Ricordi
sportivi (da Il Gazzettino dell'Isola d'Ischia n. 12/aprile
1956)
Pescecani - Pro Conigli
Ho assistito alla più esilarante partita del mondo. Lo debbo
ai Pro Conigli ed ai Pescecani. Lo debbo ad Ischia che, anche in questo,
ha saputo essere originale, anche in questo ha dato prova delle sue
insospettate, inesauribili risorse. La partita Pro Conigli - Pescecani
è uno spettacolo unico al mondo nelle sue premesse e nelle
sue intenzioni, ma gli isolani riescono con la loro verve, col loro
senso spettacolare a farne un piccolo capolavoro d’arte. Sì,
un capolavoro d’arte sportiva.
Nella festosa cornice del lunedì in albis, alla presenza di
un pubblico rumoroso e variopinto come nei giorni straordinari, la
pace è stata fatta tra Pescecani e Pro Conigli. Essa è
stata firmata a suon di calci sul campo Rispoli dove, al termine della
contesa sportiva, non si avevano né vincitori né vinti.
Infatti cinque gol erano messi a segno dai Pescecani e cinque gol
dai Pro Conigli. Nel pareggio sono annegate quindi tutte le rivalità
rinfocolate da 364 giorni di dispettucci, di lazzi, di scherzi di
“va là che non vai niente” che Pescecani e Pro
Conigli si sono spesso e volentieri rivolto reciprocamente.
Io ho lasciato Ischia subito dopo la partita. Ma non so se Pescecani
e Pro Conigli, dopo aver festeggiato la pace fatta, facendo scorrere
al posto dei fiumi di sangue promessi, fiumi di rutilante vino, di
quel vino leggero e sottile che ti entra nelle vene e nella testa
imprevedibilmente ti mette addosso una euforia che.., dicevo, io non
so se dopo la pace fatta non siano ricominciate proprio quando l’euforia
si è impossessata dei ventidue giocatori, le piccole rivalse,
i dispettucci reciproci, quei frizzi che rinfocolati per un anno saranno
poi le premesse bellicose della partita del 1957. Probabilmente sarà
successo proprio così. È probabile che a quest’ora
già sia stato lanciato il guanto di sfida, il “ci rivedremo
al Rispoli il prossimo anno”. Perché la radioattività
dell’isola, la dinamicità dei forti uomini di Ischia
non permettono paci durature. Il moto perpetuo sta di casa nell’Isola
verde.
Veniamo però alla partita di lunedì scorso. Il popolo
isolano non si è mai divertito tanto ad uno spettacolo calcistico.
Lo spettacolo ha richiamato una folla da tutto esaurito. Vi era perfino
il sindaco Telese, il quale, lasciando i suoi molteplici ed onerosi
impegni, si è presentato con un’ora di ritardo a presenziare
la singolare tenzone. Dicono che il ritardo del sindaco d’Ischia
fosse da addebitarsi al fatto che Telese aveva trascorso una nottataccia
insonne nella speranza, anzi nell’ansia, che all’ultimo
momento arrivasse, magari in elicottero, la Bolognani e venisse a
bussare alla sua porta. Sarà per un’altra volta.
Partita veramente di lusso dunque sul campo ischitano, per richiamare
l’interessamento del sindaco. Naturalmente al suo seguito vi
era tutto il Consiglio che mai come in questi giorni si sta dimostrando
solerte, ligio ai doveri verso gli amministrati e il primo cittadino.
Vi erano naturalmente anche il sindaco di Casamicciola e numerose
altre autorità dei sei Comuni isolani.
La partita aveva infatti tutti i numeri per attirare tanta bella ed
importante gente e non abbiamo assolutamente voluto prestare orecchio
a quanti ci insinuavano che la loro presenza era in un certo senso
stimolata dall’avvicinarsi delle elezioni. Malignità,
null’altro che malignità.
Era presente anche tutto il corpo dirigenziale della squadra di Promozione
dell’Ischia.
