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Raffaele Castagna

   L’anno 2011 si chiude e l’anno 2012 si apre con problemi e preoccupazioni in campo nazionale soprattutto, in quanto è sempre chi meno ha ad avere ancora di meno e a dover fare sacrifici, necessari, come dicesi, per il bene del paese. Questa circostanza è ovvio in fondo che si ripercuota in campo regionale e locale per esigenze di bilancio, di servizi comunali che diventano sempre più costosi, anche se più carenti. Servizi che gli stessi cittadini contribuiscono a rendere maggiormente evidenti nei loro aspetti negativi per la scarsa propensione al rispetto di certe norme e regole, che pur ci sono. Si leggeva, ma non si ricorda dove, che è facile stabilire e fissare disposizioni di comportamento, il difficile si presenta nel farle rispettare da tutti, come nell’abitudine diffusa di ritenere i luoghi pubblici ricettacolo continuo dei rifiuti di casa, piccoli e grandi, appena si creano, nonostante che si parli sempre di salvaguardia dell’ambiente, della necessità di offrire per sé e per gli ospiti un paese decente e pulito (civiltà – cultura – cultura della civiltà!). Il senso della “comunità” si trasforma piuttosto in senso della “unicità”: interesse per il proprio sistema, senza cura per gli altri che ci circondano e sono compartecipi nella vita cittadina.
   Anni e anni di mancato controllo sul territorio hanno generato, per esempio, quello che è detto “abusivismo edilizio” che, dopo alcuni condoni, si tende oggi finalmente a contrastare con interventi che colpiscono purtroppo anche situazioni che poi propongono altri problemi, altre esigenze rigurdanti principalmente coloro che meno avevano e meno hanno, come prima si diceva. E non sembra un paradosso che, in tempi di crisi, si debbano cercare altre risorse finanziarie destinate non a produrre, ma a distruggere? Da quale parte porsi nella considerazione del problema si presenta come una questione di difficile soluzione: di intransigenza assoluta o di una valutazione che tenga in debito conto, almeno, le minime esigenze di vita soddisfatte a volte con enormi sacrifici e lavoro costante, quando lo stato nulla ha fatto e nulla fa in proposito e quando, senza l’intervento privato, avremmo ancora oggi le baracche dei terremoti di oltre un secolo fa? Chi non ricorda quando in un’isola di notevole spessore turistico accanto ad alberghi di lusso, a ville sontuose faceva contrasto l’abitazione “precaria” (eufemismo di comodo) del contadino e del pescatore?

   Tempo di elezioni in questo nuovo anno (2012) in alcuni comuni isolani, tempo di novità (auspicabili) o di conferma (meno sperabile) degli uomini da investire del potere e dell’amministrazione della cosa pubblica. Tempo di grande eloquio elettorale e di manovre, accordi, stabilizzazione degli equilibri per far sì che tutto resti come prima e nulla cambi. Al di là di qualsiasi altra valutazione, bisogna mettere in conto, su un piano del tutto negativo, le facili promesse che presto poi svaniranno, senza concludere un bel niente, per quanto concerne lo “sviluppo” dell’isola e il superamento dei problemi, vecchi e nuovi, che si ingigantiscono, invece di annullarsi. Principio ispiratore per ogni programma dovrebbe essere l’interesse della collettività  e non delle singolarità (si dice per lo più, ma nessuno vi tiene fede), disdegnando il costume per cui al grande e al ricco tutto è possibile, mentre ogni via è preclusa a coloro che non trovano porte cui bussare.
Dall’alto come dal basso si attende (e ci si augura che ciò non resti una semplice chimera) una politica che, oltre alle esigenze di lavoro per i giovani soprattutto, è insieme bisogno di sport, di cultura, di tempo libero, di biblioteche, di valorizzazione del territorio in tutti i suoi aspetti, con un impegno particolare rivolto alle esigenze scolastiche tutte. Elemento qualificante, indice di civiltà, è la salvaguardia del mare (fattore qualificante per proseguire sotto i migliori auspici il discorso turistico) da ogni tipo di inquinamento e di degradazione.
Il problema del traffico, causa di grande confusione e di rumori molesti in periodi sia invernale che estivo, è legato a quello del trasporto pubblico. Un tempo si faceva affidamento sull’incremento di quest’ultimo per eliminare il primo, ma oggi in concreto avviene l’esatto contrario: si rafforzano gli aspetti negativi del traffico privato, sempre in aumento, mentre si indebolisce il pubblico.

   Ischia è stata ed è l’isola delle terme per le numerose sorgenti terapeutiche celebrate nelle opere di studiosi e di viaggiatori antichi e moderni, sperimentate da illustri clinici e idrologi: elementi questi che, in unione alle favorevoli condizioni climatiche, hanno contribuito a incrementare il turismo, specialmente nella seconda metà del precedente secolo. Ai fattori originari e sanitari infatti si sono aggiunti altri elementi strutturali di comfort, di comodità, di organizzazione, di mondanità, oltre che di ordine archeologico e artistico. Aspetti che un tempo si è pensato che potessero essere la base per un turismo invernale, ma vanamente purtroppo, per molteplici motivi. Scarso rilievo ha avuto ed ha anche la possibilità di fare di Ischia un vero e proprio centro di cultura per mostre, conferenze, concerti, studi archeologici, corsi di aggiornamento professionale. Sono tanti gli artisti isolani, molti dei quali ancora poco conosciuti; sono tanti gli artisti che vengono qui a soggiornare; notevoleè il patrimonio intellettuale che ha espresso e che esprime l’isola d’Ischia. Ma nulla si è fatto e si fa per valorizzarlo, se si pensa che le prime a chiudere i battenti, ai primi rigori autunnali, sono le istituzioni pubbliche, se si pensa che, quando c’è stato bisogno di spazio per esigenze amministrative, sono stati soppressi in primo luogo quelli dedicati a nascenti biblioteche, se si pensa che in uno sviluppo edilizio così maestoso  che qui si è formato poco sostegno e richiamo ha avuto proprio quello scolastico. Il passato culturale interessa ad un numero ristretto di persone. Si legge: «Vasto è il campo di studi e di ricerche capaci di interessare e di attrarre gente appassionata e cultori specifici di archeologia, storia, termalismo, climatismo, geologia, agricoltura, arte, energia. Si può di conseguenza proporre un volto nuovo di Ischia, legato ad una conoscenza più approfondita del passato, delle risorse naturali e della cultura locale»: un obiettivo che non ha avuto riscontro nella realtà e probabilmente continuerà a non averlo.