La Rassegna d'Ischia 2005
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Breve storia del Seminario d'Ischia *


  La chiesa d’Ischia, all’inizio del secolo XVIII, aveva un clero molto numeroso, come si può rilevare dalle relazioni ad limina dei suoi vescovi, ma era ancora caratte­rizzata dalla mancanza del seminario (1). Nella prima relazione, presentata il 4 giugno 1703, il vescovo Luca Trapani fa notare, come già i suoi predecessori, la mancanza del seminario e l’impossibilità di fondarlo nel giro di pochi anni, a causa dell’eseguità delle rendite della mensa vescovile, appena sufficienti per il sostentamento del vescovo. Inoltre, dice che ha riscontrato una grande ignoranza nel clero diocesano alla quale ha cercato di porre rimedio mandando i chierici a studiare filosofia e teologia o a Napoli nelle scuole pubbliche o nei vari paesi dell’Isola presso il clero regolare o presso i sacerdoti più dotti. Sul seminario egli torna nelle costituzioni sinodali, dedicandogli il paragrafo XXVII del Caput XV, pars secunda: De Ecclesiastica Disciplina (2). Il vescovo, però, si limita a ri­badire l’incameramento dei redditi degli ex piccoli conventi di S. Maria del Soccorso di Forio, agostiniano (3), e di S. Domenico d’Ischia, domenicano (4), soppressi da Innocenzo X, i cui proventi furono destinati all’erigendo seminario. Fino alla costruzione di esso, però, questi redditi sarebbero stati devoluti per il mantenimento di alcuni giovani, scelti dal vescovo nella diocesi, da mandare a studiare nel seminario di Napoli, come aveva stabilito il sinodo provinciale di Napoli del 1699 (5).
   Il primo che affrontò il problema del seminario fu il vescovo Nicola Antonio Schiaffinati, agostiniano della Congregazione di S. Giovanni a Carbonara di Napoli (6). Egli, nella relazione ad limina, datata 1° dicembre 1741, dedica l’intero Caput VI al seminario ed afferma che, avendo trovato la situazione del clero diocesano particolarmente grave, decise di fondare il seminario per cercare di porre rimedio ai mali riscontrati nella vita del clero e perché coloro che aspiravano al sacerdozio potessero esercitarsi nella «retta disciplina ecclesiastica».
   A tale scopo chiese ed ottenne dal papa Clemente XII di poter ero­gare l’eredità del suo predecessore, Giovanni Maria Capecelatro, che ascendeva a 2.000 ducati, in beneficio del seminario. Il vescovo aveva disposto nel suo testamento che, con la sua eredità, bisognava fornire l’altare maggiore della cattedrale di un parato completo di candelieri d’argento ed un legato di messe. Comprò, con il consiglio dei deputati, una casa nella città d’Ischia per 2100 ducati, dei quali 1100 furono pagati in moneta contante e gli altri con una fede di credito da pagarsi in futuro (7).
   Altri 1000 ducati furono erogati per la costruzione dell’edificio da adi­bire in seguito a sede del seminario. Non è ancora completato nel 1741, benché il vescovo vi abbia speso oltre 400 ducati dai propri redditi.
   Ai giovani accorsi, già particolarmente numerosi, per formarsi in seminario, il vescovo, nel frattempo, destinò, quale sede provvisoria, il palazzo episcopale del Cilento, ubicato nei pressi della chiesa parrocchiale di S. Domenico di Ischia. Nominò un rettore, un maestro di grammatica, un lettore di retorica, di filosofia e di teologia morale. I primi alunni del seminario furono 27 e «mirum est», scrisse il vescovo, «quantum in litteris et scientia sanctorum in dies proficient». Gli alunni del seminario pagavano ogni anno ducati 36, mentre il vescovo, con le proprie entrate, suppliva alla carenza di rendite, nonostante che avesse annesso al seminario alcuni benefici vacanti. I seminaristi servivano nelle sacre cerimonie sia la cattedrale sia la chiesa parrocchiale di S. Domenico, distinguendosi nell’insegnamento della dottrina cristiana. Aveva anche stabilito due deputati, scelti dal capitolo della cattedrale. Il vescovo afferma, infine, di visitare il Seminario più volte a settimana e che vengono osservate le costituzioni senza però precisare quali esse siano (8).
   Il seminario iniziò la sua attività nel maggio 1740 (9), ma a causa della mancanza di fondi fu chiuso nel mese di dicembre 1742. In seguito a questi eventi cominciarono le polemiche e le accuse al punto che fra Tommaso de Sio, agostiniano, deputato rettore, dovette difendere il suo operato nella conduzione del seminario presso la Congregazione del Concilio.
