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Ogni paese del mondo ha sempre avuto e continua
ad avere i suoi personaggi, che notevolmente contribuiscono, con
la particolare posizione geografica, lo stile e le caratteristiche
dell'architettura, le tradizioni, l'idioma e i costumi della gente,
a definirlo ancor meglio nel suo aspetto globale. Nonostante tutto
continua cioè ad essere l'uomo che, oltre ad
avere nei secoli costruito intorno a sé, come più volte è stato
detto, una «seconda natura» - sostituendo quella selvatica
delle foreste, delle praterie, del libero fluire delle acque con la
geometria delle coltivazioni, dei filari, dei canali, dei porti, delle
case - dona sempre, con la sua semplice presenza, nuovi valori umani
al paesaggio.
Non in tutti i paesi, peraltro, questi «personaggi» riescono,
come avviene in pochi peculiari casi, ad essere così numerosi
e ad assumere così grande importanza da divenire elemento caratterizzante
di particolari località, quasi parti insostituibili del paesaggio
e dell’ambiente.
L'Isola d'Ischia rappresenta al contrario proprio uno dei casi in cui
taluni «personaggi» del luogo riuscirebbero, per la loro
straordinaria tipizzazione, a sostituire addirittura la carenza
di un panorama qualora di tale sostituzione la stessa Ischia -
che contemporaneamente invece abbonda di splendide spiagge e lussureggianti
pinete, di deliziose insenature marine e panoramicissime colline -
avesse bisogno.
Ogni abituale frequentatore dell'Isola provi un po' oggi ad immaginare
Piazza Pontone, in Forio, senza Maria con il suo Bar Internazionale!
Maria Senese o, se preferite chiamarla come tutti meglio la conoscono
in paese, Maria di Zibachiello è, per l'ambiente di
quella piazza, molto più importante di ognuno dei clienti, pur
di livello eccezionale, che hanno preso posto, nell'ultimo venticinquennio,
ai tavolini del suo locale. Fa più attrattiva di quanta ne abbia
fatto, nell'immediato dopoguerra, Truman Capote, a lungo invaghito
di Forio e delle sue bellezze, o di quanta ne faccia ancor oggi Alberto
Moravia, che puntualmente torna a rimeditare, nei placidi ozi isolani,
su vecchi e nuovi appunti da trasformare in romanzi.
Se poi, come noi, si è stati per tanto tempo assidui ed insaziabili
ospiti delle più varie località isolane, non si potrà sicuramente
non aver provato, sia pure per pochi anni, un autentico sentimento
di insoddisfazione ed incompletezza giungendo all'antica «pagliarella» sul
mare di Lacco Ameno e non trovandovi donna Marietta, l'ostessa per
cui - come scriveva Amedeo Maiuri fermatosi più volte al suo
ristorante per rifocillarsi dopo le lunghe escursioni archeologiche
su Monte Vico - «servire l'ospite stanco e digiuno è onore
e piacere».
Marietta Calise, per un breve volger di stagioni, aveva dato ad altri
la gestione del suo locale! E tutti ne avevan sofferto, come se addirittura
fosse mutato il paesaggio!
Analogo sentimento di insoddisfazione e di incompletezza non è stato
del resto già da noi denunciato per la defezione dal concorso
di barche addobbate della Festa a mare agli scogli di Sant'Anna del
1968 di un altro tipico «personaggio» isolano? Quella festa
ci sembrò addirittura meno festa di Sant'Anna del solito
per l'assenza dell'artigiano del legno Giovan
Giuseppe Sorrentino,
meglio conosciuto ad Ischia come Nerone per l'acceso carattere
che ogni anno oltretutto lo spinge a nuove straordinarie pirotecniche
invenzioni destinate a render più emozionante il già citato
concorso!
Quanto «sapore» perderebbe in effetti oggi un pranzo
all'Onda Marina della solare spiaggia di Citara senza la presenza dell'aggressiva
Teresa Del Deo, la simpatica fanciulla
panzese che al primo apparire dell'ospite lo apostrofa subito con un
cordialissimo tu e non manca di sottolineare con pungenti battute di
spirito ogni sua osservazione?
