La Rassegna d'Ischia 2005
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Il Can. don Tommaso de Siano e la sua Villa
alla Pannella di Lacco Ameno, dove ospitò illustri personaggi


di Giovanni Castagna

   Fra le dimore residenziali di Lacco (oggi Lacco Ameno) della fine del 1700 e del primo cinquantennio del 1800 (Palazzo San Montano, Villa Arbusto del duca d’Atri, Palazzo Manzi…), l’albergo del canonico e cavaliere dell’Ordine di San Michele di Baviera, D. Tommaso De Siano, situato in contrada Pannella, accolse «ospiti di riguardo, principi reali, la nobiltà napoletana e romana, eminenze e famiglie straniere» (1) di alto rango e non pochi lasciarono nei diari pubblicati le loro im­pressioni sulla contrada, sull’accoglienza, sulla buona tavola ed il buon vino nonché sul proprietario.

   La Contrada e l’Albergo

  La contessa Elisa von der Recke descrive la posizione dell’albergo dove alloggiò nel 1805, in questi termini: «[...] siamo sbarcati nella baia d’un borgo chiamato Lacco [...] A dorso d’asini, pronti per noi, ci siamo recati al nostro alloggio. Il sentiero è molto stretto e gira con tornanti bruschi tra muri di giardini completamente coperti di aloe frammisti a cespugli di rose rosse e bianche, coronati di melograni, piantati nei giardini dall’altro lato dei muri, che spandono fiori d’un rosso aranciato e di cui si scorgono solo le cime fiorite come tante ghirlande.
La nostra casa è situata su una notevole altura dal lato ovest, piuttosto isolata, nella piccola contrada chiamata Panello, che consiste in tre case e una cappella, tutto proprietà del nostro ospite, il sacerdote don Tommaso. La struttura delle case, con i loro tetti a terrazza, somiglia a quelle delle case dissotterrate a Pompei. Le nostre camere sono piccole, ma molto pulite e ben ordinate; la vista da ogni lato è d’una ricchezza inesprimibile»
.
(2)
   Conrad Haller, che vi soggiornò varie volte, fra il 1809 e il 1821, precisa: «La Pannella è una collina che domina tutte le altre e dà il suo nome a un gruppo di belle case, fra le quali si distingue quella del sacerdote secolare Tommaso de Siano. È una casa accogliente per rice­vere comodamente i viaggiatori che vengono a Ischia per qualche giorno. Si trovano da don Tommaso buoni letti, una tavola ben fornita, parecchi tipi di vino squisito e dei migliori vigneti dell’isola, dove, quindi, si può dare soddisfazione non solo ai principali bisogni della vita, ma anche a un certo lusso, sempre in rapporto ai mezzi che un simile posto isolato può offrire». (3)
   Heinrich Fahrmbacher, segretario di gabinetto, che accompagnò il re Ludwig I a Lacco nel 1829, ne descrive «le scale con i vasi di fiori, che portavano al cortile aperto del primo piano, il grande cactus e l’arancio, i cui germogli e frutti giungevano fino alla sua finestra. A piano terra c’erano cantine famose per i vini che contenevano; la cucina, nel cui centro su uno zoccolo di pietra sotto un grande paiolo ardeva il fuoco e, presso le pareti, stavano i fornelli. Lui e il medico abitavano in una ex torre di Saraceni (che chiamavano il Salone dei Saraceni o anche la Villa Allegra) tutta per loro, che si raggiungeva con una scala di collegamento situata nel cortile del primo piano. Essa limitava il piccolo cortile ed era stata costruita su uno dei molti blocchi di tufo precipitati dalla cima del monte. Nel mezzo del cortile c’era una grande cisterna. Ma una cisterna più piccola era stata scavata nella roccia, come spesso avveniva, dove colava l’acqua piovana». (4)
