incappato in qualche
disavventura, come quando comprò due “vascelle”
(1) che si rivelarono poi del tutto inadatte per i compiti che si
era prefissato, ma per il Principale si era trattato di un piccolo
incidente lungo un percorso costellato di ottimi affari.
Un mattino del mese di maggio era partito da Forio con la sua carrozza,
diretto a Casamicciola per prendere il piroscafo per Napoli, dove
aveva urgenti affari da sbrigare. La carrozza procedeva scoperta,
aveva infatti il mantice abbassato e raccolto alle spalle del sedile
posteriore. Il cocchiere incitava i due cavalli e schioccava la frusta
nell’aria al di sopra del loro dorso.
Qualche contadino che si recava in campagna, conducendo per la cavezza
il suo asinello, si metteva subito da parte per far largo al Principale.
Quando la carrozza stava percorrendo la discesa di Cavallaro, la ruota
prese una buca e nel sobbalzo che ne seguì, schizzò
in aria e cadde sulla strada la borsa di pelle che il Principale aveva
appoggiato nel mantice dietro le sue spalle.
Proprio in quel momento era stato superato Domenico, un operaio che
si recava al lavoro nella cava di pietre, il quale vide la borsa saltare,
la raccolse e iniziò a correre gridando: “Principale!
Principale!”. Ma non lo potevano sentire. La carrozza prese
la salita che portava alla collina di San Lorenzo, dove iniziava il
tornante che consentiva di scendere a via San Montano e quindi alla
Marina che conduceva a Casamicciola.
Domenico continuò la sua rincorsa, pensando di poter raggiungere
la carrozza scendendo dal sentiero che tagliava tutto il tornante.
Infatti si ritrovò in pochi secondi giù, sulla strada
di San Montano e tenendo con la mano destra in alto la borsa, continuava
a gridare: “Principale!” “Principale”!
Il cocchiere capì subito quanto era accaduto, bloccò
i cavalli proprio vicino a Domenico che consegnò la borsa al
principale dicendo: “l’ho vista cadere dalla carrozza”.
Il Principale senza scomporsi, prese la borsa, l’aprì,
estrasse alcune banconote e porgendogliele disse: “Tieni, comprati
una corda”.
Domenico, contento per le banconote ricevute, per l’azione compiuta,
riprese la strada per recarsi al lavoro. E camminando pensava tra
sé: “ma perché il principale mi ha detto quelle
parole?”
Non riusciva a capire. Fu un amico al quale raccontò l’accaduto
che gli diede la giusta interpretazione: evidentemente il Principale
aveva tanto denaro nella borsa da costituire una vera fortuna per
chi l’avesse trovata.
La sera si disse a Forio che il Principale nel cantiere di Castellammare
aveva comprato un nuovo piroscafo a vapore da destinare alla linea
Forio-Casamicciola-Ischia-Napoli.
Qualcuno in seguito in tono canzonatorio dirà: “il vapore
di Domenico!”
Ma Domenico fu ugualmente contento, perché continuò
a vivere in assoluta onestà, in pace con se stesso; inoltre
con le banconote regalategli dal Principale acquistò un vigneto
a Forio, in via Cimmentorosso, che diede benessere e soddisfazioni
alla sua famiglia ed ai suoi discendenti.