|
Secondo
un vecchio saggio, la conoscenza del passato offre la chiave per comprendere
il presente, mentre la comprensione del presente guida a prevedere
il futuro...
Ecco,
quindi, un breve viaggio agli albori del nostro passato e della nostra civiltà,
seimila anni fa!
Durante
tutti questi anni l’uomo ha avuto numerose e svariate occasioni per osservare
e studiare se stesso, i suoi simili, il mondo circostante, di interpretare
i tanti misteri della natura, di fare delle ipotesi, di trarre delle conclusioni,
talora rivelatesi effimere...
Fin
dagli inizi, la «macchina umana» suscitò sorpresa, curiosità e
meraviglia presso i nostri antenati.
La
comprensione dei complessi meccanismi vitali richiese molta fatica, intuizione,
spirito di osservazione, creatività e fede.
Nonostante
ciò, ci meravigliamo oggi che fenomeni semplici, quasi lapalissiani,
abbiano richiesto tanto tempo per essere giustamente inquadrati e compresi.
La
funzione del cervello rappresenta uno di questi casi... Infatti il suo ruolo è stato
totalmente ignorato dalle civiltà passate...
Dobbiamo
attendere fino al 570 a.C. quando Alcmeone, prominente filosofo della scuola
medica di Crotone, comprese e descrisse questo ruolo con sorprendente intuizione
e genialità.
Cina:
dal “Grande Erbario all’agopuntura”
«Mentre
i Faraoni avevano l’hobby di costruire piramidi, gli imperatori
cinesi coltivavano quello della medicina». Secondo l’imperatore
Shen Nung, fondatore nel 2800 a. C. dell’agricoltura e della
medicina, l’universo fu creato dopo l’eliminazione del
caos mediante l’affermazione dell’ordine, sui due poli
opposti detti «yang» e «yin».
«Yang» era
il principio positivo, attivo, maschile e rappresentava il cielo, la luce,
la forza, la durezza, il caldo e l’asciutto. «Yin» al contrario
era il principio negativo, passivo, femminile e rappresentava la luna, la terra,
l’oscurità, la debolezza, il freddo e l’umido. Il saggio
e bonario imperatore Shen Nung era anche il «padre» del popolo
cinese, perciò non consentiva che un nuovo farmaco venisse diffuso tra
i suoi sudditi se prima non lo avesse sperimentato su se stesso.
Di
esperimenti dovette farne molti, considerando che nella sua opera «Grande
Erbario» sono elencate alcune centinaia di erbe medicinali, rimedi e
veleni. Nonostante tutto ciò, egli divenne centenario...
Secondo
l’insegnamento di Confucio, il corpo umano è sacro e non può essere
toccato, perciò le dame dell’antica Cina, non potendo esporsi
spogliate alla visita del medico, possedevano una statuina sulla quale indicavano
i punti dolenti.
Ancora
nel Libro della Medicina di Huang Ti è detto: «Il cuore è il
Re, i polmoni sono i suoi ministri, il fegato è il suo generale e la
cistifellea il suo procuratore, mentre la milza è il maggiordomo addetto
ai cinque sensi; infine le tre cavità ardenti, torace, addome e bacino
si occupano dell’eliminazione delle scorie».
Era
un modo assai pittoresco di interpretare la fisiologia, benché la funzione
del cervello venisse totalmente ignorata.
Purtroppo
la medicina cinese segnò il passo per secoli probabilmente anche a causa
della venerazione che il popolo aveva per la saggezza degli antenati. In effetti,
il rispetto scrupoloso per gli insegnamenti ereditati dagli avi può a
volte frenare ogni progresso.
La
chirurgia plastica degli Indiani
Con
l’invasione degli Indù nel Punjab, nel 1500 a.c. circa,
iniziò il primo periodo della medicina indiana, quello Vedico;
a questo successe il periodo Brahmanico nel quale essa raggiunge il
massimo sviluppo.
Gli
antichi indiani eccelsero nella chirurgia e si valsero di metodi diagnostici
assai progrediti; la loro farmacopea era mirabile per qualità e varietà di
medicamenti.
La
descrizione del sistema vascolare contenuta nell’opera sacroscientifica «Ayur
Veda» sembra avvalorare l’ipotesi secondo cui gli antichi
Indù avrebbero già conosciuto la circolazione del sangue, molti
secoli prima della scoperta attribuita ad Harvey. Del resto i medici dell’era
Vedica sapevano già che doveva esistere una relazione fra le punture
della zanzara e l’insorgere della malaria e fra la presenza dei topi
e la peste.