   La chiusura del seminario con la conseguente dispersione dei suoi allievi, le accuse e le recriminazioni rivolte allo stesso vescovo, nonché le ingiuste illazioni su probabili favoreggiamenti nei confronti del primicerio Daniele Morgioni e suoi parenti nell’acquisizione del territorio sul quale doveva sorgere l’edificio del seminario e l’opposizione all’idea stessa del seminario, emersa da moltissimi membri del clero e del capitolo che pur aveva chiesto alla S. Sede la diversa destinazione dell’eredità del vescovo Capecelatro, provocò un dolore tanto grande nell’animo dello Schiaffinati da ammalarsi ed essere costretto a ritirarsi a Napoli, dove morì il 15 febbraio 1743 (10).
   Uno dei primi atti del vescovo Felice Amato, arrivato in diocesi nel dicembre 1743, come egli stesso dice nella relazione ad limina del 1747, fu quello di convocare i parroci, il capitolo ed il clero in congrega­zione presso di sé, il 31 gennaio 1744, per discutere sul destino del seminario. Nel corso della congregazione ci fu un coro di lamentele da parte dei presenti, i quali, alla luce di considerazioni di varia natura, ritennero che il seminario era stato male organizzato, accusando il vescovo Schiaffinati di aver agito di sua iniziativa senza prendere in considerazione i rilievi che gli erano venuti da diverse parti ed ascoltando solo i suggerimenti del primicerio Daniele Morgioni che, in tutte le operazioni finanziarie per l’acquisto della casa e la costruzione dell’edificio da destinare a seminario, non avrebbe fatto altro che salvaguardare gli interessi propri e della famiglia. Il vescovo Amato informò di tutta questa vicenda il card. Giuseppe Spinelli, arcivescovo metropolita di Napoli, e con lettera del 9 marzo 1744, diretta ai parroci, convocò i rappresentanti dell’Isola perché si impegnassero a stanziare la somma di 60 ducati annui per 12 anni con facoltà di designare 12 alunni a loro scelta per farli studiare in seminario, promettendo, a sua volta, di destinare il palazzo vescovile, posto accanto alla cattedrale del castello a sede del seminario, eccettuati due piccoli ambienti per il vescovo. Le Università, però, risposero che, per le loro scarse finanze, si trovavano nell’impossibilità di assumersi un tale onere (11). Così il seminario rimase chiuso per circa un decennio.
  Il re Carlo III, che favoriva con ogni mezzo la fondazione di nuovi seminari in diverse diocesi del suo regno, con una lettera del suo confessore, datata agosto 1752, esortava il vescovo Felice Amato ad esperire tutti i tentativi per riaprire il seminario, servendosi, se necessario, dei buoni uffici del protomedico Francesco Buonocore (12).
   Ma il seminario rimase chiuso ancora per qualche anno fino al 1755, quando Carlo III mandò ad Ischia Mons. Nicola De Rosa di Villarosa, vescovo di Pozzuoli e Cappellano Maggiore del regno, che già si era adoperato per la riapertura del seminario, non appena preso possesso, della sua diocesi (13), per mettere in atto tutte le iniziative necessarie per arrivare alla riapertura del seminario.
   Bisognava raggiungere la rendita di 1.000 ducati annui per poter affrontare tutte le spese necessarie, mentre gli alunni avrebbero versato la somma annuale di 36 ducati. A tale scopo furono soppressi alcuni benefici e le parrocchie di S. Domenico di Campagnano e S. Barbara sul Ca­stello, aggregandone le rendite al seminario con l’obbligo di dare all’economo-curato annui ducati 50; tassò i luoghi pii del 5% (14), mentre le università dell’Isola, con parlamento del 24 giugno 1755 svoltosi nell’oratorio della confraternita di S. Maria di Costantinopoli d’Ischia (15), si impegnarono a corrispondere in beneficio del seminario 300 ducati annui, dei quali 150 in sussidio fino a che non si fossero raggiunti i 1.000 ducati di rendita e altri 150 per il mantenimento di 6 alunni scelti dalle università: 2 da Ischia, 2 da Forio e 2 dal Terzo. Inoltre «affinché potesse ridursi a forma di convitto la casa a tal uopo comprata dal nominato vescovo Schiaffinati, diedero allo stesso seminario, per imprestito grazioso, ducati 500 da doversi restituir loro tra due anni» (16).
