Tabaccaio e memoria storica di Lacco Ameno
«Son nato tabaccaio e son cresciuto tra sigarette, tabacchi ed anche da fiuto, nel clima di servir serenamente il mite, il frettoloso, l’impaziente, perciò la mia Musa a cantare è poco adusa, ma non per gridare che tra trofei, coppe, e medaglie molto onore mi fa la tua prosa, viva, assai allegra e briosa, nel ricordo di passate battaglie…»: questa è soltanto una delle tante missive di ritorno che frequentemente ci scambiavamo con l’amico Antonio Buonocore (recenetmente scomparso), mio antico maestro, almeno nel senso che lui era per lo scrivente un punto di riferimento costante e prezioso nel tempo ed una persona veramente speciale.
Speciale lo era anche per le tante persone che negli anni, quotidianamente, affollavano il suo centralissimo negozio, una vera e propria agorà moderna dove ognuno, passando di sfuggita o sostando di proposito tra un acquisto di sigarette o sigari o caramelle, scambiava, oltre i canonici saluti, anche le proprie impressioni sulle vicende politiche, sportive e paesane, un confessionale dove si confidavano i propri dubbi, timori e dove si esternavano anche i propri entusiasmi. Una figura carismatica, familiare e rassicurante e conciliante quella di Totonno, o Don Antonio come veniva familiarmente appellato, una persona che si faceva notare soprattutto per la sua discrezione e bontà d’animo; un saluto e un commento garbato ed amichevole non mancavano mai sotto forma di prosa o di poesia, talvolta un sorriso, e quelle poche parole rivolte all’amico, al conoscente od anche al passante riempivano una giornata iniziata talvolta male.
Gestore della centralissima tabaccheria del paese, ha seguito le vicende della società dalle origini fino ai giorni nostri. «Fu tra i fondatori del Lacco Ameno Calcio e la sua è stata sempre una presenza discreta, abituato com’era ad operare nell’ombra. Con il suo attivismo Buonocore diede decisivo impulso anche all’organizzazione del calcio giovanile lacchese. Molto versato nella trattazione delle carte federali e nelle questioni amministrative, segretario e cassiere della società lacchese fin dagli inizi, ne è la memoria storica, simboleggiandone la continuità nelle sue diverse epoche»: questo il commento inserito nel libro Lacco Ameno: Il calcio dalle origini al 1970 dal nostro indimenticato amico Pietro Ferrandino, un commento che descrive alla perfezione il dirigente, lo sportivo, l’uomo, la memoria storica che è poi anche quella del paese.
Durante il servizio trovava sempre il tempo per raccontare curiosi aneddoti sulla vita locale e per scrivere versi evocativi su personaggi o luoghi o fatti che lui fotografava alla perfezione. Anche nella politica (è stato consigliere comunale dal 1960 al 1985) ha dato il suo fattivo contributo, favorendo azioni propositive e propulsive per il benessere della sua amata cittadina.
Ma vogliamo ancora una volta, e non sarà certo l’ultima, immaginarlo lì, dietro il bancone, sorridente, a salutare cordialmente e recitare ancora una volta i versi di quella poesia che tanto amava:
«Colli ubertosi al mare digradanti, spiagge protese a folle di bagnanti, acque con radium uniche al mondo, ed il Fungo che dal mar lo sguardo chiama, di Lacco Ameno è questo il panorama…».
Con Totonno se ne va un pezzo di storia di Lacco Ameno, quella del dopoguerra e del boom economico, quella dell’era Rizzoli e dei fasti dell’Aenaria, ma soprattutto se ne va un grande personaggio stimato ed amato per la sua semplicità, la sua educazione ed il grande amore per Lacco Ameno.
Addio ad un grande, inimitabile ed indimenticabile maestro (Antonio Schiazzano).
Entrare nella Tabaccheria del Corso Angelo Rizzoli di Lacco Ameno e non poter più scambiare almeno un semplice saluto con Antonio Buonocore o ascoltarne le sue fugaci impressioni su eventi generali e particolari non appare né sarà facile. Quella che è sempre stata una realtà vissuta per sentita esigenza, per abitudine, per prassi o per una sosta di necessità (si pensi ai fumatori del presente e del passato) sembra forse affievolirsi per evitare che i ricordi si rinnovino con eccessiva frequenza.
Quanti personaggi, soprattutto giovani, hanno trascorso ore ed ore in quel piccolo spazio, in giornate assolate o piovose! Gente che vi ha passato serate e serate fino alla chiusura dei battenti per la buona notte! Vi si discuteva di sport e di calcio, calcio lacchese soprattutto, ed isolano, raramente di politica, una politica mai astiosa e animatamente contrapposta, pur tra vedute e posizioni diverse. Perché in fondo Antonio Buonocore, pur presente in alcuni periodi nel contesto della via amministrativa locale, è stato in primo luogo una persona importante e determinante nel settore sportivo, dalla nascita della Libertas Lacco all’Ischiaterme, all’Aenaria, e poi al Lacco Ameno. La Tabaccheria era spesso la sede operativa della società e della squadra, dove attingere le ultime decisioni, gli ultimi accordi per le trasferte e le convocazioni dei giocatori. Un amore per lo sport non limitato al piccolo mondo di Lacco Ameno, ma esteso sempre a tutta l’isola, come si evidenzia dalle espressioni con cui si rivolse all’Ischia calcio in una lettera inviata al settimanale Corriere d’Ischia e pubblicata nel numero 17 del 22 giugno 1960, quando la società isclana disputò il girone finale per l’ammissione a quella che era allora la IV serie: «Allorquando, domenica scorsa, mi trovai nel grandioso Stadio del Sole di Fuorigrotta per la finalissima dei dilettanti Scafatese-Ischia (campionato 1959-60, ndr), prima ancora che l’impreciso Signor Troiano di Napoli desse inizio alla cavalleresca contesa, la quale doveva laureare la squadra campione regionale, sentii che fosse doveroso e sportivamente sano dire un «grazie» e al Presidente Luca Scotti ed al tecnico Mister Ferrandino ed ai giocatori tutti del sodalizio ischitano per le lusinghiere affermazioni avute e per aver dato agli isolani la possibilità di una eventuale partecipazione al prossimo campionato di Quarta Serie. Il paziente e volenteroso lavoro di tanto tempo era stato finalmente coronato dal successo ed agli artefici di tale vittoria era umano che andasse il plauso della massa tutta.
Anche se è venuta a mancare la grande vittoria finale, che sarebbe stato un giusto suggello ad una felice annata, è giusto che questo merito resti inalterato ed il ricordo pungente di quei fischi che accolsero la squadra al ritorno da Fuorigrotta sia considerato come il prodotto di alcuni giovani desiderosi di farsi notare e sentire.
L’Isola d’Ischia è calcisticamente matura ed io son sicuro che domenica sera tutti gli sportivi isolani, al di sopra di qualsivoglia sentimento di simpatia o meno, abbiano voluto unire in un simbolico abbraccio gli atleti del cuore a morale riconoscenza delle belle affermazioni di quest’anno. Un bravo di cuore, quindi, all’Ischia che ha scritto una bella pagina nell’annuario del calcio campano».
Ma, oltre ai momenti sportivi, con Antonio Buonocore si vivevano anche momenti di continua collaborazione nell’organizzazione della vita sociale e culturale in un paese, quale Lacco Ameno, proteso verso uno sviluppo decisamente avviato da fattori non solo esterni, ma anche interni (Raffaele Castagna).