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Vincenzo Mennella Nacque a Lacco Ameno
il 2 settembre 1923 da Domenico, primo podestà di Lacco Ameno,
e Angelica Patalano. Laureatosi in Lettere e Filosofia all’Università
di Napoli, conseguì l’abilitazione all’insegnamento
di Lettere italiane e nel contempo entrò nell’agone politico,
divenendo, a soli ventitrè anni sindaco del comune di nascita.
Conservò tale carica, tranne qualche breve interruzione, per
oltre quaranta anni. Durante gli anni ’50 e ’60 il paese
si trasformò da borgo di pescatori, contadini e artigiani in
stazione turistica e termale, grazie soprattutto all’intervento
di Angelo Rizzoli che, oltre a costruire alberghi e terme, promosse
una vasta e costante campagna pubblicitaria concernente l’isola
tutta: a questo impulso l’amministrazione presieduta da Vincenzo
Mennella dovette far seguire anche un’intensa attività
pubblica di opere e di realizzazioni.
Divenuto preside di Scuola Media nel 1964 e successivamente
presidente del XXIV Distretto scolastico, esercitò la professione
fino ai settanta anni. Solo l’improvvisa scomparsa, il 18 settembre
1995, pose fine alla sua appassionata e convinta partecipazione al dibattito
sociale, culturale e politico, cui Vincenzo Mennella profondeva il contributo
di un uomo ricco di lunga esperienza e la freschezza di idee di un ventenne.
Fra le varie iniziative da lui portate avanti sempre
con il massimo zelo si ricorda soprattutto quella di aver acquisito,
attraverso molteplici vicissitudini, al pubblico patrimonio la settecentesca
Villa Arbusto per farne la sede ideale del Museo archeologico di Pithecusae,
dove poter esporre alla fruizione di tutti i numerosi reperti portati
alla luce dall’archeologo Giorgio Buchner.
Molti dati concernenti la sua attività politica
comunale ed isolana si possono leggere nel libro, pubblicato dopo la
sua morte, intitolato Gli anni ’40 – ’80 nel contesto
politico-amministrativo dell’isola d’Ischia. «Il libro
– scrive Mimmo Mennella nella Presentazione – è
prima di tutto un atto di amore nei confronti della propria terra: Lacco
Ameno, un pugno di case e uno scoglio in mezzo al mare che in pochi
anni si trasformarono in una delle mete più ambite del turismo
internazionale, senza per questo perdere il calore e la dignità
tutta mediterranea della gente di mare, abituata a guardare ogni giorno
la vita con occhi profondi e disincantati».
L’Amministrazione comunale di Lacco Ameno ha deliberato di dedicargli
una strada.
***
Vincenzo
Avallone Nacque a Panza, il 26 ottobre 1863, da Aniello
e da Filomena Mattera. La sua era una famiglia contadina di condizione
piuttosto agiata. All’epoca della sua nascita, gli Avallone già
da due generazioni erano immigrati a Panza, provenienti da Torre
del Greco. La sua fu una vocazione adulta. Verso i diciotto anni decise
di diventar prete e, secondo una tradizione familiare, mentre zappava
il suo vigneto in località detta Campotese, fece un gesto
rimasto memorando in casa ed in paese, tagliò l’asta della
sua zappa e disse: Mi vado a far prete. Aveva, infatti, saputo, chi
sa come, che a Casamicciola c’era il parroco don Giuseppe Morgera
che pure trovava il tempo per mettere le prime basi religiose e culturali
nell’anima di quei giovani che mostravano chiari segni di vocazione
sacerdotale. E così avvenne che, intorno al 1881/82, questo giovane
contadino, di statura piuttosto bassa ma pieno di salute, si presentò
un bel mattino a don Giuseppe e gli espose impacciato il suo desiderio
di farsi prete. E il Morgera, guardandolo negli occhi gli disse: «Coraggio!
Tu ti farai prete, e verrò io stesso a Panza per farti il discorso
di prima Messa».
Preparato da Morgera, Vincenzo Avallone potè
entrare in seminario, e sempre il Morgera, il giorno della prima messa,
presentò al popolo di Panza, nella parrocchia di S. Leonardo,
il novello sacerdote, come gli aveva promesso. Don Vincenzo Avallone,
oltre al suo ministero sacerdotale, svolse anche quello di maestro
elementare e, attualmente, la scuola del paese porta il suo nome: Scuola
Elementare don Vincenzo Avallone. Fu cappellano della congrega
SSma An-nunziata di Panza e, insieme al parroco di allora, D. Leonardo
D’Abundo, «pose le basi perché il villaggio di Panza,
distante 4 km dalla sede comunale di Forio, avesse un’identità
ed una dignità civica». Fu merito dei due preti se Panza,
frazione di Forio, ebbe il suo cimitero, se nel 1902 la parrocchia fu
provvista d’una torre campanaria. I due s’interessarono
anche della banda musicale e formarono anche una cooperativa annonaria
che fu preziosa per il benessere del paese.
Durante il fascismo, fu un perseguitato politico e,
a causa delle sue idee, fu radiato dai quadri dell’istruzione
pubblica. Corse il rischio di essere mandato al confino, ma la
maggior parte dei suoi accusatori ritrattarono. Riceveva, però,
continue minacce e ciò che più lo ferì fu il fatto
che molti dei suoi ex alunni lo avevano accusato presso le autorità
fasciste. Una notte, nel 1927, fu minacciato con una pistola. Ne
rimase così sconvolto da essere colpito da paralisi, che gli
tolse l’uso d’una gamba e d’un braccio. Ma la sua
casa continuò ad essere punto di riferimento di tutti gli antifascisti.
Prima di morire, contro la volontà dei suoi familiari, perdonò
i tre fascisti aggressori.
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