La Rassegna d'Ischia 2006
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Forio
Le aree di interesse naturalistico-ambientale

di Francesco Mattera


   Zone Boschive climax a leccio, roverella, o miste di leccio e roverella con penetrazioni di  macchia mediterranea
   Alcune di tali comunità vegetali, aventi più il valore di relitti vegetazionali che di veri e propri boschi, le ritroviamo nella zona meridionale del territorio di Forio, e precisamente nel circondario agricolo di Panza, in località Scannella e Cima fino al limitare del civico cimitero, al limitare della vicina piana di Campotese e poco oltre in località Citrunia in una zona calanchiva che si protende fin quasi al mare. Altrove, sul promontorio di Marecoco, a Zaro, sulla dorsale ripida di Punta Imperatore che si affaccia a Nord sulla baia di Citara, vi sono altre zone piuttosto estese che sono connotate da tale tipo di ecosistema. Come anche sulle pendici ripide alte dell’Epomeo ai margini dei  castagneti della Falanga e di Pennanova che pure in parte ne risultano compenetrati, con accenno di arretramento della fustaia castanile. L’elevato valore naturalistico e paesaggistico di queste zone impone certamente l’adozione di precise misure protezionistiche volte soprattutto a conservare e incrementare la biodiversità vegetale e animale. Fondamentale tuttavia è la previsione di adeguate misure di presidio territoriale per la prevenzione dei disastrosi incendi estivi che, spesso innescati negli incolti e nei terreni abbandonati dall’agricoltura, si propagano velocemente in queste aree boschive naturali producendo danni difficilmente valutabili. Oltre alla pura e semplice guardiania, si rileva fondamentale un costante lavoro di governo del sottobosco di pulizia  della rete dei sentieri, di eliminazione periodica di roveti  ed alla creazione di fasce tagliafuoco in zone particolarmente vulnerabili, ecc. Il tutto con interventi a basso o nullo impatto ambientale, con l’utilizzo delle  tecniche di selvicoltura ed ingegneria naturalistica più adatte al caso. L’adozione poi di tecniche moderne di monitoraggio rapido del territorio (telerilevamento satellitare, stazioni fisse computerizzate di rilevamento incendi collegate a reti telematiche, GPS, GIS, ecc.) rappresenterebbero un traguardo importante per la migliore conservazione  di tali importanti ecosistemi.

   Zone di elevato valore naturalistico per la presenza di comunità vegetali autoctone e/o nicchie ecologiche di grande interesse per la presenza di specie botaniche rare o rarissime
   Tutta la fascia costiera del lato meridionale di Forio, da Punta Chiarito, Sorgeto, e fino a Punta Imperatore, presenta un’alternanza di praterie miste a frutici (Euphorbia dendroides, Ferula ferulago,ecc.), arbusti radi della macchia mediterranea (lentisco, alaterno, mirto), macchie di canneto (Arundo donax), gruppi anche piuttosto estesi di piante spontaneizzate (fico d’India, agavi, ecc.), con  lembi anche cospicui di macchia mediterranea  piuttosto ricca di specie (roverella, leccio, erica, mirto, corbezzolo, filliree e, protesi nelle zone più battute dal vento e con suolo scheletrico, lapilloso, cisti, rosmarino, ginestra, ginestrino, cineraria marittima, ecc. Una zona particolarmente importante da questo punto di vista è senzaltro tutta la fascia alta e le pendici ripide meridionali ed occidentali di Punta Imperatore.
   La costa settentrionale, particolarmente di Punta Caruso e zone contermini, offre la stessa connotazione naturalistica, seppure ha sofferto molto della dissennata opera dell’uomo. 
   Nelle zone degli incolti e dei terrazzamenti ripidi abbandonati dall’agricoltura che sovrastano la zona di Corbaro fino al limitare dei Frassitelli, di Pennanova  fino alla Cava dello Scialicco, si ritrovano diverse fumarole, sedi endemiche di importanti stazioni di Cyperus polistachyus, pianticella rarissima di origine tropicale che in Europa cresce solo ad Ischia, vicino appunto alle zone con attività fumarolica in atto. Nel bosco della Falanga, nelle zone più umide e calanchive con banchi tufo cineritici affioranti, sembra vi siano stazioni delle felci rare Woodwardia radicans e Pteris longifolia.

