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di
Giovanni Castagna
Fra
le dimore residenziali di Lacco (oggi Lacco Ameno) della fine del 1700
e del primo cinquantennio del 1800 (Palazzo San Montano, Villa Arbusto
del duca d’Atri, Palazzo Manzi…), l’albergo del canonico
e cavaliere dell’Ordine di San Michele di Baviera, D. Tommaso
De Siano, situato in contrada Pannella, accolse «ospiti
di riguardo, principi reali, la nobiltà napoletana e romana,
eminenze e famiglie straniere» (1) di alto rango
e non pochi lasciarono nei diari pubblicati le loro impressioni
sulla contrada, sull’accoglienza, sulla buona tavola ed il buon
vino nonché sul proprietario.
La Contrada e l’Albergo
La
contessa Elisa von der Recke descrive la posizione dell’albergo
dove alloggiò nel 1805, in questi termini: «[...]
siamo sbarcati nella baia d’un borgo chiamato Lacco [...] A dorso
d’asini, pronti per noi, ci siamo recati al nostro alloggio. Il
sentiero è molto stretto e gira con tornanti bruschi tra muri
di giardini completamente coperti di aloe frammisti a cespugli di rose
rosse e bianche, coronati di melograni, piantati nei giardini dall’altro
lato dei muri, che spandono fiori d’un rosso aranciato e di cui
si scorgono solo le cime fiorite come tante ghirlande.
La nostra casa è situata su una notevole altura dal lato ovest,
piuttosto isolata, nella piccola contrada chiamata Panello, che consiste
in tre case e una cappella, tutto proprietà del nostro ospite,
il sacerdote don Tommaso. La struttura delle case, con i loro tetti
a terrazza, somiglia a quelle delle case dissotterrate a Pompei. Le
nostre camere sono piccole, ma molto pulite e ben ordinate; la vista
da ogni lato è d’una ricchezza inesprimibile».
(2)
Conrad Haller, che vi soggiornò varie volte,
fra il 1809 e il 1821, precisa: «La
Pannella è una collina che domina tutte le altre e dà
il suo nome a un gruppo di belle case, fra le quali si distingue quella
del sacerdote secolare Tommaso de Siano. È una casa accogliente
per ricevere comodamente i viaggiatori che vengono a Ischia per
qualche giorno. Si trovano da don Tommaso buoni letti, una tavola ben
fornita, parecchi tipi di vino squisito e dei migliori vigneti dell’isola,
dove, quindi, si può dare soddisfazione non solo ai principali
bisogni della vita, ma anche a un certo lusso, sempre in rapporto ai
mezzi che un simile posto isolato può offrire».
(3)
Heinrich Fahrmbacher, segretario di gabinetto, che
accompagnò il re Ludwig I a Lacco nel 1829, ne descrive «le
scale con i vasi di fiori, che portavano al cortile aperto del primo
piano, il grande cactus e l’arancio, i cui germogli e frutti giungevano
fino alla sua finestra. A piano terra c’erano cantine famose per
i vini che contenevano; la cucina, nel cui centro su uno zoccolo di
pietra sotto un grande paiolo ardeva il fuoco e, presso le pareti, stavano
i fornelli. Lui e il medico abitavano in una ex torre di Saraceni (che
chiamavano il Salone dei Saraceni o anche la Villa Allegra) tutta per
loro, che si raggiungeva con una scala di collegamento situata nel cortile
del primo piano. Essa limitava il piccolo cortile ed era stata costruita
su uno dei molti blocchi di tufo precipitati dalla cima del monte. Nel
mezzo del cortile c’era una grande cisterna. Ma una cisterna più
piccola era stata scavata nella roccia, come spesso avveniva, dove colava
l’acqua piovana». (4)
Descrizione che trova conferma in una lettera del 1831 di
Felix Mendelssohn alla sorella Fanny: «Alle
nove e trenta, arrivammo alla piccola città di Ischia dove il
solo albergo era tutto occupato, così decidemmo di recarci fino
da Don Tommaso, due ore di strada, che percorremmo in un’ora e
un quarto. Faceva un fresco meraviglioso; tra le viti, gli alberi di
fico e i cespugli, si posano innumerevoli lucciole che si lasciano prendere;
e quando, finalmente, piuttosto stanchi, giungemmo da don Tommaso, trovammo
tutti ancora svegli, le camere pulite, frutta fresca, un affabile diacono
come cantiniere e fino a mezzanotte restammo seduti comodamente davanti
a una carrettata di ciliege. [...] Davanti alla porta c’è
un enorme ombroso albero d’aranci con molti frutti maturi, sotto
i cui rami una scala conduce agli alloggi. Sopra ciascuno dei bianchi
scalini di pietra è collocato un gran vaso di fiori e il vestibolo
superiore si compone di un largo portico aperto, da dove attraverso
un’arcata si può vedere fuori tutto il cortile con l’albero
d’aranci, la scala, i tetti di paglia, le botti di vino e i boccali,
gli asini e i pavoni.
