La Rassegna d'Ischia 2005
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Ischia, il sistema è maturo
ma quando la «programmazione strategica»?


di Giuseppe Mazzella

Un Osservatorio economico sullo sviluppo forte ed autorevole con una Azienda di Cura, Soggiorno e Turismo con un governo democratico ed un nuovo management - La ricerca su Internet di “Ischia” dà un numero notevole e sempre crescente di occorrenze – Il nocciolo duro degli affezionati turisti napoletani - La rendita di posizione del turista tedesco è finita – Cresce ogni anno del 3% la forza lavoro - Avviare la pianificazione strategica con le Società di Trasformazione Urbana ed una Consulta Permanente degli amministratori e delle forze economiche e sociali.

   Sono dell’opinione che la classe imprenditoriale dell’isola d’Ischia – quella soprattutto impegnata direttamente nel turismo e nel commercio, cioè gli albergatori ed i commercianti – meriti un convinto apprezzamento per quello che ha saputo fare in questa stagione turistica 2005 per “mantenere il sistema Ischia”. Alcuni riferimenti su questo “sistema” è bene tenerli sempre a mente, in attesa di dati più precisi: circa 40 mila posti letto negli esercizi alberghieri ed extralberghieri; circa 2 mila imprese; oltre 9 mila lavoratori stagionali; almeno 5 mila case date in fitto stagionale.
   In tempo di crisi turistica nazionale e di recessione economica italiana con un calo di turisti stimabile intorno al 25 per cento rispetto al 2004 in tutte le località della Penisola, non era facile comunque andare avanti. Se si tiene conto che da almeno trent’anni il turismo straniero dell’isola d’Ischia è stato impostato per il 90 per cento sul “turista tedesco” e che Ischia ha vissuto per lungo tempo con questa “rendita di posizione” dei turisti tedeschi che la preferivano a tutte le altre località soprattutto per “convenienza” (doppia o tripla vacanza insieme; sole-mare-terme in un’unica soluzione) e che induceva imprenditori, amministratori, politici, a trionfalistiche dichiarazioni di aumenti vertiginosi delle presenze fino ad arrivare a dichiarazioni di 6 milioni annuali fuori da ogni realtà, si può capire che non era facile e non lo è ancora oggi prendere atto che c’è stato un calo vertiginoso dei turisti tedeschi stimabile intorno al 40 per cento e cercare di trovare nuovi clienti.
   Sono valori di stima, percentuali rilevate a occhio nudo, perché non c’è un Osservatorio economico sullo sviluppo – cosa che propongo da almeno vent’anni - perché fra l’altro non c’è un Ente di Promozione Turistica efficiente e credo che sia terribilmente grave – lo sottolineo al neo assessore regionale, Marco Di Lello - che la Regione Campania faccia sopravvivere in permanente stato comatoso l’Azienda Autonoma di Cura, Soggiorno e Turismo che non solo dovrebbe avere una “amministrazione ordinaria” con un Presidente ed un Consiglio di Amministrazione in luogo di un Commissario Regionale, fra l’altro estraneo al mondo imprenditoriale e politico dell’isola, ma un management all’altezza dei nuovi compiti dell’economia turistica nel tempo della rivoluzione dell’informatica e della telematica e della globalizzazione dei mercati in linea con le nuove professionalità proposte e “laureate” da tutte le Università italiane.
   Gli albergatori, gli agenti di viaggio, i tour operators, stanno affrontando con coraggio questa competizione mondiale e stanno facendo di tutto per ridurre gli effetti negativi del calo di turisti tedeschi. La “rendita di posizione” dei tedeschi è finita. Ma agosto ha fatto registrare il tutto esaurito. La ricerca della voce “Ischia” su Internet dà risultati notevoli di tutti i tipi, con offerte di soggiorno, prezzi, notizie storiche...
   Per trent’anni ci siamo abituati al “turismo facile” con la più lunga stagione del Mezzogiorno d’Italia che durava otto mesi grazie ai tedeschi ed al cambio favorevole del marco. Con la moneta unica anche il tedesco vive in Patria le difficoltà dell’euro e soprattutto con il costo dell’unificazione delle due Germanie.
   I 306 albergatori ischitani (complessivamente 19.942 posti letto) hanno improvvisamente dovuto fare il conto con una spaventosa flessione di clientela ed hanno dovuto trasformare un’isola “a due piazze” – italiani e tedeschi - che indicava l’assoluto predominio del turista tedesco in tutti i cartelli e le insegne pubblicitarie in un’isola “ a più piazze” con la ricerca anche di nuovi turisti stranieri – inglesi, americani, francesi, spagnoli, russi, cechi – e soprattutto hanno scoperto nuovi “turismi” come quello della terza età, dei CRAL aziendali, delle escursioni scolastiche.
   Un armamentario ricettivo di tale ampiezza, modellato su soggiorni di almeno 15 giorni poiché legati alla cura termale, ha dovuto e deve fare i conti non solo con la concorrenza nazionale ed internazionale ma con la recessione economica che colpisce i suoi più tradizionali clienti e quindi riconvertire completamente ed immediatamente la sua offerta: non più offerta per 15 giorni ma per 7 giorni o addirittura per il week-end soltanto; non solo cure termali ma soprattutto fitness e beauty farm; non soltanto anziani, ma anche giovani; non solo italiani e tedeschi ma anche francesi, inglesi, scandinavi, russi, giapponesi e così via.