La
medicina Indù presenta una curiosa incongruenza: il suo punto di forza
era la chirurgia mentre il punto debole era l’anatomia, sulla quale dovrebbe
appunto fondarsi la chirurgia! Forse ciò era dovuto alle leggi religiose
che vietavano di tagliare le salme con il bisturi.
Un
campo nel quale gli Indiani antichi hanno anticipato tutte le altre civiltà è quello
della chirurgia plastica. Particolarmente frequente era la rinoplastica. cioè il
rifacimento del naso. Non si trattava di una operazione dettata dal senso estetico
per correggere un difetto, ma di una operazione ricostruttiva.
Infatti l’adulterio in India era punito con l’amputazione
del naso... I chirurghi escogitarono questa operazione riparatrice
per ridare un aspetto umano ai tanti visi resi mostruosi dalla tremenda mutilazione.
Ciò nonostante
nessuna valida interpretazione sulla funzione del cervello ci è tramandata
dagli antichi indiani.
La
medicina in
Mesopotamia
In
Mesopotamia, molto prima che vi nascesse Abramo, fiorì una grande
civiltà che il diluvio universale sommerse sotto uno strato
di fango alto due metri e mezzo.
In
Mesopotamia sono state trovate molte tavolette di argilla, su cui i sacerdoti
Sumeri avevano scritto in caratteri cuneiformi interi trattati medici.
Così sappiamo
che il sangue era considerato il generatore di ogni funzione vitale e il fegato
centro di raccolta del sangue e quindi sede dei fatti fondamentali della vita,
mentre non era stato minimamente compreso che la sede delle attività razionali è il
cervello.
I
Sumeri scomparvero intorno al 2000 a.C. e la loro civiltà fu assorbita
dagli Assiri e dai Babilonesi conquistatori della Mesopotamia.
Questi
instaurarono nella regione, fra il Tigri e l’Eufrate, il nuovo e grande
centro della civiltà mediterranea.
La
medicina dei Sumeri fu condizionata dallo studio dell’astronomia, che
consentì loro di accertare le relazioni esistenti tra il movimento
degli astri e le stagioni e fra il mutare delle stagioni e taluni disturbi
fisici.
Ma
l’astronomia, in origine scienza esatta e razionale, si trasformò ben
presto in astrologia e i Sumeri credevano che la sorte di tutti gli uomini
fosse fin dalla nascita determinata dagli astri.
Al
tempo del grande re Hammurabi (1948 a.C.) i medici-sacerdoti dovevano rendere
conto allo Stato del loro operato.
Le
leggi che regolavano la loro professione erano contenute in una grande stele,
dalla quale si desume come fossero frequenti gli interventi chirurgici nella
vita quotidiana degli Assiro-Babilonesi! L’articolo 215 diceva: «Se
il medico aprirà col coltello un ascesso o guarirà un occhio
malato riceverà dieci sicli d’argento. Se il paziente è un
uomo schiavo liberato pagherà cinque sicli. Se è uno schiavo,
il padrone pagherà per lui due sicli.
Se
invece, durante l’intervento, il paziente perdeva la vita o gli occhi,
al medico venivano amputate le mani…»
La
medicina iniziatica degli
Egizi
Diversamente
dagli Assiri e dai Babilonesi, che consideravano il fegato il centro
motore della vita, gli Egiziani attribuivano la massima importanza
alla respirazione.
Essi
sapevano che il cuore è il centro della circolazione, però erano
anche convinti che la circolazione fosse determinata dalla respirazione.
Gli
Egiziani conoscevano varie malattie del cuore, dell’addome, degli occhi:
l’angina pectoris, i disturbi della vescica, vari tumori e molte malattie
infettive, come per esempio la poliomielite.
L’infaticabile
Erodoto, nelle sue Storie, parla anche della medicina dei popoli nella
Valle del Nilo, la cui civiltà si sviluppò parallelamente a quella
della Mesopotamia.
Egli
dice: «La medicina è regolata in modo che ogni medico curi una
sola malattia, sicché l’Egitto è pieno di medici; ci sono
medici per gli occhi, altri per la testa, altri per i denti, altri per il ventre
e altri ancora per le malattie occulte».