Quello che si vede davanti non è meno bello;
sotto l’arco in muratura c’è un albero di fichi d’India,
così lussureggiante, che lo si deve legare stretto al muro con
delle funi. Lo sfondo poi è formato dai vigneti pieni di ville,
e dalle alture dell’Epomeo [...] ». (5)
Per quanto concerne «l’albero di fichi
d’India», di cui parla Mendelssohn, crediamo che sia quello
piantato, inavvertitamente, nel 1805 dalla contessa Elisa von der Recke,
la quale così scrive nel suo diario: «Ho
visto un fico d’India dal tronco immenso con un diametro di almeno
un braccio e mezzo con foglie lunghe un braccio. Questa pianta racchiude
una tale potenza di vegetazione che un pezzettino d’una foglia,
gettato a caso a terra, vi si abbarbica e spuntano nuove foglie. Avevo
messo quasi inavvertitamente una di queste foglie in un vaso da fiori
e, l’anno dopo, uno dei miei amici che viaggiava in Italia venne
ad Ischia e il nostro ospite gli mostrò una pianta già
grande e vigorosa sbocciata da quella foglia».
(6)
La contessa De la Recke parla di una piccola contrada
«che
consiste in tre case e una cappella, tutto proprietà del nostro
ospite, il sacerdote don Tommaso»; Haller, invece,
parla «d’un
gruppo di belle case».
La contrada, in realtà, comportava un buon numero
di case, per lo più con pianterreno e primo piano, ed era abitata,
nel 1798, da 300 persone, secondo il parroco D. Rinaldo Monti,
da oltre 100 secondo una relazione dello stesso anno del vicario generale
della Curia Vescovile, D. Matteo Madonna.
La contrada era di difficile accesso, come ben dimostra
la descrizione della contessa von der Recke, e le piogge rendevano la
strada spesse volte inagibile e pericolosa.