Fondamentali il turista napoletano e l’economia sommersa

  Il sistema commerciale – ristoranti, bar, discoteche, negozi – è stato mantenuto ancora una volta dal “turista napoletano” e da quello che ha la “seconda casa” ad Ischia e credo che proprio questa affezione del turista napoletano che fitta l’abitazione estiva o che ha la sua seconda casa nell’isola rappresenti il “nocciolo duro” dell’ economia commerciale dell’isola da tenere in debito conto. Credo che rappresenti la nostra “economia sommersa” che contribuisce a mantenere in piedi un sistema diventato così complesso.

Rilanciare la pianificazione strategica

  Se il mondo economico ha fatto di tutto – tranne eccezioni da condannare, cioè cattivi alberghi e cattivi commercianti - per resistere alla crisi e mantenere comunque i livelli occupazionali con una stagionalità di sei mesi, non si può dire altrettanto del mondo politico. I Comuni hanno dimostrato la loro inadeguatezza con una scadente classe dirigente da “amministrazione condominiale” e credo che occorra rilanciare quella che un valente economista – Carlo Trigilia – chiama la “pianificazione strategica” di cui il direttore del Corriere del Mezzogiorno, Marco De Marco, ha scritto in risposta a due lettori nell’edizione del 31 maggio commentando il libro di Trigilia sullo “sviluppo locale”.
  Secondo Trigilia la «pianificazione strategica si basa su un processo di cooperazione volontaria tra diversi soggetti pubblici e privati che insieme mettono a punto un percorso di sviluppo condiviso, individuano alcuni obiettivi strategici e si impegnano a realizzare una serie di azioni tra loro integrate».
   «A differenza dei patti territoriali – ha commentato il direttore del Corriere del Mezzogiorno – la pianificazione strategica punta non tanto sull’occupazione ma sulla qualità sociale, sul miglioramento delle condizioni di vita, sull’inclusione sociale; inoltre si basa sulla partecipazione volontaria, sul coinvolgimento delle associazioni culturali, sociali, ambientaliste. Non un ritorno al passato, a pratiche dirigiste, piuttosto la sperimentazione di una diffusa autonomia locale. Concretamente funziona così: Comune e Regione danno la scossa, indicano un obiettivo, i rappresentanti degli interessi mettono in campo idee e progetti, poi nasce una associazione con il compito di promuovere il coordinamento tra i vari soggetti interessati».
   Il direttore De Marco dice che questo sistema ha funzionato a Barcellona, Lione, Francoforte, Stoccolma, Praga e Budapest. Funziona da oltre dieci anni, prima che si coltivasse da noi l’ “illusione decisionista” con i sindaci-podestà o i presidenti-governatori con il ridimensionamento dei Consigli Comunali e del Consiglio Regionale.
   Ho già avuto modo di affermare che la “programmazione concertata” è stata proposta fin dagli anni ‘70 del ‘900 per Ischia che proprio per la sua monoeconomia turistica in forte espansione si presentava come il luogo ideale per avviare un nuovo modello di sviluppo programmato. Ho sostenuto con tutte le mie energie l’ipotesi del patto territoriale sul finire del ‘900 ed ancora la pianificazione territoriale e credo che comunque bisogna avviare una “programmazione concertata” anche con il nuovo nome di “pianificazione strategica”, ora ancora più necessaria ed evidente perché c’è un’abbondanza di posti-letto; cresce la forza-lavoro ogni anno del 3% tanto che al Centro per l’Impiego sono iscritti oltre 14 mila lavoratori fra stagionali e disoccupati alla ricerca di un lavoro; bisogna assolutamente ricercare nuovi mercati. La curva dello sviluppo è logistica, non esponenziale.
   Bisogna partire da una rivalutazione dei Consigli Comunali, da una Azienda di Cura, Soggiorno e Turismo democraticamente istituita ed efficacemente funzionante, con un Osservatorio Economico sullo Sviluppo capace di monitorare seriamente il sistema e capace di essere ascoltato dalle Istituzioni ed ancora con una Consulta Permanente istituzionalmente funzionante dei sindaci e degli amministratori dei sei Comuni in attesa di una inevitabile unificazione amministrativa, con rappresentanti dei 9mila lavoratori stagionali, che debbono combattere un moderno “schiavismo” con la ripresa di una coscienza sindacale, e dei 2mila imprenditori, che debbono mettere in atto il “valore sociale dell’impresa”.
   La pianificazione strategica deve attuare la finanza di territorio con le società miste di Trasformazione Urbana per gli interventi strutturali a Casamicciola ( l’eterna questione del complesso del Pio Monte della Misericordia con 55mila mc. e 24mila mq. abbandonati ed in rovina), ad Ischia Porto (il Centro Polifunzionale), a Barano (il Parco di Nitrodi), a Lacco Ameno con il recupero produttivo del complesso La Pace, con un unico sistema di portualità turistica per tutta l’isola ed una sola autorità portuale, con un unico percorso museale per il turismo culturale e religioso capace di massimizzare il valore della Storia di Ischia, un unico prestigioso cartellone di eventi in luogo di una caotica offerta di spettacoli e chi più ne ha più ne metta.
Solo se il sistema Ischia verrà dotato di nuovi strumenti dello “sviluppo locale” e di un nuovo modello di sviluppo si potrà andare oltre la permanente “emergenza” del traffico, dei rifiuti, dei trasporti.
   Alla lunga i tappi ai buchi saltano.

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