E quanto «gusto» perderebbe la pur piacevole visita ai
fanghi naturali di Cavascura, se, al ritorno dalla breve «arrampicata»,
non ci si potesse fermare a far quattro chiacchiere e a bere un robusto
bicchiere di vino con Pietropaolo Buono che, oggi ultranovantenne,
continua a diffondere intorno a sé buonumore, incurante della
eccezionale somiglianza con il defunto dittatore d'oltre cortina
che gli ha valso l'indovinatissimo soprannome di Stalino?
Quanto «calore» mancherebbe ad una sera trascorsa in simpatica
comitiva a Sant'Angelo d'Ischia se Peppino Arturo improvvisamente
rifiutasse di abbandonare per un attimo i fornelli e di regalare ai
presenti una canzone con l'accompagnamento della sua chitarra, abitualmente
priva di almeno una corda?
E non è personaggio isolano unico nel suo
genere l'armatore
Agostino Lauro, meglio noto ai più come Cartusciello?
Egli - che non ha nulla a che vedere con l'omonimo comandante sorrentino
- deve del resto il suo successo proprio alla sua sorridente e straripante
personalità di autentico lavoratore del mare, amante di ogni
impresa in cui ad una grossa percentuale di rischio possa corrispondere
una adeguata possibilità di sudato guadagno. Quasi per scherzo,
o per scommessa, ha cominciato col rilevare, nell'immediato dopoguerra,
la prima Liberty dall'America e a trasportarla in Italia,
meritandosi sui giornali statunitensi il giusto appellativo di «discendente
di Cristoforo Colombo» ed ha poi continuato a costruire la «sua» flotta
- che rappresenta una delle più solide e concrete realtà ischitane
- comprando traghetti e aliscafi di seconda mano in ogni parte del
mondo e trasformandoli nei natanti che oggi assicurano la maggior
parte dei collegamenti tra Ischia ed il Continente!
Naturalmente anche i «personaggi» di Ischia
variano con il mutare delle età.
Il ricordo della nostra infanzia, trascorsa prevalentemente
a Casamicciola, è associata
a quello di personaggi che in quel paese hanno notevolmente contribuito
a rendercela più gradita: Nicolino De Luise,
sempre attivo e battagliero, continuamente in movimento tra il suo
fornitissimo emporio ed il bagno-cinema Eldorado, grande attrazione
dell'epoca; il caro zi'
Papele, la cui capiente barca a remi trasportava le numerose
famiglie dei villeggianti del primo dopoguerra a tutte le spiagge ancora
non servite da strade carrozzabili; i «cocchieri» Domenico
Ipri e Fabrizio Di Costanzo, dalla
pazienza infinita con tutti i ragazzi delle famiglie della Sentinella
che quotidianamente
litigavano per conquistare il posto al loro fianco, «a cassetta»...
Il ricordo della nostra adolescenza, che ci vide quotidianamente spostarci
d'estate per improvvisi impulsi di amicizia ed anche sentimentali
verso Forio, è naturalmente legato a quello di personaggi diversi:
l'indimenticabile Rosatè (al secolo Giovanni Verde, omonimo
del mai troppo rimpianto amico e poeta foriano), sempre pronto ad offrirti
una camera, un bicchiere di vino o una salace battuta; Don
Giovanni Del Deo imponente e bonario anfitrione nell'antico
Torrione; Gaetano
Calise meglio noto ai più come Serino, che non
aveva ancora tradito il rispettato mestiere di figaro per uomini
per quello allora meno in voga ma oggi molto più rimunerativo
di «coiffeur
pour dames»; l'onnipresente Giovanni Mascolo, al quale si potevano
rivolgere le più varie richieste sicuri che in un modo o nell'altro
egli avrebbe saputo evaderle.
La memoria della prima giovinezza, che per analoghi impulsi ci aveva
spinto verso Lacco Ameno, è ancora unita a quella di altri tipi
memorabili che, come si è scritto, da soli erano capaci di modificare
le caratteristiche dell'ambiente. Basterà citare, oltre la già ricordata
Marietta, il poliedrico Fafino, al secolo Raffaele
Mennella.
