La Rassegna d'Ischia 2006
  Home


Personaggi dell'isola d'Ischia

di Giacomo Deuringer (in "Lettera da Ischia" n. 12/1970)


   Ogni paese del mondo ha sempre avuto e continua ad avere i suoi personaggi, che notevolmente contribuiscono, con la particolare posizione geografica, lo stile e le caratteristiche dell'architettura, le tradizioni, l'idioma e i costumi della gente, a definirlo ancor meglio nel suo aspetto globale. Nonostante tutto continua cioè ad essere l'uomo che, oltre ad avere nei secoli costruito intorno a sé, come più volte è stato detto, una «seconda natura» - sostituendo quella selvatica delle foreste, delle praterie, del libero fluire delle acque con la geometria delle coltivazioni, dei filari, dei canali, dei porti, delle case - dona sempre, con la sua semplice presenza, nuovi valori umani al paesaggio.
   Non in tutti i paesi, peraltro, questi «personaggi» riescono, come avviene in pochi peculiari casi, ad essere così numerosi e ad assumere così grande importanza da divenire elemento caratterizzante di particolari località, quasi parti insostituibili del paesaggio e dell’ambiente.
   L'Isola d'Ischia rappresenta al contrario proprio uno dei casi in cui taluni «personaggi» del luogo riuscirebbero, per la loro straordinaria tipizzazione, a sostituire addirittura la carenza di un panorama qualora di tale sostituzione la stessa Ischia - che contemporaneamente invece abbonda di splendide spiagge e lussureggianti pinete, di deliziose insenature marine e panoramicissime colline - avesse bisogno.
   Ogni abituale frequentatore dell'Isola provi un po' oggi ad immaginare Piazza Pontone, in Forio, senza Maria con il suo Bar Internazionale!
   Maria Senese o, se preferite chiamarla come tutti meglio la conoscono in paese, Maria di Zibachiello è, per l'ambiente di quella piazza, molto più importante di ognuno dei clienti, pur di livello eccezionale, che hanno preso posto, nell'ultimo venticinquennio, ai tavolini del suo locale. Fa più attrattiva di quanta ne abbia fatto, nell'immediato dopoguerra, Truman Capote, a lungo invaghito di Forio e delle sue bellezze, o di quanta ne faccia ancor oggi Alberto Moravia, che puntualmente torna a rimeditare, nei placidi ozi isolani, su vecchi e nuovi appunti da trasformare in romanzi.
    Se poi, come noi, si è stati per tanto tempo assidui ed insaziabili ospiti delle più varie località isolane, non si potrà sicuramente non aver provato, sia pure per pochi anni, un autentico sentimento di insoddisfazione ed incompletezza giungendo all'antica «pagliarella» sul mare di Lacco Ameno e non trovandovi donna Marietta, l'ostessa per cui - come scriveva Amedeo Maiuri fermatosi più volte al suo ristorante per rifocillarsi dopo le lunghe escursioni archeologiche su Monte Vico - «servire l'ospite stanco e digiuno è onore e piacere».
   Marietta Calise, per un breve volger di stagioni, aveva dato ad altri la gestione del suo locale! E tutti ne avevan sofferto, come se addirittura fosse mutato il paesaggio!
   Analogo sentimento di insoddisfazione e di incompletezza non è stato del resto già da noi denunciato per la defezione dal concorso di barche addobbate della Festa a mare agli scogli di Sant'Anna del 1968 di un altro tipico «personaggio» isolano? Quella festa ci sembrò addirittura meno festa di Sant'Anna del solito per l'assenza dell'artigiano del legno Giovan Giuseppe Sorrentino, meglio conosciuto ad Ischia come Nerone per l'acceso carattere che ogni anno oltretutto lo spinge a nuove straordinarie pirotecniche invenzioni destinate a render più emozionante il già citato concorso!
  Quanto «sapore» perderebbe in effetti oggi un pranzo all'Onda Marina della solare spiaggia di Citara senza la presenza dell'aggressiva Teresa Del Deo, la simpatica fanciulla panzese che al primo apparire dell'ospite lo apostrofa subito con un cordialissimo tu e non manca di sottolineare con pungenti battute di spirito ogni sua osservazione?
