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Zone
Boschive climax a leccio, roverella, o miste di leccio e roverella
con penetrazioni di macchia mediterranea
Alcune di tali comunità vegetali, aventi più il
valore di relitti vegetazionali che di veri e propri boschi, le ritroviamo
nella zona meridionale del territorio di Forio, e precisamente nel circondario
agricolo di Panza, in località Scannella e Cima fino
al limitare del civico cimitero, al limitare della vicina piana di Campotese e
poco oltre in località Citrunia in una zona calanchiva che
si protende fin quasi al mare. Altrove, sul promontorio di Marecoco,
a Zaro, sulla dorsale ripida di Punta Imperatore che si affaccia
a Nord sulla baia di Citara, vi sono altre zone piuttosto estese che sono connotate
da tale tipo di ecosistema. Come anche sulle pendici ripide alte dell’Epomeo
ai margini dei castagneti della Falanga e di Pennanova che
pure in parte ne risultano compenetrati, con accenno di arretramento della
fustaia castanile. L’elevato valore naturalistico e paesaggistico di
queste zone impone certamente l’adozione di precise misure protezionistiche
volte soprattutto a conservare e incrementare la biodiversità vegetale
e animale. Fondamentale tuttavia è la previsione di adeguate misure
di presidio territoriale per la prevenzione dei disastrosi incendi estivi che,
spesso innescati negli incolti e nei terreni abbandonati dall’agricoltura,
si propagano velocemente in queste aree boschive naturali producendo danni
difficilmente valutabili. Oltre alla pura e semplice guardiania, si rileva
fondamentale un costante lavoro di governo del sottobosco di pulizia della
rete dei sentieri, di eliminazione periodica di roveti ed alla creazione
di fasce tagliafuoco in zone particolarmente vulnerabili, ecc. Il tutto con
interventi a basso o nullo impatto ambientale, con l’utilizzo delle tecniche
di selvicoltura ed ingegneria naturalistica più adatte al caso. L’adozione
poi di tecniche moderne di monitoraggio rapido del territorio (telerilevamento
satellitare, stazioni fisse computerizzate di rilevamento incendi collegate
a reti telematiche, GPS, GIS, ecc.) rappresenterebbero un traguardo importante
per la migliore conservazione di tali importanti ecosistemi.
Zone
di elevato valore naturalistico per la presenza di comunità vegetali
autoctone e/o nicchie ecologiche di grande interesse per la presenza
di specie botaniche rare o rarissime
Tutta la fascia costiera del lato meridionale di Forio, da Punta Chiarito, Sorgeto,
e fino a Punta Imperatore, presenta un’alternanza di praterie
miste a frutici (Euphorbia dendroides, Ferula ferulago,ecc.), arbusti radi
della macchia mediterranea (lentisco, alaterno, mirto), macchie di canneto
(Arundo donax), gruppi anche piuttosto estesi di piante spontaneizzate (fico
d’India, agavi, ecc.), con lembi anche cospicui di macchia mediterranea piuttosto
ricca di specie (roverella, leccio, erica, mirto, corbezzolo, filliree e, protesi
nelle zone più battute dal vento e con suolo scheletrico, lapilloso,
cisti, rosmarino, ginestra, ginestrino, cineraria marittima, ecc. Una zona
particolarmente importante da questo punto di vista è senzaltro tutta
la fascia alta e le pendici ripide meridionali ed occidentali di Punta Imperatore.
La costa settentrionale, particolarmente di Punta Caruso e
zone contermini, offre la stessa connotazione naturalistica, seppure ha sofferto
molto della dissennata opera dell’uomo.
Nelle zone degli incolti e dei terrazzamenti ripidi abbandonati
dall’agricoltura che sovrastano la zona di Corbaro fino al limitare
dei Frassitelli, di Pennanova fino alla Cava dello
Scialicco, si ritrovano diverse fumarole, sedi endemiche di importanti
stazioni di Cyperus polistachyus, pianticella rarissima di origine tropicale
che in Europa cresce solo ad Ischia, vicino appunto alle zone con attività fumarolica
in atto. Nel bosco della Falanga, nelle zone più umide e calanchive
con banchi tufo cineritici affioranti, sembra vi siano stazioni delle felci
rare Woodwardia radicans e Pteris longifolia.
