La Rassegna d'Ischia 2006
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La santa e la sirena
Sul mito di fondazione di Napoli

di Elisabetta Moro

Imagaenaria Edizioni Ischia, Collana “Miliaria Italica”; in copertina schizzo di Gustav Klimt (1898), grafica e impaginazione di Enzo Migliaccio. novembre 2005.

    Sono quasi sempre avvolte nel mistero le origini delle città, anzi per crearselo, questo mistero, spesso si cerca di procedere all’indietro nel tempo, quanto più sia possibile, fino a quello che comunemente si chiama il mito. Una divinità, una persona fuori dal comune, un evento straordinario ne costituiscono gli elementi preferiti.
   Napoli in proposito non fa eccezione e la sua antichità trova espressione anche nelle sue varie denominazioni, a cominciare da Partenope, e nei racconti che ne hanno fatto soprattutto gli autori classici.
   Elisabetta Moro nel suo lavoro presenta innanzi tutto un florilegio di citazioni e di posizioni sul mito di fondazione di Napoli, «da popoli di Calcidia venuti sopra le vetuste ceneri de la Sirena Partenope edificata», alla quale si innestano poi altre figure, come quella di Patrizia, la Santa venuta dal mare, dal lontano Oriente. Partenope fonda la città, Patrizia la rifonda, «la fa rinascere cristiana, facendone un baluardo contro ogni eresia». «Il tema, mitico e poi agiografico, proprio nel suo apparentare simbolicamente il mondo del paganesimo e il mondo della Riforma, si dispiega di fatto nello spazio e, insieme, nel tempo».
   L’autrice nelle sue Conclusioni precisa che «si è cercato di trattare il mito e l’agiografia con gli strumenti dell’antropologia, facendo ricorso alla teoria levistraussiana delle trasformazioni del racconto mitico e delle loro funzioni. Integrando la dimensione, prevalentemente – anche se non esclusivamente – sincronica in cui si dispiega l’arco delle trasformazioni mitiche nell’analisi levistraussiana con una lettura diacronica, indispensabile in un contesto caratterizzato da una estrema densità di variabili e di trasformazioni di ordine storico quale è quello analizzato. Se, infatti, la fondazione della città e la reinvenzione cristiana della figura della fondatrice si collocano in una rete strutturale di opposizioni e di analogie costituita da numerosissime varianti, essa è ascrivibile al tempo stesso ad una rete d’altro ordine – precisamente d’ordine diacronico – che taglia, trasversalmente, la prima nel senso della profondità».
   Il libro presenta due parti. Nella prima (la fabbrica dell’ancestralità) si incontrano passi di autori quali Jacopo Sannazaro, Benedetto di Falco, Giulio Cesare Capaccio, Matilde Serao,…. Nella seconda (il ritorno della vergine) è Patrizia che prende il posto di Partenope: «entrambe, venute da Oriente, hanno trovato la morte sulle rive del golfo di Napoli. L’una e l’altra costituiscono motivo di vanto per la città».