   Zona degli incolti terrazzati su pendici molto ripide da sottoporre a particolari piani di difesa idrogeologica
   Si tratta di terreni un tempo coltivati a vite o a seminativo, ormai definitivamente abbandonati dall’agricoltura per gli altissimi costi di coltivazione. Si rinvengono sulle pendici molto ripide dell’Epomeo soprattutto sul versante nord-occidentale che affaccia direttamente sull’abitato di Forio. Gli antichi terrazzamenti sono sostenuti ancora in gran parte dagli originari muri a secco. In assenza di coltivazione tale modello sistematorio rappresenta una valida difesa contro il rischio di erosione, sia quella idrica dovuta alle acque di pioggia ruscellanti, sia quella eolica. Il maggior consolidamento del suolo che deriva dal naturale inerbimento e dalla crescita di arbusti e piccoli alberi, per quanto sporadici, è esaltato dal notevole imbrigliamento prodotto dai muri in tufo verde dell’Epomeo. Tuttavia, anche per la ricorrenza di devastanti incendi estivi ed autunnali, questi pendii molto ripidi possono convogliare verso valle cospicui volumi di terreno in occasione di intensi ed improvvisi temporali. Un’adeguata copertura vegetale con piante arbustive ad apparato radicale profondo, scelte nel novero di quelle tipiche dei luoghi e con forte capacità di adattamento alle condizioni di suolo e di clima del posto, piantate direttamente sugli antichi terrazzamenti, anche con una disposizione a fasce specialmente lungo le direttrici normali alle linee di massima pendenza e, in generale nei siti con suoli più fragili, potrà senz’altro migliorare tale situazione di fragilità. Tra le specie più promettenti per tale funzione consigliamo il lentisco (Pistacia lentiscus L.); l’olivastro o oleastro (Olea oleaster L.); il carrubo (Ceratonia siliqua L.);  l’alaterno  (Rhamnus alaternus L.); il ciliegiolo (Prunus cerasifera L.), il pruno canino (Prunus mahaleb L.), la robinia (Robinia pseudoacacia); ecc.  È ovvio che, laddove i vecchi muri a secco fossero franati o spanciati, sarebbe utile provvedere al loro rifacimento e consolidamento.

   Boschi e pinete di origine antropica
   Se si escludono i cedui castanili (ormai considerati ecosistemi naturali), nel Comune di Forio i boschi sono assolutamente sporadici e, per lo più, di piccole e piccolissime dimensioni. Il più importante è certamente l’acaceto (Robinia pseudoacacia) che si estende al confine del Comune di Serrara Fontana in località Frassitelli, costituito nei primi anni ‘50 per rimboschire una zona a forte rischio di erosione. Più che boschi e pinete veri e propri ritroviamo gruppi più o meno numerosi di pini domestici in località Baiola, sulla strada che conduce all’acquedotto provinciale, messi a dimora qualche tempo addietro dall’Amm.ne Provinciale di Napoli. Sporadici gruppi sempre di pino domestico sui primi contrafforti dell’Epomeo tra le località Chignole e Pennanova, ecc.  Specialmente per questi piccoli gruppi arborei, stante la loro innegabile funzione paesaggistica ed ambientale e, considerato il pericolo legato ad arbitrii da parte di privati o anche di pubbliche amministrazioni poco consapevoli della loro importanza, sarà d’uopo approntare e formalizzare, nei modi e nei tempi opportuni, un adeguato schema  normativo  di protezione specifica.