La
medicina in sé, invece, col passar dei millenni, non fece progressi
apprezzabili nella Valle del Nilo. Era una medicina iniziatica, il cui compito
consisteva nel liberare l’infermo dal demonio.
Tutti
i rimedi erano stati rivelati dagli dei e codificati da Toh in libri segreti
custoditi nelle scuole mediche annesse ai templi di Sais ed Eliopoli. Erano
quindi accessibili agli «iniziati», cioè ai sacerdoti.
Fra
i rimedi più in uso erano l’oppio, il miele, la birra, la cicuta,
l’aglio, la cipolla, l’olio di oliva, l’olio di ricino, il
lievito, i semi di lino.
I
farmaci venivano somministrati nelle forme tuttora in uso: pillole, supposte,
unguenti, cataplasmi, inalazioni, clisteri.
Naturalmente
queste cure razionali erano accompagnate da cure magiche.
Ed
anche dalla Valle del Nilo poco ci è stato tramandato sulla funzione
del cervello!
Grecia:
nasce la medicina scientifica
Nel
periodo aureo dell’antica Grecia il medico smise di interrogare
gli astri e di pronunciare formule rituali, ed iniziò a studiare
l’uomo malato e la sua sofferenza.
Questo
atteggiamento era del resto coerente con un tempo in cui l’uomo era,
come disse Socrate, «scopo e fine di ogni ragionamento».
Alcmeone
da Crotone (ca. 570 a. C.), scopritore dei nervi ottici e delle trombe di Eustachio,
smentì che il cuore fosse la sede delle sensazioni e dell’intelligenza,
e affermò che il pensiero risiede nel cervello, dove convergono le sensazioni
dell’uomo.
Alcmeone
indagò sulle cause dei disturbi funzionali derivanti dalle lesioni al
cervello e fornì una originale spiegazione del sonno e della morte.
Egli
affermava infatti che il sonno sopravviene quando il sangue defluisce dal cervello
e dalle vene e che, quando questo deflusso è completo e senza ritorno,
subentra la morte.
Come
si vede, la medicina greca si fondava sul ragionamento talora errato e non
più sulla magia e sui miracoli. Già nell’antichità sorse
il mito intorno alla persona di Ippocrate.
La
sua scuola non si limitò a studiare ed esporre teorie, ma realizzò molti
esperimenti clinici, eliminò la superstizione sostituendola con l’osservazione
diagnostica e diede alla professione medica un fondamento etico.
Ippocrate
visse nello straordinario e irripetibile secolo di Pericle, che vide alla ribalta
tanti uomini di genio da Platone a Sofocle, da Aristofane a Tucidide, da Fidia
a Prassitele.
Ed
anche il pensiero medico ricevette l’impronta di quel periodo glorioso
di creazioni dell’intelletto.
Successivamente,
ad Alessandria di Egitto il seme disseminato dalla scuola medica greca diede
frutti d’inestimabile valore soprattutto in due campi negletti dagli
ippocratici e cioè l’anatomia e la fisiologia. Erofilo, seguendo
l’indirizzo indicato dal suo maestro Prassagora, fece scoperte anatomiche
che rappresentarono un progresso improvviso e impressionante.
Egli
studiò l’anatomia del cervello e del midollo spinale, distinse
i nervi dai tendini e dai vasi sanguigni, scoprì che i nervi determinano
e guidano i movimenti e che il loro centro è il cervello.
Nella
scatola cranica egli vide le membrane che coprono il cervello, descrisse il
cervelletto, le meningi e i ventricoli. Come poté Erofilo fare tutte
queste scoperte anatomiche, incomparabilmente più numerose e importanti,
di qualsiasi suo predecessore?
Non
tenendo conto del culto dei defunti, egli, come assicura Galeno, fu il primo
a praticare dissezioni di corpi umani e sembra che abbia anche affondato il
bisturi nella carne dei vivi.
Quasi
2400 anni sono trascorsi dalla scoperta delle funzioni del cervello da parte
di Alcmeone, ciò nonostante, per dire imparare a memoria, si usa dire,
in inglese: To learn by heart ed in francese: Apprendre
par coeur . Attribuendo
al cuore ancora un ruolo predominante.
È ora
di riscoprire il cervello, organo negletto!
* Estratto da: Bruno J.R.
Nicolaus «La cultura dell’inganno-Riflessioni
sull’evoluzione del cervello e delle culture», Accademia
Pontaniana, Napoli, Quaderno 21, 1997.
SU
|