Per l’occasione l’allenatore Ferrandino, stando ad alcune
indiscrezioni che ho raccolto, avrebbe avuto perfino l’incarico
da parte di una grossa società del Nord di fare da “osservatore
speciale” nel caso che tra i vari Zizzimbò, Trink Trink
e compagni vi fosse qualche elemento di valore nazionale da ingaggiare.
Non so cosa abbia scoperto Ferrandino. Ma io l’ho visto prendere
di frequente appunti su un taccuino. Non è improbabile quindi
che in questi giorni Arillo Fusillo oppure ‘O Pannazzaro (faccio
dei nomi per farne) ricevano da Rizzoli un invito per andare a provare
sul campo del Milan.
Se volete il mio giudizio, vi dirò che a me sono piaciuti tutti
i ventidue giocatori.
Hanno classe e ciccia da vendere, ad eccezione di Arillo Fusillo il
quale è più magro di una lisca di pesce, ma in compenso
è stato sul campo quello che si è mosso con più
agilità, è quello che ha sfoderato la maggiore potenza
nel tiro, riuscendo talvolta a mandare anche il pallone al di là
degli ottanta centimetri.
Ma i giocatori che più mi hanno entusiasmato sono stati Nerone
da una parte e ‘0 Pannazzaro dall’altro. Li avete visti
con quanta grazia si muovevano? Parevano silfidi che si libravano
sul terreno di gioco. Con quanta disinvoltura portavano a spasso il
loro pancione!
Imbattibile nel gioco di testa mi è sembrato il Fine De Santis,
meglio noto come ‘0 Zelluso. Il suo cranio nudo, lucido e luminoso,
calamitava quasi tutti i palloni che spiovevano nella sua zona. Mi
dicono che il più grande giocatore di testa sia stato Puricelli.
Ma io non credo che vi possa essere un giocatore più bravo
del Fine De Santis.
Armoniosa invece la falcata di Zizzimbò. Sulle sue gambe da
cow-boy sgaiattolava per il campo ed era sempre l’ultimo sulla
palla (per dovere di cortesia, forse, verso gli avversari).
Ma tutti sono stati bravi, lo ripeto. Le due linee attaccanti specialmente
hanno fatto mirabilie. Dove trovate degli attaccanti che segnano cinque
reti per la propria squadra in men di un’ora! Oh quanto si sarà
pentito il Comandante Lauro di essere ricorso agli svedesi o agli
oriundi per rinforzare l’attacco del Napoli. Di fronte ad uno
Schinizzo o a uno Scugnato, di fronte a uno Scipione o un Nico, di
un Jeppson o di Vinicio non si saprebbe proprio che farsene. I grandi
giocatori li abbiamo in casa ed andiamo a spendere i nostri milioni
all’estero. È la solita xenofilia degli italiani. Ma
lasciamo andare questo discorso che ci porterebbe su altra strada.
Vi dicevamo che le due linee di attaccanti della squadra dei Pescecani
e dei Pro Conigli hanno fatto prodezze. Direte voi che è facile
segnare quando i portieri sono fasulli. D’accordo. Ma nel nostro
caso le cose cambiano perché Leone e Ciccio Mangiazoccole sono
due portieri formidabili. Che parate volanti, e che tuffi!
Dovremmo rilevare qui anche i meriti dell’arbitro Andrea Monti.
Egli è stato veramente un giudice impareggiabile. Avevamo temuto
forte quando lo abbiamo visto per la prima volta con quei suoi occhiali
spessi quanto le lenti di ingrandimento dell’Osservatorio di
Monte Palomar, ma Monti è stato sempre all’altezza della
situazione. Ha visto e fischiato tutti i falli verificatisi nel raggio
di un paio di metri, s’intende. Ha corso avanti ed indietro
così come gli hanno permesso i suoi reumatismi. E ho per la
prima volta constatato che il pubblico presente era soddisfatto dell’operato
dell’arbitro. Non è molto difficile intuirlo, credetemi.
Infatti per la prima volta in vita mia non uno spettatore mise apertamente
in dubbio la fedeltà della moglie dell’arbitro o l’onorabilità
di sua madre. (Imelde Narducci)
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