La Rassegna d'Ischia 2004
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Italia: acqua e privatizzazioni *

di Francesco Di Crescenzo

La normativa recente in materia di acque per quanto riguarda l’Italia è raccolta in tre provvedimenti.
Nel 1989 è stata emanata la legge n. 183, Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo. Essa istituisce le Autorità di bacino che hanno il compito di gestire i fiumi nella loro interezza, considerandoli ecosistemi unitari, al fine di contenere il dissesto idrogeologico che è una delle massime piaghe del territorio del nostro paese. I bacini di rilievo nazionale sono l’Isonzo, il Tagliamento, il Livenza, il Piave, il Brenta-Bacchiglione, l’Adige, il Po, l’Arno, il Tevere, il Liri-Garigliano e il Volturno. Nel corso di oltre un decennio le Autorità di bacino hanno fatto un grosso lavoro di raccolta di dati, di elaborazione di piani, in particolare per identificare le aree a rischio. Molto difficile è tuttavia l’applicazione dei progetti elaborati perché incontrano spesso l’opposizione degli enti locali che desiderano amministrare il territorio con maggiore libertà e senza sottostare a vincoli. [...]
Vi è poi la legge n. 36 del 1994, Disposizioni in materia di risorse idriche, nota come Legge Galli, che promuove il servizio idrico integrato e quindi prevede una riorganizzazione radicale del settore della captazione, distribuzione e depurazione delle acque, sostituendo al mosaico degli acquedotti esistenti unità più razionali per dimensione e gestione. L’obiettivo è il risparmio idrico al fine di assicurare uno sviluppo sostenibile, tale cioè da garantire alle generazioni future la disponibilità di risorse idriche sufficienti e di buona qualità. I servizi sono organizzati in base al principio di efficacia ed efficienza e sono privatizzati rispetto alla gestione attuale, spesso direttamente nelle mani delle amministrazioni comunali. Anche in questo caso vi sono aspetti positivi e altri che lo sembrano meno: mentre è molto condivisibile il principio del risparmio idrico (ad esempio attraverso la doppia conduttura, una per l’acqua potabile e un’altra per acqua meno pregiata per usi correnti), meno persuasivo è il probabile ingresso di grandi gruppi internazionali nella gestione di un bene di base e insostituibile come l’acqua.
Il terzo provvedimento, la legge n.152 del 1999, Disposizione sulla tutela delle acque dall’inquinamento, è, come evidente, di grande importanza dal punto di vista della qualità, anche se per valutarne l’efficacia e l’applicabilità occorrerà tempo. Certamente non sarà facile, perché la 152/99 va a toccare interessi molto concreti legati all’organizzazione e ai costi della produzione (1).
A questi provvedimenti bisogna poi aggiungere l’Art.35 della Legge Finanziaria 2002, che contiene ulteriori disposizioni in materia di gestione delle risorse idriche, ed è il provvedimento che ha iniziato di fatto il processo di privatizzazione del servizio. Esso prevede ad esempio che «per la gestione delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali gli enti locali, anche in forma associata, si avvalgono: a) di soggetti all’uopo costituiti, nella forma di società di capitali con la partecipazione maggioritaria degli enti locali, anche associati, cui può essere affidata direttamente tale attività; b) di imprese idonee, da individuarsi mediante procedure ad evidenza pubblica» (art.35, comma 1°).
L’erogazione del servizio, da svolgersi in regime di concorrenza, avviene quindi secondo le discipline di settore con conferimento della titolarità del servizio a società di capitali individuate attraverso l’espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica.
L’esternalizzazione dei servizi è l’elemento centrale della manovra. La gestione in economia non sarà più possibile. Se la Legge Galli lasciava ancora qualche spazio, con l’articolo 35 si chiarisce che l’unica forma legale per la gestione del servizio idrico è quella della S.p.A. Viene sancito l’obbligo di messa sul mercato dei servizi di interesse industriale (gas, rifiuti, acqua etc.) e di gestione attraverso società di capitali, con crescenti capitali privati, il tutto attraverso una fase transitoria della durata di 3/5 anni (2).
Si tratta quindi di un grande business per il sistema imprenditoriale privato e per le multinazionali (le gare per l’appalto dei servizi industriali devono essere effettuate a livello europeo) già largamente impegnate in Europa nella conquista di questi spazi di mercato. [...]
Non inganni il fatto che le S.p.A. nascenti siano partecipate maggioritariamente dal pubblico. Al di là del fatto che una S.p.A. deve funzionare con metodi ben precisi, il 51% pubblico è molto frazionato (la ATO 1 Umbria conta 38 comuni) mentre il restante 49% è un blocco unico.
Molto spesso inoltre si afferma che le ingenti risorse da investire per l’ammodernamento di reti e impianti renderebbero indispensabile un intervento privato, data la difficile condizione della finanza pubblica. Tale argomento fa apparire l’intervento privato come animato da intenti filantropici e non invece, come è nella realtà, calcolato e misurato sulla base di piani finanziari che prevedono non solo il recupero del capitale investito ma una sua lauta remunerazione attraverso la tariffa del servizio.
A questo punto non si capisce perché il pubblico, che non deve realizzare nessuna remuneratività nell’investimento, non possa operare, se necessario, analoghe pianificazioni degli investimenti, riuscendo peraltro (al contrario del privato) a dosare il carico dell’ammortamento di tali interventi, in parte sulla fiscalità generale ed in altra parte sulla suddetta tariffa (3).
Al di la delle considerazioni generali è interessante anche indagare in maniera sintetica un caso concreto di privatizzazione del servizio idrico. Ad esempio, per quanto riguarda l’isola d’Ischia, dove alla gestione pubblica tramite Consorzio (il CISI, Consorzio Intercomunale Servizi Ischia) ne è subentrata un’altra con diverse società operanti in regime privato (con il coinvolgimento della vicina isola di Procida). Ciò, purtroppo, sembra che non solo non abbia risolto, ma addirittura abbia aggravato i problemi di amministrazione legati a questa preziosa risorsa.
Il suddetto consorzio CISI si è trasformato in CISI Patrimonio s.r.l., di cui sono soci i sei Comuni dell’isola d’Ischia e i rispettivi sindaci siedono nell’assemblea. I Comuni hanno conferito a questa società la proprietà delle reti idriche e fognarie che dovranno essere poi locate all’EVI S.p.A.(4). La proprietà delle reti dovrebbe consentire a CISI Patrimonio s.r.l. di accendere dei mutui per fronteggiare la massa debitoria pregressa che rischia di arrivare a 5 milioni di euro, 10 miliardi di vecchie lire. L’amministratore unico di CISI Patrimonio si è dimesso dopo lo scandalo di un sito internet da 72mila euro e pagato anticipatamente. Contro la costituzione di CISI Patrimonio s.r.l. pende ricorso al T.A.R. Campania presentato da due ex consiglieri di amministrazione. Inizialmente i due consiglieri erano entusiasticamente d’accordo con la trasformazione (5).
L’EVI S.p.A. invece si interessa della gestione del servizio idrico e fognario dell’isola d’Ischia. Secondo le previsioni, dovrà trasformarsi in CISI Gestione S.p.A., prendendo in fitto le reti da CISI Patrimonio s.r.l. per 300-350 mila euro annui. Soci di EVI S.p.A. sono il CISI con l’80% delle quote ed il Comune di Procida con il 20%. Presidente di EVI S.p.A. è il sindaco di Lacco Ameno; consiglieri di amministrazione gli altri sindaci isolani e il delegato del sindaco di Procida. I sindaci isolani prestano la loro opera gratuitamente per contenere le spese. Alcune stime fatte indicano un deficit per l’anno 2003 di EVI S.p.A. di 1,2 milioni di euro (6). Secondo gli analisti, il personale eccedente rispetto al fabbisogno è quasi del 50% dell’attuale organico. CISI ed EVI inoltre avevano costituito una serie di società (7). Di queste una (EviCostruzioni) è stata sciolta, mentre le altre (Proser, EviLuce e Evidep in cui CISI ed EVI erano in società con privati) sono state congelate e non sono più operative. Da un’altra (Evimed) l’Evi sarebbe dovuta uscire cedendo la propria partecipazione, ma non si riescono ad avere notizie fondate (8).
Concludendo, come si può intuire dalla breve disamina qui tentata, la situazione di queste società è a dir poco drammatica, se si pensa che nel frattempo nei primi sette mesi del 2003 la società CISI s.r.l. ha registrato perdite per oltre 700mila euro, accertate dai revisori dei conti, a fronte di un capitale sociale di circa 100mila euro (9). Di questa precaria situazione pagheranno le conseguenze gli abitanti dell’isola, come utenti e come cittadini.

