La Rassegna d'Ischia 2004
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Ricordi sportivi (da Il Gazzettino dell'Isola d'Ischia n. 12/aprile 1956)

Pescecani - Pro Conigli

Ho assistito alla più esilarante partita del mondo. Lo debbo ai Pro Conigli ed ai Pescecani. Lo debbo ad Ischia che, anche in questo, ha saputo essere originale, anche in questo ha dato prova delle sue insospettate, inesauribili risorse. La partita Pro Conigli - Pescecani è uno spettacolo unico al mondo nelle sue premesse e nelle sue intenzioni, ma gli isolani riescono con la loro verve, col loro senso spettacolare a farne un piccolo capolavoro d’arte. Sì, un capolavoro d’arte sportiva.
Nella festosa cornice del lunedì in albis, alla presenza di un pubblico rumoroso e variopinto come nei giorni straordinari, la pace è stata fatta tra Pescecani e Pro Conigli. Essa è stata firmata a suon di calci sul campo Rispoli dove, al termine della contesa sportiva, non si avevano né vincitori né vinti. Infatti cinque gol erano messi a segno dai Pescecani e cinque gol dai Pro Conigli. Nel pareggio sono annegate quindi tutte le rivalità rinfocolate da 364 giorni di dispettucci, di lazzi, di scherzi di “va là che non vai niente” che Pescecani e Pro Conigli si sono spesso e volentieri rivolto reciprocamente.
Io ho lasciato Ischia subito dopo la partita. Ma non so se Pescecani e Pro Conigli, dopo aver festeggiato la pace fatta, facendo scorrere al posto dei fiumi di sangue promessi, fiumi di rutilante vino, di quel vino leggero e sottile che ti entra nelle vene e nella testa imprevedibilmente ti mette addosso una euforia che.., dicevo, io non so se dopo la pace fatta non siano ricominciate proprio quando l’euforia si è impossessata dei ventidue giocatori, le piccole rivalse, i dispettucci reciproci, quei frizzi che rinfocolati per un anno saranno poi le premesse bellicose della partita del 1957. Probabilmente sarà successo proprio così. È probabile che a quest’ora già sia stato lanciato il guanto di sfida, il “ci rivedremo al Rispoli il prossimo anno”. Perché la radioattività dell’isola, la dinamicità dei forti uomini di Ischia non permettono paci durature. Il moto perpetuo sta di casa nell’Isola verde.
Veniamo però alla partita di lunedì scorso. Il popolo isolano non si è mai divertito tanto ad uno spettacolo calcistico. Lo spettacolo ha richiamato una folla da tutto esaurito. Vi era perfino il sindaco Telese, il quale, lasciando i suoi molteplici ed onerosi impegni, si è presentato con un’ora di ritardo a presenziare la singolare tenzone. Dicono che il ritardo del sindaco d’Ischia fosse da addebitarsi al fatto che Telese aveva trascorso una nottataccia insonne nella speranza, anzi nell’ansia, che all’ultimo momento arrivasse, magari in elicottero, la Bolognani e venisse a bussare alla sua porta. Sarà per un’altra volta.
Partita veramente di lusso dunque sul campo ischitano, per richiamare l’interessamento del sindaco. Naturalmente al suo seguito vi era tutto il Consiglio che mai come in questi giorni si sta dimostrando solerte, ligio ai doveri verso gli amministrati e il primo cittadino.
Vi erano naturalmente anche il sindaco di Casamicciola e numerose altre autorità dei sei Comuni isolani.
La partita aveva infatti tutti i numeri per attirare tanta bella ed importante gente e non abbiamo assolutamente voluto prestare orecchio a quanti ci insinuavano che la loro presenza era in un certo senso stimolata dall’avvicinarsi delle elezioni. Malignità, null’altro che malignità.
Era presente anche tutto il corpo dirigenziale della squadra di Promozione dell’Ischia.
