« Occorre
essere sempre disposti a cambiare di parte per seguire la Giustizia,
questa eterna fuggiasca dal campo dei vincitori » (Simone Weil 1909-1943)
Chi l’ha detto che l’Economia è una scienza senza cuore? si domanda Giorgio Ruffolo - che si definisce “un economista non accademico” – iniziando
il suo libro “Cuori e denari”, con il quale propone al lettore dodici “ritratti” di altrettanti economisti che hanno fatto la Storia dell’Economia, come dire la Storia del Mondo Moderno, partendo da Ferdinando Galiani per finire con il più importante
economista del XX secolo, John Maynard Keynes.
L’Economia fu definita da Thomas Carlyle la “dismal science”, la “scienza triste”.
“Nessuno avrebbe rivolto un’accusa simile – sostiene Giorgio Ruffolo – alla Matematica o alla Fisica. Il fatto è che l’Economia si occupa di uomini”.
La “mela newtoniana” di cui gli economisti si occupano è una strana mela, una mela che pensa e che, cadendo, può cambiare opinione e percorso, sostiene Ruffolo. Per questo le predizioni degli economisti sono così fallibili.
Per Giorgio Ruffolo – che è stato il primo segretario generale della Programmazione Economica in Italia nel lontano 1963 sostenendo tenacemente la “via della Programmazione” per cambiare il capitalismo italiano con una “sinistra riformista” che non poteva non essere rappresentata che dai socialisti - non è vero che gli economisti sono senza cuore. Proprio dai suoi “ritratti” dei dodici più grandi economisti della Storia Moderna e Contemporanea emerge come i grandi economisti avevano un “grande cuore” e volevano tutti migliorare le condizioni di vita della popolazione del mondo di fronte alla “rivoluzione industriale”.
Se diamo un “cuore” all’economia, possiamo riprendere il dibattito sullo “sviluppo economico” dell’isola d’Ischia; possiamo trovare la chiave di lettura della grande passione civile che animò la classe dirigente negli anni ‘50 e ‘60 del ‘900 che seppe trasformare un’isola di contadini e pescatori nella più importante località turistica
della Campania.
Di questo dibattito oggi c’è urgente bisogno perché lo sviluppo economico della nostra isola è diventato “maturo” con duemila imprese e quarantamila posti letto, perché il “sociale” è diventato altrettanto importante rispetto all’ “economico” con circa novemila e cinquecento lavoratori che lavorano nel settore alberghiero e nel suo indotto commerciale e dei servizi. Abbiamo bisogno di una classe dirigente che riscopra una grande passione civile come quella che ebbero i suoi precursori degli anni ‘50 e ‘60. Anzi c’è bisogno di una passione ancora maggiore e di una competenza superiore perché è molto più difficile governare una “economia matura” rispetto ad una “economia in espansione”.
Personalmente non vedo in giro questa passione civile e non vedo competenze adeguate nei nostri Comuni. Mi pare che questa classe dirigente navighi a vista. È presa dalla gestione quotidiana del potere. Segue la scia della grande ondata dei fondi europei che si “debbono spendere” entro il 2006, non importa né dove né come.
Così tramonta la via della “programmazione economica e della pianificazione territoriale” e si imbocca l’unica strada che si vede ad occhio nudo ed è quella del “Re-Mercato”,
come se il Mercato da solo potesse assicurare lo sviluppo ordinato
e la piena occupazione.
La verità è che una economia “matura” impone la Programmazione ed impone Politiche Pubbliche per lo sviluppo e l’occupazione e quindi c’è bisogno nella nostra isola d’Ischia di un convinto ritorno alla “programmazione concertata” che oggi si chiama, con un nuovo aggettivo, “negoziata” o “strategica” per il semplicissimo motivo che l’investimento privato va dove c’è immediata convenienza o remunerazione, ma non va dove la convenienza è molto
rischiosa o dubbia e dove la remunerazione del capitale ha tempi
lunghi o addirittura remoti.
Sostengo da anni che l’esempio paradigmatico di questa “nuova politica economica pubblica” di “programmazione concertata” che veda protagonista il Comune, visto come l’ente locale fondamentale di base e non come “condominio” con un sindaco-amministratore eletto dal popolo che gestisce il bilancio a suo piacimento e non va oltre, è rappresentato dal recupero produttivo del complesso Pio Monte della Misericordia di Casamicciola. Si tratta del “tempio del termalismo” per la sua storia antichissima che parte dal 1604 e dalla quale tutto il benessere che vediamo in giro è partito. Si tratta di 55mila mc. di superficie coperta e di 24 mila mq. da “riutilizzare” senza un sol metro cubo in più.