Zona
degli incolti terrazzati su pendici molto ripide da sottoporre
a particolari piani di difesa idrogeologica
Si tratta di terreni un tempo coltivati a vite o a seminativo,
ormai definitivamente abbandonati dall’agricoltura per gli altissimi
costi di coltivazione. Si rinvengono sulle pendici molto ripide dell’Epomeo
soprattutto sul versante nord-occidentale che affaccia direttamente sull’abitato
di Forio. Gli antichi terrazzamenti sono sostenuti ancora in gran parte dagli
originari muri a secco. In assenza di coltivazione tale modello sistematorio
rappresenta una valida difesa contro il rischio di erosione, sia quella idrica
dovuta alle acque di pioggia ruscellanti, sia quella eolica. Il maggior consolidamento
del suolo che deriva dal naturale inerbimento e dalla crescita di arbusti e
piccoli alberi, per quanto sporadici, è esaltato dal notevole imbrigliamento
prodotto dai muri in tufo verde dell’Epomeo. Tuttavia, anche per la ricorrenza
di devastanti incendi estivi ed autunnali, questi pendii molto ripidi possono
convogliare verso valle cospicui volumi di terreno in occasione di intensi
ed improvvisi temporali. Un’adeguata copertura vegetale con piante arbustive
ad apparato radicale profondo, scelte nel novero di quelle tipiche dei luoghi
e con forte capacità di adattamento alle condizioni di suolo e di clima
del posto, piantate direttamente sugli antichi terrazzamenti, anche con una
disposizione a fasce specialmente lungo le direttrici normali alle linee di
massima pendenza e, in generale nei siti con suoli più fragili, potrà senz’altro
migliorare tale situazione di fragilità. Tra le specie più promettenti
per tale funzione consigliamo il lentisco (Pistacia lentiscus L.);
l’olivastro o oleastro (Olea oleaster L.); il carrubo (Ceratonia
siliqua L.); l’alaterno (Rhamnus alaternus L.);
il ciliegiolo (Prunus cerasifera L.), il pruno canino (Prunus
mahaleb L.), la robinia (Robinia pseudoacacia); ecc. È ovvio
che, laddove i vecchi muri a secco fossero franati o spanciati, sarebbe utile
provvedere al loro rifacimento e consolidamento.
Boschi e pinete di origine antropica
Se si escludono i cedui castanili (ormai considerati ecosistemi
naturali), nel Comune di Forio i boschi sono assolutamente sporadici e, per
lo più, di piccole e piccolissime dimensioni. Il più importante è certamente
l’acaceto (Robinia pseudoacacia) che si estende al confine del
Comune di Serrara Fontana in località Frassitelli, costituito
nei primi anni ‘50 per rimboschire una zona a forte rischio di erosione.
Più che boschi e pinete veri e propri ritroviamo gruppi più o
meno numerosi di pini domestici in località Baiola, sulla strada
che conduce all’acquedotto provinciale, messi a dimora qualche tempo
addietro dall’Amm.ne Provinciale di Napoli. Sporadici gruppi sempre di
pino domestico sui primi contrafforti dell’Epomeo tra le località Chignole e Pennanova,
ecc. Specialmente per questi piccoli gruppi arborei, stante la loro
innegabile funzione paesaggistica ed ambientale e, considerato il pericolo
legato ad arbitrii da parte di privati o anche di pubbliche amministrazioni
poco consapevoli della loro importanza, sarà d’uopo approntare
e formalizzare, nei modi e nei tempi opportuni, un adeguato schema normativo di
protezione specifica.
Caratterizzazione
climatologica generale del Comune di Forio
Il
Comune di Forio occupa l’intera
fascia occidentale dell’isola d’Ischia, con debole esposizione
a settentrione (a confine con Lacco Ameno e Casamicciola Terme) ed
a meridione (a confine con Serrara Fontana). L’emergenza vulcanico-tettonica
del monte Epomeo è l’elemento principale che ne condiziona
in misura preponderante l’espressione dei fattori climatici fondamentali,
oltre naturalmente alla posizione geografica, alla vicinanza del mare,
ecc.
In via generale il clima di Forio è classificabile come “Mediterraneo-caldo”,
proprio della fascia fitoclimatica del Lauretum.
Più specificatamente, secondo lo schema bioclimatico d’Italia
proposto da Tomaselli, Balduzzi e Filippello, il clima di Forio è individuabile
in quello della Regione xeroterica, sottoregione termomediterranea, del clima
Mediterraneo, con un periodo di aridità complessivo compreso tra 3 e
5 mesi, precipitazioni concentrate nel periodo tardo-autunnale ed invernale
e media di circa 800 mm. annui. Non infrequenti sono tuttavia gli improvvisi
acquazzoni primaverili ed estivi, seguiti da prolungati periodi siccitosi che
con una periodicità di 4-5 anni, si spingono fino a durate di cinque/sei
mesi consecutivi. In occasione delle precipitazioni più intense si rendono
manifesti vistosi fenomeni erosivi dei suoli, soprattutto in quelle zone dove
ai tradizionali terrazzamenti sostenuti da muri a secco si sono sostituiti
disordinati insediamenti abitativi che hanno stravolto l’originario equilibrio
territoriale, con distruzione o profonda alterazione del reticolo idrografico
secondario e delle antiche ed efficienti sistemazioni idrauliche agrarie. Il
risultato più eclatante, seppure non a carattere catastrofico, è il
sempre più frequente allagamento di strade e quartieri cittadini con
copioso trasporto di fango e detriti terrosi.
La temperatura non scende mai sottozero e rarissimamente si avvicina
a questo limite, con medie estive diurne molto alte (intorno ai 27-30° C).