   Il seminario riprese la sua attività il 6 febbraio 1756 ed ebbe come rettore il canonico penitenziere Antonio Tirabella, morto ad appena 42 anni nel dicembre dello stesso anno, e, tra i professori, Domenico Vairo, successivamente passato all’Università di Napoli, Ignazio della Calce (17), in seguito professore all’università di Pavia (17). Sul funzionamento del semina­rio in questi anni si hanno scarse notizie, soprattutto sulle regole e sul piano di studi.
   L’autore del Ragguaglio scrive che nel 1757 egli «era giovanetto e stava in seminario per apprendere le lingue e le scienze»; altre notizie si ricavano spigolando nei pochi fascicoli relativi agli atti per la costituzione dei sacri patrimoni e l’ammissione agli ordini sacri, conservati nell’Archivio Diocesano.
   Va aggiunto, però, che non tutti i seminaristi frequentarono il semi­nario, ma che parecchi rimasero presso le loro famiglie, seguendo le le­zioni che impartivano loro gli stessi preti del posto (18).
   Con la riapertura del seminario ricominciarono i problemi per il vescovo Felice Amato al punto che non potette effettuare neppure la visita ad limina nel 1760 (19). Le liti con debitori, università e vari luoghi pii, cominciarono a diventare sempre più frequenti, soprattutto quando il seminario raggiunse la rendita annua di 1.000 ducati (20). In quali termini si sia pronunciato il Tribunale Misto nella causa provocata dalle Università non sappiamo, ma risulta che esse continuarono a pagare le annualità al seminario (21).
   La relazione ad limina del vescovo Onofrio de Rossi non precisa il numero dei seminaristi, ma dice che esso oscilla tra i 36 e i 40. In appendice riporta, però, alcuni dispacci reali con i quali si impone ai seminaristi di far ritorno in seminario, ai debitori di assolvere i loro doveri nei con­fronti del seminario ed al vescovo di effettuare i necessari lavori di ristrutturazione dello stesso, perché al più presto vi possano far ritorno i seminaristi, imponendo severe sanzioni, fino all’espulsione, contro coloro i quali si rifiutano di farvi ritorno (22). Il vescovo Sebastiano de Rosa accenna al seminario solamente nelle sue prime relazioni (23), mentre in quella del 1786 dice che i circa 30 alunni del seminario si dedicano allo studio delle umane lettere, della filosofia, della teologia dommatica e morale e del diritto canonico, che egli stesso, non solo fa spesso loro visita, ma insegna anche sacra teologia. Accenna alla imposizione di un regolamento, ma su questo argomento non si dilunga, ripetendo le stesse cose anche nella relazione successiva (24).
   L’attività del seminario si svolse senza particolari problemi, se si escludono quelli causati dal mancato pagamento delle rendite, fino alla morte del vescovo Pasquale Sansone, avvenuta il 10 dicembre 1799. L’elezione del primicerio Giosuè Mazzella a vicario capitolare (25) e l’as­senza del vescovo fino al 1818, la sospensione di Mazzella dal suo incarico nel 1801 ed il suo allontanamento da Ischia fino al 1802, con la nomina, al suo posto, di un pro-vicario capitolare nella persona del can.co Bartolomeo Mennella (26), la designazione di Mons. Carlo Maria Rosini, vescovo di Pozzuoli (27), a supervisore della Diocesi d’Ischia, quale vescovo viciniore, il 7 luglio 1803 (28), ed il conflitto sempre in atto tra Rosini e Mazzella sul modo di guidare la diocesi (29) certamente crearono una situazione difficile che fece sentire pesantemente le sue conseguenze sulla vita non solo del clero, ma anche del seminario. Rosini trovò il seminario in una situazione disastrosa, con appena 12 alunni, mentre ne avrebbe potuto ospitare 40; molti dei seminaristi rifiutavano di far ritorno in seminario, una situazione economica dissestata, anche per il mancato versamento delle quote dovute dalle Università (30).