Impossibile elencare le altre centinaia di
autentici «personaggi» ischitani
da noi incontrati nelle successive età, che ci hanno visto oltre
tutto sempre meno stagionalmente legati ad una singola località ma
sempre più disposti, invece, a scegliere quotidianamente, in
un'isola così ricca di attrattive, il posto in cui fermarsi
a goderle. Il nostro articolo non vuole del resto assolutamente essere
una elencazione delle più note e simpatiche figure isolane e
delle loro caratteristiche. Se ci ponessimo un simile scopo, da un
lato non riusciremmo mai ad essere esaurienti e completi né potremmo,
dall'altro, convincere il lettore della validità di una tesi
che egli può invece personalmente controllare.
Forse riusciremmo a convincere con un semplice esempio coloro che,
come noi, hanno trascorso nell'anno testé concluso il settembre
sull'Isola d'Ischia.
Riteniamo infatti che anch'essi si siano potuti come noi accorgere
che nel 1969, nel mese di settembre, il porto d'Ischia, pur come sempre
affollato di panfili e di altre imbarcazioni, appariva inesplicabilmente
più «vuoto»; esso difettava, cioè, della
caratterizzante «presenza» non di uno dei lussuosi
natanti che vi hanno abituale dimora e contribuiscono a renderlo
più leggiadro, non di qualche elemento altrettanto caratteristico
del suo inconfondibile paesaggio, ma proprio di un «personaggio»,
la cui assenza dal porto per circa un mese, ha tolto ad esso, inopinatamente,
molto del suo «colore».
Dal porto di Ischia è stato lontano nel settembre 1969, quasi
per l'intero mese, «Giannino», uno dei più autentici,
simpatici, accattivanti «personaggi» ischitani. Cosa
significa per il porto il longilineo e dinoccolato Giannino
Messina,
il suo prodigarsi da mattina a sera nelle mille faccende per cui tutti,
indigeni e stranieri, quotidianamente si rivolgono a lui, confessiamocelo,
amici ischitani e forestieri che da anni come noi frequentate
l'isola, è apparso chiaro a tutti proprio nel trascorso mese
di settembre, quando egli, per la prima volta forse in vita sua, lo
ha abbandonato per circa un mese per recarsi all'estero in crociera,
trasformandosi una volta tanto in turista dopo essersi sempre fatto
in quattro per i turisti, iniziando da ragazzino nell'Ufficio del Forestiero
di Vincenzo Telese - alla scuola di un uomo cui Ischia deve cioè molto
del suo attuale sviluppo - una attività promozionale che dura
ormai da oltre 34 anni e che lo ha visto sull'isola sempre in prima
linea!
Potranno forse meravigliarsi i nostri nuovi lettori, o qualcuno dei
vecchi ancora neofita di Ischia per la stranezza di questo nostro articolo
di apertura, che abbiamo questa volta dedicato a sottolineare il peso
della temporanea assenza di un personaggio piuttosto che riservarlo,
come usiamo solitamente fare, alla illustrazione di una peculiare prerogativa
dell'Isola, di una stagione isolana singolarmente felice, di una manifestazione
particolarmente riuscita.
Non si meraviglieranno quanti conoscono da un lato la carica di simpatia
di Giannino, il buonumore che egli sa ad ampie dosi sempre distribuire,
non solo dal palcoscenico - sul quale ogni anno usa far da mattatore
proprio in questi brevissimi periodi di riposo invernale - ma anche
nel corso di ogni amichevole incontro e, quel che più conta,
nei quotidiani rapporti di lavoro. Essi non potranno d'altra parte
non essere come noi convinti che sono proprio tanti umanissimi popolari «personaggi»,
come Giannino, a rappresentare, più di quanto riescano a farlo
le personalità ufficiali, l'autentico «ambiente» dell'Isola,
quello che non si può fare a meno di amare unitamente ai paesaggi,
al clima, ai mille meravigliosi segreti che Ischia nasconde e che vanno
scoperti stagione per stagione, uno per uno, con la consapevolezza
di poter sempre trovarne dei nuovi.
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