Il parroco Rinaldo Monti così scrive, nel gennaio
del 1798, in una lettera indirizzata al Vicario Generale Madonna: «Sono
nel riferire a V S R.ma come nel ristretto della Parocchiale di questa
terra del Lacco vi è un luogo nell’Appendino d’essa
nominato la Pannella abitato da più di trecento Naturali e per
la malegendezza delle strade di giorno si rende difficile portarvi il
S.mo Viatico, e di notte tempo impossibile, onde dalla Università
di detta Terra come eziandio da Naturali di detto luogo con mio attestato
si fa ricorso alla M. del Re D.G., acciò avesse dato la provvidenza
all’accomodamento della detta strada e da essa S. M. fu rimasto
al Delegato Sopraintendente dell’Isola e da quello rimasto al
Parlamento di detta Terra, dal quale fu conchiuso che si fu la pava
una Gabella per il detto accomodamento, ed infatti di già si
pave ed attualmente si va esiggendo; ma perché i Naturali di
detto Luogo Pannella temano che succedendo qualche caso di notte tempo
e che ciascuno d’essi potea morire senza ricevere sacramenti,
perciò ricorsero da me ponendomi tutto ciò che accader
potea onde desideravano che nella Cappella nominata S. Maria del Carmelo
e S. Ambrogio, sita in detto luogo jus Patronato della famiglia de Siani,
per mesi tre o quattro, fintanto che le strade si compivano d’accomodarsi
vi s’osservasse il SS.mo Sacramento, assieme ai sacri olj; a quale
richiesta io li risposi che ben volenieri m’annoiva, anzi
li promisi di darli quattro lampioni, un ombrella ed un omerale come
eziandio la Santa Pisida; e perche immediatamente mi dissero che aveano
il Tabernacolo, ma che si doveva benedire, li risposi che avessero cercato
licenza dalla Rma Curia acciò avesse commessa con qualche Sacerdote
la detta Benedizione; come eziandio la licenza per detti quattro mesi
di poterci ivi conservare il SS.mo Sacramento con detti sacri olj, onde
li medesimi portandosi V S R.ma e considerando la necessità,
La prego a volere annoire a tutto ciò che li ho umiliato e col
desio dei suoi pregiatissimi comandi vado con baciarli la S.M. Di…
ed obbmo suddito Rinaldo Monti Par.co»
La richiesta fu accolta dalla Curia e la licenza fu accordata
il 20 gennaio 1798.
Nella verifica dei luoghi, il Vicario Generale precisa:
«In
esecuzione del venerato decreto di questa Rnda Curia Vescovile d’Ischia
in data del 18 corrente Gennaio mi son personalmente conferito
nella Terra del Lacco e propriamente nel luogo denominato La Pannella,
situato sopra un’erta collina, distante dalla Chiesa Parrocchiale
del Lacco, a cui appartiene, più di un miglio, nel qual luogo
si trova la Cappella sotto l’invocazione di S.a M.a del Carmine
e di S. Ambrogio di Patronato Laicale della Famiglia Siani, dove si
trova ancora una Popolazione di anime sopra cento, le quali per la detta
distanza dalla loro Parrocchiale altro commodo non hanno per ascoltare
la messa se non in quella sola Cappella, la quale è ben tenuta
ed è corredata di ottimi e decenti utensili e suppellettili e
degna per conservarsi in essa il SS.mo Sacramento per comodo spirituale
di quelle anime, tanto maggiormente che la Cappella è servita
da due sacerdoti D. Ambrogio (7) e D. Tommaso Siani, compadroni della
medesima ed abitanti nel luogo istesso».
Il Decurionato, d’altronde, quasi ogni anno doveva
intervenire per lavori di accomodi, come per le contrade Casamonti e
Ballano. Per la strada della Pannella «che mena alla marina»
soprattutto in occasione dell’arrivo del re di Baviera ed i lavori
per la venuta del 1839 furono pagati nel 1852.
La Cappella
La
cappella di cui si parla fu eretta verso la fine del 1600 da Ambrogio
Marone sotto il titolo di S. Maria del Carmine e di S. Ambrogio. (8)
Fu «di nuovo costruita e dotata», nel
1735, dallo stesso Ambrogio Marone con diritto di patronato per sé
e per la famiglia De Siano; come primo cappellano fu nominato D. Gennaro
De Siano, figlio di Sebastiano e Marone Camilla (1689-1755). (9)
La cappella, fino alla morte di Ambrogio Marone (1747),
viene indicata nei registri parrocchiali come «cappella della
famiglia Marone», in seguito come «cappella della famiglia
Siani», ed infine «cappella del R.do Don Tommaso De Siano»
o, a seconda della retorica dei parroci, «chiesa gentilizia del
canonico Don Tommaso De Siano e suoi eredi». (10)
Don Tommaso De Siano
Canonico e Cavaliere dell’Ordine di S. Michele di Baviera
De Siano Tommaso Andrea Francesco Nicola, nacque a Lacco
il 30-11-1766 da Scipione e Piro Andreana Ferma. Era parente del sacerdote
dottor fisico Francesco De Siano, autore dell’opera «Brevi
e succinte notizie di storia naturale e civile dell’isola d’Ischia».