   Dopo tanti sforzi, Rosini riuscì finalmente, nel 1805, a riaprire il se­minario, che il vicario capitolare aveva chiuso in precedenza in data non precisata, «conoscendo essere quello il solo mezzo per formare un clero disciplinato ed istruito della neccessaria scienza di cui scarseggia.[...]». Ma poco dopo «è avvenuto che, essendosi portate in quell’Isola le truppe francesi, nel doversi dar alloggio a pochi ufficiali, quell’Amministrazione della città, unitamente al Vicario Capitolare, per risparmiare l’incomodo non solo alle case private, ma ben anche a quelle de’ Regolari, hanno cacciato via tutti i Seminaristi e vi hanno alloggiato gli ufficiali Francesi» (31). Così il seminario fu chiuso nel 1806 e non fu più riaperto, perché sarebbe stata necessaria un’ingente somma per ristrutturarlo. Il re allora aggregò le rendite del seminario d’Ischia a quello di Pozzuoli dove furono inviati a studiare i pochi seminaristi rimasti (32). Il seminario rimase così chiuso per circa quarant’anni, fino alla morte del vescovo Giuseppe D’Amante nel 1844. Questi, giunto in diocesi nel 1818 (33), s’interessò alla restituzione ed ai restauri del seminario nonché ad obbligare i vari debitori insolventi a pagare quanto dovuto al seminario. Questo è quanto si ricava dai vari rapporti spediti al re (34). Nella sua prima relazione ad limina egli afferma: «Non ho mancato di rivolgere anco tutte le mie pastorali cure per la riapertura del seminario, e continui sono stati e sono i reclami da me avanzati al Real Trono ed alla Commissione esecutiva del Concordato per avere una dote congrua a riordinarlo, mentre la maggior parte delle antiche rendite di questo seminario erano tasse fatte ai luoghi pii e comuni, le quali cessarono sotto l’occupazione, ed il locale divenuto per dieci anni quartiere militare è stato quasi tutto da me rifatto colla residuale scarsissima rendita rimasta, da me impiegata di anno in anno in riparazioni» (35). Nonostante che i Padri della Congregazione alla prima deliberazione stabilissero che il vescovo si dovesse adoperare per la riapertura al più presto del seminario, in quella successiva del 10 luglio 1834, egli, sull’argomento seminario, dedica solo qualche espressione molto evasiva per dire che è ancora chiuso, mentre in quella del 1838 ribadisce che il seminario non può essere riaperto perché privo di dote e che intanto «Clerici in scolis a me assignatis sub optimis preceptoribus studia frequentare ac multum proficiunt» (36). I Padri lo esortano ancora a risolvere il problema il più presto possibile, ma nella sua ultima relazione ribadisce la chiusura del seminario e che i chierici nelle scuole loro assegnate studiano con grande profitto (37). La morte del vescovo Giuseppe D’Amante, avvenuta il 17 novembre 1843 nella nativa Procida (38), segnò la ripresa dell’attività del seminario e l’inizio di un periodo di grande splendore, interrotto solo per un momento dalle vicende italiane del 1860.
   Il capitolo della cattedrale, riunitosi il 20 settembre per l’elezione del suo vicario per il governo della diocesi nel periodo di vacanza, convenne preliminarmente che l’eletto, chiunque esso fosse, avrebbe riaperto il seminario (39).
   L’eletto fu l’arcidiacono Giovanni Garofalo (40). Egli, «sormontando colla rapidità del fulmine tutte le difficoltà incontrate nella lunga ge­stione del defunto pastore D. Giuseppe D’Amante» (41), riaprì il seminario il 10 giugno 1844 (42) per cui quando il vescovo Luigi Gagliardi, nel mese di aprile del 1845 (43), prese possesso della diocesi, il seminario era in piena attività. Lo stesso vescovo Gagliardi, nella prima relazione ad limina, pur dedicando solo qualche rigo al seminario, ce lo presenta in piena attività. Gli alunni sono 42, ci fa sapere, e pagano ognuno 60 ducati all’anno; le rendite l’anno successivo raggiungeranno i 400 ducati; vi mancano le cosiddette “piazze franche“ per l’esiguità delle rendite (44). Il vescovo Gagliardi non ha presentato altre relazioni ad limina né ci fornisce altre notizie sul seminario. D’altra parte, risulta estremamente scarsa la documentazione sul suo episcopato (45).
   Poche sono le notizie anche sul modo come il vicario capitolare Giovanni Garofalo sia riuscito a riaprire in così breve tempo il Seminario. Sappiamo, però, con certezza che con ordine del Sottintendente del Distretto di Pozzuoli ai comuni e ai luoghi pii fu imposto nuovamente un contributo per il mantenimento del seminario (46). Sappiamo ancora con certezza che i comuni fecero opposizione a tale tassa presentando le loro ragioni. Qualche riscontro in tal senso lo abbiamo trovato per Casamicciola (47) e per Forio. Anche alcuni luoghi pii avanzarono ricorso contro tale tassa e fecero proprie le ragioni a tal fine presentate dai comuni (48).
   La mancanza di documenti non ci permette di conoscere il piano di studi del seminario in questo primo periodo di attività, fino alla venuta del vescovo Romano, né quale regolamento venisse seguito, quale fosse la vita di pietà e chi il direttore spirituale dei seminaristi. Sappiamo solo che dal 1844 al 1854 il rettore fu lo stesso Giovanni Garofalo (49); dal 1854 al 1856 il can.co Antonio D’Ambra (50), al quale seguì Giuseppe Romano tra il 1856 ed il 1860 (51).