Per l’occasione l’allenatore Ferrandino, stando ad alcune indiscrezioni che ho raccolto, avrebbe avuto perfino l’incarico da parte di una grossa società del Nord di fare da “osservatore speciale” nel caso che tra i vari Zizzimbò, Trink Trink e compagni vi fosse qualche elemento di valore nazionale da ingaggiare.
Non so cosa abbia scoperto Ferrandino. Ma io l’ho visto prendere di frequente appunti su un taccuino. Non è improbabile quindi che in questi giorni Arillo Fusillo oppure ‘O Pannazzaro (faccio dei nomi per farne) ricevano da Rizzoli un invito per andare a provare sul campo del Milan.
Se volete il mio giudizio, vi dirò che a me sono piaciuti tutti i ventidue giocatori.
Hanno classe e ciccia da vendere, ad eccezione di Arillo Fusillo il quale è più magro di una lisca di pesce, ma in compenso è stato sul campo quello che si è mosso con più agilità, è quello che ha sfoderato la maggiore potenza nel tiro, riuscendo talvolta a mandare anche il pallone al di là degli ottanta centimetri.
Ma i giocatori che più mi hanno entusiasmato sono stati Nerone da una parte e ‘0 Pannazzaro dall’altro. Li avete visti con quanta grazia si muovevano? Parevano silfidi che si libravano sul terreno di gioco. Con quanta disinvoltura portavano a spasso il loro pancione!
Imbattibile nel gioco di testa mi è sembrato il Fine De Santis, meglio noto come ‘0 Zelluso. Il suo cranio nudo, lucido e luminoso, calamitava quasi tutti i palloni che spiovevano nella sua zona. Mi dicono che il più grande giocatore di testa sia stato Puricelli. Ma io non credo che vi possa essere un giocatore più bravo del Fine De Santis.
Armoniosa invece la falcata di Zizzimbò. Sulle sue gambe da cow-boy sgaiattolava per il campo ed era sempre l’ultimo sulla palla (per dovere di cortesia, forse, verso gli avversari).
Ma tutti sono stati bravi, lo ripeto. Le due linee attaccanti specialmente hanno fatto mirabilie. Dove trovate degli attaccanti che segnano cinque reti per la propria squadra in men di un’ora! Oh quanto si sarà pentito il Comandante Lauro di essere ricorso agli svedesi o agli oriundi per rinforzare l’attacco del Napoli. Di fronte ad uno Schinizzo o a uno Scugnato, di fronte a uno Scipione o un Nico, di un Jeppson o di Vinicio non si saprebbe proprio che farsene. I grandi giocatori li abbiamo in casa ed andiamo a spendere i nostri milioni all’estero. È la solita xenofilia degli italiani. Ma lasciamo andare questo discorso che ci porterebbe su altra strada.
Vi dicevamo che le due linee di attaccanti della squadra dei Pescecani e dei Pro Conigli hanno fatto prodezze. Direte voi che è facile segnare quando i portieri sono fasulli. D’accordo. Ma nel nostro caso le cose cambiano perché Leone e Ciccio Mangiazoccole sono due portieri formidabili. Che parate volanti, e che tuffi!
Dovremmo rilevare qui anche i meriti dell’arbitro Andrea Monti. Egli è stato veramente un giudice impareggiabile. Avevamo temuto forte quando lo abbiamo visto per la prima volta con quei suoi occhiali spessi quanto le lenti di ingrandimento dell’Osservatorio di Monte Palomar, ma Monti è stato sempre all’altezza della situazione. Ha visto e fischiato tutti i falli verificatisi nel raggio di un paio di metri, s’intende. Ha corso avanti ed indietro così come gli hanno permesso i suoi reumatismi. E ho per la prima volta constatato che il pubblico presente era soddisfatto dell’operato dell’arbitro. Non è molto difficile intuirlo, credetemi. Infatti per la prima volta in vita mia non uno spettatore mise apertamente in dubbio la fedeltà della moglie dell’arbitro o l’onorabilità di sua madre. (Imelde Narducci)

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