La Rassegna d'Ischia 2006
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Sogno infranto di un marinaio ischitano

di Nicola Luongo


   La più recente pubblicazione di Luciano Di Meglio: Sogno infranto di un marinaio ischitano, è, secondo l’autore stesso, un racconto di fantasia con un po’ di storia. In realtà essa, nonostante l’insito carattere di breve componimento letterario, contiene in nuce molti elementi di un vero e proprio romanzo storico inserito nella realtà ischitana. La maniera semplice e chiara del narrare risponde al dettame del filosofo Nicola Abbagnano, secondo il quale «la mancanza di chiarezza è un peccato e un delitto».
   Il racconto colloca le vicende dello sfortunato marinaio ischitano sullo sfondo del Regno di Napoli, alla fine del secolo diciottesimo, ricostruito con grande fedeltà al vero oggettivo. Il protagonista, Luigi l’ischitano, è un giovane che ha la sventura di vivere in un’epoca segnata da sconvolgimenti sociali scaturiti, in parte, dalle nuove idee di libertà e di uguaglianza per lo più respinte nel retrivo ambiente napoletano, dove i Borboni restavano arroccati ai loro privilegi di casta e al mantenimento di una società profondamente iniqua, in cui un semplice popolano, per quanto dotato di un’acuta intelligenza e di un pronto spirito di iniziativa, era costretto, tranne qualche eccezione, a restare circoscritto nell’ambito della propria classe popolare, incontrando ostacoli quasi insormontabili nel suo tentativo di emergere e di progredire nel suo status sociale.
   Infatti resta frustrato il desiderio di Luigi di sposare la bellissima Maria, il sogno della sua vita, la cui ricca famiglia aristocratica ritiene indegno e allontana in malo modo il povero pretendente “plebeo”, il quale si rende conto del permanere delle differenze di classe e che le idee di libertà e di uguaglianza, apportate dalla Rivoluzione francese e dal razionalismo illuministico, sono ancora impossibili da realizzare nel regno borbonico.
   Luigi, dopo che i pirati turchi, sbarcati sulla spiaggia dei Maronti, avevano ucciso con ferocia ed efferatezza i genitori e il fratello minore, è assillato da un odio profondo e da un’inestinguibile sete di vendetta che lo spinge, nell’impossibilità di combattere i pirati saraceni e deluso dall’inerzia dei suoi paesani, ad allontanarsi dalla sua isola e ad arruolarsi nella Marina Borbonica.
   E così il marinaio ischitano, agli ordini dell’ammiraglio Francesco Caracciolo, si trova al centro di cruente battaglie navali, fornendo sempre grandi prove di coraggio e di abnegazione, anche se la vita di bordo non gli appare molto congeniale. Poi si rende conto che il male non proviene solo dalle coste africane, ma è presente ovunque, componente eterna e ineludibile della vita e della storia. Il giovane si sente tradito anche da re Ferdinando IV, il quale preferì scappare con il tesoro del regno piuttosto che difendere il suo popolo.
   L’autore, sospinto da un sincero sentimento di pietas e di pena, delinea brevemente anche il destino avverso di Francesco Caracciolo, valoroso ammiraglio e patriota napoletano che, considerato traditore dal re ritornato sul trono dopo il fallito tentativo insurrezionale dei repubblicani, viene impiccato con ignominia all’albero della nave Minerva, e il suo corpo scaraventato in mare.
   Il giovane Luigi, che aveva seguito il Caracciolo e aderito alla Repubblica Napoletana, si sente tradito nei suoi ideali e nelle sue aspirazioni: viene a sapere che anche ad Ischia ci sono state vittime della repressione borbonica, ha perduto la sua amata Maria e non sorregge più la speranza di riaverla o di poterla rivedere. Così, profondamente deluso ed amareggiato dagli eventi e dalla vita, va incontro a una tragica fine in una Napoli assai degradata e dilaniata dai contrasti più stridenti così magistralmente descritti anche da Matilde Serao: «Nei pochi minuti di agonia sentì le mani della mamma che lo accarezzavano, vide come in un miraggio il padre con il fratello su una grande barca da pesca che tiravano dal mare le reti traboccanti di pesci; e inoltre vide il suo comandante Caracciolo in piedi sul cassero di una nave che lo chiamava per nome. Poi vide il suo dolce amore Maria che gli diceva: “Aspettami”».
   Varie illustrazioni, provenienti per lo più dal Museo Nazionale di San Martino, arricchiscono questo piccolo, prezioso volume.