  Descrizione che trova conferma in una lettera del 1831 di Felix Mendelssohn alla sorella Fanny: «Alle nove e trenta, arrivammo alla piccola città di Ischia dove il solo albergo era tutto occupato, così decidemmo di recarci fino da Don Tommaso, due ore di strada, che percorremmo in un’ora e un quarto. Faceva un fresco meraviglioso; tra le viti, gli alberi di fico e i cespugli, si posano innumerevoli lucciole che si lasciano prendere; e quando, finalmente, piuttosto stanchi, giungemmo da don Tommaso, trovammo tutti ancora svegli, le camere pulite, frutta fresca, un affabile diacono come cantiniere e fino a mezzanotte restammo seduti comodamente davanti a una carrettata di ciliege. [...] Davanti alla porta c’è un enorme ombroso albero d’aranci con molti frutti maturi, sotto i cui rami una scala conduce agli alloggi. Sopra ciascuno dei bianchi scalini di pietra è collocato un gran vaso di fiori e il vestibolo superiore si compone di un largo portico aperto, da dove attraverso un’arcata si può vedere fuori tutto il cortile con l’albero d’aranci, la scala, i tetti di paglia, le botti di vino e i boccali, gli asini e i pavoni.
   Quello che si vede davanti non è meno bello; sotto l’arco in muratura c’è un albero di fichi d’India, così lussureggiante, che lo si deve legare stretto al muro con delle funi. Lo sfondo poi è formato dai vigneti pieni di ville, e dalle alture dell’Epomeo [...] »
. (5)
   Per quanto concerne «l’albero di fichi d’India», di cui parla Mendelssohn, crediamo che sia quello piantato, inavvertitamente, nel 1805 dalla contessa Elisa von der Recke, la quale così scrive nel suo diario: «Ho visto un fico d’India dal tronco immenso con un diametro di almeno un braccio e mezzo con foglie lunghe un braccio. Questa pianta racchiude una tale potenza di vegetazione che un pezzettino d’una foglia, gettato a caso a terra, vi si abbarbica e spuntano nuove foglie. Avevo messo quasi inavvertitamente una di queste foglie in un vaso da fiori e, l’anno dopo, uno dei miei amici che viaggiava in Italia venne ad Ischia e il nostro ospite gli mostrò una pianta già grande e vigorosa sbocciata da quella foglia». (6)
   La contessa De la Recke parla di una piccola contrada «che consiste in tre case e una cappella, tutto proprietà del nostro ospite, il sacerdote don Tommaso»; Haller, invece, parla «d’un gruppo di belle case».
  La contrada, in realtà, comportava un buon numero di case, per lo più con pianterreno e primo piano, ed era abitata, nel 1798, da 300 persone, secondo il par­roco D. Rinaldo Monti, da oltre 100 secondo una relazione dello stesso anno del vicario generale della Curia Vescovile, D. Matteo Madonna.
   La contrada era di difficile accesso, come ben dimostra la descrizione della contessa von der Recke, e le piogge rendevano la strada spesse volte inagibile e pericolosa.