Le recenti pubblicazioni de “La Rassegna d’ Ischia” – “Ischia:
1950-1999 cinquanta anni di vita e di storia dell’ “isola verde” e “Isola
d’Ischia, tremila voci, titoli, immagini – confermano questo primato storico di Casamicciola e del suo luogo-simbolo rappresentato da detto complesso. Da lì partì la “prima rinascita” nel 1895, con la sua “ricostruzione in più ferma sede” come ricordava una lapide e da lì partì la “seconda” nel 1950 come testimonia il “primo convegno turistico” (pag.
80 in Ischia - tremila voci).
Casamicciola diviene quindi il “Comune-Pilota” per un investimento pubblico, per una “trasformazione” che sia urbanistica ed economica e trovi non solo la necessità dell’evidenza
nel contesto di una economia matura e di una urbanizzazione selvaggia
ma anche una legislazione favorevole rappresentata dal nuovo testo unico sugli
enti locali e dalla riforma in senso regionalistica dello Stato.
Per questo motivo ho aderito e sostenuto la lista “Rinascita per Casamicciola” fin dal 1997, prima capeggiata da Arnaldo Ferrandino e poi da Giosy Ferrandino e nata dalle macerie della vecchia partitocrazia e solo perché il sistema elettorale maggioritario reintrodotto costringeva e costringe ad alleanze anomali che non si sarebbero mai fatte e mai presentate all’elettorato in questa veste civica se avessimo
avuto ancora il sistema proporzionale.
A “Rinascita per Casamicciola” il sindaco Giosy Ferrandino ha aderito per ultimo dopo vari tentativi in altre strade. Che egli definisca la sua giunta di “centro-destra” (ottobre 2004 alla presenza del vice presidente del Consiglio on. Fini) e poi si dichiari “fuoriuscito” dal centro-destra per approdare alla “Margherita” e nessuno lo contesti, è un segnale forte di scarsa valenza della “nuova politica” che definire “trasformistica” è un eufemismo. Il preambolo
politico della lista si intitolava: Una politica per la “Rinascita” di unità democratica,
di rilancio culturale, di sviluppo economico” ed il
testo sottolineava che i suoi componenti “rimangono
uniti nella difesa e nell’attuazione dei valori della Carta Costituzionale oltre gli schieramenti dei vecchi e nuovi partiti”. Non
appaiono i termini “destra”, “sinistra” o “centro” .
Il programma elettorale della lista “Rinascita per Casamicciola” - che ho contribuito a scrivere, sia nel 1997 con la prima lista capeggiata da Arnaldo Ferrandino, ex liberale approdato a Forza Italia prima e successivamente ad Alleanza Nazionale, sia con la seconda edizione nel 2000 sempre con Arnaldo Ferrandino ed infine con la terza edizione nel 2002 guidata da Giosy Ferrandino, ex democristiano approdato a Forza Italia ed ora alla Margherita -, era impostato su un progetto di “trasformazione urbana” di Casamicciola Terme, in forza della nuova legge “ordinamentale” del Testo Unico dei Comuni e delle Province, delle nuove leggi Bassanini di riforma della Pubblica Amministrazione e delle nuove opportunità che si presentavano con la “Programmazione Negoziata” e con il
POR Campania dei Fondi europei 2000-2006.
Questo programma – nelle sue linee di politica economica e sociale per creare sviluppo ed occupazione perfino con una società di sviluppo economico – fu presentato in un freddo sabato di dicembre (il 20 dicembre 1997). Il programma – che rappresentava il “compromesso storico” tra persone di sinistra, come me, con persone di destra o di centro come i due Ferrandino e come i fratelli Salvatore e Gelsomino Sirabella - cominciava a prendere forma con la riscoperta della “Memoria Storica” di Casamicciola che ci veniva offerta con la presentazione della monumentale monografia sul terremoto di Casamicciola del 28 luglio 1883 a cura del Servizio Sismico Nazionale che presentammo il 6 marzo 1999 ed ancora con la presentazione al Ministero dei Lavori Pubblici della proposta di PRUSST che si classificò ottava e purtroppo non riuscì ad
avere finanziamenti statali.
Infine inaugurammo il Museo Civico – il primo nella storia di Casamicciola – il
28 dicembre 1999 nel restaurato ex-Albergo Napoleon e gli demmo un
nuovo ed antico nome: Villa Comunale della Bellavista con l’obiettivo di realizzare l’annesso Parco Pubblico Mediterraneo ma anche di farne la Residenza Ufficiale della Municipalità.
