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«Se
c’è un problema che non puoi risolvere, sieditici sopra».
Un proverbio britannico, se non andiamo errati. Ed esso si potrebbe
adattare con buona convenienza a certi fenomeni locali ai quali assistiamo
da anni.
L’isola
d’Ischia soffre di cento mali di una conosciuta gravità e non
poche volte è capitato di sentir dire semplicemente che è impossibile
trovarne i rimedi e quindi è inutile parlarne ancora. Si cercano dei
palliativi, quando il disagio raggiunge l’acme, si avanzano delle scuse,
manovrate e architettate con sapiente linguaggio, facendo rimbalzare accuse
da un ente all’altro, da un ufficio all’altro, si fanno promesse
e programmazioni, dopo diatribe e insistenti discussioni. Poi, come ci insegna
il citato proverbio, ci si siede, convinti ormai che si può stare finalmente
comodi. Il problema sembra risolto. Ma in verità sono venute meno le
sue componenti negative più immediate.
Tale è la
verità che caratterizza l’estate isolana, portando in primo piano
tutta una serie di inconvenienti e di lacune organizzative, che minacciano
sempre più il futuro turistico. Basti citare: l’acqua, il traffico,
il mare sporco, le fogne, la svalorizzazione della natura in ogni punto panoramico,
l’accumulo di rifiuti lungo le strade in tutte le ore della giornata.
Lungi
da noi l’idea di dare gratuitamente rappresentazioni fosche, come se
dovessimo disconoscere il lavoro positivo di tanti anni. Forme di autolesionismo
che non condividiamo affatto, specialmente quando vengono fatte e propagate
sulle nostre piazze con discorsi e con parole poco convenienti.
Ma
resta un fatto, e cioè che, dopo il boom inatteso di anni addietro,
ci siamo trovati di fronte a determinate nuove esigenze che rischiano di spezzare
tutto il castello di successi e di sviluppo della nostra isola. Generose speranze,
disegni e prospettive facili miseramente naufragati, approdando all’immancabile
delusione e ad una cupa realtà: il problema dell’acqua prevede
soluzioni possibili per il duemila, il problema delle fognature giace sepolto
in fondo a qualche cassetto, la marea di macchine invade sempre più l’isola
in luglio e in agosto, i rifiuti solidi e non inquinano un mare che dovrebbe
rappresentare la nostra migliore risorsa ed essere difeso con la maggiori cura
possibile.
Una
serie di aspetti negativi della realtà dell’isola d Ischia.
Il
traffico è in questo momento quello che interessa più da vicino,
dovendo farne il punto a conclusione del nostro dibattito e alla fine di un
altro periodo estivo. Il sempre crescente divulgarsi della motorizzazione e
della «mobilità» delle persone (e delle cose, potremmo
dire, se si pensa a quanto la macchina permetta di portare appresso, direttamente
da casa), ha coinvolto la nostra terra nella congerie di nuove esigenze di
circolazione, di strade, di urbanistica, proprio nel periodo in cui ci si cullava
sugli allori, per certe posizioni ormai raggiunte. Sicché ci siamo trovati
impreparati ad arginarne il flusso gradatamente. Ed ora il problema si è dilatato,
si è ampliato, investendo anche altri settori, sì da renderne
impossibile una soluzione, con interventi settoriali e slegati, anche se positivi
per certe situazioni particolari e locali.
Un
dilemma viene proposto da più parti: l’isola deve cioè rimanere
un centro turistico o deve diventare un sobborgo di Napoli? Prendendo a prestito
la terminologia corrente nella battaglia per le gonne delle donne (la specificazione
non è fuori luogo), corte, medie o lunghe, e trasferendo il significato
e la complessità di scelta nel campo degli aspetti turistici, ci chiediamo
se Ischia voglia essere MINI, MIDI, MAXI. Tesa cioè a non lasciare nulla
indietro e quindi con ampia tonaca per tutto contenere, salvo a risparmiare
in altre faccende, o, invidiando altre zone turistiche, aspirare a un turismo
di classe, ovvero mantenersi su una linea mediana. E qui entra in gioco la
varia politica di diversa estrazione.
Ma
ciò non toglie che determinati provvedimenti vadano presi e che a determinate
regole debbano assoggettarsi quanti soggiornano all’isola...
Gli
interessi generali della collettività, indigena e forestiera, vanno
salvaguardati, facendo salve quelle che sono state in ogni tempo le caratteristiche
principali dell’isola, e cioè di luogo di riposo, di cura, di
tranquillità e di calma. Soltanto in una tale prospettiva devono essere
inquadrati gli accorgimenti necessari per incrementare il turismo.
Le
strade, i parcheggi non risolvono un bel niente; bisogna piuttosto rafforzare
i servizi pubblici, frenare gli abusi di taluni settori pubblici, in modo che
il turista non senta il bisogno di giungere ad Ischia con la propria macchina,
soprattutto i pendolari. A questi non è che si vieta di godersi l’isola,
ma nello stesso tempo essi non possono lasciare sulle nostre spiagge, sui nostri
luoghi più belli l’impronta di un passaggio temporaneo e
quindi incurante di ogni difesa della natura e di ciò che è patrimonio
comune.
Il
problema sicché si pone in termini drastici: «macchine sì,
macchine no ad Ischia?». Soprattutto in determinati periodi o giorni
dell’estate. I porti che sono in fase di realizzazione negli altri comuni
allieveranno forse il problema per taluni aspetti ed in lieve misura per qualche
anno, ma poi si sarà di nuovo in condizioni disastrose. Ecco perché noi
diciamo, e non solo per il traffico, che é tempo di agire seriamente
e di non sedersi a chiusura di ogni periodo estivo.
* Articolo pubblicato nel 1970 sulla
Tribuna Sportiva dell’Isola
d’Ischia (anno I n. 12) che, al di là di alcuni riferimenti
specifici, potrebbe anche considerarsi ancora di grande attualità al
tempo attuale.
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