   Il parroco Rinaldo Monti così scrive, nel gennaio del 1798, in una lettera indirizzata al Vicario Generale Madonna: «Sono nel riferire a V S R.ma come nel ristretto della Parocchiale di questa terra del Lacco vi è un luogo nell’Appendino d’essa nominato la Pannella abitato da più di trecento Naturali e per la malegendezza delle strade di giorno si rende difficile portarvi il S.mo Viatico, e di notte tempo impossibile, onde dalla Università di detta Terra come eziandio da Naturali di detto luogo con mio attestato si fa ricorso alla M. del Re D.G., acciò avesse dato la provvidenza all’accomodamento della detta strada e da essa S. M. fu rimasto al Delegato Sopraintendente dell’Isola e da quello rimasto al Parlamento di detta Terra, dal quale fu conchiuso che si fu la pava una Gabella per il detto accomodamento, ed infatti di già si pave ed attualmente si va esiggendo; ma perché i Naturali di detto Luogo Pannella temano che succedendo qualche caso di notte tempo e che ciascuno d’essi potea morire senza ricevere sacramenti, perciò ricorsero da me ponendomi tutto ciò che accader potea onde desideravano che nella Cappella nominata S. Maria del Carmelo e S. Ambrogio, sita in detto luogo jus Patronato della famiglia de Siani, per mesi tre o quattro, fintanto che le strade si compi­vano d’accomodarsi vi s’osservasse il SS.mo Sacramento, assieme ai sacri olj; a quale richiesta io li ri­sposi che ben volenieri m’annoiva, anzi li promisi di darli quattro lampioni, un ombrella ed un omerale come eziandio la Santa Pisida; e perche immediatamente mi dissero che aveano il Tabernacolo, ma che si doveva benedire, li risposi che avessero cercato licenza dalla Rma Curia acciò avesse commessa con qualche Sacerdote la detta Benedizione; come eziandio la licenza per detti quattro mesi di poterci ivi conservare il SS.mo Sacramento con detti sacri olj, onde li medesimi portandosi V S R.ma e considerando la necessità, La prego a volere annoire a tutto ciò che li ho umiliato e col desio dei suoi pregiatissimi comandi vado con baciarli la S.M. Di… ed obbmo suddito Rinaldo Monti Par.co»
   La richiesta fu accolta dalla Curia e la licenza fu accordata il 20 gennaio 1798.
   Nella verifica dei luoghi, il Vicario Generale precisa: «In esecuzione del venerato decreto di questa Rnda Curia Vescovile d’Ischia in data del 18 corrente Gennaio mi son personalmente confe­rito nella Terra del Lacco e propriamente nel luogo denominato La Pannella, situato sopra un’erta collina, distante dalla Chiesa Par­rocchiale del Lacco, a cui appartiene, più di un miglio, nel qual luogo si trova la Cappella sotto l’invocazione di S.a M.a del Carmine e di S. Ambrogio di Patronato Laicale della Famiglia Siani, dove si trova ancora una Popolazione di anime sopra cento, le quali per la detta distanza dalla loro Parrocchiale altro commodo non hanno per ascoltare la messa se non in quella sola Cappella, la quale è ben tenuta ed è corredata di ottimi e decenti utensili e suppellettili e degna per conservarsi in essa il SS.mo Sacramento per comodo spirituale di quelle anime, tanto maggiormente che la Cappella è servita da due sacerdoti D. Ambrogio (7) e D. Tommaso Siani, compadroni della medesima ed abitanti nel luogo istesso».
  Il Decurionato, d’altronde, quasi ogni anno doveva intervenire per lavori di accomodi, come per le contrade Casamonti e Ballano. Per la strada della Pannella «che mena alla marina» soprattutto in occasione dell’arrivo del re di Baviera ed i lavori per la venuta del 1839 furono pagati nel 1852.

