La Rassegna d'Ischia 2005
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Piccola Guida di personaggi isolani
Vincenzo Mennella | Vincenzo Avallone


   Vincenzo Mennella
Nacque a Lacco Ameno il 2 settembre 1923 da Domenico, primo podestà di Lacco Ameno, e Angelica Patalano. Laureatosi in Lettere e Filosofia all’Università di Napoli, conseguì l’abilitazione all’insegnamento di Lettere italiane e nel contempo entrò nell’agone politico, divenendo, a soli ventitrè anni sindaco del comune di nascita. Conservò tale carica, tranne qualche breve interruzione, per oltre quaranta anni. Durante gli anni ’50 e ’60 il paese si trasformò da borgo di pescatori, contadini e artigiani in stazione turistica e termale, grazie soprattutto all’intervento di Angelo Rizzoli che, oltre a costruire alberghi e terme, promosse una vasta e costante campagna pubblicitaria concernente l’isola tutta: a questo impulso l’amministrazione presieduta da Vincenzo Mennella dovette far seguire anche un’intensa attività pubblica di opere e di realizzazioni.
   Divenuto preside di Scuola Media nel 1964 e successivamente presidente del XXIV Distretto scolastico, esercitò la professione fino ai settanta anni. Solo l’improvvisa scomparsa, il 18 settembre 1995, pose fine alla sua appassionata e convinta partecipazione al dibattito sociale, culturale e politico, cui Vincenzo Mennella profondeva il contributo di un uomo ricco di lunga esperienza e la freschezza di idee di un ventenne.
   Fra le varie iniziative da lui portate avanti sempre con il massimo zelo si ricorda soprattutto quella di aver acquisito, attraverso molteplici vicissitudini, al pubblico patrimonio la settecentesca Villa Arbusto per farne la sede ideale del Museo archeologico di Pithecusae, dove poter esporre alla fruizione di tutti i numerosi reperti portati alla luce dall’archeologo Giorgio Buchner.
   Molti dati concernenti la sua attività politica comunale ed isolana si possono leggere nel libro, pubblicato dopo la sua morte, intitolato Gli anni ’40 – ’80 nel contesto politico-amministrativo dell’isola d’Ischia. «Il libro – scrive Mimmo Mennella nella Presentazione – è prima di tutto un atto di amore nei confronti della propria terra: Lacco Ameno, un pugno di case e uno scoglio in mezzo al mare che in pochi anni si trasformarono in una delle mete più ambite del turismo internazionale, senza per questo perdere il calore e la dignità tutta mediterranea della gente di mare, abituata a guardare ogni giorno la vita con occhi profondi e disincantati».
L’Amministrazione comunale di Lacco Ameno ha deliberato di dedicargli una strada.

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   Vincenzo Avallone Nacque a Panza, il 26 ottobre 1863, da Aniello e da Filomena Mattera. La sua era una famiglia contadina di condizione piuttosto agiata. All’epoca della sua nascita, gli Avallone già da due ge­nerazioni erano immigrati a Panza, provenienti da Torre del Greco. La sua fu una vocazione adulta. Verso i diciotto anni decise di diventar prete e, secondo una tradizione familiare, mentre zappava il suo vigneto in lo­calità detta Campotese, fece un gesto rimasto memorando in casa ed in paese, tagliò l’asta della sua zappa e disse: Mi vado a far prete. Aveva, infatti, saputo, chi sa come, che a Casamicciola c’era il parroco don Giuseppe Morgera che pure trovava il tempo per mettere le prime basi religiose e culturali nell’anima di quei giovani che mostravano chiari segni di vocazione sacerdotale. E così avvenne che, intorno al 1881/82, questo giovane contadino, di statura piuttosto bassa ma pieno di salute, si presentò un bel mattino a don Giuseppe e gli espose impacciato il suo desiderio di farsi prete. E il Morgera, guardandolo negli occhi gli disse: «Coraggio! Tu ti farai prete, e verrò io stesso a Panza per farti il discorso di prima Messa».
   Preparato da Morgera, Vincenzo Avallone potè entrare in seminario, e sempre il Morgera, il giorno della prima messa, presentò al popolo di Panza, nella parrocchia di S. Leonardo, il novello sacerdote, come gli aveva promesso. Don Vincenzo Avallone, oltre al suo ministero sacerdotale, svolse anche quello di mae­stro elementare e, attualmente, la scuola del paese porta il suo nome: Scuola Elementare don Vincenzo Avallone. Fu cappellano della con­grega SSma An-nunziata di Panza e, insieme al parroco di allora, D. Leonardo D’Abundo, «pose le basi perché il villaggio di Panza, distante 4 km dalla sede comunale di Forio, avesse un’identità ed una dignità civica». Fu merito dei due preti se Panza, frazione di Forio, ebbe il suo cimitero, se nel 1902 la parrocchia fu provvista d’una torre campanaria. I due s’interessarono anche della banda musicale e formarono anche una cooperativa annonaria che fu preziosa per il benessere del paese.
   Durante il fascismo, fu un perseguitato politico e, a causa delle sue idee, fu radiato dai quadri dell’istruzione pubblica. Corse il rischio di es­sere mandato al confino, ma la maggior parte dei suoi accusatori ritrattarono. Riceveva, però, continue minacce e ciò che più lo ferì fu il fatto che molti dei suoi ex alunni lo avevano accusato presso le autorità fasci­ste. Una notte, nel 1927, fu minacciato con una pistola. Ne rimase così sconvolto da essere colpito da paralisi, che gli tolse l’uso d’una gamba e d’un braccio. Ma la sua casa continuò ad essere punto di riferimento di tutti gli antifascisti. Prima di morire, contro la volontà dei suoi familiari, perdonò i tre fascisti aggressori.

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