La “trasformazione urbana” era stata avviata – forse in modo del tutto fortuito ma comunque è stata importantissima – dal sindaco arch. Luigi Mennella - eletto nel 1993 con la lista civica “Nuova Casamicciola” e “caduto” nella primavera del 1997 - con la buona intuizione di utilizzare i fondi del progetto europeo per le Isole Minori per l’utilizzazione dell’ex Hotel Napoleon come centro culturale polivalente, per disegnare la nuova Piazza della Marina, per costituire un approdo turistico comunale chiamato “Marina di Casamicciola” ed infine per trovare un “onorevole compromesso” con l’Ente Pio Monte della Misericordia con il contratto “a contenuto plurimo” come lo definiva l’autore avv. Bruno Molinaro per la soluzione dell’abbandono trentennale nel maestoso complesso costruito su 24mila mq. nel 1890. Quel “contratto a contenuto plurimo o atto transattivo” arrivò un mese prima della legge 127/97 “Legge Bassanini”.
Oltre le persone ed oltre gli schieramenti, la Forza della Ragione – come direbbe Oriana Fallaci – imponeva questo percorso programmatico, che mi è sembrato l’unica via realistica e che non poteva non avere successo perché per fortuna Casamicciola stava “rinascendo” con i suoi ottomila posti letto e con un sistema commerciale che si modernizzava automaticamente per esigenze di “sopravvivenza economica”, così come il sistema alberghiero si rafforzava per le stesse ragioni e per uno spontaneo “marketing territoriale”, non determinato né invogliato dalla Pubblica Amministrazione, con le “rinascite” e cambi di proprietà degli
Alberghi Cristallo, Stella Maris, Pepe Moreno con il
nuovo nome Marina, Ibsen con il nuovo nome Nausicaa, Gran Paradiso e
presto con il Nuovo Albergo Terme Manzi e con l’accorpamento dell’ex
Albergo Savoia all’Hotel Elma.
La “trasformazione urbana” viene attuata dalla “società economica, sociale, civile” spinta dalla necessità dell’adeguamento alla concorrenza nazionale ed internazionale. Ma è lecito domandarsi se questo spontaneo “marketing territoriale”, che fa giungere imprenditori forestieri, sia capace di far rinascere una imprenditoria “endogena” che sembra si assottigli sempre di più e se sia capace di dare a tutti i giovani un lavoro. La lista “Rinascita per Casamicciola” delle elezioni amministrative del giugno 2002 capeggiata da Giosy Ferrandino aveva un programma sintetizzato in tredici punti con un “preambolo” politico
ed uno slogan: “Uniti da un Amore, Uniti da un Progetto:
Casamicciola all’antica grandezza. Si deve. Si può”.
Il programma voleva “assecondare” la “Rinascita Economica” e poneva il Comune come “equilibratore” del nuovo modello di sviluppo. Era un buon compromesso tra Destra e Sinistra. La costituzione dell’Ufficio Comunale di Piano con la sezione della Pianificazione Territoriale e quella della Programmazione Economica per l’attuazione della “Finanza di Progetto” e della “Finanza di Territorio” figurava al punto quarto. La costituzione della Società di
Trasformazione Urbana figurava al punto quinto.
La viabilità, il traffico, l’arredo urbano ed il progetto del “Museo Diffuso” figuravano
al punto primo del programma.
Il
Consiglio Comunale non ha sviluppato un dibattito su queste tematiche anzi
lo ha “rifiutato” per il diniego della maggioranza di discutere della Società di Trasformazione Urbana su richiesta dell’opposizione né la popolazione è stata “coinvolta” in questo progetto, senza il quale non c’è “offerta di lavoro” sufficiente e non c’è sviluppo civile. Con la transazione – passata nel silenzio disarmante di tutta la popolazione e della cosiddetta società civile - dello scorso mese di giugno tra l’Ente Pio Monte della Misericordia ed il Comune con la quale il Comune si impegna a dare nel bilancio pluriennale 2007 all’Ente circa due miliardi di ex lire per la causa perduta dell’esproprio delle due pinete e mentre detiene per “mera detenzione” l’uso delle pinete destinate a spettacoli estivi ed al mercato comunale si pone la parola fine a questo progetto di “rinascita economica” di Casamicciola, di “trasformazione urbana” che non solo non può essere “realizzata” ma nemmeno “progettata” perché, se il Comune “delibera” un progetto sul complesso Pio Monte della Misericordia, viene meno la transazione. Così al Comune non resta che organizzare gli spettacoli estivi nelle rovine del Pio Monte dove c’è il portale seicentesco, unica testimonianza antica di Casamicciola, e chiamarle per esigenze di marketing le “Antiche Terme”: passeranno alla storia come i più “costosi” spettacoli
mai rappresentati!
Di fronte a questo decadente spettacolo della politica locale l’economia diviene veramente la “scienza triste” e le prediche del cultore della materia a livello locale assolutamente inutili. Adesso è alla
Politica che bisogna dare un cuore.
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