La Rassegna d'Ischia 2006
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La Parola

di Raffaele Castagna


  
Uno schiavo, il quale aveva ricevuto l’ordine di comprare ciò che vi è di migliore, comprò il linguaggio. - Che cosa di migliore che la lingua? - pensò.
     Lo stesso schiavo, dovendo comprare ciò che vi è di peggiore, comprò ancora il linguaggio. - Che cosa di peggiore che la lingua? - pensò questa volta.
     Un re aveva molte ricchezze, ma non era felice, perché non aveva figli. Decise pertanto di nominare suo erede colui il quale gli avrebbe indicato le opere più grandi e più meravigliose fatte dall’uomo. - Quali opere sono più meravigliose dei capolavori in prosa e in poesia che la lingua dell’uomo ha saputo creare? - rispose un giovane.
     L’uomo in effetti, unico fra tutti gli esseri viventi, ha ricevuto il dono della parola, di modo che può comunicare con i suoi simili, esprimere le sue esigenze, illustrare le sue opinioni e le sue impressioni, dichiarare i suoi sentimenti.
     Spesso però non ci si serve di questo dono del linguaggio per scopi positivi, ma si fa della parola un mezzo di vendetta, mezzo di offesa e di ingiuria, di menzogna, di tirannia, di dissensione.
     La parola può costituire, in alcuni casi, un’arma temibile sulla bocca dell’uomo che voglia colpire il suo avversario; sebbene non apporti dolori fisici, la parola può lasciare ferite profonde e durevoli nello spirito e nei sentimenti.
     Con la parola l’uomo palesa la misura della sua intelligenza e della sua cultura, manifesta la sua bontà e il suo carattere; può altresì mostrare, con eccessiva facilità, la sua incoerenza di spirito e la sua leggerezza.
     Impegnare la propria parola è una forma solenne di giuramento, come credere sulla parola è una prova di grande fiducia e di grande rispetto; colui che manca alla propria parola inganna se stesso e gli altri. Ma spesso una sola parola è sufficiente per fare cessare una fraterna e lunga amicizia, per creare della disistima verso una persona; parimenti, a volte, poche parole possono arrecare molta gioia e consolazione a chi soffre o a chi vede attorno a sé indifferenza e e cattiveria.
     La facoltà della parola, caratteristica della comunicazione, espressione della superiorità dell’uomo nel mondo degli esseri viventi, gli rende un servizio duplice e divergente. Per i suoi servizi positivi, la parola lo esalta, al contrario, usata in senso non buono, lo avvilisce e richiama gli istinti di egoi­smo, di incomprensibilità, di malignità e di cattiveria della natura umana.
                La parola, come diceva Esopo, è ciò che vi è di migliore e ciò che vi è di peggiore.