* Argomento tratto dalla tesi di laurea in Politica dell'Ambiente (Facoltà di Scienze Politiche) dal titolo: Acqua, per una idropolitica di Francesco di Crescenzo .
1) Teresa Isenburg, L’acqua fra tecnologia e ambiente, in
http://www.greencrossitalia.it/ita/acqua/risorse_acqua/cultura_dell’acqua.htm (20/10/03).
2) La privatizzazione del servizio idrico in Italia, in http://italy.indymedia.org (20/10/03).
3) La privatizzazione del servizio idrico in Italia, op. cit.
4) Tra l’altro il Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche «ha valutato negativamente la possibilità, contemplata nell’art. 35 della Finanziaria 2002, di costituire una società pubblica cui i Comuni conferirebbero in proprietà le reti e gli impianti, che detta società provvederebbe poi a concedere in uso al gestore del servizio dietro pagamento di un canone: non c’è nessuna necessità di interporre tra Autorità di Ato e gestore simile società, con i suoi inevitabili costi e tempi operativi...», dalla Relazione annuale al Parlamento sullo stato dei servizi idrici Anno 2002 presentata alla Camera dei Deputati (24/07/03).
5) Una “Road Map” per non far fallire i Comuni, dal quotidiano delle isole di Ischia e Procida “Il Golfo” (10/09/03).
6) Il dato è tratto da Una “Road Map” per non far fallire i Comuni, op. cit.
7) Il proliferare di società sarebbe anche in contrasto con lo spirito della legge 36/94, in quanto essa prevede la «gestione industriale del servizio, attraverso l’integrazione funzionale delle sue componenti (acquedotto, fognatura, depurazione) e la vasta dimensione territoriale, con il vincolo dell’autofinanziamento dei costi correnti e di norma anche di quelli d’investimento», dalla Relazione annuale al Parlamento sullo stato dei servizi idrici Anno 2002, op. cit.
8) Ad un consigliere comunale di Ischia che chiedeva i documenti contabili dell’Evi S.p.A. è stato risposto di rivolgersi al Registro delle imprese, cfr. Il Dibattito “A Due” sul Futuro del Cisi, in “il Golfo” (22 /07/03).
9) I dati sono tratti dalla Relazione presentata dal Sindaco in una seduta del Consiglio Comunale di Lacco Ameno il 29/10/03

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