    E quanto «gusto» perderebbe la pur piacevole visita ai fanghi naturali di Cavascura, se, al ritorno dalla breve «arrampicata», non ci si potesse fermare a far quattro chiacchiere e a bere un robusto bicchiere di vino con Pietropaolo Buono che, oggi ultranovantenne, continua a diffondere intorno a sé buonumore, incurante della ecce­zionale somiglianza con il defunto dittatore d'oltre cortina che gli ha valso l'indovinatissimo soprannome di Stalino?
   Quanto «calore» mancherebbe ad una sera trascorsa in simpatica comitiva a Sant'Angelo d'Ischia se Peppino Arturo improvvisamente rifiutasse di abbandonare per un attimo i fornelli e di regalare ai presenti una canzone con l'accompagnamento della sua chitarra, abitualmente priva di almeno una corda?
   E non è personaggio isolano unico nel suo genere l'armatore Agostino Lauro, meglio noto ai più come Cartusciello? Egli - che non ha nulla a che vedere con l'omonimo comandante sorrentino - deve del resto il suo successo proprio alla sua sorridente e straripante personalità di autentico lavoratore del mare, amante di ogni impresa in cui ad una grossa percentuale di rischio possa corrispondere una adeguata possibilità di sudato guadagno. Quasi per scherzo, o per scommessa, ha cominciato col rilevare, nell'immediato dopoguerra, la prima Liberty dall'America e a trasportarla in Italia, me­ritandosi sui giornali statunitensi il giusto appellativo di «discendente di Cristoforo Colombo» ed ha poi continuato a costruire la «sua» flotta - che rappresenta una delle più solide e concrete realtà ischitane - comprando traghetti e aliscafi di seconda mano in ogni parte del mondo e trasformandoli nei natanti che oggi assicurano la maggior parte dei collegamenti tra Ischia ed il Continente!
   Naturalmente anche i «personaggi» di Ischia variano con il mutare delle età.
   Il ricordo della nostra infanzia, trascorsa prevalentemente a Casamicciola, è associata a quello di personaggi che in quel paese hanno notevolmente contribuito a rendercela più gradita: Nicolino De Luise, sempre attivo e battagliero, continuamente in movimento tra il suo fornitissimo emporio ed il bagno-cinema Eldorado, grande attrazione dell'epoca; il caro zi' Papele, la cui capiente barca a remi tra­sportava le numerose famiglie dei villeggianti del primo dopoguerra a tutte le spiagge ancora non servite da strade carrozzabili; i «cocchieri» Domenico Ipri e Fabrizio Di Costanzo, dalla pazienza infinita con tutti i ragazzi delle famiglie della Sentinella che quotidiana­mente litigavano per conquistare il posto al loro fianco, «a cassetta»...
    Il ricordo della nostra adolescenza, che ci vide quotidianamente spostarci d'estate per improvvisi impulsi di amicizia ed anche senti­mentali verso Forio, è naturalmente legato a quello di personaggi diversi: l'indimenticabile Rosatè (al secolo Giovanni Verde, omonimo del mai troppo rimpianto amico e poeta foriano), sempre pronto ad offrirti una camera, un bicchiere di vino o una salace battuta; Don Giovanni Del Deo imponente e bonario anfitrione nell'antico Torrione; Gaetano Calise meglio noto ai più come Serino, che non aveva ancora tradito il rispettato mestiere di figaro per uomini per quello allora meno in voga ma oggi molto più rimunerativo di «coiffeur pour dames»; l'onnipresente Giovanni Mascolo, al quale si potevano rivolgere le più varie richieste sicuri che in un modo o nell'altro egli  avrebbe saputo evaderle.
    La memoria della prima giovinezza, che per analoghi impulsi ci aveva spinto verso Lacco Ameno, è ancora unita a quella di altri tipi memorabili che, come si è scritto, da soli erano capaci di modificare le caratteristiche dell'ambiente. Basterà citare, oltre la già ricordata Marietta, il poliedrico Fafino, al secolo Raffaele Mennella.
