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(a cura)
di Raffaele Castagna
Gabriele
Mattera su
Gabriele
Mattera (1929 – 2005) nasce ad Ischia nel Castello Aragonese il
18 agosto 1929. La sua vita, come la sua attività, è intimamente
legata al Castello. Solo nel 1950 inizia a dipingere con continuità
e, dopo un breve periodo dedicato allo studio del paesaggio, si dà
completamente alla figura. I Pescatori sono i suoi
modelli preferiti, li ritrae per oltre 15 anni in tutti i momenti della
loro vita. Fin dalle prime esperienze si interessa, per poi servirsene,
delle tecniche più diverse, dal disegno all’incisione,
dalla tempera all’acquarello, ma quella che predilige è
la pittura ad olio.
Dipinge paesaggi, nudi di donne, nature morte. Nascono i suoi cicli
tematici con una serie dedicata ai fiori secchi di carciofi e girasoli.
Nel 1968 sposa Karin, una ragazza tedesca di Hannover, anch’ella
proveniente dal mondo dell’arte e giunta ad Ischia all’inizio
degli anni ’60; nascono Nicola e Anna Cristina.
Negli anni 1970 i Pescatori lasciano il posto ai Bagnanti.
Questo ciclo, sviluppato su tele di grandi dimensioni, dura circa dieci
anni. Nelle prime opere Mattera usa il mondo dei Bagnanti come metafora
e interpreta la vita umile e a volte drammatica del banale quotidiano
secondo la sua Weltanschauung improntata ad un pessimismo esistenziale
e ad una visione critica della società. Ma negli anni immediatamente
successivi l’artista, arretrando il suo punto di osservazione,
allarga il campo visivo e confina i pochi oggetti e le isolate figure
sull’orizzonte del quadro, tra cielo e mare in un’atmosfera
di inquietante rarefazione. Con queste opere mostre personali vengono
organizzate a Napoli, Vienna, Zurigo, Dortmund, Worpsvede, Amsterdam
e, naturalmente, ad Ischia.
Nel 1985 tiene le ultime mostre con dipinti sul tema dei Bagnanti
nella Cappella di S. Barbara del Maschio Angioino di Napoli e ad Ancona.
Nel 1989, con il nuovo ciclo delle Tende, iniziato
nel 1986, tiene mostre personali al Museo di Villa Arbusto di Lacco
Ameno, al Museo Civico del Torrione di Forio e alla Galleria Ielasi
di Ischia Ponte. Nel 1990 il Kunstmuseum di Berna gli dedica una personale
con un congruo numero di grandi tele dell’ultimo periodo. Nel
1992 torna a Napoli con una mostra nel Palazzo Reale. L’anno successivo
è presente con una nutrita rassegna di opere degli ultimi 7 anni
negli spazi dei Civici Musei di Reggio Emilia. Nel 1994 una mostra di
acquarelli sul tema L’Uomo e la tenda lo porta
a Roma allo Spazio Arte dell’Istituto Poligrafico di Arte Classica
e Contemporanea e successivamente a Milano alla Galleria Appiani Arte
32. Nel 1996 espone alcune opere del ciclo Uomini nella natura,
iniziato nel 1993, presso la Galleria Del Monte Arte Contemporanea di
Forio. Lo stesso anno è ospite, con il patrocinio dell’Istituto
Italiano per gli Studi Filosofici e della Soprintendenza per i Beni
Ambientali ed Architettonici di Napoli, dell’ex Chiesa di S. Francesco
delle Monache a Napoli. Nel 1999 viene invitato ad inaugurare la Galleria
di Eleonora Sachs, Elo Art, a Forio, con una antologica che comprende
opere realizzate tra il 1989 e il 1999. In questa rassegna vengono presentati
per la prima volta anche otto quadri di medio formato del nuovo ciclo
Uomini in rosso. Nell’agosto del 2000 nove grandi tele di questo
ciclo vengono esposte nell’ex Chiesa dell’Immacolata al
Castello Aragonese di Ischia. Nel 2003 a Mattera viene dedicata una
mostra antologica con oltre 50 opere nella Torre di Guevara di Ischia.
In contemporanea la Galleria Ielasi gli dedica una mostra di opere di
grandi dimensioni del ciclo dei Bagnanti. Nello stesso
anno l’Istituto Francese Grenoble di Napoli gli allestisce una
mostra con oltre 20 grandi tele del ciclo Uomini in rosso.
Nel 2005, a qualche mese dalla sua morte (26 luglio), gli rendono omaggio
con due mostre antologiche in contemporanea il Palazzo Pretorio di Cittadella
(Padova) e la Galleria Civica di Valdagno (Vicenza). (Note
tratte dai cenni biografici riportati nei vari cataloghi delle sue mostre).
Giovanni
Verde su
Giovanni
Verde (1880-1956). Nacque a Forio il 23 settembre 1880, terzogenito
del dott. Matteo, medico e studioso del termalismo isolano, e di Marianna
Patalano. Studiò presso il Seminario d’Ischia e nel Collegio
dei Padri Benedettini di Cava dei Tirreni. Laureato in giurisprudenza,
si dedicò maggiormente alla poesia e alle arti figurative; a
Napoli frequentò i cenacoli letterari e conobbe numerosi scrittori
ed artisti, come G. D’Annunzio, S. Di Giacomo, Bovio, Matilde
Serao ed Eduardo Scarfoglio. Collaborò ai quotidiani Il Mattino
e Il Giorno; diresse i periodici isolani Il Gerone
e L’Aquilotto, quest’ultimo da lui stesso fondato
nel 1921.