(11)
Nel 1798, appena ordinato sacerdote, Don Tommaso firma in
Curia il documento seguente: «Personalmente
costituito presso gli atti di questa suddetta Vescovil Curia il Rdo
D. Tommaso de’ Siani della Terra del Lacco di questa Diocesi d’Ischia,
il quale non per forza o dolo, ma spontaneamente ha promesso e si è
obbligato, siccome si obbliga e promette con giuramento di non
solamente contentarsi di tenere e tener conservato nella Cappella sotto
il titolo di S.a M.a del Carmine e di S. Ambrogio sita nelle pertinenze
di detta Terra nel Luogo detto La Pannella, di padronato della di Lui
Famiglia de’ Siani il SS.mo Sacramento tanto per l’adorazione
che per commodo di quei Abitanti, ma ben anche si obbliga e promette
di prestarvi esso costituto tutta la sua assistenza a mantenervi a sue
spese di notte e di giorno la lampada accesa ed accorrere a tutti i
bisogni della popolazione di detto Luogo col SS.mo Viatico, riservandosi
esso costituto tutti i diritti e jussi che ad essi spettano come Cappellano
ed uno de’ Campadroni di detta Cappella, senza inserirsi pregiudizio
alcuno sopra detto Padronato e di togliere e levare detto SS.mo Sacramento
da detta sua cappella quando a lui pare e piace. E così non altrimenti
si obbliga e promette, colla clausola del costituto eprecario. Et sic
juravit Io D. Tommaso de Siani m’obbligo come sopra»
Fu per un certo periodo economo della parrocchia SS. Annunziata
di Lacco, poi passò in Curia a Ischia. Ricoprì la carica
di Giudice Conciliatore di Lacco dal 1828 al 1830, anno in cui fu riconfermato
per un altro triennio.
Haller ne fa un elogio sperticato, «In
nessun luogo d’Ischia e dei dintorni del Golfo di Napoli ci si
trova così bene come da don Tommaso e le spese che sono indispensabili
sono ben ripagate dalla cortesia e sollecitudine dell’ospite.
Persone o famiglie che per predilezione o per ragioni di salute vogliono
o devono soggiornare più a lungo sull’isola, faranno bene
di prendere in fitto un appartamento in una delle numerose case di campagna
di cui abbiamo descritto il luogo, oppure restare a Lacco, dove saranno
più vicini al mare, alla strada principale e al centro del movimento
di forestieri, che qui si osserva dalla primavera all’autunno,
più specialmente in estate, cioè, nella stagione dei bagni.».
(12)
Di ritorno dalle sue esplorazioni sulle isole di Ponza,
Palmarola, Zannone e Ventotene, esclama: «Non
senza un certo piacere ritorniamo da don Tommaso a Lacco d’Ischia
per ritrovarci sotto il tetto di un ospite, che, con le sue premure,
sa ricompensare il viaggiatore delle privazioni cui ha dovuto rassegnarsi
durante l’ultima escursione a Ponza e Ventotene».
(13)
Un Anonimo svedese confessa: «Soltanto
il canonico Tommaso De Siano concilia nei suoi spaziosi edifici un’eccellente
tavola con buone camere. Naturalmente si fa pagare queste comodità,
ma in cambio ci si sente bene sotto ogni aspetto e, inoltre, si gode
un panorama che viene superato da quello più rurale della Sentinella».
(14)
La contessa von der Recke, invece, è piuttosto critica:
«Il
mio ospite a Ischia è un ecclesiastico stimato dal quale mi aspettavo
più di buonafede, mi chiese 20 ducati per un barile di vino contenente
48 bottiglie; lo stesso giorno, durante la mia passeggiata, appresi
che in tutta l’isola ne avrei della stessa qualità per
due ducati e mezzo. Ma ciò che mi fece più pena è
che come prete gli avevo rimesso una somma di danaro da distribuire
ai mendicanti che assediavano la mia casa. La loro persecuzione non
cessò e seppi che il reverendo aveva trattenuto per sé
quei soldi: quando lo rimproverai, senza negare il fatto e senza scomporsi
mi rispose che quelle canaglie non erano degne della mia buona azione
e che egli aveva comprato dell’olio per la lampada che brucia
davanti alla Santa Vergine, cosa che avrebbe recato più giovamento
alla mia salute perché più gradita a Dio».
