Italia:
acqua e privatizzazioni *
di
Francesco Di Crescenzo
La normativa recente in materia di acque per quanto riguarda l’Italia
è raccolta in tre provvedimenti.
Nel 1989 è stata emanata la legge n. 183, Norme per il riassetto
organizzativo e funzionale della difesa del suolo. Essa istituisce
le Autorità di bacino che hanno il compito di gestire i fiumi
nella loro interezza, considerandoli ecosistemi unitari, al fine di
contenere il dissesto idrogeologico che è una delle massime
piaghe del territorio del nostro paese. I bacini di rilievo nazionale
sono l’Isonzo, il Tagliamento, il Livenza, il Piave, il Brenta-Bacchiglione,
l’Adige, il Po, l’Arno, il Tevere, il Liri-Garigliano
e il Volturno. Nel corso di oltre un decennio le Autorità di
bacino hanno fatto un grosso lavoro di raccolta di dati, di elaborazione
di piani, in particolare per identificare le aree a rischio. Molto
difficile è tuttavia l’applicazione dei progetti elaborati
perché incontrano spesso l’opposizione degli enti locali
che desiderano amministrare il territorio con maggiore libertà
e senza sottostare a vincoli. [...]
Vi è poi la legge n. 36 del 1994, Disposizioni in materia di
risorse idriche, nota come Legge Galli, che promuove il servizio idrico
integrato e quindi prevede una riorganizzazione radicale del settore
della captazione, distribuzione e depurazione delle acque, sostituendo
al mosaico degli acquedotti esistenti unità più razionali
per dimensione e gestione. L’obiettivo è il risparmio
idrico al fine di assicurare uno sviluppo sostenibile, tale cioè
da garantire alle generazioni future la disponibilità di risorse
idriche sufficienti e di buona qualità. I servizi sono organizzati
in base al principio di efficacia ed efficienza e sono privatizzati
rispetto alla gestione attuale, spesso direttamente nelle mani delle
amministrazioni comunali. Anche in questo caso vi sono aspetti positivi
e altri che lo sembrano meno: mentre è molto condivisibile
il principio del risparmio idrico (ad esempio attraverso la doppia
conduttura, una per l’acqua potabile e un’altra per acqua
meno pregiata per usi correnti), meno persuasivo è il probabile
ingresso di grandi gruppi internazionali nella gestione di un bene
di base e insostituibile come l’acqua.
Il terzo provvedimento, la legge n.152 del 1999, Disposizione sulla
tutela delle acque dall’inquinamento, è, come evidente,
di grande importanza dal punto di vista della qualità, anche
se per valutarne l’efficacia e l’applicabilità
occorrerà tempo. Certamente non sarà facile, perché
la 152/99 va a toccare interessi molto concreti legati all’organizzazione
e ai costi della produzione (1).
A questi provvedimenti bisogna poi aggiungere l’Art.35 della
Legge Finanziaria 2002, che contiene ulteriori disposizioni in materia
di gestione delle risorse idriche, ed è il provvedimento che
ha iniziato di fatto il processo di privatizzazione del servizio.
Esso prevede ad esempio che «per la gestione delle reti, degli
impianti e delle altre dotazioni patrimoniali gli enti locali, anche
in forma associata, si avvalgono: a) di soggetti all’uopo costituiti,
nella forma di società di capitali con la partecipazione maggioritaria
degli enti locali, anche associati, cui può essere affidata
direttamente tale attività; b) di imprese idonee, da individuarsi
mediante procedure ad evidenza pubblica» (art.35, comma 1°).
L’erogazione del servizio, da svolgersi in regime di concorrenza,
avviene quindi secondo le discipline di settore con conferimento della
titolarità del servizio a società di capitali individuate
attraverso l’espletamento di gare con procedure ad evidenza
pubblica.