   La Cappella
    La cappella di cui si parla fu eretta verso la fine del 1600 da Ambrogio Marone sotto il titolo di S. Maria del Carmine e di S. Ambrogio. (8)
   Fu «di nuovo costruita e dotata», nel 1735, dallo stesso Ambrogio Marone con diritto di patronato per sé e per la famiglia De Siano; come primo cappellano fu nominato D. Gennaro De Siano, figlio di Sebastiano e Marone Camilla (1689-1755). (9)
   La cappella, fino alla morte di Ambrogio Marone (1747), viene indicata nei registri parrocchiali come «cappella della famiglia Marone», in seguito come «cappella della famiglia Siani», ed infine «cappella del R.do Don Tommaso De Siano» o, a seconda della retorica dei parroci, «chiesa gentilizia del canonico Don Tommaso De Siano e suoi eredi». (10)

  Don Tommaso De Siano
  Canonico e Cavaliere dell’Ordine di S. Michele di Baviera

  De Siano Tommaso Andrea Francesco Nicola, nacque a Lacco il 30-11-1766 da Scipione e Piro Andreana Ferma. Era parente del sacerdote dottor fisico Francesco De Siano, autore dell’opera «Brevi e succinte notizie di storia naturale e civile dell’isola d’Ischia». (11)
  Nel 1798, appena ordinato sacerdote, Don Tommaso firma in Curia il documento seguente: «Personalmente costituito presso gli atti di questa suddetta Vescovil Curia il Rdo D. Tommaso de’ Siani della Terra del Lacco di questa Diocesi d’Ischia, il quale non per forza o dolo, ma spontaneamente ha promesso e si è obbligato, siccome si ob­bliga e promette con giuramento di non solamente contentarsi di tenere e tener conservato nella Cappella sotto il titolo di S.a M.a del Carmine e di S. Ambrogio sita nelle pertinenze di detta Terra nel Luogo detto La Pannella, di padronato della di Lui Famiglia de’ Siani il SS.mo Sacramento tanto per l’adorazione che per commodo di quei Abitanti, ma ben anche si obbliga e promette di prestarvi esso costituto tutta la sua assistenza a mantenervi a sue spese di notte e di giorno la lampada accesa ed accorrere a tutti i bisogni della popolazione di detto Luogo col SS.mo Viatico, riservandosi esso costituto tutti i diritti e jussi che ad essi spettano come Cappellano ed uno de’ Campadroni di detta Cappella, senza inserirsi pregiudizio alcuno sopra detto Padronato e di togliere e levare detto SS.mo Sacramento da detta sua cappella quando a lui pare e piace. E così non altrimenti si obbliga e promette, colla clausola del costituto eprecario. Et sic juravit Io D. Tommaso de Siani m’obbligo come sopra»
  Fu per un certo periodo economo della parrocchia SS. Annunziata di Lacco, poi passò in Curia a Ischia. Ricoprì la carica di Giudice Conciliatore di Lacco dal 1828 al 1830, anno in cui fu riconfermato per un altro triennio.
  Haller ne fa un elogio sperticato, «In nessun luogo d’Ischia e dei dintorni del Golfo di Napoli ci si trova così bene come da don Tommaso e le spese che sono indispensabili sono ben ripagate dalla cortesia e sollecitudine dell’ospite. Persone o famiglie che per predilezione o per ragioni di salute vogliono o devono soggiornare più a lungo sull’isola, faranno bene di prendere in fitto un appartamento in una delle numerose case di campagna di cui abbiamo descritto il luogo, oppure restare a Lacco, dove saranno più vicini al mare, alla strada principale e al centro del movimento di forestieri, che qui si osserva dalla primavera all’autunno, più specialmente in estate, cioè, nella stagione dei bagni.». (12)
  Di ritorno dalle sue esplorazioni sulle isole di Ponza, Palmarola, Zannone e Ventotene, esclama: «Non senza un certo piacere ritorniamo da don Tommaso a Lacco d’Ischia per ritrovarci sotto il tetto di un ospite, che, con le sue premure, sa ricompensare il viaggiatore delle privazioni cui ha dovuto rassegnarsi durante l’ultima escursione a Ponza e Ventotene». (13)
  Un Anonimo svedese confessa: «Soltanto il canonico Tommaso De Siano concilia nei suoi spaziosi edifici un’eccellente tavola con buone camere. Naturalmente si fa pagare queste comodità, ma in cambio ci si sente bene sotto ogni aspetto e, inoltre, si gode un panorama che viene superato da quello più rurale della Sentinella». (14)
  La contessa von der Recke, invece, è piuttosto critica:
«Il mio ospite a Ischia è un ecclesiastico stimato dal quale mi aspettavo più di buonafede, mi chiese 20 ducati per un barile di vino contenente 48 bottiglie; lo stesso giorno, durante la mia passeggiata, appresi che in tutta l’isola ne avrei della stessa qualità per due ducati e mezzo. Ma ciò che mi fece più pena è che come prete gli avevo rimesso una somma di danaro da distribuire ai mendicanti che assediavano la mia casa. La loro persecuzione non cessò e seppi che il reverendo aveva trattenuto per sé quei soldi: quando lo rimproverai, senza negare il fatto e senza scomporsi mi rispose che quelle canaglie non erano degne della mia buona azione e che egli aveva comprato dell’olio per la lampada che brucia davanti alla Santa Vergine, cosa che avrebbe recato più giovamento alla mia salute perché più gradita a Dio». (15)
  «Il nostro ospite, come ho già detto, è un prete molto attento al guadagno, cercando di tirar profitto da tutto; le sorelle che impiega per le faccende sono servizievoli, leali e fedeli, ma così poco abituate ad avere soldi propri che davano al fratello quelli che ricevevano da noi [...]». (16)
   Don Tommaso, del resto, aveva un carattere autoritario. In famiglia tutti gli dovevano obbedienza e condizionava anche la scelta dei futuri mariti e mogli delle nipoti e dei nipoti.
  Il 19 settembre 1939 gli arrivò la «tanto agognata» onorificenza dell’Ordine di San Michele da parte del re di Baviera e Don Tommaso festeggiò l’evento con canti, danze e fuochi d’artificio il 29, giorno di San Michele. La marchesa Marianna, l’amante infedele di Ludwig, che allora alloggiava da don Tommaso si accorse che non la portava nel modo prescritto; l’aveva, infatti, spillata in mezzo al petto, come si vede dal ritratto.
  Paolo Buchner scrive: «Orgoglioso della sua clientela nobile, nel 1850 appese nella sala da pranzo, sotto vetro e cornice, un elenco di tutti i reali che avevano soggiornato da lui. Vi si poteva leggere:

Villa Pannella intitolata per antonomasia Quisisana per la salubrità del suo clima e la giocondità del sito nella cui amena campagna sorse dal cavalier canonico don Tommaso Siano il casino il quale ha avuto l’alto onore di alloggiare sette Augusti Monarchi: S.M il Re Francesco I, S.M. il Re Ferdinando II, S.M. il Re Leopoldo del Belgio, S.M. il Re di Sardegna Carlo Felice di Savoia, S. M. il Re Guglielmo Würtemberg, S.M. il Re Massimiliano, l’attuale Re di Baviera, S. M. il Re Ludovico I, padre augusto di Massimiliano, il quale con molto giovamento ha respirato per ben tre volte in diverse stagioni, unitamente ai bagni termominerali, l’aria salubre di sì bello e lieto soggiorno, per cui sempre esclamava: Oh! beata Villa Pannella, oh, quanto sono gaie le tue ombrose valli, i verdeggianti colli; oh! dimora, oh dolce dimora! - (17)


  Morì il 4 agosto del 1852.
  Il parroco Mazzella annota in questi termini il suo seppellimento: «Ne dì Quattro Agosto dell’Anno Mille Ottocento Cinquanta Due, alle ore quindici è morto il Can.co D. Tommaso de Siano, Cavalier del Reale Ordine di S. Michele di Baviera, d’anni ottanta sei, figlio del fu D. Scipione de Siano e della fu Andreana Maria Piro, munito dei SSmi Sacramenti, dell’assistenza a ben morire, e di tutti gli altri conforti di Santa Chiesa, il di cui corpo cadavere, dopo una decente esequie, e dopo di essersi celebrati solenni funerali, con la recita d’un’orazione funebre composta e letta da me qui sotto scritto Par.co e Can.co nel dì sei del suddetto mese d’agosto corrente, col dovuto permesso della Curia Vescovile di questa Diocesi, si è sepolto, e decentemente situato vicino all’altare, e propriamente in cornu Epistolae della Cappella di famiglia sotto il titolo di S. Maria del Carmine e S. Ambrogio, sopra la Pannella, che corrisponde con la casa, ove abitava il defunto Canonico con lapide sepulcrale, che già si è ordinata, munita d’iscrizione (...) ». (18)
   Non sappiamo quale fosse l’iscrizione. Il frammento di lapide che si vede nel corridoio che immette nella sacrestia della Basilica di S. Restituta, sulla parete di destra entrando, presenta l’iscrizione seguente:

RO SE SUISQUE
EXPECTANTIBUS BEA
COMMUNE REQUIE
THOMAS SIANO SAC
P
D CI ) DCCCXVI

  Nessuna notizia ci è giunta sull’albergo della Pannella, dopo la morte di Don Tommaso. D’Ascia nella sua Storia di Ischia, pubblicata nel 1868, ne parla al passato. (19)
  Dopo la sua morte, la villa fu sicuramente divisa fra alcuni coeredi; una parte, a quanto sembra, continuò a funzionare come locanda con un nuovo proprietario e il 28 luglio del 1883 il tutto fu distrutto dal terremoto. In una dichiarazione dell’11 ottobre 1883, De Siano Scipione fu Nunzio, che abita alla Marina, presenta, come «proprietario amministratore della Cappella di ius patronato laicale intitolata S.ma Maria del Carmine e S. Ambrogio, in via Pannella n° 8», una nota di danni subiti nei mobili e arredi della cappella stessa per un totale di £. 1.200. (20)
   Ritorneremo, in un prossimo intervento, sull’albergo di Don Tommaso per presentare alcuni ospiti che hanno avuto un ruolo importante, non solo nella storia del regno di Napoli, ma in quella europea.


1
) P. Buchner, Gast auf Ischia, Aus Briefen und Memorien vergangener Jahrbunderte, Prestel Verlag, München 1971, nuova edizione (Imagaenaria) 2003; opera pubblicata anche nella versione italiana di Nicola Luongo col titolo Ospite a Ischia - lettere e memorie dei secoli passati, Imagaenaria Ed. Ischia. A quest’ultima si riferiscono le pagine citate. pag. 256
2) M.me De la Recke, née Comtesse De Medem, Voyage en Allemagne, dans le Tyrol et en Italie pendant les années 1804, 1805 et 1806, traduit et imité de l’Allemand par M.me La Baronne de Montolieu - Tome III - Paris, Arthur Bertrand, Libraire, 1818. Cfr. Viaggiatori francesi a Ischia Diari, Traduzione, commento e note a cura di Giovann Castagna, Valentino Editore, 2001.
3) Tableau historique et topographique des îles d’Ischia et de Procida, de Ponza, de Vendo­tena et de Nisida, du Cap de Misène et du Mont Pausillipe par Un Ultramontain, Naples, de l’Imprimerie de Gabr. Porcelli, 1822. Cfr. Conrad Haller (Un Ultramontain), L’isola d’Ischia, Introduzione di Gianni Eugenio Viola, Traduzione, note e postfazione di Giovanni Castagna, Istituto Italiano per gli studi Filosofici-Circolo Georges Sadoul, collezione La coppa di Nestore, Edizioni La città del Sole della Manes Editori, Napoli 1998.)
4) Buchner P. o.c. 227-229
5) F. Mendelssohn, Lettere dall’Italia, 1831; p. 198. Testo riportato anche in G. Castagna – L’Isola d’Ischia, cit. p. 145. Cfr anche Buchner, op. cit. 210-211.
6) M.me De La Recke, 1° luglio 1805, o. c. p. 46.
7) Figlio di Tommaso de Siano e Marone Chiara (1737-1806)
8) Figlio di Scipione. Scipione Marone sposò Monti Beatrice di Stefano e Camilla Iacono; la coppia ebbe i seguenti figli: 1) Camilla Antonia, nata il 13-12-1664, che sposa, il 6-5-1684, De Siano Sebastiano; 2) Giuseppe Antonio, nato il 12-6-1666 e morto due giorni dopo; 3) Maria, nata il 30-1-1667, che,il 26-7-1684, sposa Morgera Stefano di Casamicciola; 4) Ambrogio, nato il 9-12-1669, fondatore della Cappella alla Pannella, morto “vecchio non accasa­to” il 28-10-1747; 5) Anna Nunzia, nata il 25-3-1672, la quale sposa il 21-7-1703 Marone Domenico e, in seconde nozze, nel 1709 Monti Mattia; muore il 9-5-1759, senza figli, ed è seppellita nella chiesetta alla Pannella.