Partecipò alla prima guerra mondiale come ufficiale di complemento.
In quegli anni ideò ed eseguì il monumento a Vittorio
Emanuele III, eretto nella città di Gorizia. Insegnò storia
e diritto a Napoli nelle scuole tecniche. Volse la sua attenzione alla
ricerca di notizie, e specialmente ai miti, concernenti l’isola
d’Ischia: il tutto riportato ne La saga di Pitecusa,
pubblicata postuma nel 1973. Tornato a Forio, dopo la seconda guerra
mondiale, gli fu affidata dal Comune la custodia e la direzione del
Torrione, dove erano conservate le opere del poeta e scultore Giovanni
Maltese, di cui curò anche la pubblicazione dei Sonetti inediti
dialettali con l’aggiunta di un glossario e di un saggio sul dialetto
foriano. Sue raccolte poetiche: Quando ne imbrocco una e I
miei versi giocosi, e la commedia in dialetto foriano Nzàurete.
Furono da lui composte le epigrafi al Cardinale Luigi Lavitrano (Basilica
di S. Maria di Loreto) e all’eroe foriano Luca Balsofiore.
Giovanni Verde amò profondamente Forio e l’isola. Negli
ultimi tempi si dedicò alla istituzione del Gruppo Marinai
d’Italia. Morì il 28 marzo 1956.
Giovanni
Gussone su
Giovanni
Gussone (1787-1866). Nacque l’8 febbraio 1787 a Villamaina nel
Principato Ulteriore, oggi comune nella provincia di Avellino. Pur avendo
studiato medicina all’Università di Napoli, conseguendo
la laurea nel 1811, mostrò sempre grande interesse per la botanica
e quindi si dedicò a quest’ultima disciplina, iniziando
a collaborare con Michele Tenore come corrispondente per la spedizione
di piante dalla Provincia del Principato Citra; divenne successivamente
Assistente del direttore dell’Orto Botanico di Napoli, occupando
un ruolo importante nell’organizzazione scientifica della struttura
che si andava allora sviluppando. Il Tenore lo considerava il suo migliore
collaboratore nella compilazione della Flora napoletana, in
una attività escursionistica notevole che vedeva un crescente
accumularsi di materiali, di notizie, di esperienze botaniche; gli dedicò
alcune delle nuove piante come l’Erodium gussonei Ten.,
l’Ornithogalum gussonei Ten. e Scutellaria gussonei
Ten. Da parte sua il Gussone dimostrò la sua riconoscenza
al maestro dedicandogli alcune specie, come Centaurea tenorei Guss.,
Statice tenoreana Guss.
Nel 1817 il Gussone fu chiamato a Palermo per fondarvi l’Orto
sperimentale e di acclimatazione di Boccadifalco, previsto quale istituto
di applicazione della botanica al campo agrario.
Francesco I, re di Napoli, nel 1827 lo nominò Botanico di Corte;
e alla corte di Napoli visse sino al 1860 compiendo vari viaggi in Italia
e all’estero per missioni scientifiche. Da queste esperienze il
Gussone ebbe modo di pubblicare varie opere relative alla flora dell’Italia
meridionale: Florae siculae prodromus (1827-28), Flora
sicula (1829), Florae siculae synopsis (1842-45). Molta
cura e attenzione rivolse alla flora dell’isola d’Ischia,
pubblicando la voluminosa opera intitolata Enumeratio plantarum
vascularium in insula Inarime sponte provenientium vel oeconomico usu
passim cultarum (1854): un notevole studio nel quale sono elencate
le piante in loco esaminate (oltre novecento), sia quelle spontanee,
alcune delle quali nuove per la scienza, sia quelle coltivate. «Il
censimento delle entità di interesse agricolo, per le quali vengono
segnalate le diverse cultivar presenti ad Ischia, rappresenta un’ottima
fonte di informazione per la conoscenza delle principali piante utilizzate
a fini economici nel periodo borbonico». Al Gussone si attribuisce
la creazione delle pinete dell’isola d’Ischia.
Dopo il 1861, il botanico ebbe contatti con personalità del nuovo
regno e Vittorio Emanuele II lo nominò professore emerito dell’Università
di Napoli. Morì a Napoli il 14 gennaio 1866.
Giuseppe
Iacono su
Iacono, Giuseppe. Nato a Serrara Fontana nel 1844, fu avviato al sacerdozio
nel Collegio Romano di Civitavecchia, città in cui i genitori
commerciavano il loro vino, e divenne canonico della Cattedrale di S.
Francesco in Centocelle. Nel 1889 ritornò a Sant’Angelo
d’Ischia. Nel 1876 aveva spinto suo padre a donare una zona di
vigneto per la costruzione del camposanto, non a spese della pubblica
amministrazione, ma con l’opera degli abitanti del villaggio in
contributi economici o prestazione lavoratrice. Quelli di Succhivo non
vollero contribuire, preferendo portare i loro morti a Serrara, nonostante
le difficoltà delle comunicazioni; quando poi cominciarono a
chiedere di utilizzare il cimitero di S. Angelo, non fu loro concesso
e le prime deroghe si ebbero soltanto verso il 1913-14. Il can. Giuseppe
Iacono vi fece anche costruire una cappella per le funzioni religiose
(da un articolo di Pasquale Polito in “Ischia
Oggi” n. 18/1973).
Gabriele
Mattera - Giovanni Verde - Giovanni
Gussone - Giuseppe Iacono
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