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Giuseppe Mazzella

La frana avvenuta sabato 25 agosto 2012 dal costone sulla Litoranea Casamicciola-Lacco alle ore 21.30 circa che soltanto per un miracolo o una straordinaria coincidenza non si è trasformata in una tragedia come quella del novembre 2009 con la seconda alluvione di Casamicciola in 99 anni (i tempi della natura non sono quelli dell’uomo) mi ha  riportato alla memoria un incontro che tenemmo come Associazione della Stampa delle isole di Ischia e Procida nel lontano 1986 con il giornalista Giovanni Russo, inviato speciale del “Corriere della Sera” e fervente meridionalista fin da giovanissimo con il suo libro “Baroni e contadini”. Russo mi disse che «ovunque fosse andato nel Mezzogiorno avrebbe trovato lavori pubblici incompiuti, mai terminati, con strade aperte “provvisoriamente” e cioè con un provvisorio diventato definito». Russo chiamò questi lavori pubblici mai terminati a regola d’arte le “opere perpetue del Mezzogiorno”.
La Litoranea è una di queste “opere perpetue”. Fu  aperta al pubblico il 25 luglio 1926. Lo ricorda Raffaele Castagna, nel volume Isola d’Ischia in tremila voci, titoli, immagini, che completa la voce sottolineando che «a 300 metri circa presso la Pensione Morgera (oggi non esiste più perché è stata trasformata in un complesso residenziale, ndr) una lapide (oggi appena leggibile) ricorda l’evento: «Regnando Vittorio Emanuele III Re d’Italia – Anno IV del governo del Duce Benito Mussolini – questa strada che segna l’inizio di una litoranea Porto d’Ischia, Casamicciola, Lacco Ameno, giungendo a Forio – che Salvatore Girardi, Presidente della Deputazione Provinciale volle per avvicinare Napoli all’isola, evitando scomodi scali, affidandone l’esecuzione all’ing. S. Mellucci – fu aperta al pubblico il 25 luglio 1926». Qui si ferma la voce lasciando la ricostruzione della storia ad altre fonti.
La Litoranea passò negli anni ‘50 con la riorganizzazione del sistema stradale allo Stato e fu affidata in gestione all’ANAS – l’Azienda Nazionale Strade Statali – poiché tutto l’anello stradale dell’isola divenne la strada statale 270. Ma – corsi e ricorsi storici – con la riforma degli enti locali del 1990 la competenza della strada è di nuovo ritornata alla Deputazione Provinciale che non si chiama  più così ma Provincia di Napoli- Città Metropolitana.
Questa Litoranea - ieri allo Stato ed oggi alla Provincia – non è mai stata completata in ottantasei anni nelle opere di difesa a monte con adeguati e sicuri muri di contenimento evidentemente molto costosi. Non c’è nemmeno certezza di diritto su chi deve farli questi muri perché il Codice Civile afferma in linea generale che il muro è di proprietà del fondo dominante e quindi è il privato che dovrebbe realizzarli, ma probabilmente il privato sostiene che è stato espropriato del terreno per la costruzione della strada e quindi l’onere del contenimento è dell’ente pubblico che l’ha espropriato. Resta l’osservazione ovvia che la piena sicurezza della Litoranea non c’è, né per i pedoni né per gli automobilisti fino a quando non verranno costruiti idonei muri di contenimento per tutta la lunghezza della strada.
La completa chiusura della Litoranea da parte del sindaco di Casamicciola, Arnaldo Ferrandino, ha determinato un traffico infernale perché tutto è stato dirottato per le strade secondarie di Casamicciola di Piazza Bagni, di La Rita, della Borbonica, per via Eddomade, via Principessa Margherita. Domenica 26 agosto passerà alla storia minima dell’isola d’Ischia come un inferno di lamiere senza precedenti, una delle più caotiche giornate mai vissute nell’isola in piena estate!!!
Poi è arrivata una soluzione “provvisoria” – come d’abitudine – con l’apertura con un semaforo sul luogo della frana della Litoranea con una situazione meno caotica.
Il caos di quella domenica mi ha riportato ad un intervento del prof. Cristofaro Mennella (1907-1976), presidente del Centro Studi su l’isola d’Ischia apparso sul numero n. 2 del giugno 1967 – quarantacinque anni fa! – che Raffaele Castagna riporta nell’altro suo lavoro Ischia – 1950-1999 Cinquanta anni di vita e di storia dell’isola verde, dove Mennella propone  la realizzazione di un secondo anello stradale per l’isola d’Ischia con l’utilizzazione delle strade secondarie e con la costruzione dei tratti mancanti per soli 12 chilometri. Farebbe bene Raffaele Castagna a ripubblicarlo quell’articolo perché sembra scritto oggi, perché sottolinea l’urgenza della soluzione della viabilità isolana, perché prende atto dello sviluppo turistico e quindi della necessità di una “rete sussidiaria” all’unico anello stradale, perché esprime una concezione autentica e seria della Pianificazione territoriale. Scrive Mennella: «Si evitino gli sconci e gli abusi ma non si metta il bavaglio ad ogni iniziativa pubblica o privata. Ischia non può rimanere, integralmente, quella che era cinquanta anni fa, dal momento che la quasi totalità dei suoi abitanti è interessata al suo sviluppo economico in generale e al turismo in particolare; ben venga un piano di sviluppo o di fabbricazione ma non rigido e cavilloso, quasi come se si potesse ipotecare la storia dei decenni futuri. In tal modo dove se ne andrebbero la libertà, la democrazia, lo spirito d’ iniziativa?».
Quella di Mennella fu una “predica inutile”, una voce nel deserto perché non è stato fatto un secondo anello stradale e non è stato fatto un serio e credibile piano regolatore generale.
Il “provvisorio”, l’ “eterna emergenza”, è continuato con  le “opere perpetue” che sono aumentate con la crescita dello sviluppo come la storia della costruzione dei depuratori delle acque reflue mentre la musica della cattiva politica è rimasta la stessa con pessimi maestri.

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