9) «1735 Acta fundationis et erectionis capelle et cappellanie noviter constructe et dotate ab Ambrosio Marona sub titulo S. Marie de Carmelo et S. Ambrosij cum reservatione juris patronatus tam ipsi fundatori quam familie de Siano: nec non acta institutionis in favorem D. Januari de Siano pro primevo capellano» ADI, fascicolo «Atti Beneficiali, Lacco».
10) La coppia De Siano Sebastiano - Marone Camilla ha 13 figli, fra cui Tommaso Matteo che sposa, il 6-2-1730, Marone Chiara di Biagio e Monti Maddalena, avendone 5 figli: Scipione Andrea Pasquale, Beatrice Simona, Ambrogio Vincenzo Pasquale, Benedetta Restituta e Caterina Nunzia. Analizzando i nomi, ci si accorge che Tommaso Matteo De Siano infrange un costume non solo di Lacco ed una tradizione della famiglia De Siano nel rinnovo dei nomi. Suo padre è morto, sua madre anche il 26-6-1708 e il parroco annota “sconciata dal parto”, dovrebbe, quindi, rinnovare i nomi dei genitori, rinnova, invece, quelli dei genitori di sua madre: Scipione e Beatrice e quello di suo zio Ambrogio, inserendo così per la prima volta nel sistema della trasmissione dei nomi quelli di Scipione e Ambrogio nella successione De Siano. Tommaso Matteo De Siano muore il 6-12-1741 e, alla sua morte, il primogenito Scipione ha 8 anni, l’ultima, Caterina, ha pochi mesi. È molto probabile che gli zii, Ambrogio e Anna Nunzia, si siano presi cura dei nipoti, dei quali, due si sposano, Scipione e Beatrice, Ambrogio diventa sacerdote, Benedetta suora e Caterina muore a 20 anni. Cfr. anche G. Castagna, Venanzio Marone, medico-chirurgo di Lacco, in Venanzio Marone, Memoria contenente un breve ragguaglio dell’isola d’Ischia…, ristampa a cura di Raffaele Castagna, Edizione La Rassegna d’Ischia, giugno 1996.
11) De Siano F., Brevi e succinte notizie di storia naturale e civile dell’isola d’Ischia, 1801 e ristampa 1994 (La Rassegna d’Ischia).
12) Haller C. o. c. p. 66.
13) Haller C. o. c. p. 116.
14) Buchner P, o. c. p. 341
15) M.me De La Recke, o. c. pp. 56-57.
16) M.me De La Recke, o.c. Le due sorelle del canonico, alle quali fa riferimento Elisa von der Recke, erano Caterina Rosa e Angela Maria Giuseppa, monache di casa.
17) Buchner P, o. c.. p. 256. Nella trascrizione che qui riportiamo abbiamo, tuttavia, ritenuto opportuno rimettere il nome di Don Tommaso, pensando che sia una svista il nome Francesco De Siano, che ritroviamo tanto nell’edizione tedesca «Gast auf Ischia» quanto nella traduzione italiana. Il cavaliere è lui e «il vanitoso sacerdote locandiere», come lo definisce Paolo Buchner, non avrebbe mai rinunciato ai suoi titoli onorifici a favore di un altro.
18) APL, Volume Defunti 1846-1860.
19) D’Ascia G., Storia dell’isola d’Ischia, 1982 p. 410: «Sulla Pannella l’antica casa de Siano, in cui albergarono principi e sovrani, scienziati e artisti».
20) ASNA, Scheda 258, busta 37. Devo questa notizia alla cortesia del Dott. Vincenzo Belli, che ringrazio sentitamente.

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