(15)
«Il
nostro ospite, come ho già detto, è un prete molto attento
al guadagno, cercando di tirar profitto da tutto; le sorelle che impiega
per le faccende sono servizievoli, leali e fedeli, ma così poco
abituate ad avere soldi propri che davano al fratello quelli che ricevevano
da noi [...]». (16)
Don Tommaso, del resto, aveva un carattere autoritario.
In famiglia tutti gli dovevano obbedienza e condizionava anche la scelta
dei futuri mariti e mogli delle nipoti e dei nipoti.
Il 19 settembre 1939 gli arrivò la «tanto agognata»
onorificenza dell’Ordine di San Michele da parte del re di Baviera
e Don Tommaso festeggiò l’evento con canti, danze e fuochi
d’artificio il 29, giorno di San Michele. La marchesa Marianna,
l’amante infedele di Ludwig, che allora alloggiava da don Tommaso
si accorse che non la portava nel modo prescritto; l’aveva, infatti,
spillata in mezzo al petto, come si vede dal ritratto.
Paolo Buchner scrive: «Orgoglioso della sua clientela
nobile, nel 1850 appese nella sala da pranzo, sotto vetro e cornice,
un elenco di tutti i reali che avevano soggiornato da lui. Vi si poteva
leggere:
Villa Pannella intitolata per antonomasia Quisisana per
la salubrità del suo clima e la giocondità del sito
nella cui amena campagna sorse dal cavalier canonico don Tommaso
Siano il casino il quale ha avuto l’alto onore di alloggiare
sette Augusti Monarchi: S.M il Re Francesco I, S.M. il Re Ferdinando
II, S.M. il Re Leopoldo del Belgio, S.M. il Re di Sardegna Carlo
Felice di Savoia, S. M. il Re Guglielmo Würtemberg, S.M. il
Re Massimiliano, l’attuale Re di Baviera, S. M. il Re Ludovico
I, padre augusto di Massimiliano, il quale con molto giovamento
ha respirato per ben tre volte in diverse stagioni, unitamente ai
bagni termominerali, l’aria salubre di sì bello e lieto
soggiorno, per cui sempre esclamava: Oh! beata Villa Pannella, oh,
quanto sono gaie le tue ombrose valli, i verdeggianti colli; oh!
dimora, oh dolce dimora! - (17)
Morì il 4 agosto del 1852.
Il parroco Mazzella annota in questi termini il suo seppellimento:
«Ne
dì Quattro Agosto dell’Anno Mille Ottocento Cinquanta Due,
alle ore quindici è morto il Can.co D. Tommaso de Siano, Cavalier
del Reale Ordine di S. Michele di Baviera, d’anni ottanta sei,
figlio del fu D. Scipione de Siano e della fu Andreana Maria Piro, munito
dei SSmi Sacramenti, dell’assistenza a ben morire, e di tutti
gli altri conforti di Santa Chiesa, il di cui corpo cadavere, dopo una
decente esequie, e dopo di essersi celebrati solenni funerali, con la
recita d’un’orazione funebre composta e letta da me qui
sotto scritto Par.co e Can.co nel dì sei del suddetto mese d’agosto
corrente, col dovuto permesso della Curia Vescovile di questa Diocesi,
si è sepolto, e decentemente situato vicino all’altare,
e propriamente in cornu Epistolae della Cappella di famiglia sotto il
titolo di S. Maria del Carmine e S. Ambrogio, sopra la Pannella, che
corrisponde con la casa, ove abitava il defunto Canonico con lapide
sepulcrale, che già si è ordinata, munita d’iscrizione
(...) ». (18)
Non sappiamo quale fosse l’iscrizione. Il frammento
di lapide che si vede nel corridoio che immette nella sacrestia della
Basilica di S. Restituta, sulla parete di destra entrando, presenta
l’iscrizione seguente:
RO
SE SUISQUE
EXPECTANTIBUS BEA
COMMUNE REQUIE
THOMAS SIANO SAC
P
D CI ) DCCCXVI
Nessuna notizia ci è giunta sull’albergo della
Pannella, dopo la morte di Don Tommaso. D’Ascia nella sua Storia
di Ischia, pubblicata nel 1868, ne parla al passato. (19)
Dopo la sua morte, la villa fu sicuramente divisa fra alcuni
coeredi; una parte, a quanto sembra, continuò a funzionare come
locanda con un nuovo proprietario e il 28 luglio del 1883 il tutto fu
distrutto dal terremoto. In una dichiarazione dell’11 ottobre
1883, De Siano Scipione fu Nunzio, che abita alla Marina, presenta,
come «proprietario amministratore della Cappella di ius patronato
laicale intitolata S.ma Maria del Carmine e S. Ambrogio, in via Pannella
n° 8», una nota di danni subiti nei mobili e arredi della
cappella stessa per un totale di £. 1.200. (20)
Ritorneremo, in un prossimo intervento, sull’albergo
di Don Tommaso per presentare alcuni ospiti che hanno avuto un ruolo
importante, non solo nella storia del regno di Napoli, ma in quella
europea.
1) P. Buchner, Gast auf Ischia, Aus Briefen
und Memorien vergangener Jahrbunderte, Prestel Verlag, München
1971, nuova edizione (Imagaenaria) 2003; opera pubblicata anche nella
versione italiana di Nicola Luongo col titolo Ospite a Ischia -
lettere e memorie dei secoli passati, Imagaenaria Ed. Ischia. A
quest’ultima si riferiscono le pagine citate. pag. 256
2) M.me De la Recke, née Comtesse De Medem, Voyage en Allemagne,
dans le Tyrol et en Italie pendant les années 1804, 1805 et 1806,
traduit et imité de l’Allemand par M.me La Baronne de Montolieu
- Tome III - Paris, Arthur Bertrand, Libraire, 1818. Cfr. Viaggiatori
francesi a Ischia Diari, Traduzione, commento e note a cura di
Giovann Castagna, Valentino Editore, 2001.
3) Tableau historique et topographique des îles d’Ischia
et de Procida, de Ponza, de Vendotena et de Nisida, du Cap de Misène
et du Mont Pausillipe par Un Ultramontain, Naples, de l’Imprimerie
de Gabr. Porcelli, 1822. Cfr. Conrad Haller (Un Ultramontain), L’isola
d’Ischia, Introduzione di Gianni Eugenio Viola, Traduzione,
note e postfazione di Giovanni Castagna, Istituto Italiano per gli studi
Filosofici-Circolo Georges Sadoul, collezione La coppa di Nestore, Edizioni
La città del Sole della Manes Editori, Napoli 1998.)
4) Buchner P. o.c. 227-229
5) F. Mendelssohn, Lettere dall’Italia, 1831; p. 198.
Testo riportato anche in G. Castagna – L’Isola d’Ischia,
cit. p. 145. Cfr anche Buchner, op. cit. 210-211.
6) M.me De La Recke, 1° luglio 1805, o. c. p. 46.
7) Figlio di Tommaso de Siano e Marone Chiara (1737-1806)
8) Figlio di Scipione. Scipione Marone sposò Monti Beatrice di
Stefano e Camilla Iacono; la coppia ebbe i seguenti figli: 1) Camilla
Antonia, nata il 13-12-1664, che sposa, il 6-5-1684, De Siano Sebastiano;
2) Giuseppe Antonio, nato il 12-6-1666 e morto due giorni dopo; 3) Maria,
nata il 30-1-1667, che,il 26-7-1684, sposa Morgera Stefano di Casamicciola;
4) Ambrogio, nato il 9-12-1669, fondatore della Cappella alla Pannella,
morto “vecchio non accasato” il 28-10-1747; 5) Anna
Nunzia, nata il 25-3-1672, la quale sposa il 21-7-1703 Marone Domenico
e, in seconde nozze, nel 1709 Monti Mattia; muore il 9-5-1759, senza
figli, ed è seppellita nella chiesetta alla Pannella.