L’esternalizzazione dei servizi è l’elemento centrale
della manovra. La gestione in economia non sarà più
possibile. Se la Legge Galli lasciava ancora qualche spazio, con l’articolo
35 si chiarisce che l’unica forma legale per la gestione del
servizio idrico è quella della S.p.A. Viene sancito l’obbligo
di messa sul mercato dei servizi di interesse industriale (gas, rifiuti,
acqua etc.) e di gestione attraverso società di capitali, con
crescenti capitali privati, il tutto attraverso una fase transitoria
della durata di 3/5 anni (2).
Si tratta quindi di un grande business per il sistema imprenditoriale
privato e per le multinazionali (le gare per l’appalto dei servizi
industriali devono essere effettuate a livello europeo) già
largamente impegnate in Europa nella conquista di questi spazi di
mercato. [...]
Non inganni il fatto che le S.p.A. nascenti siano partecipate maggioritariamente
dal pubblico. Al di là del fatto che una S.p.A. deve funzionare
con metodi ben precisi, il 51% pubblico è molto frazionato
(la ATO 1 Umbria conta 38 comuni) mentre il restante 49% è
un blocco unico.
Molto spesso inoltre si afferma che le ingenti risorse da investire
per l’ammodernamento di reti e impianti renderebbero indispensabile
un intervento privato, data la difficile condizione della finanza
pubblica. Tale argomento fa apparire l’intervento privato come
animato da intenti filantropici e non invece, come è nella
realtà, calcolato e misurato sulla base di piani finanziari
che prevedono non solo il recupero del capitale investito ma una sua
lauta remunerazione attraverso la tariffa del servizio.
A questo punto non si capisce perché il pubblico, che non deve
realizzare nessuna remuneratività nell’investimento,
non possa operare, se necessario, analoghe pianificazioni degli investimenti,
riuscendo peraltro (al contrario del privato) a dosare il carico dell’ammortamento
di tali interventi, in parte sulla fiscalità generale ed in
altra parte sulla suddetta tariffa (3).
Al di la delle considerazioni generali è interessante anche
indagare in maniera sintetica un caso concreto di privatizzazione
del servizio idrico. Ad esempio, per quanto riguarda l’isola
d’Ischia, dove alla gestione pubblica tramite Consorzio (il
CISI, Consorzio Intercomunale Servizi Ischia) ne è subentrata
un’altra con diverse società operanti in regime privato
(con il coinvolgimento della vicina isola di Procida). Ciò,
purtroppo, sembra che non solo non abbia risolto, ma addirittura abbia
aggravato i problemi di amministrazione legati a questa preziosa risorsa.
Il suddetto consorzio CISI si è trasformato in CISI Patrimonio
s.r.l., di cui sono soci i sei Comuni dell’isola d’Ischia
e i rispettivi sindaci siedono nell’assemblea. I Comuni hanno
conferito a questa società la proprietà delle reti idriche
e fognarie che dovranno essere poi locate all’EVI S.p.A.(4).
La proprietà delle reti dovrebbe consentire a CISI Patrimonio
s.r.l. di accendere dei mutui per fronteggiare la massa debitoria
pregressa che rischia di arrivare a 5 milioni di euro, 10 miliardi
di vecchie lire. L’amministratore unico di CISI Patrimonio si
è dimesso dopo lo scandalo di un sito internet da 72mila euro
e pagato anticipatamente. Contro la costituzione di CISI Patrimonio
s.r.l. pende ricorso al T.A.R. Campania presentato da due ex consiglieri
di amministrazione. Inizialmente i due consiglieri erano entusiasticamente
d’accordo con la trasformazione (5).
