2004
/ I 150 anni del porto d'Ischia
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Epperò con questa fertilità di suolo, con questo aere
purissimo, con sì svariate genti che vi affluiscono, era veramente
sventura che l’isola mancasse di un porto. Ma ciò che
desiderarono in tutti i tempi, e sempre indarno, tutti i Dinasti che
Ischia signoreggiarono, fu voluto e fatto prestamente al cenno del
re Ferdinando II, immegliando così, non è a dir quanto,
la sorte di quei popolani non solo, ma e delle vicine isole ancora,
e di quanti con esse fan traffico. Eravi a settentrione dell’isola
uno stagno ampissimo, originatosi fin dai tempi più remoti
dall’ultimo dei tre gran tremuoti, onde quella fu sconvolta,
siccome ricorda la storia, il quale appena avrebbe dato adito a qualche
navicello peschereccio che vi fosse entrato per via di un angustissimo
canale comunicante col mare. Veduto dunque il Re che niun luogo offrivasi
più acconcio ad un porto, comandava che vi si fosse aperta
nel sito più vicino al mare un’ampia bocca da poter dare
agevolissimo passaggio a qualsivoglia più grande piroscafo
da guerra, e che il suo fondo si fosse purgato di tutte le materie,
che i secoli vi avevano accumulato, affinché anche grandi navigli
vi potessero riparare e stanziarvi a loro agio. Acciocché poi
la bollente rabbia de’ venti non obbligasse i marosi a spingere
le accumulate arene in quella chiostra, e la foga dei cavalloni nuocer
non potesse ai legni nel luogo stesso dove cercan riparo, volle Sua
Maestà che di lunga ed acconcia scogliera si munisse l’entrata
del porto.
Un magnifico spettacolo si vide in quelle acque il giorno 17 settembre
dell’anno 1854. (...) Quelle acque si popolarono di numero innumerabile
di palischermi, feluche, paranzelli, tartane e trabacche, folte e
gremite di festevoli passeggeri... Il Re medesimo, a fianco dell’augusta
sua consorte e di tutta la amiglia regale, gioiva di quella gioia»
(Annali Civili del Regno delle Due Sicilie, vol. LIII, 1855).