La Rassegna d'Ischia 2005
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Incontro con due pittori lacchesi
Vincenzo Piro (Schimè) e Lucia Papa


di Giuseppe Silvestri

Lungo il Corso Angelo Rizzoli di Lacco Ameno e precisamente nello slargo tra l’inizio di via Pannella ed il palazzo Calise Piro, ogni sera nel pur sempre bel settembre lacchese, hanno esposto i loro quadri, l’uno accanto all’altra due pittori isolani, anzi lacchesi: Piro Vincenzo, in arte Schimè, e la signorina Lucia Papa.
Si vedevano spesso parlare tra di loro per illustrarsi e chiarirsi contenuti e tecniche delle loro opere e raccontare le loro esperienze: ancora breve, ma non priva di momenti significativi ed interessanti, quella di Lucia, una bella e moderna ragazza bruna sui venticinque anni che esalta ancor più la sua figura ed il suo ruolo raccogliendo i capelli nel tradizionale classico baschetto; caratterizzato da quasi cinquant’anni di attività pittorica il passato di Schimè.

Vincenzo Piro (Schimè) : la realtà attraverso simboli

Agli inizi degli anni cinquanta, facevamo parte dello stesso gruppo di ragazzi del Lacco di Sopra che giocavano a pallone sul duro selciato di piazza Rosario, poi ad un certo punto vedemmo Enzino (così lo chiamavamo) con cavalletto, tavolozza di colori e valigetta, e con atteggiamento che ci sembrava anche un po’ presuntuoso, lungo la Marina di Lacco, o al Capitello, sul Pontile, a dipingere il Fungo, o a piazza S. Restituta: era diventato un pittore. Allora era un paesaggista, i colori erano densi, ben marcati e di grande varietà e vivacità.
Ci fu qualcuno che ti avviò alla pittura con qualche insegnamento? – gli chiediamo.

- Fu un pittore romano che venne a dipingere nella Congrega dell’Assunta in piazza Rosario, dove giocavamo a pallone; un giorno vide dei disegni che avevo realizzato, li ritenne interessanti e così mi diede dei consigli e mi avviò nell’uso dei colori ad olio e ricordo certamente con gratitudine che, quando partì, alla fine del suo lavoro, mi lasciò la tavolozza e la valigetta dei colori.

Il pittore si chiamava Pennino e realizzò alcune decorazioni e due medaglioni in alto sull’altare ed in particolare, ed è secondo il mio parere opera di gran pregio, sotto il soffitto, la figura della Vergine Assunta che ascende al cielo con una rappresentazione stilizzata di Lacco Ameno.

Altra persona che mi ha incoraggiato e mi ha dato insegnamenti nell’uso dei colori fu Aldo Salamati.

Mario Centesimo?

- Si può dire che l’ho aiutato: andavo a dipingere a casa sua, e ci scambiavamo consigli. Mario maturò la passione di dipingere in età avanzata, quando per la sua infermità, costretto a vivere su una sedia, non poté più esercitare la sua professione di musicista. La pittura sarà per lui un grande conforto ed aiuto
Continuai la mia attività e negli anni sessanta tenni a Lacco Ameno le mie prime mostre che riscontrarono anche un certo successo e so con soddisfazione che nelle case di questo mio paese ci sono tanti miei quadri. Continuai in questo periodo ad essere un paesaggista e successivamente introdussi verso il 1980 la figura umana.
E’ da dire che ormai già ero emigrato per motivi di lavoro negli Stati Uniti, dove la conoscenza di alcuni pittori di New York mi avviò verso una pittura diversa, verso l’impressionismo e l’astrattismo. Ebbi così un’evoluzione che è evidente nelle opere che espongo, alcune delle quali io definisco futuriste.

Mi dài qualche motivazione?

- In queste opere sono in primo piano soprattutto tubi, che si intrecciano in vari modi e che sembrano improvvisamente spezzati; le tonalità dei colori tendono al cupo, prevalgono il grigio e lo scuro.

Sembra un paesaggio spettrale. Potrebbe, magari inconsciamente, avere un riferimento a quanto accaduto negli ultimi anni negli Stati Uniti dove, per la prima volta nella storia, nelle grandi città non ci si sente più sicuri, v’è incertezza e spesso panico dopo l’11 settembre. Desta una particolare emozione il Fungo avvolto da lamiere bullonate. Sarà così nel futuro?
Mi sono lasciato molto portare dal pennello - continua Schimè - in corrispondenza di un momento incerto e buio della mia vita. I tubi che si attorcigliano come mostri che non trovano una loro definizione ne sono l’espressione.

Come spieghi le recenti composizioni paesaggistiche, che vedo nella tua mostra, come Ragazzi che giocano sulla spiaggia e Le tre generazioni che si richiama alla vita dei pescatori?

- E’ il ritorno a Ischia, la gioia di ritrovarsi nel proprio paese natio, rievocare i momenti della gioventù, perciò una vivacità diversa dei colori, una luminosità forte che esprime l’intensa emozione dell’emigrante, e non può mancare il Fungo, il famoso scoglio emblematico nei ricordi di tutti gli emigranti lacchesi.

- Quali prospettive nel tuo futuro di pittore?

- Credo che continuerò sulla strada dell’ astrattismo, mi piace il giuoco di enigmi che l’artista nasconde e che bisogna riscoprire; occorre molta fantasia, immaginazione per rappresentare la realtà attraverso simboli che non è agevole compiere; ecco, un esempio è il quadro che vedi sul cavalletto proprio davanti a noi, l’ho intitolato: “Il ciclo della vita“: al centro è il ventre della donna, in alto a sinistra accanto allo 02 ci sono gli spermatozoi che hanno creato la vita, c’è poi il numero nove che rappresenta i mesi ed infine il bambino che nasce.