L’EVI S.p.A. invece si interessa della gestione del servizio
idrico e fognario dell’isola d’Ischia. Secondo le previsioni,
dovrà trasformarsi in CISI Gestione S.p.A., prendendo in fitto
le reti da CISI Patrimonio s.r.l. per 300-350 mila euro annui. Soci
di EVI S.p.A. sono il CISI con l’80% delle quote ed il Comune
di Procida con il 20%. Presidente di EVI S.p.A. è il sindaco
di Lacco Ameno; consiglieri di amministrazione gli altri sindaci isolani
e il delegato del sindaco di Procida. I sindaci isolani prestano la
loro opera gratuitamente per contenere le spese. Alcune stime fatte
indicano un deficit per l’anno 2003 di EVI S.p.A. di 1,2 milioni
di euro (6). Secondo gli analisti, il personale eccedente rispetto
al fabbisogno è quasi del 50% dell’attuale organico.
CISI ed EVI inoltre avevano costituito una serie di società
(7). Di queste una (EviCostruzioni) è stata sciolta, mentre
le altre (Proser, EviLuce e Evidep in cui CISI ed EVI erano in società
con privati) sono state congelate e non sono più operative.
Da un’altra (Evimed) l’Evi sarebbe dovuta uscire cedendo
la propria partecipazione, ma non si riescono ad avere notizie fondate
(8).
Concludendo, come si può intuire dalla breve disamina qui tentata,
la situazione di queste società è a dir poco drammatica,
se si pensa che nel frattempo nei primi sette mesi del 2003 la società
CISI s.r.l. ha registrato perdite per oltre 700mila euro, accertate
dai revisori dei conti, a fronte di un capitale sociale di circa 100mila
euro (9). Di questa precaria situazione pagheranno le conseguenze
gli abitanti dell’isola, come utenti e come cittadini.
* Argomento
tratto dalla tesi di laurea in Politica dell'Ambiente (Facoltà
di Scienze Politiche) dal titolo: Acqua, per una idropolitica
di Francesco di Crescenzo .
1) Teresa Isenburg, L’acqua fra tecnologia
e ambiente, in
http://www.greencrossitalia.it/ita/acqua/risorse_acqua/cultura_dell’acqua.htm
(20/10/03).
2) La privatizzazione del servizio idrico in Italia, in http://italy.indymedia.org
(20/10/03).
3) La privatizzazione del servizio idrico in Italia, op. cit.
4) Tra l’altro il Comitato per la vigilanza sull’uso delle
risorse idriche «ha valutato negativamente la possibilità,
contemplata nell’art. 35 della Finanziaria 2002, di costituire
una società pubblica cui i Comuni conferirebbero in proprietà
le reti e gli impianti, che detta società provvederebbe poi
a concedere in uso al gestore del servizio dietro pagamento di un
canone: non c’è nessuna necessità di interporre
tra Autorità di Ato e gestore simile società, con i
suoi inevitabili costi e tempi operativi...», dalla Relazione
annuale al Parlamento sullo stato dei servizi idrici Anno 2002 presentata
alla Camera dei Deputati (24/07/03).
5) Una “Road Map” per non far fallire i Comuni, dal quotidiano
delle isole di Ischia e Procida “Il Golfo” (10/09/03).
6) Il dato è tratto da Una “Road Map” per non far
fallire i Comuni, op. cit.
7) Il proliferare di società sarebbe anche in contrasto con
lo spirito della legge 36/94, in quanto essa prevede la «gestione
industriale del servizio, attraverso l’integrazione funzionale
delle sue componenti (acquedotto, fognatura, depurazione) e la vasta
dimensione territoriale, con il vincolo dell’autofinanziamento
dei costi correnti e di norma anche di quelli d’investimento»,
dalla Relazione annuale al Parlamento sullo stato dei servizi idrici
Anno 2002, op. cit.
8) Ad un consigliere comunale di Ischia che chiedeva i documenti contabili
dell’Evi S.p.A. è stato risposto di rivolgersi al Registro
delle imprese, cfr. Il Dibattito “A Due” sul Futuro del
Cisi, in “il Golfo” (22 /07/03).
9) I dati sono tratti dalla Relazione presentata dal Sindaco in una
seduta del Consiglio Comunale di Lacco Ameno il 29/10/03
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