   La relazione ad limina, presentata il 15 luglio 1857 dal vescovo Felice Romano succeduto il 23 giugno 1854 a Gagliardi (52), fa sapere che gli alunni del seminario sono 22 e che seguono questo programma di studio: retorica, filosofia, teologia, sacri canoni e spiegazione della Sacra Scrittura (53).
   Non si hanno altre notizie. Pur mancando, tuttavia, documenti su aspetti importanti del funzionamento del seminario e sulla formazione dei seminaristi, conoscendo la personalità e l’attività pastorale di alcuni preti di Ischia, che hanno frequentato il seminario tra il 1844 e il 1860, ed esaminando la personalità dei rettori che vi si sono succeduti in questo periodo, si può dire che riuscì a formare delle forti personalità dotate di una solida cultura letteraria (54) e di una profonda conoscenza delle scienze sacre. La formazione spirituale, poi, fu certamente ispirata ad un forte rigore morale, ad una fervente vita cristiana, ad uno slancio irrefrenabile nell’attività pastorale.   
   Ne sono testimoni la vita integerrima e l’attività pastorale di un’im­mensa schiera di sacerdoti che sono stati alunni del seminario d’Ischia nella seconda metà del secolo XIX e nei primi decenni del XX. L’elenco dei sacerdoti pii e zelanti, nonché dotti, formatisi in questo pe­riodo così fecondo, è certamente lungo. Ne ricordiamo solo qualcuno: Giovanni Taliercio e Carlo Mennella, Giuseppe Morgera, Antonio Sersale, Gaetano Romolo, Vincenzo Parascandolo, Filippo Monte, Antonio Venci e tanti altri fino a Giovanni Regine e Giovanni Scotti. In questo elenco non includiamo i nomi di Marcantonio Sorrentino (55), Saverio De Luca (56), Giovanni Garofalo (57), i fratelli Girolamo, Giuseppe e Cristoforo Milone (58) ed altri, o perché si sono formati nel seminario me­tropolitano o perché hanno studiato presso sacerdoti diocesani, a causa della chiusura del seminario nella prima metà del secolo XIX. Anche se di parecchi di loro non ci sono giunte molte notizie biografiche, la fama, tuttavia, delle loro virtù e del loro zelo sacerdotale è arrivata fino a noi.

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* Dalla Positio super virtutibus per la causa di beatificazione del parroco Giuseppe Morgera, curata da Giovanni Castagna e Agostino Di Lustro.

1) La relazione ad limina del vescovo Michelangelo Cotignola (1692-1699), presentata il 16 novembre 1696, afferma che il clero diocesano è costituito da 270 elementi, dei quali 180 presbiteri e 90 tra diaconi, suddiaconi e chierici. Le relazioni del vescovo Luca Trapani (1699-1718) non ci danno indicazioni sul numero degli ecclesiastici e delle anime della diocesi. Quella del vescovo Giovanni Maria Capecelatro (1718-1739) del 25 novembre 1721 dice che vi sono 236 sacerdoti e 64 tra diaconi, suddiaconi e chierici per un totale di 300 elementi, mentre la popolazione è di circa 12.000 anime.
2) Questo sinodo, nono della serie isolana, fu celebrato nella chiesa cattedrale dal 31 maggio al 2 giugno 1716. Le costituzioni sono raccolte in un volume di 320 pagine dal titolo: Synodus Dioecesana Isclana ab Illustrissimo et Reverendissimo Domino D. Luca Trapani Episcopo Isclano Celebrata, Romae, ex typographia Rev. Camerae Apostolicae, 1716. Sui sinodi isclani cfr. Di Lustro A.: I Sinodi della Chiesa d’Ischia in «Bollettino Flegreo» (nuova serie, anno VIII, n. 2/maggio-agosto 1986). Le costituzioni del sinodo Trapani furono, però, sospese poco dopo, perché ritenute “pregiudizievoli dell’autorità regia”.
3) Di Lustro A.: I conventi agostiniani di Forio, in «Ischia Oggi», anno V, nn.8-13 (maggio-ottobre) 1974.
4) Su questo convento, cfr. Archivium Fratrum Praedicatorum, Roma 1969, vol. XXXIX, pp. 450-51 e Analecta Ordinis Praedicatorum, anno III, p.52.