Possiamo concludere dicendo che la pittura è stata una grande passione della tua vita che sicuramente continuerai a coltivare con successo e soddisfazione.


Lucia Papa : l’arte deve esprimere e suscitare serenità


- Non ho scelto un nome d’arte - mi dice Lucia - firmo i quadri con il mio nome e cognome.

Quali sono i tuoi impegni attuali?

- Studio lingue presso l’Università e mi dedico alla pittura che è la mia grande passione. Mia madre mi dice che sono nata con il pennello in mano; infatti fin da piccola il disegno era il mio diletto.

Dove hai studiato?

- Ho frequentato le scuole elementari a Lacco Ameno, le medie a Casamicciola ed infine il liceo classico. Alle scuole medie ho avuto professori di discipline artistiche che mi indirizzarono verso la pittura e l’uso degli acquerelli e delle tempere. Uno dei miei insegnanti fu il pittore Mario Alvi. Non ho avuto però un maestro vero e proprio. Seguivo con interesse le esposizioni, lungo il corso, di Roberto Vedova e di Olivieri, con più attenzione avevo seguito lo stile di Sandra Bronz, una pittrice svizzera. Mi definisco una autodidatta che va realizzando un suo stile e sono particolarmente attratta dagli impressionisti.

Puoi definire qualche aspetto della tua tecnica e del tuo stile?

- Mi piace rendere l’oggetto in base al momento del giorno, con le giuste ombre e colori. Mi sto costruendo un mio stile ed una mia tecnica. Mi sarebbe piaciuto moltissimo frequentare l’Accademia delle Belle Arti che è a Napoli, ma non è stato possibile per diversi motivi, soprattutto per la distanza e perché ogni mattina avrei dovuto attraversare il mare, non avrei potuto vivere nel modo giusto la scuola che richiede presenza ed impegno durante l’intera giornata. Questa limitazione suscitò in me un rapporto, una visione ostile nei riguardi della mia isola.

Ma ritornando alla tua tecnica?

- Molti mi dicono che ho una pennellata corposa, che lascia molto colore sulla tela.

Vedo infatti che i tuoi paesaggi sono caratterizzati da colori vivi, netti, vi è una luminosità diffusa, i tuoi cieli non sono nuvolosi. Nelle nature morte che esponi mi sembra che i colori siano più leggeri, lievemente sfumati.

- Nelle nature morte tendo ad usare una gamma di colori più anticati, rispetto ai colori nostri dell’isola che caratterizzano i paesaggi come il blu, il cobalto, colori tipici del nostro cielo e del nostro mare, che sono di una pittura più moderna, mentre la gamma degli ocra, dei gialli, sono di una pittura più anticata; nella natura morta riesco a dare una levigatura alla pennellata, usando però colori differenti, in particolare il giallo che è il colore delle ginestre che caratterizzano tanti paesaggi ischitani

Questo tuo riferimento ai colori particolari di Ischia riporta il mio pensiero ad un famoso scrittore satirico tedesco che si esprimeva con le vignette, utilizzando semplicemente carta e matita, di nome Fritz Wolf che venne per la prima volta ad Ischia nel 1972 e vi ritornò quasi ogni anno, perché attratto dai paesaggi ischitani, e in particolare dai colori dell’isola, del suo cielo e del suo mare.

- Certamente, la bellezza dei paesaggi è fonte di ispirazione ed Ischia lo è particolarmente ed in seguito a questa scoperta io ho amato sempre di più la mia isola.
Sono stata a Parigi ed a Londra, ho avuto modo di incontrare ragazzi che come me dipingevano per strada, a Montmartre, esponevo quadri che avevo fatto a Ischia e notavo che i giovani colleghi rimanevano colpiti dal cielo quasi turchino, dal colore del mare, cioè dai miei colori ischitani. Mi chiedevano dove fossero quelle immagini, e rispondendo in un’isola del Golfo di Napoli loro pensavano subito a Capri, per cui dovevo precisare che si trattava di Ischia. Credo di aver dato così un piccolo contributo alla conoscenza dell’isola.

Trovo interessante quanto detto da Lucia, e le ricordo che un grande artista ischitano, l’ideatore del collage,Vincenzo Funiciello, trascorse un periodo della sua vita a Berlino, e nel freddo e nella neve della città dipingeva la luminosità del Golfo di Napoli, il suo mare, i suoi paesaggi; vivevano sulle sue tele le case mediterranee di Ischia, le sue pinete, il porto, le processioni, i santi, i pescatori. Vedo perciò che la sua esperienza ha dei riferimenti molto illustri e ciò può avere un significato augurale per la sua attività.

Che cosa ti induce a scegliere un paesaggio o una natura morta?

- Più estemporanea la scelta dei fiori, mi piacciono soprattutto le ginestre, i girasoli, i fiori di campo cioè quelli con i colori più solari; la pennellata è più istintiva a differenza del paesaggio che richiede molta più concentrazione per definire la prospettiva, le dimensioni, le proporzioni. Il lavoro è più dettagliato, calcolato. Sempre però sono mossa da un’emozione, da un sentimento che provo e cerco di suscitare in chi si avvicina alla mia opera. La mia soddisfazione è quando il sentimento viene condiviso dal lettore, cioè da chi guarda interpretando magari anche con sfumature di significati diversi.

- Noto nelle tue tele soprattutto cieli sereni, luminosità, ed il mare, che è molto presente, sempre calmo, disteso nell’azzurro, non ci sono tempeste, marosi...

- E’ una quiete che ho acquisito nella mia anima nel rapporto con l’isola. Io ho una visione serena dell’arte e ritengo che essa debba esprimere e suscitare serenità.

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