La Rassegna d'Ischia 2006
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La Torre delle Ginestre
Vita a Sant'Angelo d'Ischia

di Hans Dieter Eheim


Imagaenaria Edizioni Ischia. Titolo originale: Der Ginsterberg. Leben in Sant’Angelo d’Ischia. Traduzione di Nicola Luongo. In copertina: Sant’Angelo di Ernst Bursche (elaborazione grafica di un particolare); pp. 224, febbraio 2006.

di Nicola Luongo

   Hans Dieter Eheim, psicologo e studioso berlinese, amante della poesia di Paul Celan e della musica di Franz Schubert, giunse per la prima volta a Sant’Angelo d’Ischia nel 1982, alla ricerca di una località tranquilla, lontana dal turbinio della vita metropolitana e dal conseguente stress.
   Già nel primo anno il soggiorno a Sant'Angelo arrecò in lui il senso di benessere e di riposo tanto agognato, cosicché si convinse a ritornare negli anni con una costanza assoluta e puntuale e con una curiosità sempre più profonda di conoscere in tutti i suoi aspetti il territorio e la realtà di questo piccolo borgo e dei suoi abitanti, la cui operosità, l'audace spirito imprenditoriale e il versatile ingegno ne hanno fatto una stazione termale e balneare rinomata nel mondo. La vacanza si svolge sempre gradita e piacevole.
   Agli inizi della primavera del 1998, sulla base degli appunti raccolti nel corso degli anni, nacque l'idea di scrivere il libro “La Torre delle ginestre” che, corredato da diciotto belle illustrazioni di artisti che soggiornarono a Sant'Angelo, la Casa editrice Imagaenaria ha recentemente pubblicato in una veste tipografica elegante e ben curata.
   La pubblicazione è un viaggio di mezzo secolo che rievoca la vita di Sant'Angelo - una volta villaggio di pescatori e marinai che solcavano i mari per trasportare il vino ischitano in terraferma, anche sulle coste africane -, nonché una testimonianza di riconoscenza verso un lembo di terra non ancora raggiunto da insediamenti caotici e innaturali. L'interesse per Sant'Angelo, la sua storia e le sue tradizioni diventa più acuto nel momento in cui l'autore conosce una briosa e vivace signora tedesca nativa di Brema, giunta a Sant'Angelo nel 1959, che ama l'arte e la bellezza, contraria ad ogni forma di conformismo e convenzionalismo, tanto da abbandonare il marito dopo pochi anni di matrimonio e da intraprendere numerosi viaggi, tra cui quello a Sant'Angelo, dove conobbe un uomo di mare, Tonino Barricelli, che diventò l'uomo della sua vita e col quale, superando notevoli difficoltà economiche e ambientali, aprì una pensioncina che agli inizi ospitò soprattutto gli artisti conosciuti da Dolly, provenienti da Monaco e altre città della Germania. La signora si rivela una preziosa affabulatrice che rievoca con emozione e naturale rimpianto gli anni del periodo postbellico, quando giungevano a Sant'Angelo famosi scrittori, diplomatici, scienziati, attori, esponenti di nobili famiglie dai nomi famosi. Ma soprattutto gli artisti, ciascuno con le sue piccole manie e geniali intuizioni, erano gli ospiti più amati da Dolly la quale ritiene che l'arte sia il viatico più efficace per diffondere il nome e la fama di una città o di un paese nel mondo. La donna, amica e confidente di artisti come Werner Gilles, Werner Heldt, Eduard Bargheer, Ulrich Neujahr, è quindi in grado di riferire interessanti particolari sulla loro personalità e attività che ce li fa sentire più vicini e apprezzar ancora meglio il loro valore professionale umano.
   Il simbolo di Sant'Angelo, la Torre, un cono di lava di terra lapillosa, secondo lo storico Giuseppe d'Ascia, su cui sorgeva appunto una torre crollata per effetto delle cannonate della flotta anglo-sicula contro i francesi che la difendevano, ha suggerito all'autore il bel titolo “La Torre delle ginestre” che ha una valenza più profonda nella lingua originaria tedesca perché “Der Ginsterberg” (letteralmente “La montagna delle ginestre”) ha una evidente assonanza col termine “Der Zauberberg” (“La montagna incantata”), il capolavoro di Thomas Mann a cui chiaramente l'autore si è ispirato nell'invenzione del titolo.
    Il libro è una rassegna attenta e scrupolosa della vita di Sant'Angelo nella sua evoluzione storica e territoriale e non solo rievoca elementi del passato tipici di una civiltà antica, come il rito arcaico nella piazza del paese della macellazione di un bue che viene ammazzato dietro una porta e ciascuno compra il pezzo di carne desiderato per il pranzo domenicale, oppure il lavoro faticoso dei mulattieri che incitavano, talvolta con ruvide imprecazioni, i loro muli stracarichi di mercanzia o di barili di vino, per i viottoli in direzione di Serrara. Inoltre sono esaltati i benefici delle cure termali in moderne strutture ricettive come il Parco Termale Tropical, le Terme Linda, i Giardini Apollon e nel contempo viene decantato il piacere di passeggiare e scoprire angoli incontaminati e primordiali, tra le campagne delle Madonnelle, di Ruffano e del Fondolillo. Ma il vero angolo di concentrazione della mente e dello spirito e fucina delle riflessioni necessarie per la stesura del libro, per Hans Dieter Eheim è il Bar Ridente nella famosa piazzetta, dove nel passato sostavano giornalisti, scrittori, pittori come Werner Gilles ed Ernst Bursche “uomo di grande umanità”.
    Da questo posto è possibile godere di un'ampia vista sino alle coste di Capri, ma soprattutto si avverte profondo il fascino che la Torre delle ginestre esercita direttamente sugli avventori e gli ospiti. L’analisi descrittiva dello scrittore non si limita soltanto ai luoghi e ai personaggi del borgo da lui ritenuti più interessanti, come il parroco don Vincenzo, il pescatore Aniello e i giocatori di carte nei bar, ma si estende alle località e agli aspetti culturali folcloristici più significativi dell'intera isola d’Ischia, come la processione di Santa Restituta a Lacco Ameno che ricorda, a suo dire, una festa in Andalusia durante la Semana Santa, il fascino paesaggistico del Parco termale Negombo, le bellezze ancora intatte del borgo marinaro di Ischia ponte e della pittoresca Forio, con le sue torri saracene e la fama di cenacolo di artisti, letterati, pensatori, soprattutto negli anni ’50 e ‘60.
     Da studioso di psicologia e quindi da acuto conoscitore dell'anima umana, Hans Dieter Eheim coglie non solo gli aspetti gradevoli di quest'isola felice, ma anche il senso della caducità della vita e del dolore sul volto di persone del posto segnate dalle malattie e dalle sofferenze che gli ricordano le parole di Shankara, un filosofo indiano, impresse sulla tomba di un amico sepolto nell'idilliaco cimitero del borgo, secondo il quale la nostra vita è un sogno, simile alla neve che si scioglie al sole, ai lampi che si spengono prima di vederli, o a ombre fuggevoli e transeunti.

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