La Rassegna d'Ischia 2006
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Il Monte Vezzi - Il regime pluviometrico...

di Giuseppe Mazzella

 
    Il Monte Vezzi è un avanzo di vulcano che ha una età geologica di circa 120mila anni. È alto circa 400 metri ed è  costituito da un nucleo centrale solido e da fianchi di materiali friabili. Sono questi materiali, che gli esperti chiamano piroclastici che determinano le frane. La vegetazione del Monte Vezzi è formata da querce, acacie e castagni.
L’isola d’Ischia da un punto di vista geologico è un horst vulcanico-tettonico, cioè un insieme di zolle sollevate a varie altezze per effetto dell’intrusione di magma che tuttora stagna in profondità ma è “spezzettato” come una tavoletta di cioccolato. Il bacino magmatico è ancora attivo ma si va raffreddando. L’isola è nata 200 mila anni fa, ma non nella forma attuale, da una serie di eruzioni vulcaniche e da tanti piccoli vulcani.
  L’autentica natura geologica dell’isola d’Ischia fu scoperta nel 1930 dal vulcanologo svizzero Alfred Rittmann, professore di fisica terrestre alle Università di Napoli e Catania, il quale considerava Ischia la sua “prediletta” per le sue particolarità geologiche e ambientali.
   Il prof. Rittmann nel 1977, parlando ad un convegno sui “vulcani attivi dell’area napoletana”, organizzato ad Ischia dalla Provincia di Napoli, affermò che il bacino magmatico sottostante all’isola è «capace di produrre nuove eruzioni del tipo osservato nel 1302, l’ultima in epoca storica, ed è pertanto assolutamente necessario sorvegliare con continuità l’attività sismica e bradisismica, valutando collateralmente la possibilità di fenomeni concomitanti quali frane e scoscendimenti».
   Anche il regime pluviometrico dell’isola è del tutto particolare. Uno studioso ischitano, Cristofaro Mennella (1907-1976), climatologo che si  battè per tutta la vita per il ripristino dell’Osservatorio Geofisico di Casamicciola chiuso nel 1923, e per trasformarlo in un Centro di Idroclimatologia, in una comunicazione del 26 maggio 1946  al Centro Studi su l’isola d’Ischia da lui fondato con altri 7 studiosi nel 1944, spiegò le caratteristiche del regime pluviometrico dell’isola  e sostenne di aver riscontrato da suoi studi e ricerche che «il versante meridionale, e precisamente quello di SW, risulta con media delle quantità annue inferiore di due settimi a quella del versante di NE a ridosso del rilievo orografico rispetto ai venti dei quadranti meridionali. Inoltre Porto d’Ischia, proprio su quel versante e sul mare, risulta avere la media quantità annua più elevata di tutte le località costiere del golfo di Napoli».
   Mennella fornì anche i dati delle sue osservazioni: la quantità  di pioggia rilevata a Casamicciola  presentava una media annua di 859 millimetri, mentre quella rilevata ad Ischia Porto di 982 millimetri. Dal che deduceva che ad Ischia Porto piove più che a Casamicciola e a Forio.
   C’è da osservare inoltre che ancora oggi manca una efficiente rete di canalizzazione delle acque piovane. Le strade più importanti non hanno i sottoservizi e vediamo che, pur nelle normali giornate piovose, tutte si allagano con notevoli disagi per la circolazione, sia pedonale che veicolare. Dopo la terribile alluvione del 24 ottobre 1910, che distrusse a Casamicciola tutto il sistema termale di Piazza Bagni e di La Rita, furono costruiti dal Genio Civile dei canali di scolo a Casamicciola e Lacco Ameno che sono stati abbandonati.
   Peraltro il dissesto idrogeologico dell’isola d’Ischia è stato fortementre accentuato sia da uno sviluppo urbanistico  esponenziale, sia dalla mancata realizzazione di interventi di ingegneria idraulica come quelli avviati circa 100 anni fa dopo l’alluvione del 1910. Si tratta di un problema enorme che deve essere affrontato dallo Stato, dalla Regione e dagli enti locali (Provincia e Comuni) con estrema urgenza dopo oltre quaranta anni di dibattiti, polemiche e proposte sulla  storia infinita della mancata pianificazione territoriale mentre cresceva lo sviluppo turistico. Oggi l’isola d’Ischia, divisa in sei Comuni (Ischia, Casamicciola Terme, Lacco Ameno, Forio, Barano e Serrara Fontana) ha un Piano Urbanistico Territoriale approvato dal Ministero dei Beni Culturali nel 1994 che vieta qualsiasi nuovo intervento edilizio. Ma l’esasperato protezionismo ambientale non ha impedito l’abusivismo, sia per ampliare un albergo,  sia per una villa, sia per una primaria abitazione.
   «Il turismo – scrive  Pierre George nel suo  lavoro sulla geografia della società industrializzata – ricorda quel personaggio mitico che divorava i bambini per conservare loro il padre. Il suo effetto principale è distruggere lo scenario che ne legittima la presenza. In effetti una volta superato un certo limite, l’addensamento e la frequenza fanno scomparire la particolarità dell’ambiente cioè le sue attrattive: la calma, il silenzio, l’aria e l’acqua non inquinate. Il turismo è di per sé straordinariamente inquinante, genera accumulo di rifiuti, distruzione volontaria o involontaria della natura».

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