I microclimi rinvenibili sono dovuti precipuamente ai fattori che governano
l’esposizione e la giacitura all’interno delle singole zone in
cui caratteristicamente e idealmente si può dividere il territorio
comunale. Rispetto agli altri comuni dell’isola, Forio esibisce in tutte
le stagioni gradienti termici sensibilmente più elevati, associati ad
un minor grado di umidità e ad una maggiore radiazione solare. Queste
condizioni influenzano grandemente sia l’espressione fenotipica delle
piante e dei popolamenti vegetali spontanei, sia lo sviluppo ed i risultati
produttivi delle piante agrarie e delle coltivazioni ornamentali. Per quanto
riguarda la coltura principale del comune, la vite da vino, tali condizioni,
in uno alle peculiarità chimico-fisiche e strutturali dei terreni (terreni
di buona fertilità naturale, ma generalmente poco profondi, con roccia
madre in molti casi affiorante), hanno imposto, quasi naturalmente, forme di
allevamento e potature di produzione completamente diverse dalle restanti plaghe
viticole dell’isola. Quindi impalcatura bassa dei ceppi e potature corte
e con carico non eccessivo di gemme per sfuggire alle condizioni di aridità estiva
dei suoli. Negli ultimi decenni, con lo sviluppo, in verità invasivo,
del turismo e dell’edilizia residenziale, le piante ornamentali che maggiormente
si sono diffuse, perché assecondate dal clima temperato caldo, sono
state piante tipicamente tropicali o sub-tropicali, quali Palmizi, Cycadee,
Liliacee, Cactee, Musacee, ecc. e ciò ha favorito pure l’affermazione
di attività florovivaistiche locali di un certo interesse.
Per quanto riguarda i venti, nel periodo primaverile-estivo prevalgono
le brezze marine che contribuiscono non poco a mitigare le punte massime di
calura soprattutto estiva. Nel periodo autunnale ed invernale possono verificarsi
anche venti molto impetuosi, associati o meno a fenomeni temporaleschi. I danni
più cospicui si hanno quando questi fenomeni si verificano all’inizio
della primavera, nella fase di germogliamento della vite, con danni dovuti
o alla bruciatura dei giovani germogli sotto l’azione di venti
freddi e/o salsi, o alla rottura degli stessi a seguito dei ripetuti scuotimenti
cui vengono sottoposti. Altro periodo critico è quello pre-vendemmiale,
con uva matura. I venti, specialmente sciroccali, spesso impattano violentemente
e prolungatamente con i vigneti più esposti determinando una vistosa
caduta di acini al suolo. La grandine, meteora non molto frequente, colpisce
in maniera casuale, a volte bizzarra, i comprensori vitati del Comune determinando
danni cospicui al raccolto pendente almeno un’annata su quattro.
***
Il territorio di Forio, pur avendo una matrice geo-pedogenetica
abbastanza omogenea, esibisce tuttavia una certa diversità di
suoli in ordine soprattutto alle caratteristiche di profondità del
franco di coltivazione, di struttura, di permeabilità, di capacità idrica
di campo, di resistenza all’erosione... Ciò è del
tutto naturale, se si pensa alla diversa gradazione delle attività antropiche
a cui nel tempo sono soggiaciuti i terreni, al più o meno grande
rimescolamento degli orizzonti superficiali a seguito delle opere di
sistemazione idraulico-agrarie, dei sommovimenti a seguito di eventi
naturali (alluvioni, erosioni canalizzate, frane e smottamenti) o artificiali
(sbancamenti, estrazioni da cave e grotte di strati profondi con cospargimenti
di superficie a scopo fertilizzante...).
La conoscenza più o meno approfondita delle caratteristiche
dei suoli ha un’importanza che travalica il puro aspetto scientifico,
per ammantarsi in maniera eminente di risvolti pratici di sicuro valore, di
cui il più immediato è senz’altro l’indirizzo sicuro
nella scelta delle colture agrarie, soprattutto in ordine alle possibili nuove
introduzioni, alle riconversioni, alle estensioni di colture limitate in ambiti
più estesi. L’indirizzo razionale nelle ordinarie pratiche di
conduzione dei fondi agricoli (tipi, tempi e successioni delle lavorazioni
del suolo, somministrazioni calibrate delle concimazioni, necessità irrigue
di base delle colture...). Non secondario sembra l’apporto delle conoscenze
pedologiche nella difesa del suolo da fenomeni degenerativi, come ad esempio
la prevenzione o l’arresto delle erosioni mediante la ricostruzione o
l’arricchimento di idonei elementi vegetazionali, l’adozione di
tecniche di regimazione delle acque meteoriche compatibili con la natura e
tipologia prevalente dei suoli... Come pure importante, tra le altre cose, è la
conoscenza dei suoli in ordine alle necessità di ricostituzione o rinaturalizzazione
di paesaggi per mezzo di rimboschimenti, creazione di siepi, costituzione di
barriere vegetazionali con funzione mitigatrice del clima o per ridurre l’incidenza
dell’erosione eolica, posizionamento in punti strategici di idonee opere
di difesa artificiale o sistemazioni superficiali del suolo per la prevenzione
di frane ed estesi sommovimenti di facies geopedologiche particolarmente vulnerabili.
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