Caratterizzazione climatologica generale del Comune di Forio
Il Comune di Forio occupa l’intera fascia occidentale dell’isola d’Ischia, con debole  esposizione a settentrione (a confine con Lacco Ameno e Casamicciola Terme) ed a meridione (a confine con Serrara Fontana). L’emergenza vulcanico-tettonica del monte Epomeo è l’elemento principale che ne condiziona in misura preponderante l’espressione dei fattori climatici fondamentali, oltre naturalmente alla posizione geografica, alla vicinanza del mare, ecc.
   In via generale il clima di Forio è classificabile come  “Mediterraneo-caldo”, proprio della fascia fitoclimatica del Lauretum.
   Più specificatamente, secondo lo schema bioclimatico d’Italia proposto da Tomaselli, Balduzzi e Filippello, il clima di Forio è individuabile in quello della Regione xeroterica, sottoregione termomediterranea, del clima Mediterraneo, con un periodo di aridità complessivo compreso tra 3 e 5 mesi, precipitazioni concentrate nel periodo tardo-autunnale ed invernale e media di circa 800 mm. annui. Non infrequenti sono tuttavia  gli improvvisi acquazzoni primaverili ed estivi, seguiti da prolungati periodi siccitosi che con una periodicità di 4-5 anni, si spingono fino a durate di cinque/sei mesi consecutivi. In occasione delle precipitazioni più intense si rendono manifesti vistosi fenomeni erosivi dei suoli, soprattutto in quelle zone dove ai tradizionali terrazzamenti sostenuti da muri a secco si sono sostituiti disordinati insediamenti abitativi che hanno stravolto l’originario equilibrio territoriale, con distruzione o profonda alterazione del reticolo idrografico secondario e delle antiche ed efficienti sistemazioni idrauliche agrarie. Il risultato più eclatante, seppure non a carattere catastrofico, è il sempre più frequente allagamento di strade e quartieri cittadini  con copioso trasporto di fango e detriti terrosi.
   La temperatura non scende mai sottozero e rarissimamente si avvicina a questo limite, con medie estive diurne molto alte (intorno ai 27-30° C). I microclimi rinvenibili sono dovuti precipuamente ai fattori che governano l’esposizione e la giacitura all’interno delle singole zone in cui caratteristicamente e idealmente si può dividere il territorio comunale. Rispetto agli altri comuni dell’isola, Forio esibisce in tutte le stagioni gradienti termici sensibilmente più elevati, associati ad un minor grado di umidità e ad una maggiore radiazione solare. Queste condizioni influenzano grandemente sia l’espressione fenotipica delle piante e dei popolamenti vegetali spontanei, sia lo sviluppo ed i risultati produttivi delle piante agrarie e delle coltivazioni ornamentali. Per quanto riguarda la coltura principale del comune, la vite da vino, tali condizioni, in uno alle peculiarità chimico-fisiche e strutturali dei terreni (terreni di buona fertilità naturale, ma generalmente poco profondi, con roccia madre in molti casi affiorante), hanno imposto, quasi naturalmente, forme di allevamento e potature di produzione completamente diverse dalle restanti plaghe viticole dell’isola. Quindi impalcatura bassa dei ceppi e potature corte e con carico non eccessivo di gemme per sfuggire alle condizioni di aridità estiva dei suoli. Negli ultimi decenni, con lo sviluppo, in verità invasivo, del turismo e dell’edilizia residenziale, le piante ornamentali che maggiormente si sono diffuse, perché assecondate dal clima temperato caldo, sono state piante tipicamente tropicali o sub-tropicali, quali Palmizi, Cycadee, Liliacee, Cactee, Musacee, ecc. e ciò ha favorito pure l’affermazione di attività florovivaistiche locali di un certo interesse. 
   Per quanto riguarda i venti, nel periodo primaverile-estivo prevalgono le brezze marine che contribuiscono non poco a mitigare le punte massime di calura soprattutto estiva. Nel periodo autunnale ed invernale possono verificarsi anche venti molto impetuosi, associati o meno a fenomeni temporaleschi. I danni più cospicui si hanno quando questi fenomeni si verificano all’inizio della primavera, nella fase di germogliamento della vite, con danni dovuti o alla bruciatura  dei giovani germogli sotto l’azione di venti freddi e/o salsi, o alla rottura degli stessi a seguito dei ripetuti scuotimenti cui vengono sottoposti. Altro periodo critico è quello pre-vendemmiale, con uva matura. I venti, specialmente sciroccali, spesso impattano violentemente e prolungatamente con i vigneti più esposti determinando una vistosa caduta di acini al suolo. La grandine, meteora non molto frequente, colpisce in maniera casuale, a volte bizzarra, i comprensori vitati del Comune  determinando danni cospicui  al raccolto pendente  almeno un’annata su quattro.

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   Il territorio di Forio, pur avendo una matrice geo-pedogenetica abbastanza omogenea, esibisce tuttavia una certa diversità di suoli in ordine soprattutto alle caratteristiche di profondità del franco di coltivazione, di struttura, di permeabilità, di capacità idrica di campo, di resistenza all’erosione... Ciò è del tutto naturale, se si pensa alla diversa gradazione delle attività antropiche a cui nel tempo sono soggiaciuti i terreni, al più o meno grande rimescolamento degli orizzonti superficiali a seguito delle opere di sistemazione idraulico-agrarie, dei sommovimenti a seguito di eventi naturali (alluvioni, erosioni canalizzate, frane e smottamenti) o artificiali (sbancamenti, estrazioni da cave e grotte di strati profondi con cospargimenti di superficie a scopo fertilizzante...).
   La conoscenza più o meno approfondita delle caratteristiche dei suoli ha un’importanza che travalica il puro aspetto scientifico, per ammantarsi in maniera eminente di risvolti pratici di sicuro valore, di cui il più immediato è senz’altro l’indirizzo sicuro nella scelta delle colture agrarie, soprattutto in ordine alle possibili nuove introduzioni, alle riconversioni, alle estensioni di colture limitate in ambiti più estesi. L’indirizzo razionale nelle ordinarie pratiche di conduzione dei fondi agricoli (tipi, tempi e successioni delle lavorazioni del suolo, somministrazioni calibrate delle concimazioni, necessità irrigue di base delle colture...). Non secondario sembra l’apporto delle conoscenze pedologiche nella difesa del suolo da fenomeni degenerativi, come ad esempio la prevenzione o l’arresto delle erosioni mediante la ricostruzione o l’arricchimento di idonei elementi vegetazionali, l’adozione di tecniche di regimazione delle acque meteoriche compatibili con la natura e tipologia prevalente dei suoli... Come pure importante, tra le altre cose, è la conoscenza dei suoli in ordine alle necessità di ricostituzione o rinaturalizzazione di paesaggi per mezzo di rimboschimenti, creazione di siepi, costituzione di barriere vegetazionali con funzione mitigatrice del clima o per ridurre l’incidenza dell’erosione eolica, posizionamento in punti strategici di idonee opere di difesa artificiale o sistemazioni superficiali del suolo per la prevenzione di frane ed estesi sommovimenti di facies geopedologiche particolarmente vulnerabili.

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