5) Al seminario d’Ischia dedica il paragrafo n. 5 del Titulus Decimus, caput unicum: De Seminarii erectione, et disciplina, delle Costituzioni sinodali. Concilium Provinciale Neapolitanum ab Eminentissimo ac Reverendissimo Domino D. Jacobo Cardinali Cantelmo Archiepiscopo Neapolitano, Romae, Ex typographia Rev. Camerae Apostolicae MDCC. Il sinodo fu celebrato nella Cattedrale metropolitana di Napoli la domenica di Pentecoste, 7 giugno, e nei due giorni seguenti.
6) Nella congregazione fu maestro dei novizi, superiore del convento e vicario, cfr. Buonocore O.: La Diocesi d’Ischia, p.46.
7) La documentazione relativa a questo acquisto si trova in ASN, Notai sec. XVIII, scheda 161 del not. Orazio Maria Criteri di Napoli, prot. n. 28, ff. 131v.-162r, due atti del l° aprile 1740. Cfr. anche Onorato V.: Ragguaglio istorico-topografico dell’Isola d’Ischia in Biblioteca Nazionale di Napoli, ms. 439, fondo S. Martino f. 143 r. Questo manoscritto è adespota e la sua attribuzione al canonico arcidiacono della cattedrale d’Ischia, Vincenzo Onorato, è stata proposta, con validi argomenti, da Lauro Agostino: A proposito di un manoscritto della Biblioteca Nazionale di Napoli, in ASPN, anno 1970, pp. 339-47.
8) Relazione ad limina di Nicola Antonio Schiaffinati del 1° dicembre 1741.
9) Relazione ad limina del vescovo Felice Amato del 12 aprile 1747.
10) Buonocore O.: Monografie storiche dell’Isola d’Ischia, Napoli 1954 - p.111. L’attività pastorale del vescovo Schiaffinati si è protratta ad Ischia per pochissimi anni, nel corso dei quali, tra l’altro, ha effettuato diverse visite pastorali. Cfr. Di Lustro A.: Le visite pastorali dei vescovi d’Ischia in «In cammino insieme», Bollettino della Diocesi d’Ischia, a.V, n.1/gennaio-marzo 1989 p. 33.
11) Oltre alla relazione ad limina di Felice Amato, cfr. anche in A.S.N. Notai sec. XVIII, scheda 29 del not. Giuseppe Milone di Forio, prot. 41, f.181 v-182, atto dell’11 dicembre 1744 in favore dell’Università di Forio.
12) Buchner P.: Il Protomedico Francesco Buonocore (1689-1768) ed il suo casino sopra l’odierno Porto d’Ischia in «Ricerche Contributi e Memorie», p.143.
13) Ambrasi D. - D’Ambrosio A.: La Diocesi e i Vescovi di Pozzuoli, Napoli 1990, pp.322-331.
14) Mirabella V.: L’Isola d’Ischia - Cenni corografici, Napoli 1883, p.22 – Archivio Basilica S. Maria Loreto, Forio – I-III -15 n.3: Per le Università dell’Isola d’Ischia col Rev. Seminario di quella città presso il Tribunale Misto, s.n.t. (1773), p.14.
15) Buonocore O. : Il Seminario d’Ischia in «Monografie storiche»,p. 111.
16) Per le Università dell’Isola d’Ischia col Rev. Seminario di quella città presso Supremo Tribunal Misto, cit.
17) Buonocore O.: Il Seminario d’Ischia... cit. p. 29; idem: La Diocesi d’Ischia dalle origini ad oggi, Napoli 1948, p. 79; idem: Il Seminario d’Ischia in «La Cultura», a. XIV n. 157, marzo 1933 in Appendice pp. 30-31.
18) Negli Atti per i sacri patrimoni dell’Archivio Diocesano si riscontrano parecchi documenti del genere.
19) Lettera alla S. Congregazione del Concilio del 29 dicembre 1760.
20) Cfr.: Relazione ad limina del vescovo Onofrio De Rossi del 30 ottobre 1770. - La citata memoria di Ferdinando Buccalaro. Per le Università dell’Isola d’Ischia col Rev. Seminario di quella città nel Supremo Tribunale Misto (1773) e nell’Archivio della Basilica di S. Maria di Loreto di Forio, I-III-15 n.3: ricorso non datato contro l’imposizione del contributo al seminario di Duc. 60 per la Ven.le Chiesa di S. Maria di Loreto e Duc. 16 e grana 40 per la Confraternita di S. Maria Visitapoveri di Forio.
21) Basta dare uno sguardo ai conti intestati alle Università dell’Isola, esistenti nei vari banchi napoletani nel corso della seconda metà del secolo XVIII (Cfr. nell’ ASBN, Libri Maggiori di vari banchi, in modo particolare quello dei Santi Giacomo e Vittoria, ed i relativi giornali di cassa copiapolizze, nei quali, semestre per semestre, compaiono le polizze pagate al seminario d’Ischia).