   Impossibile elencare le altre centinaia di autentici «personaggi» ischitani da noi incontrati nelle successive età, che ci hanno visto oltre tutto sempre meno stagionalmente legati ad una singola località ma sempre più disposti, invece, a scegliere quotidianamente, in un'isola così ricca di attrattive, il posto in cui fermarsi a goderle. Il nostro articolo non vuole del resto assolutamente essere una elencazione delle più note e simpatiche figure isolane e delle loro caratteristiche. Se ci ponessimo un simile scopo, da un lato non riusciremmo mai ad essere esaurienti e completi né potremmo, dall'altro, convincere il lettore della validità di una tesi che egli può invece personalmente controllare.
   Forse riusciremmo a convincere con un semplice esempio coloro che, come noi, hanno trascorso nell'anno testé concluso il settembre sull'Isola d'Ischia.
    Riteniamo infatti che anch'essi si siano potuti come noi accorgere che nel 1969, nel mese di settembre, il porto d'Ischia, pur come sempre affollato di panfili e di altre imbarcazioni, appariva inesplicabilmente più «vuoto»; esso difettava, cioè, della caratterizzante «presenza» non di uno dei lussuosi natanti che vi hanno abituale dimora e contribuiscono a renderlo più leggiadro, non di qualche elemento altrettanto caratteristico del suo inconfondibile paesaggio, ma proprio di un «personaggio», la cui assenza dal porto per circa un mese, ha tolto ad esso, inopinatamente, molto del suo «colore».
   Dal porto di Ischia è stato lontano nel settembre 1969, quasi per l'intero mese, «Giannino», uno dei più autentici, simpatici, accattivanti «personaggi» ischitani. Cosa significa per il porto il longilineo e dinoccolato Giannino Messina, il suo prodigarsi da mattina a sera nelle mille faccende per cui tutti, indigeni e stranieri, quotidianamente si rivolgono a lui, confessiamocelo, amici ischitani e forestieri che da anni come noi frequentate l'isola, è apparso chiaro a tutti proprio nel trascorso mese di settembre, quando egli, per la prima volta forse in vita sua, lo ha abbandonato per circa un mese per recarsi all'estero in crociera, trasformandosi una volta tanto in turista dopo essersi sempre fatto in quattro per i turisti, iniziando da ragazzino nell'Ufficio del Forestiero di Vincenzo Telese - alla scuola di un uomo cui Ischia deve cioè molto del suo attuale sviluppo - una attività promozionale che dura ormai da oltre 34 anni e che lo ha visto sull'isola sempre in prima linea!
   Potranno forse meravigliarsi i nostri nuovi lettori, o qualcuno dei vecchi ancora neofita di Ischia per la stranezza di questo nostro articolo di apertura, che abbiamo questa volta dedicato a sottolineare il peso della temporanea assenza di un personaggio piuttosto che riservarlo, come usiamo solitamente fare, alla illustrazione di una peculiare prerogativa dell'Isola, di una stagione isolana singolarmente felice, di una manifestazione particolarmente riuscita.
    Non si meraviglieranno quanti conoscono da un lato la carica di simpatia di Giannino, il buonumore che egli sa ad ampie dosi sempre distribuire, non solo dal palcoscenico - sul quale ogni anno usa far da mattatore proprio in questi brevissimi periodi di riposo invernale - ma anche nel corso di ogni amichevole incontro e, quel che più conta, nei quotidiani rapporti di lavoro. Essi non potranno d'altra parte non essere come noi convinti che sono proprio tanti umanissimi popolari «personaggi», come Giannino, a rappresentare, più di quanto riescano a farlo le personalità ufficiali, l'autentico «ambiente» dell'Isola, quello che non si può fare a meno di amare unitamente ai paesaggi, al clima, ai mille meravigliosi segreti che Ischia nasconde e che vanno scoperti stagione per stagione, uno per uno, con la consapevolezza di poter sempre trovarne dei nuovi
.

SU