9) «1735 Acta fundationis et erectionis capelle et cappellanie
noviter constructe et dotate ab Ambrosio Marona sub titulo S. Marie
de Carmelo et S. Ambrosij cum reservatione juris patronatus tam ipsi
fundatori quam familie de Siano: nec non acta institutionis in favorem
D. Januari de Siano pro primevo capellano» ADI, fascicolo «Atti
Beneficiali, Lacco».
10) La coppia De Siano Sebastiano - Marone Camilla ha 13 figli, fra
cui Tommaso Matteo che sposa, il 6-2-1730, Marone Chiara di Biagio e
Monti Maddalena, avendone 5 figli: Scipione Andrea Pasquale, Beatrice
Simona, Ambrogio Vincenzo Pasquale, Benedetta Restituta e Caterina Nunzia.
Analizzando i nomi, ci si accorge che Tommaso Matteo De Siano infrange
un costume non solo di Lacco ed una tradizione della famiglia De Siano
nel rinnovo dei nomi. Suo padre è morto, sua madre anche il 26-6-1708
e il parroco annota “sconciata dal parto”, dovrebbe, quindi,
rinnovare i nomi dei genitori, rinnova, invece, quelli dei genitori
di sua madre: Scipione e Beatrice e quello di suo zio Ambrogio, inserendo
così per la prima volta nel sistema della trasmissione dei nomi
quelli di Scipione e Ambrogio nella successione De Siano. Tommaso Matteo
De Siano muore il 6-12-1741 e, alla sua morte, il primogenito Scipione
ha 8 anni, l’ultima, Caterina, ha pochi mesi. È molto probabile
che gli zii, Ambrogio e Anna Nunzia, si siano presi cura dei nipoti,
dei quali, due si sposano, Scipione e Beatrice, Ambrogio diventa sacerdote,
Benedetta suora e Caterina muore a 20 anni. Cfr. anche G. Castagna,
Venanzio Marone, medico-chirurgo di Lacco, in Venanzio Marone,
Memoria contenente un breve ragguaglio dell’isola d’Ischia…,
ristampa a cura di Raffaele Castagna, Edizione La Rassegna d’Ischia,
giugno 1996.
11) De Siano F., Brevi e succinte notizie di storia naturale e civile
dell’isola d’Ischia, 1801 e ristampa 1994 (La Rassegna
d’Ischia).
12) Haller C. o. c. p. 66.
13) Haller C. o. c. p. 116.
14) Buchner P, o. c. p. 341
15) M.me De La Recke, o. c. pp. 56-57.
16) M.me De La Recke, o.c. Le due sorelle del canonico, alle
quali fa riferimento Elisa von der Recke, erano Caterina Rosa e Angela
Maria Giuseppa, monache di casa.
17) Buchner P, o. c.. p. 256. Nella trascrizione che qui riportiamo
abbiamo, tuttavia, ritenuto opportuno rimettere il nome di Don Tommaso,
pensando che sia una svista il nome Francesco De Siano, che ritroviamo
tanto nell’edizione tedesca «Gast auf Ischia»
quanto nella traduzione italiana. Il cavaliere è lui e «il
vanitoso sacerdote locandiere», come lo definisce Paolo Buchner,
non avrebbe mai rinunciato ai suoi titoli onorifici a favore di un altro.
18) APL, Volume Defunti 1846-1860.
19) D’Ascia G., Storia dell’isola d’Ischia,
1982 p. 410: «Sulla Pannella l’antica casa de Siano, in
cui albergarono principi e sovrani, scienziati e artisti».
20) ASNA, Scheda 258, busta 37. Devo questa notizia alla cortesia del
Dott. Vincenzo Belli, che ringrazio sentitamente.
SU
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