22) Relazione ad limina di Onofrio De Rossi del 30 ottobre 1770
23) Relazione del 7 settembre 1777 e l8 novembre 1780.
24) Relazioni ad limina dell’11 novembre 1786 e del 17 ottobre 1789.
25) ACCI, Libro delle Conclusioni, periodo 1745-1803. f. 121. Su questo canonico, che fu vicario capitolare ben quattro volte, cfr. Cervera G.G.-.Cronache del Settecento Ischitano, Napoli 1982, pp.218-219. Risultano del tutto infondate le notizie riportate da d’Ascia G.: Storia dell’Isola d’Ischia, il quale afferma che il vescovo Sansone morì nel 1796 e che Giosuè Mazzella governò la diocesi in qualità di vicario apostolico (p.381) ed ancora (p. 275): «dal 1806 al 1815 la sede vescovile rimase sotto la giurisdizione dell’Arcive­scovo di Napoli».
26) AVP, sez II, Lettera della Giunta ecclesiastica del 30 luglio 1803.
27) Su Carlo Maria Rosini ( 1748-1836),vescovo di Pozzuoli e cappellano maggiore del Regno, cfr. Cerasuolo S., Capasso M., D’Ambrosio A.: Carlo Maria Rosini (1748-1836) un umanista flegreo tra due secoli. Benevento-Napoli 1986. - Ambrasi D., D’Ambrosio A.: La Diocesi e i Vescovi di Pozzuoli, p.340 e ss.
28) AVP, pos. e, lettera n.38 del 25 luglio 1803 di Mazzella a Rosini.
29) Sono parecchie le lettere del vescovo Rosini al vicario capitolare Mazzella con le quali gli rimprovera, a volte anche con asprezza, di non attenersi alle sue disposizioni e di fare di testa propria con grave danno per la vita della diocesi. Vedi, ad esempio, la lettera di Rosini del 21 ottobre 1812 al Ministro di Giustizia e quella del can.co Antonio Scotti a Rosini del 12 settembre 1803, etc.
30) Lettera di Rosini al Re del 10 ottobre 1803 e di Mazzella a Rosini del 15 settembre 1805.
31) Lettera di Rosini al duca di Cassano, direttore della Regia Segreteria degli Affari Ecclesiastici.
32) Lettera di Rosini al Ministro della Guerra e Marina del 30 dicembre 1812.
33) Buonocore O.: La Diocesi d’Ischia... p.55 - d’Ascia G.: La storia dell’Isola d’Ischia, p.281. Cfr. anche delibera capitolare del 6 agosto 1818 (ACCI, Libro delle Conclusioni Capitolari dall’anno 1815).
34) ADI.: Rapporti fatti a S. M.(D G ) dal dì 2 luglio 1818. Vedi, ad esempio, i seguenti rapporti: 14 luglio 1818 n.l; n.65 del 1820.
35) Relazione ad limina del 26 ottobre 1829.
36) Relazione ad limina del 30 settembre 1838.
37) Relazione ad limina del 7 ottobre 1841.
38) Buonocore O.: Monografie... o.c. p.56. - APCI, Liber Mortuorum Vol.XI, pe­riodo 1837-1851 della Parrocchia di S. Vito d’Ischia, foglio staccato non numerato. D’Amante morì all’età di 92 anni e, dopo la sua morte, fu trasportato ad Ischia per le onoranze funebri e sepolto nel centro del coro della cattedrale
39) Buonocore O.: Monografie...o.c. p.113
40) ACCI, Libro delle conclusioni capitolari 1815-1879, f. 140-141, riunione del 20 novembre 1843.
41) Marone V.: Memoria contenente un breve ragguaglio dell’Isola d’Ischia - Napoli 1847, p.12
42) Tirabella I.: Ischia, Napoli 1883, p. 21 - Idem: Notizie intorno all’isol
a d’Ischia, Pozzuoli s.d. p.56. - Mirabella V.: L’isola d’Ischia, Napoli 1883, p.22 - Marchese Della Valle di Monticelli; Mazzella L.: Brevi Note Biografiche, Napoli 1886, p..7.
43) GAMS: Series Episcoporum Ecclesiae Catholicae, 1957.
44) Relazione ad limina del vesc. Gagliardi del 15 dicembre 1846.
