La Rassegna d'Ischia 2006
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Bisogna(va) agire
*

di Raffaele Castagna

 

  «Se c’è un problema che non puoi risolvere, sieditici sopra». Un proverbio britannico, se non andiamo errati. Ed esso si potrebbe adattare con buona convenienza a certi fenomeni locali ai quali assistiamo da anni.
  L’isola d’Ischia soffre di cento mali di una conosciuta gravità e non poche volte è capitato di sentir dire semplicemente che è impossibile trovarne i rimedi e quindi è inutile parlarne ancora. Si cercano dei palliativi, quando il disagio raggiunge l’acme, si avanzano delle scuse, manovrate e architettate con sapiente linguaggio, facendo rimbalzare accuse da un ente all’altro, da un ufficio all’altro, si fanno promesse e programmazioni, dopo diatribe e insistenti discussioni. Poi, come ci insegna il citato proverbio, ci si siede, convinti ormai che si può stare finalmente comodi. Il problema sembra risolto. Ma in verità sono venute meno le sue componenti negative più immediate.
 Tale è la verità che caratterizza l’estate isolana, portando in primo piano tutta una serie di inconvenienti e di lacune organizzative, che minacciano sempre più il futuro turistico. Basti citare: l’acqua, il traffico, il mare sporco, le fogne, la svalorizzazione della natura in ogni punto panoramico, l’accumulo di rifiuti lungo le strade in tutte le ore della giornata.
  Lungi da noi l’idea di dare gratuitamente rappresentazioni fosche, come se dovessimo disconoscere il lavoro positivo di tanti anni. Forme di autolesionismo che non condividiamo affatto, specialmente quando vengono fatte e propagate sulle nostre piazze con discorsi e con parole  poco convenienti.
  Ma resta un fatto, e cioè che, dopo il boom inatteso di anni addietro, ci siamo trovati di fronte a determinate nuove esigenze che rischiano di spezzare tutto il castello di successi e di sviluppo della nostra isola. Generose speranze, disegni e prospettive facili miseramente naufragati, approdando all’immancabile delusione e ad una cupa realtà: il problema dell’acqua prevede soluzioni possibili per il duemila, il problema delle fognature giace sepolto in fondo a qualche cassetto, la marea di macchine invade sempre più l’isola in luglio e in agosto, i rifiuti solidi e non inquinano un mare che dovrebbe rappresentare la nostra migliore risorsa ed essere difeso con la maggiori cura possibile.
  Una serie di aspetti negativi della realtà dell’isola d Ischia.
  Il traffico è in questo momento quello che interessa più da vicino, dovendo farne il punto a conclusione del nostro dibattito e alla fine di un altro periodo estivo. Il sempre crescente divulgarsi della motorizzazione e della «mobilità» delle persone (e delle cose, potremmo dire, se si pensa a quanto la macchina permetta di portare appresso, direttamente da casa), ha coinvolto la nostra terra nella congerie di nuove esigenze di circolazione, di strade, di urbanistica, proprio nel periodo in cui ci si cullava sugli allori, per certe posizioni ormai raggiunte. Sicché ci siamo trovati impreparati ad arginarne il flusso gradatamente. Ed ora il problema si è dilatato, si è ampliato, investendo anche altri settori, sì da renderne impossibile una soluzione, con interventi settoriali e slegati, anche se positivi per certe situazioni particolari e locali.
  Un dilemma viene proposto da più parti: l’isola deve cioè rimanere un centro turistico o deve diventare un sobborgo di Napoli? Prendendo a prestito la terminologia corrente nella battaglia per le gonne delle donne (la specificazione non è fuori luogo), corte, medie o lunghe, e trasferendo il significato e la complessità di scelta nel campo degli aspetti turistici, ci chiediamo se Ischia voglia essere MINI, MIDI, MAXI. Tesa cioè a non lasciare nulla indietro e quindi con ampia tonaca per tutto contenere, salvo a risparmiare in altre faccende, o, invidiando altre zone turistiche, aspirare a un turismo di classe, ovvero mantenersi su una linea mediana. E qui entra in gioco la varia politica di diversa estrazione.
   Ma ciò non toglie che determinati provvedimenti vadano presi e che a determinate regole debbano assoggettarsi quanti soggiornano  all’isola...
  Gli interessi generali della collettività, indigena e forestiera, vanno salvaguardati, facendo salve quelle che sono state in ogni tempo le caratteristiche principali dell’isola, e cioè di luogo di riposo, di cura, di tranquillità e di calma. Soltanto in una tale prospettiva devono essere inquadrati gli accorgimenti necessari per incrementare  il turismo.
  Le strade, i parcheggi non risolvono un bel niente; bisogna piuttosto rafforzare i servizi pubblici, frenare gli abusi di taluni settori pubblici, in modo che il turista non senta il bisogno di giungere ad Ischia con la propria macchina, soprattutto i pendolari. A questi non è che si vieta di godersi l’isola, ma nello stesso tempo essi non possono lasciare sulle nostre spiagge, sui nostri luoghi più belli l’im­pronta di un passaggio temporaneo e quindi incurante di ogni difesa della natura e di ciò che è patrimonio comune.
  Il problema sicché si pone in termini drastici: «macchine sì, macchine no ad Ischia?». Soprattutto in determinati periodi o giorni dell’estate. I porti che sono in fase di realizzazione negli altri comuni allieveranno forse il problema per taluni aspetti ed in lieve misura per qualche anno, ma poi si sarà di nuovo in condizioni disastrose. Ecco perché noi diciamo, e non solo per il traffico, che é tempo di agire seriamente e di non sedersi a chiusura di ogni periodo estivo.

* Articolo pubblicato nel 1970 sulla Tribuna Sportiva dell’Isola d’Ischia (anno I n. 12) che, al di là di alcuni riferimenti specifici, potrebbe anche considerarsi ancora di grande attualità al tempo attuale.

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