45) Sulle vicende e la consistenza dell’Archivio Diocesano cfr.Di Lustro A.: L’Archivio vescovile d’Ischia attraverso i secoli in ASPN, IV serie voi. XIV (1975) pp. 293-310 - Idem: Gli archivi dell’Isola d’Ischia in «Ricerche Contributi e Memorie» vol. II, Atti del centro di Studi sull’Isola d’Ischia, periodo 1970-1984, Napoli 1984, pp.l 15-159.
46) ABCSMALF, Forio, I-III-15 n.3.
47) Delibera Decurionale del 26 giugno 1844: «[...], ha letto un ufficio del Sig. Sottintendente del Distretto del 20 presente n. 2318 con cui, dietro domanda avanzata dal Vicario Capitolare di Ischia, S.E. il Ministro degli Affari Interni richiama in vigore un Real Rescritto del dì 11 Agosto 1818, nel quale venne ordinato restituirsi pel mantenimento del Seminario in Ischia, tutte le prestazioni tassate dal Re Carlo III a carico de’ Comuni e diversi luoghi Pii dell’Isola. Quindi ordina inserirsi ne’ rispettivi Stati Discussi le corrispondenti partite secondo un elenco che si è trasmesso, onde darsi luogo alle prestazioni istesse dalle quali dipende in gran parte l’esistenza di detto Stabilimento ed all’oggetto consultarsi questo Decurionato per la parte che gli riguarda. Il Decurionato dichiara esser nudo tanto delle dispo­sizioni sanzionate dal Re Carlo III che del Real Rescritto del dì 11 Agosto 1818. A dar quindi adeguato giudizio, pria di risolvere l’occorrente, prega i Superiori fargli tener copia delle lo­date Sovrane risoluzioni, che pienamente venera, e che se mal non si avvisa, debbono conte­nere anche dei diritti a pro de’ Comuni contribuenti». Con delibera.poi, del 27 agosto 1844, il Decurionato decide «darsi al primicerio, per il Comune e per la chiesa di S. Antonio, le pre­stazioni in parola, facendo salvo però ad esso Comune i rispettivi diritti in esso, dico Seminario, goduti per l’antico solito» [...].
48) Per Forio e la Chiesa di S. Maria di Loreto cfr. Archivio della stessa Basilica I-III- 15n.3 e.
49) ADI, 1852: Sacro patrimonio di Francesco Onorato. Buonocore (Monografie sto­riche... o.c. p.120) lo colloca, invece, rettore del seminario tra il 1846 ed il 1851.
50) Buonocore O.: Monografie storiche... o.c. p.120.
51) ADI, 1860: Sacro patrimonio di Aniello Tirabella - Lettere varie, anno 1858.
52) Gams: o.c. p.885.
53) Relazione ad limina di Felice Romano del 15 luglio 1857.
54) Marchese Della Valle di Monticelli: Luigi Mazzella, o.c. pp.7-8.
55) Nacque a Forio il 28 gennaio 1820 e fu ordinato sacerdote nel 1845 dal vescovo Gagliardi; fu canonico arcidiacono della cattedrale e vicario generale dei vescovi F. Romano, F. di Nicola e G. Portanova. Si distinse particolarmente nell’alleviare le sofferenze dei più bi­sognosi con varie opere di carità ed assistenza.
56) Nacque anch’egli a Forio nel 1821 e studiò presso i frati Minori Riformati del Convento di S. Francesco di Forio. Dopo l’ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 1846, pro­seguì gli studi teologici con il conventuale P. Ludovico Verde e con il canonico napoletano Porpora. Fu parroco di S. Vito di Forio dal 1860 alla morte, avvenuta nel 1905. La sua attività pastorale fu caratterizzata da un grande impegno catechistico, dal decoro del culto divino e l’aiuto ai più bisognosi (Vedi Matarese V.: Saverio De Luca, opera manoscritta ed inedita conservata in ABCSMALF, ms n.l).
57) Nacque a Ischia e fu ordinato sacerdote dal vescovo D’Amante. Eletto vicario capito­lare alla morte dello stesso vescovo ebbe il grande merito di riaprire il seminario, dopo una chiusura di quasi 40 anni. Ne fu rettore fino al 1858 e, per qualche tempo, provicario generale del vescovo Felice Romano.
58) Su Girolamo Milone (1831-1877) Cfr. d’Ambra N.: Storia e calvario di Girolamo Milone giornalista cattolico d’assalto, Napoli 1988. Sui fratelli Milone Cfr. Buonocore O.: Fior da fior nel bel giardino isclano, Napoli 1951 pp.106-108 - Iacono M.: Gli ultimi momenti del Canonico Giuseppe Milone parroco in Forio, Napoli 1888
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